Il protocollo sui ‘call center’ siglato oggi a Palazzo Chigi “riafferma la responsabilità sociale delle imprese”. È quanto afferma il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, intervenendo alla firma dell’intesa.
“Grazie al ministro Calenda – ha spiegato Gentiloni – le imprese si sono prese un impegno rilevante che dal punto di vista della responsabilità sociale credo sia un esempio rimarchevole. Un impegno oneroso, un messaggio di tutela del lavoro, di protezione sociale, che riafferma il concetto di responsabilità sociale delle imprese”.
Il presidente del Consiglio ha ricordato che il “settore call center spesso è rappresentato come settore in cui domina la precarietà, condizioni di lavoro difficili, complicate. Ma si tratta di un settore ad altissima intensità di lavoro. Abbiamo 80mila persone che ci lavorano in Italia”.
“Il governo – ha ricordato Gentiloni – ha fatto alcune cose, ha preso alcune decisioni, ha cercato di lavorare in alcune grandi vertenze, ultima Almaviva… In questo caso ha fatto solo da facilitatore al vostro impegno. Se c’è una cosa in questa temperie globale e anche italiana che le imprese debbono rivendicare a testa alta è il valore della responsabilità sociale. Questo è anche il motivo per il quale cerchiamo di dare la valorizzazione massima possibile alla firma di questo accordo”.
“Sostenere la società aperta e il mercato non significa ignorare l’esigenza di proteggere il lavoro”, continua il premier. “Sappiamo che tutto questo andrà seguito da vicino, monitorato -. Ma intanto abbiamo gettato un’ancora di protezione sociale in un momento particolarmente delicato e in un settore con un’intensità di lavoro particolarmente importante. Credo debba essere un valore governo per il governo da rivendicare, il merito è vostro, ma il valore credo lo debba rivendicare anche il governo”.
Gentiloni ha poi precisato: “Proprio nel momento in cui il governo italiano è uno dei paladini della società aperta, del valore degli scambi commerciali, del mercato, dell’apertura del mercato a livello internazionale… Il messaggio è che chi si batte per l’apertura dei mercati e per la società aperta non è affatto insensibile all’esigenza di tutelare il lavoro e di accompagnare con gradualità i percorsi di innovazione che inevitabilmente ci sono e che non intendiamo certo contrastare.”
“Chi si batte in prima linea su quella frontiera deve anche essere capace di rivendicare politiche di protezione, di tutela che rendano socialmente gestibile l’innovazione e l’apertura per la quale tutti ci battiamo”, conclude.



























