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Home - Notizie del giorno - Allarme Federmeccanica: a rischio la tenuta del sistema industriale. Franchi: “Il contratto? abbiamo sempre voluto farlo, ma va calato nella realtà”

Allarme Federmeccanica: a rischio la tenuta del sistema industriale. Franchi: “Il contratto? abbiamo sempre voluto farlo, ma va calato nella realtà”

6 Marzo 2025
in Notizie del giorno
Allarme Federmeccanica: a rischio la tenuta del sistema industriale. Franchi:  “Il contratto? abbiamo sempre voluto farlo, ma va calato nella realtà”

“Abbiamo sempre voluto rinnovare il contratto. La nostra proposta ne è la dimostrazione concreta. Ogni rinnovo va calato nella realtà, si deve avere pragmatismo e visione allo stesso tempo. Questo è il nostro modo di pensare e di agire. Occorre proseguire sulla strada del rinnovamento con innovazioni che possano aiutare ogni impresa a crescere tenendo conto dell’estrema eterogeneità del nostro settore. La diversità è un valore e vanno quindi trovate soluzioni che aiutino tutti senza penalizzare nessuno, soprattutto chi è più in difficoltà oggi e chi potrà aver più bisogno domani, che si tratti di imprese o di collaboratori. Richiamiamo ancora una volta tutti a quella solidarietà che costituisce un cardine fondante della nostra proposta”. Cosi il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, ha replicato alle critiche dei sindacati dei metalmeccanici, che ieri hanno proclamato uno sciopero a causa della difficolta’ nella trattativa per il rinnovo contrattuale.

L’occasione e’ stata la presentazione della 173ª edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica: dopo un 2023 caratterizzato da andamenti altalenanti della produzione industriale, nel corso del 2024 l’attività  è risultata in grande sofferenza e nell’ultimo trimestre dell’anno passato i volumi di produzione sono diminuiti dell’1,2% (trim./trim.), mentre rispetto all’analogo periodo del 2023 la contrazione è stata del 2,2%. Franchi ha infatti aggiunto: “Anche questa rilevazione fotografa una realtà difficile con cui è necessario confrontarsi. Non possiamo prescinderne in nessun ambito. Nella trattativa per il rinnovo siamo sempre stati propositivi e costruttivi, dando risposte al sindacato punto per punto e ricercando soluzioni che siano compatibili con le condizioni di tutte le imprese, che abbiano un impatto sulla competitività e che possano portare benefici importanti alle lavoratrici e ai lavoratori considerando la situazione contingente e guardando al futuro. ”

Il settore metalmeccanico sta attraversando una situazione più critica, in quanto il risultato congiunturale in tutti i trimestri dell’anno non solo è stato negativo, ma anche costantemente intorno al -2%. Nel confronto con l’anno precedente, dopo i cali tendenziali tra il 3% e il 4% osservati nei primi tre trimestri, nel quarto la contrazione è stata molto più marcata (-5,6%). Complessivamente nel 2024, i livelli di produzione metalmeccanica sono diminuiti mediamente del 4,2% rispetto all’anno precedente, un risultato di gran lunga peggiore di quello registrato per l’intero comparto industriale (-2,5%).

Le dinamiche produttive sono state disomogenee nei diversi comparti e questo anche perché il settore metalmeccanico è fortemente eterogeneo al suo interno. A condizionare l’attività produttiva metalmeccanica del 2024 è stata, in particolar modo, l’evoluzione negativa della produzione di autoveicoli e rimorchi con volumi trimestrali in significativa contrazione. Al peggioramento hanno altresì contribuito i comparti della metallurgia, dei prodotti in metallo e, in misura più contenuta, anche quello delle macchine e apparecchi meccanici.

Nell’Unione europea l’attività metalmeccanica continua ad essere in forte sofferenza: i volumi di produzione sono diminuiti del 5,6% rispetto al 2023 (fonte Eurostat), pur evidenziando dinamiche congiunturali in attenuazione nei singoli trimestri. Nel 2024 la produzione settoriale in Germania è diminuita del 7,3% rispetto al 2023; in Spagna, invece, è rimasta sostanzialmente stabile (+0,1%); mentre in Francia è diminuita del 3,8%.

In uno scenario globale sempre più complesso, anche l’export del nostro Paese peggiora. Le esportazioni metalmeccaniche, nel 2024, pari a circa 277 miliardi di euro, hanno chiuso l’anno con una diminuzione in valore del 3,8% rispetto all’anno precedente, risultato molto più marcato della flessione dell’export totale nazionale (-0,4%). Le importazioni sono mediamente diminuite del 2,9% e l’avanzo commerciale è così risultato pari a 49,4 miliardi di euro. I risultati trimestrali dell’export metalmeccanico, nel 2024, permangono negativi e in peggioramento in corso d’anno: se nel primo trimestre il calo tendenziale è stato del 2,3% nei successivi si è andato ampliando con una caduta di oltre il 4%.

