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Camusso (Cgil), se il governo non aprirà un confronto lanceremo una mobilitazione

redazione
Ottobre23/ 2018

“Salvini non ha un argomento ma cerca un nemico”. La segretaria della Cgil Susanna Camusso risponde, intervenendo a Circo Massimo su Radio Capital, al ministro dell’interno, che parlando della manovra ha detto ‘se non piace al sindacato, vuol dire che siamo sulla strada giusta’.

“Chiediamo che il governo apra una discussione – aggiunge Camusso – e in parallelo c’è la scelta unitaria di Cgil, Cisl e Uil di andare a discutere con i nostri delegati con i lavoratori nelle assemblee, c’è bisogno di ricostruire un ragionamento. Certo è che se il governo non aprirà un confronto poi decideremo come sostenere con la mobilitazione le nostre rivendicazioni”.

La segretaria generale non usa mezzi termini nel giudizio sulla manovra: “Non ne vediamo il futuro. Ci pare una legge di bilancio giocata sul consenso immediato, magari sulle scadenze elettorali, ma che non dice la cosa fondamentale: che il nostro paese è ancora in una situazione difficile, ha bisogno di lavoro e di investimenti pubblici. Anche la scelta, che di per sé non è un dramma, di sforare i vincoli di Maastricht viene bruciata sulla spesa corrente e non su un’idea di prospettiva del paese. Le risorse per gli investimenti e le scelte sulla qualità degli investimenti sono i grandi assenti di questa manovra”, continua, “C’è molta attenzione su quota 100 e reddito di cittadinanza, ma vorrei più attenzione alla manovra fiscale, che è rivolta a chi ha di più e non a ricostruire progressività”.

A proposito di quota 100, Camusso la definisce “una scelta necessaria. Sono sicurissima che i lavoratori la stanno aspettando, ma ha un prezzo. Per esempio, è ampiamente discriminante nei confronti delle lavoratrici. Non siamo di fronte a un effettivo cambiamento della natura della struttura di quella legge. E i giovani non possono immaginarsi di costruirsi una pensione”.

Per il ministro degli affari europei Savona ci saranno tre nuovi lavoratori per ogni ‘uscente’. “La legge Fornero ha rappresentato un tappo, ma credo che le misure non sia in grado di definirle nessuno”, risponde Camusso. “Il nodo rimane un sistema produttivo e dei servizi fragile, che ha bisogno di investimenti, di collegamenti, di infrastrutture. Non basta dire che abbiamo qualche centinaia di migliaia di possibili posti”. Nessun dubbio sulla pace fiscale. Secondo Camusso è “un regalo agli evasori. Ci troviamo di fronte a un grande condono. Servirebbero invece misure per combattere l’evasione, quella è la prima grande straordinaria misura sociale”.

Molti iscritti alla CGIL hanno votato per il M5S o la Lega. “Una grande organizzazione di massa è specchio del Paese, ne vive le trasformazioni. Una delle ragioni di questo spostamento è figlia di una rottura fra la sinistra e il mondo del lavoro”, spiega Camusso, che però ricorda che “una risicata maggioranza degli iscritti della Cgil ha votato a sinistra, quindi c’è domanda di sinistra in Italia. Se c’è l’offerta? Questa mi pare una domanda più difficile”.

Sul futuro del sindacato, Camusso ha indicato Maurizio Landini come suo successore. “La segreteria ha proposto a grande maggioranza un ragionamento di definizione del futuro del gruppo dirigente, e anche del segretario, proponendo Maurizio”, dice, “Credo sia una soluzione coerente ai documenti congressuali che abbiamo e al dibattito che stiamo facendo”.

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