La ripresa globale prosegue a ritmi molto elevati, ma non uniformi. Lo segnala il Centro Studi di Confindustria nella sua analisi mensile. Gli indicatori, alcuni al top dal 1996, segnalano che il passo è molto robusto e in accelerazione in Usa, Germania, Brasile e Russia, mentre rallenta in Cina e India. L’economia italiana procede meno rapida: dopo lo stop tra estate e autunno 2010, l’attività industriale ha recuperato slancio all’inizio del 2011, trainata dall’export (invece i consumi ristagnano). Questo scenario favorevole è incrinato dai livelli record dei prezzi delle materie prime. L’allarme è acuito dagli sconvolgimenti politici in paesi esportatori di beni energetici. Guidate dai fondamentali e dai temporanei cali di offerta, le quotazioni sono tutte in forte ascesa, molto spesso ben oltre i massimi del 2008 e in certi casi (cotone, rame, cereali) a valori storicamente elevati. Secondo il centro studi, l’attesa di altri incrementi dei corsi attrae investimenti finanziari che ne accentuano i movimenti. La debolezza della domanda finale, soprattutto in Italia, frena il trasferimento a valle dei rincari degli input. Ciò è ben evidente per i derivati dei cereali. I margini nel manifatturiero italiano, già molto compressi, vengono così ancora erosi, complice l’ulteriore aumento del Clup. Energia e alimentari causano variazioni più forti dei prezzi al consumo.
L’inflazione, segnala il CsC, rimane bassa e salirà in misura contenuta. Consolidamento della crescita e tensioni inflattive elevano il costo del denaro. Frd e Bce tengono i tassi a breve ai minimi di sempre, negativi in termini reali, molto espansivi. La Bce prepara verbalmente un rialzo (normalizzatore), ma deve considerare i divari dinamici delle economie e le politiche di bilancio austere. Nuove strette monetarie ci sono state in Cina, India, Svezia. Il credito bancario
si fa ancora più selettivo e il divario con la domanda di prestiti si amplia, specie per le piccole imprese. Dalla rinnovata incertezza sono meno incoraggiati appetito per il rischio e investimenti in Borsa, che riducono il costo del capitale azionario. Mentre gli aumentati tassi a lunga rincarano il finanziamento tramite obbligazioni. (LF)
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