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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai resoconti sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai resoconti sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

327ª Seduta 

Presidenza del Presidente


ZANOLETTI 


La seduta inizia alle ore 14,35.


IN SEDE CONSULTIVA 


(3509) Disposizioni per l’ adempimento di obblighi derivanti dall’ appartenenza dell’ Italia alle Comunita’ europee – Legge comunitaria 2005, approvato dalla Camera dei deputati 


(Doc. LXXXVII n. 5) Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004


(Relazione alla 14ª Commissione per il disegno di legge n. 3509. Parere alla 14ª Commissione per il documento LXXXVII, n. 5. Esame congiunto e rinvio) 

Il presidente ZANOLETTIpropone di procedere congiuntamente all’esame del disegno di legge comunitaria in titolo e della relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per il 2004, per le parti di competenza della Commissione, precisando che, ai sensi dell’articolo 144-bis, comma 2, del Regolamento, all’esito dell’iter in questione sarà approvata una relazione sul disegno di legge comunitaria e, distintamente, sarà votato un parere in ordine alla relazione annuale.


 


Conviene la Commissione.


 


Il relatore MORRA (FI), relativamente al disegno di legge comunitaria in titolo, precisa preliminarmente che le materie di competenza della Commissionesono trattatedall’articolo 15, nonché, dalla direttiva 2004/40/CE – contenuta nell’allegato B del provvedimento in esame – recante prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici).


Il sopracitato articolo 15, inserito nel corso dell’esame alla Camera dei Deputati, reca una delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 giugno 2003, relativa alle attività degli enti pensionistici aziendali o professionali, cioè, in sostanza, degli enti che gestiscono forme pensionistiche complementari aziendali o professionali ed alla vigilanza su di essi.


Nell’ottica di contenere la sostenibilità dei regimi pubblici alla stregua dei loro crescenti costi, si è reso necessario, in ambito comunitario, accompagnare i processi di ristrutturazione del sistema pensionistico pubblico con politiche volte a  favorire lo sviluppo dei fondi pensione privati, soprattutto in quegli Stati membri, come l’Italia, in cui gli stessi hanno prodotto modesti risultati, al fine di consentire ai lavoratori la possibilità di attenuare le conseguenze della riduzione pensionistica del regime obbligatorio pubblico.


La direttiva è finalizzata a istituire una vigilanza prudenziale dei citati enti  – come evidenziato al “considerando” numero 4 della stessa – per tutelare i diritti dei futuri pensionati. In particolare, nell’ottica del mercato integrato dei capitali e dell’introduzione dell’euro, il testo mira inoltre ad eliminare gli ostacoli agli investimenti dei fondi pensionistici.


Più specificatamente, gli obiettivi sottesi alla direttiva in questione si incentrano sulla finalità di assicurare nell’ambito del settore pensionistico complementare un’adeguata protezione degli aderenti e dei beneficiari delle prestazioni e la sicurezza ed efficienza degli investimenti, di consentire la libera scelta dei gestori e dei depositari all’interno dell’UE e assicurare la parità delle condizioni di concorrenza tra tutti gli enti che corrispondono prestazioni complementari, di promuovere le attività transfrontaliere e sviluppare un reale mercato unico delle pensioni integrative ed infine di stimolare gli investimenti degli enti pensionistici aziendali e professionali nel complesso dell’UE.


La disciplina di delega di cui al presente articolo 15 reca alcuni princìpi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva 2003/41/CE in oggetto.


Essi sono posti dai capoversi 3, 4 e 5 e riguardano l’ampliamento dei compiti di controllo e di intervento della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, ivi compresa l’attribuzione alla medesima del potere di irrogare sanzioni amministrative pecuniarie (lettera a), numeri 1) e 2), del capoverso 3); le riserve tecniche di alcune tipologie di fondi pensione (numero 3) della suddetta lettera a)); la separazione giuridica tra il soggetto promotore ed i fondi pensione, con riguardo alle forme interne ad enti diversi dalle imprese bancarie ed assicurative (numero 4) della lettera a)); l’esclusione – fatte salve alcune specifiche situazioni – dall’ambito di applicazione della direttiva in esame delle forme pensionistiche complementari che contino meno di 100 aderenti (numero 5)); l’esercizio dell’attività trasfrontaliera, da parte delle forme pensionistiche complementari aventi sede nel territorio italiano o di quelle ivi operanti (lettera b) del capoverso 3); le forme di collaborazione e lo scambio di informazioni, in materia, tra la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, le altre autorità di vigilanza, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell’economia e delle finanze. Tale disciplina deve regolare, in particolare, il divieto di opposizione reciproca del segreto d’ufficio (lettera c) del capoverso 3); le forme di collaborazione e lo scambio di informazioni fra le istituzioni nazionali, quelle comunitarie e quelle degli altri Paesi membri (lettera d) del capoverso 3); il coordinamento tra le norme di attuazione della delega e quelle già previste dall’ordinamento interno – in particolare, dal decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni- (capoverso 4); il divieto di determinazione di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (capoverso 5).