Con riferimento alle aree di destinazione, nel 2024 le esportazioni verso l’Unione Europea sono diminuite del 4,6% su base annua e il calo, pur avendo interessato tutti i nostri principali partner commerciali, è stato determinato in particolar modo dal crollo registrato sul mercato tedesco (-10,4% rispetto al 2023). Più contenuta è stata la contrazione dei flussi indirizzati verso i mercati esterni all’area Ue (-2,9%) legata in particolare al mercato statunitense (-11,4%).

Con riferimento ai risultati dell’indagine trimestrale, sottolinea Federmeccanica, occorre osservare che questa si è conclusa a fine gennaio e pertanto gli esiti non considerano pienamente i recenti accadimenti internazionali: in particolare, le dichiarazioni dell’amministrazione statunitense sui dazi all’UE e le crescenti tensioni geopolitiche che potrebbero condizionare, in misura più o meno significativa, il sistema economico/finanziario globale.

Dai risultati dell’indagine trimestrale emerge un’attenuazione dell’evoluzione negativa che ha caratterizzato la congiuntura settoriale per gran parte del 2024 e le prospettive a breve sono all’insegna di una sostanziale stabilità per la maggior parte delle imprese intervistate: Il 19% ha dichiarato un aumento delle consistenze in essere del portafoglio ordini (in continua discesa dal 30% segnato nel primo trimestre), mentre sale al 50% la quota di quelle che hanno mantenuto inalterati il livello degli ordini (erano il 38% a fine settembre); il 50% pensa di mantenere stabile i propri volumi di produzione (il 26% prevede aumenti contro il 24% che, al contrario, prospetta diminuzioni); rimane significativa e pari all’11%, la percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità aziendale; il 70% non pensa di modificare la propria forza lavoro (il 17% prevede aumenti a fronte del 14% che, invece, pronostica ridimensionamenti); sono poco più di un terzo (31%) le imprese rispondenti che, rispetto al passato, pensano di aumentare le attività di investimento nei prossimi 6-12 mesi, mentre poco più della metà (51%) non ne prevede di nuove a fronte del 18% che, invece, dichiara di volerle ridurre.

Inoltre, i dati INPS mostrano un incremento del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (CIG): +33,2% nel 2024 rispetto al 2023. Le ore autorizzate di CIG ordinaria sono aumentate del 68,4% , mentre quelle di CIG straordinaria sono diminuite dell’8,1%.

Il Presidente di Federmeccanica Federico Visentin ha commentato: “Si è chiuso un anno durissimo che lascia un segno meno molto pesante e il 2025 si è aperto con segnali molto preoccupanti. La tenuta del nostro sistema industriale è a forte rischio, sia per criticità strutturali, sia per possibili sconvolgimenti degli equilibri globali che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Serve senso di responsabilità di tutti gli attori per affrontare una fase che potrebbe essere senza precedenti. L’Europa e i singoli paesi devono sviluppare politiche industriali efficaci e coordinate. Le Parti Sociali sono chiamate a mettere in campo azioni che incidano positivamente sulla competitività delle imprese. La competitività del Sistema Paese è la priorità, ora come non mai. Le nostre proposte vanno in questa direzione anche dando risposte importanti alle persone. Lo diciamo sempre e lo ripetiamo: la convergenza tra sostenibilità e competitività va ricercata ad ogni livello. La proposta che abbiamo fatto al sindacato per il rinnovo del CCNL in chiave ESG possiede queste caratteristiche, contenendo elementi che hanno un valore sociale ed economico per i dipendenti e che possono avere anche un effetto positivo sulla competitività delle imprese. Su queste basi siamo stati e saremo aperti al confronto”.

Il Vice Presidente di Federmeccanica Diego Andreis ha aggiunto: “La nostra indagine è una rappresentazione chiara del grave momento che sta vivendo la meccanica che, come noto, è il settore trainante del paese. Il cuore dell’economia italiana ha un battito troppo rallentato che potrebbe anche arrestarsi se non si interviene subito. La debolezza del sistema emerge in maniera nitida se si osservano i dati sulla redditività che evidenziano la grande sofferenza di tantissime imprese. I duri colpi di una crisi più grande di noi si abbattono su un tessuto industriale già oppresso da pesanti fardelli non più sostenibili. L’incremento della marginalità deve essere l’obiettivo di tutte le parti. Senza un adeguato livello di profitti si riducono, fino a chiudersi, gli spazi per investire in innovazione e non ci può essere una maggiore redistribuzione. Gli investimenti aumentano nella minoranza delle imprese ed è tutto collegato. C’è un circolo vizioso che va interrotto per attivare un circuito virtuoso, lavorando insieme per aumentare la produttività e la profittabilità di tutte le imprese. Dobbiamo quindi raddoppiare o triplicare gli sforzi per proteggere ogni azienda, senza lasciare indietro nessuno. Non possiamo permettercelo e non lo permetteremo”.

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