Risorse pubbliche per coprire i risarcimenti che una grande società per azioni deve ai propri lavoratori malati di amianto. È questa la sostanza della denuncia che ha spinto le principali associazioni per la tutela delle vittime dell’amianto (AFEVA Casale Monferrato e Emilia-Romagna, Fondazione “Bepi Ferro” di Padova e Venezia e l’Associazione “Ubaldo Spanghero”) a inviare un appello al Presidente della Repubblica e una segnalazione formale alla Commissione Europea.
Al centro della contesa c’è il decreto-legge n. 19 dello scorso febbraio, che ha dato il via libera all’Inail per l’erogazione delle risorse del “Fondo Vittime dell’Amianto” istituito nel 2023. Un fondo dotato di 80 milioni di euro fino al 2026, nato con l’obiettivo dichiarato di intervenire a favore dei dipendenti delle partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate nei cantieri navali.
Tuttavia, secondo le associazioni, la realtà è ben diversa: “Questo fondo speciale – spiegano in un comunicato congiunto – è stato istituito con l’apparente scopo di intervenire in favore dei lavoratori, ma finora l’Inail non ha erogato alcun indennizzo”. In sostanza, il decreto obbligherebbe l’istituto a rimborsare Fincantieri per le somme che la società è tenuta a pagare in seguito a sentenze di condanna o verbali di conciliazione.
Il punto più critico sollevato dai rappresentanti delle vittime riguarda lo stato di salute economica della società. Fincantieri spa, pur essendo a maggioranza pubblica, è un colosso quotato in borsa che, nel 2025, ha riportato utili record per 117 milioni di euro con ricavi in aumento del 13%. “Fincantieri è una società che gode di straordinaria salute: è il più importante gruppo navalmeccanico d’Europa e certamente non ha bisogno di essere sostenuta attraverso risorse pubbliche”, denunciano le sigle.
Secondo i firmatari dell’appello, l’utilizzo di questo fondo rappresenterebbe un vero e proprio aiuto di Stato che falsa la concorrenza, tesi già sostenuta davanti alla Commissione Europea attraverso una formale segnalazione che Fondazione vittime dell’amianto “Bepi Ferro” di Padova e Venezia ha inviato a luglio 2024, integrata poi con ulteriore documentazione nel 2025. Successivamente, anche l’Associazione Ubaldo Spanghero ha seguito lo stesso percorso.
Oltre ai profili di legittimità europea, l’appello a Mattarella punta il dito sulla violazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Le associazioni evidenziano come il decreto violi l’articolo 3 sulla parità di trattamento, l’articolo 32 sul diritto alla salute e, soprattutto, l’articolo 41, che stabilisce come l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in modo da recare danno alla salute e alla dignità umana.
L’erogazione di questi rimborsi riguarderebbe non solo i dipendenti diretti, ma anche i lavoratori delle ditte in appalto ammalatisi all’interno dei cantieri della società. Le associazioni lamentano innumerevoli incongruenze procedurali che mettono a repentaglio l’effettiva tutela delle vittime, chiedendo invece che le risorse pubbliche vengano utilizzate esclusivamente per indennizzare direttamente i lavoratori e le loro famiglie. “Chiediamo che si ponga fine all’erogazione di soldi pubblici a Fincantieri spa – conclude il comunicato – e che si facciano convergere risorse adeguate per risarcire i lavoratori ammalati o i familiari di quelli deceduti a causa dell’esposizione all’amianto”.
























