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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

52ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


La seduta inizia alle ore 15.


 


IN SEDE CONSULTIVA 


(1448) Disposizioni per l’ adempimento di obblighi derivanti dall’ appartenenza dell’ Italia alle Comunita’ europee – Legge comunitaria 2007  


(Doc. LXXXVII, n. 2) Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, anno 2006


(Relazione alla 14a Commissione per il disegno di legge n. 1448. Parere alla 14a Commissione per il documento LXXXVII, n. 2. Esame congiunto e rinvio) 


 


Il presidente TREU ricorda che con l’odierna seduta inizia l’esame del disegno di legge comunitaria per il 2007 e della Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per il 2006. Ricorda altresì che, ai sensi dell’articolo 144-bis  del Regolamento del Senato, sia il disegno di legge sia la relazione sono assegnati  alla 14a Commissione per l’esame generale in sede referente, e per l’esame delle parti di relativa competenza, alle Commissioni competenti per materia. L’esame del provvedimento da parte delle suddette Commissioni si conclude, entro quindici giorni dall’assegnazione,  con l’approvazione di una relazione e con la nomina di un relatore. E’ ammessa la presentazione di relazioni di minoranza. Nello stesso termine di quindici giorni, deve concludersi anche l’esame della Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, con l’espressione di un parere: le relazioni ed i pareri espressi dalle singole Commissioni sono allegati alle due relazioni che la 14a Commissione permanente predispone per l’Assemblea, rispettivamente sul disegno di legge comunitaria e sulla Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea.


            Propone quindi che l’esame, per le parti di competenza, del disegno di legge comunitaria 2007 e della Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea proceda congiuntamente, fermo restando che esso darà comunque luogo ad esiti separati, con l’approvazione di due distinti atti.


 


Poiché non si fanno obiezioni, così rimane stabilito.


 


Introduce quindi l’esame il relatore alla Commissione DI SIENA(Ulivo), il quale ricorda preliminarmente che il disegno di legge comunitaria, presentato con cadenza annuale dal Governo alle Camere, è lo strumento normativo finalizzato ad assicurare il periodico adeguamento dell’ordinamento nazionale all’ordinamento comunitario. Tale specifica procedura di recepimento della normativa comunitaria è stata introdotta con la legge n. 86 del 1989, successivamente sostituita dalla legge n. 11 del 2005, che attualmente disciplina le modalità di presentazione ed i contenuti del disegno di legge comunitaria.


Riproducendo uno schema già adottato in precedenti disegni di legge comunitaria, l’articolo 1 del disegno di legge comunitaria per il 2007 reca una delega legislativa al Governo, per l’attuazione delle direttive comprese negli allegati A e B, prevedendo la tempistica e le relative modalità procedurali per l’adozione dei decreti legislativi, nonché, al comma 7 del predetto articolo, la cosiddetta clausola di cedevolezza – ai sensi dell’articolo 117 quinto comma della Costituzione e degli articoli 11 e 16 della legge 4 febbraio 2005, n. 11 –  relativamente ai decreti legislativi adottati in materie riservate alla competenza legislativa delle regioni, al fine di porre rimedio all’eventuale inerzia delle stesse nel dare attuazione a norme comunitarie.


Il relatore precisa quindi che l’allegato A reca un elenco di cinque direttive cui il Governo è delegato a dare attuazione mediante l’emanazione di decreti legislativi, sui cui schemi dovrà essere chiesto il parere parlamentare solo qualora essi prevedano sanzioni penali, mentre l’allegato B contiene un elenco di dodici direttive, cui il Governo è delegato a dare attuazione mediante decreti legislativi sui quali dovrà sempre essere richiesto il parere parlamentare.


L’articolo 2 detta i principi e i criteri di carattere generale per l’esercizio delle deleghe volte all’attuazione di direttive comunitarie, mentre all’articolo 3 si conferisce una delega all’Esecutivo per l’adozione di disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative, relativamente a violazioni di direttive comunitarie attuate in via non legislativa e a violazioni di regolamenti comunitari.


