Arçelik A.Ş. ha annunciato il 19 giugno l’acquisizione del 25% delle quote di Beko Europe B.V. detenute da Whirlpool EMEA Holdings LLC, assumendo così il controllo totale della società.
In una comunicazione inviata alle organizzazioni sindacali, Beko Europe ha spiegato che l’operazione consentirà al gruppo turco di avere «la piena titolarità del business e una struttura di governance semplificata» per le attività europee di produzione, vendita e marketing. Restano invariati gli accordi di licenza che consentono a Beko Europe di produrre e commercializzare in Europa elettrodomestici a marchio Whirlpool.
L’operazione chiude di fatto l’assetto societario nato nel gennaio 2023, quando Arçelik e Whirlpool avevano annunciato la creazione di una joint venture controllata per il 75% dal gruppo turco e per il 25% dalla multinazionale americana. L’accordo comprendeva le attività europee dei due gruppi, con 11 siti produttivi distribuiti tra Italia, Polonia, Slovacchia, Regno Unito e Romania e oltre 20 mila dipendenti.
Per la Fim Cisl, tuttavia, il passaggio societario non rappresenta l’aspetto più rilevante. «L’acquisizione del restante 25% conferma che la strategia di Whirlpool non era orientata al consolidamento del valore industriale e manifatturiero, ma a una logica prevalentemente finanziaria e commerciale», afferma il segretario nazionale Massimiliano Nobis.
Il sindacato evidenzia inoltre come il piano di rilancio produttivo in Italia non abbia ancora prodotto i risultati attesi. Secondo la Fim Cisl, permangono criticità nei principali stabilimenti del gruppo: dopo la chiusura del sito di Siena, a Melano i volumi produttivi dei piani cottura restano limitati, mentre a Comunanza la produzione di lavatrici non garantisce la piena saturazione degli impianti. Anche a Cassinetta, dove si concentrano le produzioni del freddo e della cottura, non sarebbe stato ancora raggiunto un equilibrio produttivo. Preoccupazioni vengono espresse anche per il ridimensionamento delle attività di ricerca e sviluppo a Fabriano e per l’assetto organizzativo del polo logistico di Carinaro.
La Fim richiama inoltre gli impegni assunti nell’accordo sottoscritto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’aprile 2025, che prevedeva investimenti per 300 milioni di euro nel triennio 2025-2027 per la modernizzazione degli stabilimenti italiani. «A oggi – sostiene il sindacato – molti degli obiettivi annunciati non si sono ancora tradotti in interventi concreti capaci di aumentare competitività e volumi produttivi».
In vista del prossimo tavolo di confronto previsto al Mimit a settembre, la Fim Cisl chiede all’azienda di fornire indicazioni chiare sul futuro industriale del gruppo in Italia, sulle prospettive produttive dei singoli stabilimenti e sul ruolo dei marchi storici presenti nel portafoglio di Beko Europe. «La dirigenza dovrà dimostrare che l’operazione avviata nel 2023 è stata realmente strategica e quali benefici concreti porterà alle produzioni italiane», conclude Nobis.




























