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Home - Rubriche - Giochi di potere - Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

di Alberto Gentili
31 Agosto 2026
in Giochi di potere
Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

MATTEO SALVINI MINISTRO GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ANTONIO TAJANI MINISTRO

È la settimana del Record, con la R maiuscola. Giorgia Meloni supera Silvio Berlusconi e si appunta sul petto, fiera e orgogliosa, la medaglia di guidare il governo più longevo della storia repubblicana. Ma al contrario del Cavaliere, che pure non era un campione di sobrietà, non si accontenta di un brindisi o di enfatizzare “stabilità” e “governabilità”, come si limitò a fare il fondatore di Forza Italia e prima di lui Bettino Craxi. La leader di Fratelli d’Italia ha chiamato a raccolta il suo popolo a Bari dove, venerdì 4 settembre, celebrerà il sorpasso. Una kermesse di dubbio gusto che di istituzionale avrà poco o nulla, con truppe cammellate e pullman che verranno fatti arrivare da tutta Italia. Ma delle istituzioni, si sa, ai populisti importa poco o nulla.

Eppure Meloni, longevità della poltrona a parte, ha poco da festeggiare anche se ha sfornato una brochure di 28 pagine (“il governo più stabile, l’Italia più forte”) per celebrare i suoi presunti successi. E questo perché, pur restando a palazzo Chigi più di chiunque altro, Giorgia non ha realizzato nessuna delle riforme promesse. Un vuoto assoluto, pneumatico, lungo ben quattro anni. E forse è stato proprio questo il segreto per durare: quando si evita di incidere sulla pelle e sugli interessi di corporazioni e coaguli di potere, tutto è più facile. Così niente riforma complessiva del fisco, nessuna spinta concreta per risollevare un’economia boccheggiante. Niente presidenzialismo, premierato, federalismo e solo briciole di autonomia differenziata. Soprattutto nessuna riforma in campo sociale. Solo sul fronte della giustizia la premier ha provato a fare qualcosa per colpire la magistratura, ma è uscita clamorosamente sconfitta dal referendum del marzo scorso. In compenso però, per inseguire le paure degli italiani sul fronte della sicurezza, Meloni ha dato fondo al populismo penale introducendo ben 48 nuovi reati, raddoppiando tra l’altro il numero dei minori in galera.

Ma nonostante il mega flop, e nonostante sia evidente al mondo che i tre partiti del centrodestra siano divisi su tutto – dall’Ucraina alle spese per gli armamenti, dalla tassazione delle banche alla stretta sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, solo per fare qualche esempio – ecco bruciato il record di longevità. E ciò insegna che si può litigare su ogni dossier e non fare alcuna riforma, facendo carta straccia del programma elettorale, ma che è possibile continuare a governare tranquillamente. La ragione sta in un altro vuoto pneumatico, quello nel centrosinistra. Questa, però, è tutta un’altra storia, è la latitanza di una alternativa di governo che non racconteremo qui.

Ciò che sorprende è la decisione di Matteo Salvini e di Antonio Tajani di partecipare (in collegamento) alle celebrazioni baresi. Perché se tutto sommato è comprensibile che Giorgia festeggi, è difficile capire cosa festeggeranno il leader della Lega e il segretario di Forza Italia. Dopo quattro anni al fianco di Meloni, la popolarità del leader della Lega è ai minimi storici, il partito è in pezzi quasi doppiato (secondo i sondaggi) dal “traditore” Roberto Vannacci e i colonnelli nordisti vorrebbero spedire il segretario leghista a sbronzarsi come un tempo di mojito. Forse, pensano, farebbe meno danni. Ma niente, pur con qualche bizza e qualche provocazione per non perdere del tutto la faccia e i pochi voti che gli restano, Salvini resta imperterrito a fare da spalla alla premier.

Ancora più masochistica è la partecipazione da remoto di Tajani. Meloni, infatti, a Bari festeggerà il suo personale successo, umano e politico, nei confronti di Berlusconi. Il padre del centrodestra che lei ha battuto come durata, rendendo nel frattempo quasi del tutto marginale la sua creatura politica: Forza Italia. Il vicepremier e il ministro degli Esteri probabilmente non ne è consapevole, oppure è talmente radicata l’abitudine di baciare la pantofola, da unirsi festoso all’archiviazione del liberal berlusconismo.

Ma c’è di più. C’è che sul palco di Bari, Tajani e Salvini celebreranno la loro carnefice. Con lei al governo Forza Italia e Lega hanno perso voti. E a causa sua verranno resi irrilevanti dalla nuova legge elettorale, che finora (a parte un agguato alla Camera sulle preferenze) non sono riusciti a contrastare. Con il “Melonellum” infatti spariscono i collegi uninominali che hanno fatto la fortuna di Salvini al Nord, permettendogli di portare in Parlamento molti più onorevoli e senatori del dovuto. E l’introduzione quasi certa delle preferenze è una ferita per Forza Italia, che ha sempre prediletto il controllo centrale delle candidature. Quel sistema di selezione che ha permesso a Berlusconi di portare in Parlamento alcune morose, come Marta Fascina e molti suoi avvocati, consulenti e dipendenti. Da Cesare Previti a Niccolò Ghedini, da Adriano Galliani a Marcello dell’Utri, da Fedele Confalonieri a Piero Longo… Lo stesso sistema che il prossimo anno avrebbe permesso a Tajani, sotto la supervisione di Marina Berlusconi, di scegliere i nuovi candidati. Invece nisba. E in Forza Italia, è pressoché certo, esploderà il Vietnam tra i ras locali.

Meloni intanto festeggia, pronta a regalare ai suoi alleati il colpo mortale: l’alleanza con Vannacci. Sempre che la nuova legge elettorale non diventi a doppio turno, con il ballottaggio tra i due schieramenti vincenti. In quel caso l’abbraccio con il generale potrà essere evitato. E allora sì che Matteo e Antonio avranno di che festeggiare.

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Giornalista

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