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Home - Senato - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

24ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


            Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale Montagnino. 

            La seduta inizia alle ore 8,45.


 


 


AFFARE ASSEGNATO 


Sulla situazione dei lavoratori delle aziende che gestiscono i call center, con particolare riferimento alle tipologie contrattuali adottate, anche in relazione agli esiti dell’attività di vigilanza svolta in questi ambiti dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.  


(Seguito dell’esame, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio)   


 


            Riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana del 27 settembre scorso.


 


Il presidente TREU ricorda che successivamente all’avvio della discussione in Commissione sulla situazione dei lavoratori dei call center è intervenuto un avviso comune in materia, siglato dalle parti sociali il 4 ottobre. Dà quindi la parola al rappresentante del Governo, per l’illustrazione dei contenuti di tale intesa.


 


Il sottosegretario MONTAGNINO ricorda preliminarmente che già in una precedente seduta il sottosegretario Rinaldi aveva informato  la Commissione sul confronto allora in corso tra le parti sociali per la messa a punto di un avviso comune orientato verso il perseguimento di obiettivi che risultano in larga misura coerenti con quelli indicati nel dispositivo dello schema di risoluzione (pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta antimeridiana della Commissione in data 27 settembre 2006) di cui è primo firmatario il senatore Sacconi. L’accordo, siglato tra la Confindustria, la CGIL, la CISL e la UIL, ha per oggetto l’attuazione delle istruzioni fornite dal Ministero del lavoro mediante la circolare  n. 17 del 14 giugno 2006, con specifico  riferimento ai lavoratori dei call center. La parti firmatarie hanno assunto come presupposto delle procedure da attivare per il corretto ricorso al rapporto di collaborazione a progetto nelle aziende interessate, l’adozione, nel disegno di legge finanziaria per il 2007, di uno specifico intervento legislativo volto a consentire, nei casi in cui un collaboratore sia interessato da percorsi di trasformazione del rapporto che contemplino la successiva assunzione nell’ambito di specifici accordi aziendali,  il versamento di una contribuzione aggiuntiva a quella già versata dall’azienda, in parte a carico dell’azienda stessa, da accreditare sulla posizione individuale già attivata presso la gestione separata dell’INPS. La disposizione cui l’accordo fa riferimento – precisa il rappresentante del Governo – figura all’articolo 178 del disegno di legge finanziaria per il 2007, attualmente all’esame della Camera dei deputati. La parti hanno altresì convenuto di demandare a successivi provvedimenti in materia di disciplina della totalizzazione e della ricongiunzione dei diversi periodi contributivi il completamento delle misure previdenziali già previsti nella citata disposizione del disegno di legge finanziaria, mentre hanno rinviato ad accordi aziendali l’avvio dei percorsi di trasformazione dei rapporti di collaborazione, in coerenza con le esigenze organizzative e produttive dell’impresa, prevedendo, tra l’altro, che in tali intese il ricorso al lavoro a progetto sia consentito, secondo le indicazioni della citata circolare ministeriale, per le attività di outbound,e che l’individuazione delle collaborazioni oggetto di trasformazione riguardi le attività di inbound   svolte in via temporalmente prevalente. Gli accordi aziendali dovranno altresì definire i tempi entro i quali gli interessati formalizzeranno, in sede di conciliazione, l’accettazione della proposta di assunzione in un quadro transattivo che definisca ogni reciproca pretesa relativa ai periodi di collaborazione.


In conclusione, il rappresentante del Governo ribadisce che i punti essenziali dell’avviso comune, da lui richiamati, recepiscono in larga misura le indicazioni dello schema di risoluzione presentato dal senatore Sacconi e da altri senatori: sotto questo profilo, tale atto deve pertanto ritenersi ormai superato.


 


Il senatore SACCONI (FI) non condivide la valutazione da ultimo espressa dal Sottosegretario, poiché, a suo parere, l’avviso comune non costituisce un superamento delle proposte contenute nello schema di risoluzione di cui è primo firmatario. Tale documento, infatti, affidava al diretto confronto tra le parti sociali il compito di individuare le forme contrattuali coerenti con la natura delle diverse prestazioni effettuate nei call center e tali da garantire adeguate tutele per i lavoratori, oltre alla competitività delle imprese. La conclusione delle attività ispettive presso alcune di queste aziende, con l’assunto della trasformazione di tutti i rapporti di collaborazione in rapporti di lavoro subordinato,  ha dimostrato l’inadeguatezza della citata circolare ministeriale  n. 17, in particolare per quanto attiene all’individuazione e all’articolazione di tipologie contrattuali funzionali alle prestazioni e coerenti con esse. Pertanto, l’accordo tra le parti sociali avrebbe dovuto andare oltre le carenze della circolare, e tentare di individuare puntualmente le prestazioni riconducibili alle collaborazioni a progetto, specialmente per quanto attiene alle attività di outbound. L’adattamento reciproco delle esigenze aziendali e dei dipendenti o collaboratori rientra infatti nella sfera di competenza delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. L’avviso comune illustrato dal sottosegretario Montagnino si limita a scaricare sul bilancio dello Stato gli oneri derivanti dall’intesa: regolando le situazioni pregresse ed assumendo come presupposto la già ricordata disposizione contenuta nel disegno di legge finanziaria, esso si configura come un vero e proprio condono penale e previdenziale. Si  tratta di un passo molto grave, che fu da taluni sollecitato anche nella passata legislatura, ma che il Governo allora in carica non volle compiere.   


