Assieme a Belgio, Cipro e Slovenia, l’Italia fa parte degli Stati dell’area euro in cui “il miglioramento del saldo strutturale di bilancio verso l’obiettivo di medio termine disattenderebbe le richieste in misura significativa, superiore cioè a oltre 0,5 punti percentuali del Pil”.
È quanto rileva la Banca centrale europea nel suo bollettino economico menzionando le analisi della Commissione europea.
“Tale valutazione sarebbe confermata anche qualora ai paesi in questione fosse concessa ex post la flessibilità nel quadro del Patto di Stabilità e di crescita richiesta dai governi nei rispettivi documenti programmatici di bilancio.
“Per quanto riguarda Italia e Belgio – si legge ancora – i pareri della Commissione implicano che la conformità con il braccio preventivo non si configura più come fattore mitigante nel valutare l’inosservanza della regola del debito da parte dei due paesi. Nel caso dell’Italia, la Commissione aveva inizialmente previsto di riconsiderare la propria valutazione dei fattori pertinenti a novembre, con un nuovo rapporto basato sul documento programmatico di bilancio per il 2017.”
Tuttavia, rileva ancora la Bce “nonostante alcuni documenti fossero nettamente non conformi alle disposizioni del Patto”, ad oggi “la Commissione non ha richiesto aggiornamenti ad alcuno Stato membro”.
Inoltre, l’Italia ha assistito al maggiore aumento degli spread sui titoli di Stato “principalmente” a causa dell’incertezza politica derivante dal referendum sulle riforme costituzionali.
“I rendimenti delle obbligazioni sovrane decennali sono saliti in tutti i paesi dell`area, con incrementi compresi tra 40 e 90 punti base – si legge – mentre i differenziali di rendimento rispetto al Bund tedesco decennale hanno registrato un ampliamento compreso tra 5 e 50 punti base, ad eccezione della Grecia, dove sono scesi di oltre 200 punti base”.
“L’incremento maggiore dei differenziali sul debito sovrano si è registrato in Italia – osserva la Bce – ed è principalmente riconducibile all’incertezza politica derivante dal referendum costituzionale tenutosi il 4 dicembre.”



