Sotto il profilo della tecnica normativa, va evidenziato che la disciplina di delega contenuta nel disegno di legge in titolo è posta in forma di novella della legge comunitaria per il 2004, nella quale, in base al presente articolo 15, viene inserito l’ articolo 29-bis.


Passando ora all’analisi della Direttiva 2004/40/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) – contenuta nell’allegato B del disegno di legge in esame – il relatore evidenzia che la stessa specifica i criteri di protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici, con frequenze fino a 300 GHz, a cui gli stessi sono soggetti durante il lavoro.


Per quel che concerne la relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2004, va evidenziato che la stessa, in linea con le priorità politiche indicate dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nella Direttiva generale per l’attività amministrative e la gestione per l’anno 2004, pone l’accento sulla tematica del rilancio della strategia di Lisbona in vista della revisione di medio termine, nonché sulle questioni attinenti  alla Nuova Agenda per la politica sociale.


Tra le problematiche di maggior rilievo affrontate dal Consiglio Occupazione e Affari Sociali dell’UE, vengono sottolineate quelle attinenti alla revisione della direttiva sull’orario di lavoro, quelle inerenti alla proposta di direttiva sui lavoratori  temporanei, il pacchetto relativo all’ occupazione ed infine la proposta di direttiva sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche).


Il Governo ribadisce il proprio impegno politico sulle tematiche inerenti al rafforzamento delle politiche del lavoro e adattabilità del mercato del lavoro, nonché a quelle attinenti all’investimento in risorse umane.


Il documento contiene anche riferimenti riguardanti la famiglia e la coesione sociale; tale tematica, oggetto di particolare riflessione durante il semestre italiano, è stata ripresa nel periodo di presidenza irlandese, in una Conferenza tenutasi a Dublino, nel maggio del 2004, in concomitanza con la celebrazione dell’anniversario dell’Anno internazionale della famiglia e della giornata della famiglia.


Anche la problematica inerente alla responsabilità sociale delle imprese riveste una valenza significativa, nella prospettiva di promuovere l’incremento degli standard di competitività del Paese, l’aumento della coesione sociale e il proseguimento del cammino verso un modello sostenibile di sviluppo.


Le questioni attinenti al tema dell’integrazione – con particolare riguardo alle politiche giovanili ed ai programmi di inserimento e integrazione dei giovani immigrati, all’orientamento sociale, alle iniziative di apprendimento, al ruolo dei genitori e degli educatori e alla lotta alla discriminazione – sono state esaminate nel corso di un’apposita Conferenza Ministeriale sull’Integrazione e Immigrazione, tenutasi a Groningen, dal 9 all’11 novembre 2004.


Gli interventi istituzionali principali a livello comunitario nel corso del 2004, in materia di politiche del lavoro e dell’occupazione, si sono svolti nell’ambito di azioni coordinate dalla Commissione Europea e hanno costituito l’applicazione concreta  delle linee di fondo prefigurate nell’ambito della strategia di Lisbona. La prospettiva di fondo sottesa a tale attività istituzionale è incentrata principalmente sulla convinzione, sostenuta anche in ambito comunitario, che lo sviluppo economico si debba accompagnare ad una più elevata capacità del mercato di determinare occupazione aggiuntiva.


Tutti gli interventi intrapresi risultano orientati nella direzione di una diminuzione del periodo di tempo trascorso nella ricerca di un nuovo impiego o nella condizione di disoccupazione, nonché di un rafforzamento delle politiche a favore di talune categorie di lavoratori svantaggiati, quali le donne, i lavoratori ultracinquantenni, e i giovani del Mezzogiorno.


Le priorità rappresentate a livello comunitario in materia di politiche del lavoro sono state incentrate sul sostegno all’attuazione delle riforme del mercato del lavoro e sulla diffusione delle nuove politiche del lavoro, anche mediante l’utilizzo degli strumenti finanziari comunitari attraverso i quali la Comunità Europea persegue il rafforzamento della coesione economica e sociale; sulla promozione della mobilità geografica del lavoro e delle imprese in ambito nazionale ed europeo; sul perseguimento di una strategia europea atta a contrastare il lavoro irregolare, ad incrementare gli inserimenti lavorativi e a migliorare le condizioni di impiego e la competitività; sul rafforzamento delle misure volte a favorire l’occupazione femminile e la conciliazione tra vita professionale e familiare, a sviluppare il capitale umano ed infine a contrastare l’esclusione sociale. Su tali finalità di fondo si è concentrata l’attenzione del Ministero del lavoro, che ha assunto una serie di specifiche iniziative, in ordine a tali tematiche.


Anche le problematiche  attinenti alle condizioni di lavoro ed alla organizzazione del lavoro sono state oggetto  di appositi interventi, per quel che concerne  in particolare il coinvolgimento dei lavoratori nei processi di fusione transnazionale di società, l’orario di lavoro, il distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, la sicurezza dei lavoratori, le attività ispettive inerenti al settore lavoristico, la libera circolazione dei lavoratori. Importanti attività e riflessioni hanno riguardato anche le politiche di coesione sociale e le politiche per le pari opportunità.


 


            Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.


 


            La seduta termina alle ore 14,45.

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