Per quanto riguardagli oneri relativi a prestazioni e controlli da eseguire da parte di uffici pubblici in applicazione delle normative comunitarie, si  prevede  all’articolo 4, la riassegnazione delle entrate derivanti dalle tariffe – determinate ai sensi dell’articolo 9, comma 2, della legge n. 11 del 2005 – alle amministrazioni che effettuano le prestazioni ed i controlli.


L’articolo 5 conferisce una delega al Governo per l’adozione di testi unici o codici di settore delle disposizioni dettate in attuazione delle deleghe conferite dal disegno di legge in esame per il recepimento di direttive comunitarie, finalizzati al coordinamento con le norme vigenti nelle stesse materie.


Nell’articolato – prosegue il relatore -non sono presenti norme sulle materie di competenza della Commissione, mentre nel già richiamato allegato B all’articolo 1, è inclusa la direttiva 2006/22/CE del Parlamento e del Consiglio, del 15 marzo 2006, sulle norme minime per l’applicazione dei regolamenti n. 3820/85/CEE e n.  3821/85/CEE del Consiglio relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE del Consiglio. Tale direttiva  è volta a definire norme minime che consentano agli Stati membri di verificare in modo uniforme il rispetto della disciplina sociale nel settore del trasporto su strada, contemplata in particolare dai Regolamenti CEE del Consiglio n. 3820/85 – relativo all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada – e n. 3821/85, relativo all’apparecchiatura di controllo nel medesimo settore. Detti regolamenti fanno riferimento anche alla disciplina comunitaria sull’organizzazione dell’orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto, contenuta nella direttiva 2002/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2002.


            Il relatore passa quindi ad illustrare le parti di competenza della Commissione  della  Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per il 2006: tale documento si apre all’insegna del Cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma e sin dalle prime pagine sottolinea l’impegno del Governo italiano a sostenere la prosecuzione del processo di ratifica del Trattato costituzionale, congiunto alla dichiarata disponibilità a valutare con attenzione ipotesi alternative, idonee però a rilanciare la riforma costituzionale, mirando all’approvazione di una costituzione largamente condivisa e contemplando altresì l’ipotesi che i cittadini europei possano essere chiamati al voto sulla medesima in occasione delle elezioni europee del 2009, così come previsto nella risoluzione 6-00001 presentata dall’onorevole Gozi e da altri deputati, nel corso dell’esame della Relazione per il 2005, ed approvata dalla Camera dei deputati nella seduta del 25 luglio 2006. Un tale obiettivo, adombrato anche nella parte della Dichiarazione di Berlino in cui si richiama il proposito di dare all’Unione europea una base comune rinnovata entro le elezioni del Parlamento europeo del 2009, presuppone anche il sostegno che il Governo afferma di voler dare all’adozione di una roadmap per la ripresa dei lavori in occasione del Consiglio europeo di giugno 2007.


            Per quanto attiene alle materie di competenza della Commissione, il relatore osserva che un primo punto di rilievo riguarda la rinnovata Strategia di Lisbona, di cui il 2006 è stato il primo anno di attuazione: il 19 ottobre 2006, il Governo, dopo aver deciso nell’ambito del Comitato interministeriale per gli affari europei di confermare le priorità definite nel Piano nazionale di riforme varato nel 2005 (il cosiddetto Piano per l’innovazione, la crescita, l’occupazione – PICO), ha inviato ufficialmente alla Commissione europea il primo Rapporto sullo stato di attuazione del PNR.  Nel Rapporto si evidenzia che l’Italia intende fare fronte ad alcuni ritardi strutturali che ne limitano la crescita e la capacità di competere sul mercato globalizzato, con  una strategia volta ad innalzare il tasso di crescita potenziale dell’economia, in un contesto di stabilità della finanza pubblica, mediante interventi sui fattori della produttività, sul contesto economico e regolatorio, sulle caratteristiche del sistema produttivo: in tale ambito, tra gli interventi considerati prioritari viene indicato quello volto ad accrescere la partecipazione al lavoro e a favorire l’investimento in capitale umano, che si dovrebbe tradurre in politiche del lavoro orientate ad aumentare la qualità dell’occupazione oltre che in un accresciuto sforzo per la formazione permanente ed una maggiore efficacia del sistema educativo.


