(Dal Resoconto Sommario)
LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª)
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Sacconi
IN SEDE REFERENTE
(848) Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro
(357) STIFFONI ed altri. – Norme per la tutela dei lavori atipici
(629) RIPAMONTI. – Norme a tutela dei lavori atipici e delega al Governo in materia di previdenza, di formazione, di coordinamento con la disciplina comunitaria e di riduzione del contenzioso in relazione alla qualificazione dei rapporti di lavoro atipici
(869) MONTAGNINO ed altri. – Norme di tutela dei lavori “atipici”
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)
Si riprende l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta di ieri.
Il PRESIDENTE avverte che si riprenderà la votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 5 del disegno di legge n. 848, a partire dall’emendamento 5.40. Invita quindi il relatore ed il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti sui quali non si sono pronunciati nella seduta di ieri.
Il relatore TOFANI esprime parere contrario su tutti i restanti emendamenti riferiti all’articolo 5, riservandosi di pronunciarsi separatamente sugli emendamenti accantonati nella precedente seduta.
Invita quindi i proponenti a riformulare l’emendamento 5.98, sostituendo le parole: “di concerto” con le altre: “d’intesa”.
Il senatore VIVIANI, a nome dei firmatari dell’emendamento 5.98, lo riformula nel senso indicato dal relatore.
Sull’emendamento 5.98, nel testo riformulato, esprimono parere favorevole il relatore e il rappresentante del Governo.
Il sottosegretario SACCONI esprime parere conforme a quello del relatore su tutti i restanti emendamenti all’articolo 5, riservandosi anch’egli di pronunciarsi separatamente sugli emendamenti accantonati nella precedente seduta.
Posti separatamente ai voti, sono quindi respinti gli emendamenti 5.40, 5.41, 5.42, 5.43, 5.112, 5.44 e 5.76.
Il PRESIDENTE ricorda che, a seguito dell’accoglimento dell’emendamento 1.80 – che ha modificato in tutto il testo del disegno di legge n. 848 l’espressione: “comparativamente rappresentative” riferita alle organizzazioni sociali, con l’altra: “comparativamente più rappresentative” – è precluso l’emendamento 5.46 e sono assorbiti gli emendamenti 5.78, 5.92, 5.82 e 5.97.
Il senatore RIPAMONTI raccomanda quindi l’accoglimento dell’emendamento 5.77, con il quale si intende escludere la competenza degli enti bilaterali sulla determinazione dei contenuti dell’attività formativa.
Posto ai voti, l’emendamento 5.77 è respinto.
Sono quindi posti congiuntamente ai voti, in quanto di identico contenuto, e respinti, gli emendamenti 5.45 e 5.125.
Viene quindi accolto l’emendamento 5.98, nel testo riformulato.
Il senatore RIPAMONTI raccomanda quindi l’accoglimento dell’emendamento 5.75, volto a rafforzare la formazione e l’informazione dei lavoratori sui rischi connessi all’attività di impresa.
L’emendamento 5.75, posto ai voti, è quindi respinto.
Dopo una dichiarazione di voto favorevole del senatore RIPAMONTI, è altresì respinto dell’emendamento 5.79.
Dopo la reiezione dell’emendamento 5.81, sono posti congiuntamente ai voti, in quanto di identico contenuto, e respinti, gli emendamenti 5.80, 5.114 e 5.85. Viene altresì respinto l’emendamento 5.99
Il senatore RIPAMONTI annuncia il voto favorevole del Gruppo Verdi – l’Ulivo sull’emendamento 5.113.
Nel raccomandare l’accoglimento dell’emendamento 5.113, il senatore BATTAFARANO osserva che esso si colloca nel solco del ragionamento svolto dai Gruppi politici dell’opposizione per conseguire un rapporto più equilibrato tra formazione esterna e formazione interna all’azienda, ricollegandosi all’articolo 16 della legge n. 196 del 1997.
L’emendamento 5.113 è quindi posto ai voti e respinto.
Il senatore RIPAMONTI dichiara quindi di aggiungere la firma all’emendamento 5.126, a favore del quale voterà.
L’emendamento 5.126, posto ai voti, è respinto.
Il senatore BATTAFARANO raccomanda quindi l’accoglimento dell’emendamento 5.100, teso a coordinare le misure di tutela del lavoro dei minori con le norme di riordino dei contratti a contenuto formativo.
Il senatore RIPAMONTI sottoscrive l’emendamento 5.100 e annuncia il voto favorevole su di esso del Gruppo Verdi – l’Ulivo. Si tratta infatti di una proposta opportunamente intesa a garantire che i minori soggetti all’obbligo formativo non siano assoggettati a forme di sfruttamento mascherate da una formazione fittizia.
L’emendamento 5.100, posto ai voti, è quindi respinto.
E’ altresì respinto l’emendamento 5.83.
Il PRESIDENTE avverte che si passerà alla votazione degli emendamenti accantonati nella precedente seduta.
Il relatore TOFANI riformula quindi l’emendamento 5.84, in un testo identico a quello degli emendamento 5.57 e 5.47, anch’essi accantonati nella seduta di ieri.
