La buona stella di Giorgia Meloni non perde un colpo. Nel momento in cui la premier sta affogando tra prezzi alle stelle, bollette impazzite, famiglie sempre più povere, carrelli della spesa sempre più vuoti, salari fermi e proteste dei camionisti, ecco che esplode la guerriglia urbana. Il centro di Milano devastato, i negozi assaltati e svuotati da teppisti furiosi, l’opinione pubblica spaventata e indignata. Una benedizione per la leader di Fratelli d’Italia: quando c’è da scandire slogan legge e ordine, da imprimere una svolta securitaria, Giorgia è imbattibile. Anzi, per la verità, manette e nuovi reati sono la sua passione. Il suo vizietto.
Al contrario di Marine Le Pen, che surfa i sondaggi e probabilmente espugnerà l’Eliseo sull’onda del nichilismo selvaggio che travolge la Francia spacciandosi per “il partito dell’ordine, l’unico capace di fermare il caos”, Meloni si è già data molto da fare sul fronte penale. Gli esperti della materia hanno contato, da inizio legislatura, ben nove decreti-sicurezza per un totale di 57 nuovi reati e 60 nuove aggravanti.
Un record assoluto. Probabilmente irripetibile. Cui si sono aggiunti la settimana scorsa l’imputabilità per i minorenni senza attenuanti legati all’età, l’arresto in flagranza differito per devastazione e saccheggio, il divieto di uscire o di radunarsi con l’estensione del fermo preventivo, il carcere e le maxi sanzioni per i disordini di piazza, l’obbligo per i genitori di risarcire i danni provocati dai figli. Ci saranno “arresti massicci” di minorenni, già prevede il ministro della Giustizia Carlo Nordio, pronto a costruire “nuove carceri” per tenere rinchiusi i ragazzini.
Meloni avrebbe voluto anche di più. Come al solito in questi frangenti la premier si fa prendere la mano, diventa ingorda: voleva autorizzare i militari a procedere all’arresto dei facinorosi. Ma, sempre come al solito, Sergio Mattarella ha imposto uno stop: i soldati con poteri di polizia giudiziaria che gestiscono l’ordine pubblico, sono apparsi al capo dello Stato l’avvio di una “deriva cilena”. E, almeno questa norma, è stata cassata all’ultimo minuto.
Lo schema di gioco di Meloni è chiaro. Da una parte, semina sospetti e veleni accusando (senza prove) la sinistra di “ambiguità” ed Elly Schlein & Co. di simpatizzare con i teppisti. Dall’altra, a ogni fatto di cronaca, a ogni gorgoglìo della pancia del suo elettorato potenziale o reale, l’underdog della Garbatella ha sempre risposto con un giro di vite securitario. Quelli bravi lo chiamano “populismo penale”. Che, spiega Wikipedia (inutile scomodare i giuristi), è “una strategia politica che sfrutta la paura del crimine per ottenere consenso elettorale, proponendo leggi severe e simboliche a scapito delle garanzie costituzionali e dell’efficacia reale della pena”. Insomma: propaganda e fumo negli occhi. Per dirla con Matteo Renzi: “Il nuovo decreto è una barzelletta, abbiamo a che fare con una influencer che si preoccupa solo di fare cose che possano suscitare i like della gente sui social”.
A leggere i sondaggi però la strategia funziona. Eccome. FdI resta il primo partito e cresce; Futuro nazionale di Roberto Vannacci, invece, per la prima volta cala: a destra, quando c’è da minacciare manette e manganello, l’originale funziona meglio dell’ex generale. Per Giorgia è già un successone. E, c’è da scommetterci, la presidente del Consiglio manterrà la postura da sceriffo per tutta la campagna elettorale. Anche perché su questo terreno appare efficace, mentre arranca sul fronte del carovita e dell’emergenza energetica.
Peccato che, come dice l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, uno che di pubblica sicurezza se ne intende, le nuove misure prese in tutta fretta e con la grancassa di tv e giornali, “non servono a nulla”. E spiega: “Le nuove norme penali sono scorciatoie di chi non vuole capire, sono misure che già si sono dimostrate inefficaci. Sono soltanto rispose placebo”. Ma sono adatte appunto per provare a dimostrare, come ha celebrato Meloni, che “il governo non sta a guardare, non resta con le mani in mano. La nostra risposta è ferma”.