Il dispositivo dello schema di risoluzione – prosegue il senatore Sacconi – non è soddisfatto neanche per la parte dell’avviso comune che fa riferimento agli accordi aziendali, poiché questi ultimi non possono assumersi l’onere di determinare la modulazione della transizione dalle collaborazioni al lavoro subordinato. Si tratta di una materia che dovrebbe essere definita con accordi interconfederali, mentre a livello decentrato è possibile definire le modalità con cui individuare le prestazioni suscettibili di rientrare nell’ambito di applicazione delle intese. Si può parlare di superamento dello schema di risoluzione solo in quanto si deve prendere atto della intenzione delle parti sociali di eludere il tema delle modalità concrete con cui il decreto legislativo n. 276 del 2003 si applica alle specifiche condizioni dei lavoratori. In realtà, la riforma del mercato del lavoro varata nella passata legislatura ha generato frizioni che derivano forse da eccessi, ma certamente non da carenze di tutela nei confronti dei prestatori. Risulta spazzata via, per questo aspetto, la retorica sulla precarizzazione che sarebbe stata veicolata dalla nuova disciplina delle collaborazioni a progetto. Quest’ultima ha invece rappresentato un salto di qualità rispetto alla legislazione previgente, che ha incoraggiato gli abusi, senza fornire alcuna tutela effettiva.  Proprio il caso dei lavoratori dei call center dimostra che l’attuale normativa è più garantista e rigorosa, e c’è da augurarsi, anche per il futuro, che essa venga applicata con equità e in modo imparziale.


Con tali precisazioni, e sulla base delle considerazioni da ultimo svolte, il senatore Sacconi, anche a nome degli altri proponenti, dichiara di ritirare lo schema di risoluzione da lui illustrato nella seduta del 27 settembre.


 


            Il senatore DI SIENA (Ulivo) rileva che la netta contrarietà manifestata nella passata legislatura dalle forze politiche  di centro-sinistra nei confronti dei contenuti della legge n. 30 del 2003 non è stata mai disgiunta dal riconoscimento dell’esigenza di affrontare i problemi derivanti dalla diffusione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Con la citata legge n. 30 si è ritenuto di risolvere la questione riconducendo il lavoro cosiddetto parasubordinato nell’ambito del lavoro autonomo, attraverso l’istituto della collaborazione coordinata a progetto, che, però, per sua stessa natura, è priva delle tutele proprie del lavoro dipendente.


            Lo schema di risoluzione presentato dal senatore Sacconi è volto essenzialmente a definire l’area e l’ambito applicativo del contratto di lavoro a progetto nel settore dei call center, ma non coglie il nucleo essenziale delle problematiche inerenti alla generalità del lavoro atipico, meritevoli, invece, di un ulteriore approfondimento, come da ultimo ha opportunamente messo in rilievo la CGIL, che pure è una delle parti firmatarie dell’accordo.


            In tale contesto, risulta senz’altro condivisibile l’orientamento dell’Esecutivo, che responsabilmente si è posto il problema della gradualità dei processi di riorganizzazione delle aziende che gestiscono i call center – come è avvenuto in passato anche in altre situazioni simili a quella di cui trattasi – ma le soluzioni individuate per i lavoratori devono essere ulteriormente articolate, poiché non sembra sufficiente per distinguere il lavoro subordinato dalle collaborazioni a progetto il solo criterio incentrato sulla caratterizzazione outbound o inbound delle prestazioni.


            Non è comunque condivisibile il rilievo del senatore Sacconi circa il coinvolgimento dello Stato operato dall’avviso comune, atteso che tale strumento, anche in considerazione della materia  disciplinata, presuppone un’interlocuzione delle parti con i pubblici poteri.


           


            Il senatore TURIGLIATTO(RC-SE), pur riconoscendo che la regolarizzazione di tutti i contratti atipici senza un processo graduale potrebbe avere un impatto negativo sull’equilibrio finanziario delle aziende interessate, rileva tuttavia che l’utilizzo indebito dei contratti di collaborazione a progetto da parte di queste ultime ha comportato in passato il conseguimento di un surplus di profitto: di conseguenza, i datori di lavoro dovrebbero ora assumere integralmente gli oneri finanziari derivanti dall’attuazione del processo di  stabilizzazione dei lavoratori precedentemente impegnati in rapporti coordinati a progetto, senza trasferire in alcun modo questi costi a carico del bilancio pubblico.


