Susanna Camusso ha le idee chiare nei rapporti che devono intercorrere tra la sua confederazione e la Fiom di Maurizio Landini. “Esistono delle regole – ha detto all’assemblea della minoranza del sindacato dei metalmeccanici- queste vanno rispettate. L’autonomia contrattuale delle categorie è un dato di fatto. Ma bisogna essere rigorosi nel rispetto delle regole della democrazia. E certi limiti non devono essere superati”.
Il problema di questi giorni gira tutto attorno alle modalità della consultazione dei lavoratori sull’accordo interconfederale del 28 giugno scorso su contratti e rappresentanza. Dopo il voto favorevole del direttivo confederale le categorie sono chiamate a sentire i propri iscritti da qui alla metà di settembre. La Fiom invece ha deciso di chiamare in assemblea tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti. L’intenzione, teme qualcuno, è quella di avere un plebiscito da usare contro l’accordo e la linea politica della confederazione.
Camusso ha negato che questo sia possibile. “Ciascuna organizzazione, ha detto, deve far votare i propri iscritti. E’ possibile, naturalmente, ha aggiunto, fare delle assemblee con tutti i lavoratori, noi parliamo con tutti, ma poi si deve votare e per la Cgil vale solo il voto degli iscritti. Anche perché non è possibile mettere il voto degli iscritti contro quello di tutti i lavoratori: se non coincidono, quale prevale? Non è possibile che il voto degli iscritti valga meno. E se il voto non vale, diventa solo un sondaggio di opinioni, ed è lecito, ma allora bisogna dirlo prima ai lavoratori”.
Ma la polemica della Camusso verso la Fiom è stata anche più ampia. La segretaria generale della Cgil ha criticato la linea giudiziaria presa dal sindacato di Landini. “E’ lecito che il sindacato usi le cause, ma deve sapere dove portano. Perché abbiamo visto che con le sentenze alla fine si corre il rischio che i contratti valgano solo per gli iscritti alle organizzazioni che li firmano e questo è il contrario di quanto noi vogliamo. Per questo la soluzione legale all’infinito non è una linea percorribile”. Al contrario, a suo avviso occorre cercare di ricucire una linea di collaborazione con Fim e Uilm: “Interroghiamoci su cosa chiedere a queste organizzazioni, a come ricostruire una linea unitaria”.
Parole dure, ma il segretario ha tenuto a precisare che non sono da attendere atti estremi: “Chi parla di sanzioni disciplinari, allontanamenti, espulsioni, chi vuole una rottura non ha capito niente, è fuori strada. Non è così che si affrontano i problemi tra Cgil e Fiom. Perché gli iscritti alla Fiom sono innanzitutto iscritti alla Cgil. Per noi c’è la Cgil, e ci sono gli iscritti alla Cgil, poi ci sono articolazioni organizzative, che possono anche cambiare. Perché quello che conta è la confederazione”. Quello che serve, su questo Susanna Camusso è stata chiara, è che ci si scontri, ma poi si arrivi a un chiarimento.”Non può esserci un dissenso permanente, ha detto, i dissensi devono essere superati”.
E’ stata chiara anche sulla necessità di trovare una linea di condotta unitaria con Cisl e Uil: “Con loro, è necessario riaprire una nuova stagione di dialogo dopo gli accordi separati. Le distanze restano molto consistenti, e non penso che sia finita la stagione delle divisioni. Ma se si vuole mettere al riparo la contrattazione occorre ripartire da regole comuni, tentare di costruire una via unitaria. Dobbiamo provarci, sta alla nostra responsabilità”. Impresa non facile e il cui esito non è scontato, perché per esempio rispetto alla manovra “le posizioni sono molto distanti e Cisl e Uil non entrano mai sul merito, si scagliano contro i costi della politica ma poi appoggiano il governo”. Nonostante questo però Cisl e Uil “sono dei grandi sindacati e proprio per questo il rapporto unitario dovrà ripartire dal consenso dei lavoratori.



