I senatori FABBRI e BARELLI aggiungono le loro firme agli emendamenti 5.57, 5.47 e 5.84 (nuovo testo).
Con il parere favorevole del sottosegretario SACCONI, gli emendamenti 5.57, 5.47 e 5.84 sono posti congiuntamente ai voti, in quanto di identico contenuto, e accolti.
Con riferimento agli emendamenti 5.58 e 5.104, il sottosegretario SACCONI sottolinea che il Governo intende riconoscere agli enti bilaterali funzioni di pubblico interesse, secondo le modalità e con le garanzie già da lui indicate in precedenti interventi. In tale prospettiva, l’espressione “autorizzatorie” intende articolare meglio la disposizione all’esame, sempre con riferimento ad una opzione di carattere generale, che il Governo tende a perseguire, per cui laddove si estende e si amplia il controllo sociale è possibile e ragionevole prevedere forme corrispondenti di semplificazione amministrativa. Rispondendo ad una obiezione del senatore Tommaso SODANO, sulla possibile confusione tra ruoli di gestione e ruoli di controllo, il rappresentante del Governo osserva che gli enti bilaterali non dovrebbero esercitare funzioni gestionali, bensì assolvere a compiti riguardanti il governo dell’incontro tra domanda e offerta formativa.
Il senatore VIVIANI ritiene che la proposta del Governo è suscettibile di tradursi in una distribuzione delle risorse squilibrata, che potrebbe discriminare le realtà del Mezzogiorno. Sottolinea quindi l’opportunità che sulle disposizioni in discussione si acquisisca l’avviso delle Regioni.
A proposito dell’osservazione da ultimo formulata dal senatore Viviani, il SOTTOSEGRETARIO richiama l’attenzione sull’accoglimento dell’emendamento 5.98, nel testo riformulato, intervenuta nella seduta odierna, che ha proprio il senso di valorizzare il ruolo delle Regioni. Osserva, quindi, che le esperienze finora maturate in materia di apprendistato consentono di affermare che non si è verificato un drenaggio di risorse nelle regioni settentrionali a detrimento del Mezzogiorno. Conferma quindi l’avviso contrario, già precedentemente espresso, sugli emendamenti 5.58 e 5.104.
Su tali emendamenti annuncia il voto favorevole del Gruppo democratici di Sinistra – l’Ulivo il senatore BATTAFARANO.
Con il parere contrario del RELATORE, gli emendamenti 5.58 e 5.104, posti congiuntamente ai voti, in quanto di identico contenuto, sono quindi respinti.
Il PRESIDENTE avverte che è conclusa la votazione sugli emendamenti all’articolo 5.
Il senatore DI SIENA annuncia il voto contrario del Gruppo democratici di Sinistra – l’Ulivo sull’articolo 5, osservando, in primo luogo, che la discussione svoltasi su tale articolo ha dimostrato il carattere arbitrario e artificioso – riconducibile a preoccupazioni di natura esclusivamente politica – della decisione, adottata dalla maggioranza, di accantonare gli articoli 2 e 3 del disegno di legge n. 848, in base alla discutibile motivazione della stretta connessione tra tali articoli e gli articoli finali della delega. In realtà, nel contesto di un riassetto del mercato del lavoro che dovrebbe puntare a valorizzare la formazione continua come fattore essenziale di supporto ad una flessibilità funzionale agli obiettivi di crescita e di stabilità dell’occupazione, risulta evidente la connessione tra il riordino dei contratti a contenuto formativo, di cui all’articolo 5, e la materia degli incentivi all’occupazione e degli ammortizzatori sociali, disciplinata, appunto, agli articoli accantonati.
Nel merito, non è convincente la scelta del Governo di riconfermare il sistema basato sull’apprendistato e sul contratto di formazione lavoro, puntando ad una specializzazione di tali strumenti. La vera novità introdotta dall’articolo 5 consiste infatti nell’evoluzione del contratto di formazione lavoro, che verrebbe finalizzato in modo quasi esclusivo alla riallocazione di attività lavorative che chiedono di essere riqualificate: in tal modo, questo strumento riguarderebbe lavoratori che hanno già alle spalle una precedente esperienza professionale, ed è pertanto suscettibile di determinare condizioni di stato giuridico e retributive diverse e meno vantaggiose di quelle che si avrebbero nel quadro normativo vigente. Persiste quindi il rischio che, invece di sostenere il reinserimento professionale dei lavoratori, i predetti contratti favoriscano una ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Altrettanto discutibile – prosegue il senatore Di Siena – è la scelta del Governo di privilegiare la formazione in azienda rispetto a quella esterna. Su tale questione, nel corso della discussione, il Sottosegretario ha posto in evidenza il basso profilo qualitativo che spesso caratterizza la formazione esterna, degenerato, in taluni casi, in veri e propri sperperi di risorse pubbliche. Si potrebbe però obiettare che anche la formazione in azienda, e segnatamente l’esperienza pregressa dei contratti di formazione lavoro, si è caratterizzata per la scarsissima rilevanza quantitativa e qualitativa del contenuto formativo. Un approccio più meditato alla questione, quindi, dovrebbe far risalire le cause delle incerte vicende della formazione professionale in Italia a profili più strutturali, legati in particolare all’andamento dell’economia reale e alle arretratezze e agli squilibri del sistema produttivo.