            Il Rapporto, inoltre, indica alcune linee di intervento per affrontare il progressivo invecchiamento della società italiana, basate sulla promozione dell’accesso al lavoro di giovani e donne – delle quali si intende favorire la partecipazione al lavoro anche mediante interventi in favore della famiglia – attraverso politiche attive del lavoro, nonché sull’incoraggiamento della permanenza in servizio dei lavoratori più anziani, con azioni di reimpiego.


Questi temi – prosegue il relatore – sono ripresi nella parte della Relazione dedicata alle politiche sociali e del lavoro: per questo aspetto, si registra che le misure adottate per il mercato del lavoro dal 2000, anno in cui è stata lanciata la strategia di Lisbona, al 2006, non sono ritenute sufficienti a conseguire gli obiettivi europei di un tasso di occupazione del 70 per cento – quello femminile del 60 per cento – entro il 2010. Il persistere di marcate differenze regionali, la frammentazione delle tipologie di lavoro ed un accresciuto livello di precarietà e insicurezza rendono pertanto necessari interventi che siano orientati a rafforzare l’efficacia delle politiche per l’occupazione, a conseguire una maggiore equità sociale, a ridurre le disparità territoriali e a rafforzare la protezione delle fasce sociali più deboli.


Sempre in tema di politiche del lavoro, la Relazione dopo aver sottolineato l’esigenza di riprendere il metodo della concertazione con le parti sociali, quale mezzo per perseguire gli obiettivi di stabilità finanziaria, crescita e migliore occupazione, richiama l’importanza delle misure contenute nella legge finanziaria per il 2007 relative alla riduzione del carico fiscale e contributivo sul lavoro, quale strumento per sostenere la crescita di occupazione stabile. La stessa Relazione si sofferma poi sulla necessità di intervenire sul welfare, per fare sì che il sostengo al reddito sia integrato con la formazione continua e con politiche di inserimento al lavoro. A tale proposito, si preannuncia la definizione di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali rivolto alle categorie più deboli: giovani, donne e lavoratori ultracinquantenni.


Analoghi impegni vengono assunti in tema di sicurezza del lavoro – è imminente l’assegnazione alla Commissione del disegno di legge delega per l’emanazione di un testo unico della legislazione in materia, ed è altresì al lavoro in Senato una apposita Commissione di inchiesta – e di contrasto al lavoro irregolare.


Sul versante delle politiche sociali – prosegue il relatore – è da sottolineare l’impegno del Governo a condurre un’azione incisiva per ridurre le condizioni di povertà e per favorire la conciliazione tra i temi di lavoro e di cura familiare, in considerazione del possibile impatto sull’occupazione femminile,  nonché a tutela dei diritti delle persone disabili.


Per quanto concerne il primo aspetto, la Relazione, dopo aver ricordato che con il disegno di legge finanziaria per il 2007 sono state adottate misure fiscali in favore dei redditi medio-bassi e per  l’incremento degli assegni per il nucleo familiare, richiama l’impegno del Governo a sostenere i redditi familiari con un “assegno per i minori” volto a unificare i diversi sussidi previsti dall’ordinamento vigente, e si sofferma sul potenziamento del fondo nazionale per le politiche sociali e sulla prospettiva di una nuova governance  delle risorse destinate a tale finalità, che implichi la partecipazione alle politiche di inclusione sociale da parte di soggetti istituzionali e non. Tra le azioni per combattere l’emarginazione sociale, rivolte a persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, agli anziani, ai residenti in aree a “rischio geografico” e agli immigrati, si segnalano in particolare quelle volte a riattivare, su nuove basi, il reddito minimo di inserimento, accompagnato da misure di inserimento e reinserimento lavorativo e sociale; l’attivazione, con la legge finanziaria per il 2007, del fondo per le persone non autosufficienti; il sostegno all’inserimento degli immigrati e la loro maggiore stabilità  –  la legge finanziaria 2007 prevede un apposito fondo per l’inclusione sociale degli immigrati – con particolare attenzione all’emergenza abitativa.