            Sono peraltro comprensibili le esigenze di mediazione sottese all’avviso comune, ma non è altrettanto accettabile la circostanza per cui la mancata considerazione delle risultanze dell’ispezione ha comportato per i lavoratori interessati la previsione di un accordo transattivo, preliminare ad un percorso di regolarizzazione modulato sulla base degli incongrui strumenti contemplati nella legge n. 30 del 2003. Nel caso di specie,  la stabilizzazione dei lavoratori interessati dovrebbe  avvenire attraverso le forme del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, e non quindi attraverso altri strumenti negoziali, quali ad esempio l’apprendistato.


            Va poi evidenziato che la distinzione tra prestazione lavorative inbound e outbound non è idonea, come hanno indirettamente sostenuto anche gli ispettori del Ministero del lavoro, atteso che tale criterio esclude indebitamente i prestatori di lavoro outbound dalla stabilizzazione del rapporto.


            Nel sottolineare la posizione assunta dalla CGIL, che ha espresso talune significative preoccupazioni in ordine ai contenuti dell’avviso, l’oratore propone di continuare a trattare in Commissione la questione dibattuta nella seduta odierna, prefigurando in particolare l’opportunità di ascoltare i soggetti interessati.


 


            Dopo che il presidente TREU ha precisato che la discussione sulle tematiche in questione continuerà sicuramente in Commissione, in occasione dell’esame del disegno di legge finanziaria, in cui, coma ha ricordato il rappresentante del Governo,  è inserita un’apposita disposizione in ordine a tale materia, prende la parola il  senatore ROILO(Ulivo), il quale evidenzia preliminarmente che la legge n. 30 del 2003 non sembra avere sortito effetti significativi per quel che concerne le collaborazioni coordinate e continuative, anche nella forma di lavoro a progetto, considerato anche che solo in un ridotto numero di casi tale forma di lavoro atipico è stata trasformata in rapporto di lavoro subordinato.


            L’avviso comune illustrato dal sottosegretario Montagnino demanda opportunamente la soluzione dei nodi problematici emersi in ordine al gruppo Atesia alla contrattazione aziendale, e va altresì sottolineato che l’impegno assunto dal Governo per agevolare la positiva conclusione di tale vicenda risulta ampiamente condivisibile.


            Ritiene infine opportuno continuare il dibattito sulla situazione dei lavoratori dei call center, prevedendo anche eventuali  audizioni dei soggetti interessati.


 


            Il senatore NOVI(FI), dopo aver sottolineato che l’avviso comune recepisce taluni profili contenuti nella legge n. 30 del 2003 – implicitamente dimostrando che essa appronta un’idonea disciplina di tutela dei prestatori di lavoro – evidenzia tuttavia che nel caso in discussione non può essere condivisa la scelta di procedere ad un vero e proprio condono previdenziale a spese della finanza pubblica.


Peraltro il criterio distintivo enucleato nell’ambito dell’avviso comune tra prestatori di lavoro subordinato e collaboratori coordinati a progetto risulta incongruo anche sotto il profilo dell’equità, ed è suscettibile di introdurre inaccettabili discriminazioni tra prestatori inbound e outbound che operano in uno stesso contesto lavorativo.


            Con lo schema di risoluzione di cui egli è uno dei firmatari si voleva sollecitare un serio confronto fra le parti per l’individuazione delle forme contrattuali da applicare nel caso concreto, mentre da parte delle forze politiche del centrosinistra si continua ad oscillare senza costrutto tra un massimalistico rifiuto della riforma del mercato del lavoro varata nella scorsa legislatura, e la minimalistica accettazione dei contenuti di un atto molto discutibile, qual è appunto l’avviso comune oggetto della discussione odierna.


           


            Il senatore ZUCCHERINI(RC-SE), dopo aver sottolineato la rilevanza e l’ampiezza del dibattito che il caso dei lavoratori dei call center ha sollevato nel paese, evidenzia l’opportunità che la Commissione continui la discussione in ordine a tale tematica.


 


            Il senatore TIBALDI(IU-Verdi-Com), dopo aver dichiarato di condividere la proposta testé formulata dal senatore Zuccherini, sottolinea che l’impostazione sottesa all’avviso comune risulta incongrua, contraddicendo in particolare la linea interpretativa adottata dagli ispettori del Ministero del lavoro. Va a tale proposito evidenziato che la distinzione tra prestazioni inbound e outbound risulta nel caso di specie del tutto pretestuosa, poiché comporta l’adozione di alcune regolarizzazioni solo nella fase iniziale, decorsa la quale le aziende interessate si adopereranno per porre tutti i lavoratori nella situazione di outbound, magari mediante un uso mirato delle tecnologie disponibili.


 


            Il presidente TREU fa presente che la proposta del senatore Zuccherini, sostenuta anche in altri interventi, sarà valutata in sede di programmazione dei lavori della Commissione, nella quale saranno assunte le opportune decisioni in proposito.


 


            Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 


 


            La seduta termina alle ore 9,30.

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