La discussione su natura e compiti degli enti bilaterali – al di là delle pur apprezzabili rassicurazioni fornite dal Sottosegretario, sull’intento del Governo di non attribuire in via esclusiva a tali organismi l’esercizio di funzioni di natura pubblica – ha posto in evidenza l’esistenza di due diverse concezioni del rapporto tra pubblico e privato. Indubbiamente, a fronte della crescente complessità che caratterizza le dinamiche del mercato del lavoro, assume un maggior rilievo il ruolo dei soggetti privati, soprattutto nelle attività di gestione del raccordo tra domanda ed offerta di lavoro. Tuttavia, il rapporto tra pubblico e privato può essere definito correttamente solo a partire da una ridefinizione e differenziazione dei rispettivi ambiti di competenza, mentre il Governo sembra orientato a percorrere la strada – purtroppo in parte già intrapresa nella passata legislatura – di sovrapporre funzioni di varia natura, attribuendole in modo indifferenziato agli operatori privati ed ai soggetti pubblici.
Un ultimo elemento di forte perplessità deriva dal rapporto che la norma in votazione delinea tra sistema della formazione e sistema dell’istruzione e, in proposito, non ci si può non dolere per la reiezione di tutti gli emendamenti volti a sottolineare il ruolo dell’apprendistato come strumento per l’assolvimento dell’obbligo formativo a 18 anni. Un tale chiarimento avrebbe infatti consentito di evitare le improprie commistioni fra formazione e istruzione che caratterizzano anche il progetto di riforma della scuola proposto dal Governo.
Il senatore RIPAMONTI nell’annunciare il voto contrario del gruppo Verdi-l’Ulivo sull’articolo 5, osserva che tale disposizione appare del tutto inadeguata sotto il profilo del riassetto delle competenze legislative dello Stato e delle regioni, definito dalla legge costituzionale n. 3 del 2001. Nell’articolo in votazione persiste inoltre una non condivisibile impostazione, da lui già sottolineata in altri interventi, tendente a sottovalutare l’esigenza di assicurare il confronto con le parti sociali.
Non appare poi accettabile la scelta di privilegiare la formazione in azienda, a discapito di quella esterna, poiché il riordino di cui all’articolo 5 avrebbe dovuto assicurare un rapporto più equilibrato tra i due momenti formativi. Sarebbe stato preferibile puntare ad un riassetto volto a promuovere progetti formativi di qualità, in grado di incrementare le conoscenze e le capacità dei singoli lavoratori e, per questa via, di concorrere a rafforzare la competitività del sistema produttivo nel suo complesso.
Il senatore Tommaso SODANO, nell’annunciare il voto contrario all’articolo 5 della sua parte politica, sottolinea la scarsa attenzione rivolta in tale norma alla formazione continua, che, invece, costituisce un elemento strategico, in grado di determinare anche una diversa dislocazione dei rapporti di forza all’interno del mercato del lavoro. Il riordino dei contratti a contenuto formativo che viene prospettato con la norma in votazione asseconda, inoltre, il processo di squilibrata commistione tra istruzione e formazione che caratterizza anche la riforma della scuola promossa dal Governo. Mancano, poi, adeguate disposizioni di tutela, volte a contrastare i processi di precarizzazione che sovente si celano dietro attività formative fittizie, poste in essere con lo scopo di eludere precise disposizioni di legge. E’ altresì discutibile la scelta di privilegiare la formazione in azienda, a discapito della formazione esterna, scelta suscettibile di tradursi in una visione riduttiva del carattere complesso ed articolato della domanda di formazione in rapporto alle dinamiche del mercato del lavoro.
Il senatore MONTAGNINO, nell’annunciare il voto contrario del gruppo Margherita-l’Ulivo sull’articolo 5, osserva che i principi di delega in votazione risultano, nel complesso, contraddittori rispetto ai pur apprezzabili intenti, di valorizzazione degli strumenti formativi e di maggior raccordo tra questi e il sistema dell’istruzione, enunciati dal Governo quali finalità del riordino dei contratti a causa mista. Tralasciando di riprendere le condivisibili argomentazioni svolte nei precedenti interventi, occorre sottolineare, in particolare, l’incerta determinazione delle competenze di enti privati, impropriamente caricati di funzioni pubbliche, nonché la scarsa chiarezza con cui si prevedono forme di apprendistato finalizzate al subentro nell’impresa. La genericità di alcuni principi di delega, inoltre, appare tale da conferire una eccessiva discrezionalità al legislatore delegato.
E’ auspicabile che, nella discussione in Assemblea, il Governo e la maggioranza politica che lo sostiene modifichino l’avviso contrario su almeno una parte degli emendamenti presentati dai gruppi politici dell’opposizione, manifestando una maggiore apertura su proposte intese a pervenire ad una miglior formulazione del testo dell’articolo 5.
Posto ai voti, l’articolo 5, nel testo modificato dalla Commissione, viene quindi accolto.
Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

