Per quanto concerne la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura familiare, va sottolineata l’attenzione che la Relazione rivolge al tema dell’occupazione femminile, anche in relazione ai suoi risvolti sociali, ed in particolare al basso tasso di natalità che si accompagna al basso tasso di occupazione femminile. In questo ambito, assume un particolare rilievo la previsione di una estensione dei congedi di paternità e maternità remunerati, in direzione dell’inclusione tra i beneficiari dei lavoratori precari e discontinui   e dell’innalzamento della soglia di età dei figli entro la quale è possibile ottenere il congedo. Nella stessa prospettiva, si prospetta la diffusione a livello locale delle “banche del tempo” per lo scambio reciproco di attività e servizi, e il rafforzamento della rete di asili nido e di servizi per le persone non autosufficienti.    


In tema di pari opportunità, il relatore richiama l’impegno del Governo a recepire la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio n. 54, del 5 luglio 2006, in tema di attuazione del principio di pari opportunità e della parità tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego: tale direttiva ha rifuso una serie di precedenti direttive e si pone pertanto – la stessa Relazione lo sottolinea – come una sorta di testo unico della disciplina comunitaria su tale argomento. La Relazione va poi aggiornata per quanto riguarda il recepimento della direttiva 38/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa la diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri, poiché la procedura di recepimento si è conclusa, con l’emanazione del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30.


Per quanto attiene più specificamente alla competenza della Commissione, la Relazione dà conto dell’attività del Governo per l’attuazione e l’implementazione delle disposizioni in materia di tutela della pari opportunità sul luogo di lavoro, nonché del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 25, di attuazione della direttiva 2002/14/CE che istituisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori, e del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, di attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica.


Nel corso del 2006, il Dipartimento per le pari opportunità ha inoltre partecipato al processo di definizione del Quadro strategico nazionale 2007-2013, mentre, nell’ambito della partecipazione al Quinto programma quadro “Pari opportunità” 2000-2006 della Commissione europea, si sono concluse nei primi mesi del 2006 le attività relative al progetto “Europa per le donne” realizzato grazie ad un finanziamento ottenuto dalla Commissione europea, e nel dicembre 2006 si è concluso il progetto P.A.R.I. (Padri attivi nella responsabilità interna alla famiglia). A tale proposito, il relatore osserva che il documento all’esame si limita a fornire il dato temporale relativo alla conclusione dei progetti, senza però precisare quali azioni sono state intraprese e quali risultati sono stati conseguiti.


 


            Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.


 


 


 


PER L’AVVIO DELL’ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE DI DELEGA AL GOVERNO PER L’ADOZIONE DEL TESTO UNICO DELLE NORME IN MATERIA DI SICUREZZA DEL LAVORO 


 


Il presidente TREU avverte che il disegno di legge di delega per l’emanazione di un testo unico delle norme in materia di sicurezza del lavoro è stato assegnato in data odierna alla Commissione. Dopo aver ricordato il grave e diffuso allarme sociale suscitato dagli incidenti sul lavoro, alcuni dei quali mortali, succedutisi in questi giorni, allarme del quale si è fatto interprete il Capo dello Stato, il Presidente sottolinea il carattere di urgenza del provvedimento e propone alla Commissione di  convocare una nuova seduta per la mattina di domani, giovedì 19 aprile, per l’inizio dell’esame in sede referente.


 


Conviene la Commissione.

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