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Home - Approfondimenti - Interviste - Anna Giacobbe, Cgil Liguria, recuperare i delusi con un sindacato più forte

Anna Giacobbe, Cgil Liguria, recuperare i delusi con un sindacato più forte

6 Maggio 2008
in Interviste

Anna Giacobbe, segretaria generale della Cgil in Liguria, afferma che i lavoratori hanno votato a destra anche perché profondamente delusi dal Governo di Romano Prodi, perché non è stato in grado di dare una risposta efficiente ai bisogni che emergevano. La risposta della destra non è migliore di quella della sinistra, dice, ma questa non è stata in grado di soddisfare le attese. Il sindacato deve allora attrezzarsi sapendo che il prossimo Governo durerà a lungo, e senza dimenticare che la sua forza viene dai lavoratori, con i quali il rapporto deve essere sempre più stretto, soprattutto nel territorio. Un radicamento più forte e tanta contrattazione sembrano le scelte vincenti.

Anna Giacobbe, c’è stato in Liguria uno spostamento di voti verso il centrodestra e la Lega?
Uno spostamento c’è stato certamente. Nelle zone di tradizionale insediamento della sinistra le cose sono andate un po’ meglio, ma per esempio nel ponente savonese, dove c’è una grande quantità lavoro autonomo e il lavoro dipendente è disperso in tante piccole imprese, le cose sono andate peggio. A Genova alle elezioni amministrative l’anno passato c’era stato nelle zone più popolari un segnale molto pesante di astensionismo, per fortuna almeno in parte è stato recuperato.



E’ presente in Liguria il fenomeno Lega?
Anche da noi ha avuto un’affermazione, una parte del lavoro dipendente ha votato lì. Un fenomeno che non può essere spiegato solo con la mobilità del voto, pure molto più forte di una volta.



Anche tra i lavoratori?
Sì, anche tra chi lavora. Ha pesato molto il senso di delusione rispetto alle attese che si erano create per il Governo Prodi. Quel mondo ha visto un riferimento troppo incerto nella mancata risposta del Governo, nella sua incertezza, nella vischiosità interna. Per chi ha votato la destra questo ha pesato. In Liguria ci sono tante imprese piccole e piccolissime e ha inciso la mancata presenza sindacale. Il dipendente artigiano trova i suoi riferimenti politici non nel mondo del lavoro, ma nel contesto territoriale.



Lavoratori delusi?
Sì, delusi di non ricevere una risposta convincente. Questa la sostanza del fallimento dell’Unione, non essere stata in grado di portare avanti il comune progetto, mostrando colpevole inefficienza.



Ha pesato il tema della sicurezza e la paura degli immigrati?
Questo c’è’ in Liguria, anche se in proporzioni diverse. Nonostante il fatto che l’immigrato non costituisca vera concorrenza, svolga lavori che gli italiani non vogliono fare, per lo più nell’edilizia e nel lavoro domestico.



Ma la sicurezza ha avuto il suo peso?
Io credo di sì, ma non la sicurezza personale, quanto quella più generale. E’ insicura la vita, il lavoro è precario, i contratti tutti a termine. Questo dà insicurezza.



Ma perché dare il voto a destra?
La risposta della destra non è migliore, ma la sinistra non ha dato risposte. Comunque la gente ha capito che le risposte hanno bisogno di tempi lunghi, per questo dove la sinistra ha tenuto il Partito democratico ha tenuto, mentre la Sinistra arcobaleno è crollata.



Cosa deve fare il sindacato?
Deve attrezzarsi partendo dalla consapevolezza che il Governo è adesso questo e ha tempi lunghi. Senza dimenticare che il sindacato è un soggetto politico, ma il suo potere lo trova nei posti di lavoro, nella contrattazione, contando dove ci sono i lavoratori e tutelando le loro posizioni anche sui temi più generali.



Cgil, Cisl e Uil assieme?
L’unità sindacale deve essere il più possibile salda. Io credo che Cisl e Uil faranno tesoro dell’esperienza con il precedente Governo Berlusconi, quando si illudevano di non pagare uno scotto e invece l’hanno pagato, molto alto. Ma dobbiamo stare sulle questioni aperte. Dobbiamo mettere a punto subito la piattaforma per la nuova contrattazione perchè non averla ci indebolisce. Ora ci stiamo arrivando, ma un po’ sul filo di lana, perché se il Governo detassa il salario variabile noi ci troviamo con margini di trattativa molto limitati. In generale dobbiamo essere chiari nelle nostre proposte e nelle nostre controproposte a quelle del Governo. E tutto ciò lo dobbiamo fare in maniera unitaria.



Al sindacato serviranno modifiche organizzative?
Stanno venendo fuori nei lavori preparatori della conferenza di organizzazione nazionale della Cgil. Serve un radicamento più forte nei territori. Si tratta di vedere come questo radicamento viene realizzato. Serviranno maggiori risorse, umane e materiali, dovremo motivare  i quadri dirigenti perché non ci sia un ripiegamento, spingerli a fare le cose che devono essere fatte. Servono persone giovani, che sappiano fare. Motivare militanti e attivisti, ma anche proporre delle soluzioni per non appiattirci sui modelli culturali degli altri.



Con quale rapporto con la politica?
C’è un ambito che riguarda la politica che né noi, né la politica possiamo pensare che alla fine venga ricoperto dalle forze sociali. La politica deve avere un rapporto con le forze del lavoro per quello che le riguarda. Noi possiamo aiutare questo processo, ma non sostituirci ad essa. Dando una buona tutela ai lavoratori li aiutiamo a riprendersi e ridare fiducia nel reinsediamento della politica. Ma i partiti devono fare la loro parte fino in fondo.


5 Maggio 2008


Massimo Mascini

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