Giorgia ha cominciato a interpretare questo copione fin dall’inizio del mandato. A ogni clamoroso fatto di cronaca che faceva gorgogliare la pancia dell’opinione pubblica e infiammava i social, ha risposto sfornando con un nuovo reato. E, fin dall’inizio, l’ha fatto dimostrando prontezza, immediatezza e (presunta) efficienza di risposta. Tant’è che il primo provvedimento del governo di centrodestra è stato, il 31 ottobre del 2022, quello contro i rave party con l’introduzione del reato di “invasione di terreni o edifici”, punito con la reclusione da tre a sei anni. E di certo i rave non erano la prima emergenza nazionale. Ma Giorgia volle partire con il piede giusto: “Basta lassismo”, tuonò, “l’Italia non è un Paese dove si può delinquere”.
Dopo, è stato un autentico rosario. Ed eccone la cronaca. Ecco i fatti. Il 26 febbraio 2023, a poca distanza dalle coste di Cutro affonda un barcone. Muoiono 94 migranti. Guardia costiera e Capitaneria di porto si rimpallano le responsabilità per i ritardi nei soccorsi, Meloni però ribalta la narrazione: “La colpa è dei trafficanti, lanceremo la caccia agli scafisti in tutto il globo terracqueo”. E il 9 marzo proprio a Cutro, il governo in trasferta battezza un altro decreto con un nuovo reato: 30 anni di reclusione per chi vìola le norme sull’immigrazione clandestina e provoca la morte di più persone.
Trenta marzo 2023. Dopo una serie di aggressioni a medici e infermiere in ospedali e pronto soccorso, il governo approva un altro decreto e un nuovo reato: reclusione da due a cinque anni per chi “provoca lesioni nei confronti di medici e operatori sanitari”.
A Caivano, tra luglio e agosto 2023, un branco di ragazzi e ragazzini stuprano due cuginette di dieci e dodici anni. L’indignazione scuote il Paese.
E il 15 settembre 2023 arriva un altro decreto con “misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile”: reclusione fino a due anni per i genitori che non mandano i figli a scuola e norme che estendono la possibilità per la magistratura di tenere in galera i minori anche per fatti di lieve entità legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il risultato questa volta si vede ed è devastante: i minori in prigione aumentano del 54%. E, come ha preannunciato Nordio, aumenteranno ancora.
Trentuno agosto 2023, a San Benedetto dei Marsi viene uccisa l’orsa Amarena. Gli animalisti insorgono, i social per una volta sono con loro. Così il governo, a sorpresa, decide di punire il cacciatore cattivo: “Arresto da sei mesi a due anni per chi abbatte, cattura o detiene esemplari di orso bruno marsicano”.
Le cronache dell’autunno e della primavera successivi raccontano di diverse aggressioni di professori da parte di genitori. Anche qui i social ribollono. E anche questa volta Meloni & Co. accorrono: la legge 25 del 4 marzo 2024 aumenta le pene per “aggressione a personale scolastico” fino a sette anni e mezzo, mentre l’oltraggio passa a quattro anni e mezzo. Poi, dopo uno schianto all’Argentario tra uno yacht e una barca a vela, viene battezzato l’”omicidio nautico”. E arriva pure la legge che rende la maternità surrogata un reato universale: una norma per molti giuristi inapplicabile. Ma al populismo penale questo non interessa. Poi, è storia più recente, di fronte agli assalti dei black bloc e di teppisti di varia natura, è arrivato il fermo preventivo, il daspo per i manifestanti e via di seguito.
E qui torniamo a Marine Le Pen. La leader dell’ultra destra francese, esattamente come Meloni, si presenta come l’unica in grado di affermare il potere dello Stato. “Noi siamo il partito dell’ordine contro il caos”, è il suo slogan. Le Pen però può farlo perché non è stata ancora chiamata alla prova dei fatti, non ha ancora messo piede nella stanza dei bottoni. Meloni, invece, in quella stanza ci sta da ben quattro anni e, nonostante la grandinata di nuovi reati, l’Italia non è più sicura di prima. Giorgia è però così brava, la sua buona stella così brillante, che riuscirà a farlo dimenticare agli elettori. Probabilmente. Di certo, però, mandare i parà della Folgore a presidiare le boutique per straricchi di via della Spiga e di via Montenapoleone a Milano segna il fallimento di quattro anni di interventi in nome della sicurezza. Se ci vogliono i paracadutisti per garantire lo shopping non siamo messi bene.
Alberto Gentili



























