Per il segretario provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, “la morte atroce di Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Waseem Khan, 29 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni e Safi Iayjad, 27 anni, bruciati vivi ad Amendolara (CS) dopo aver rivendicato il diritto a essere pagati per il lavoro svolto, rappresenta una tragedia che scuote le coscienze e che non può essere liquidata con il solito rito delle dichiarazioni di circostanza. Quei quattro giovani morti chiedono verità, giustizia e responsabilità”.
“Da anni – spiega – l’UGL Matera denuncia una realtà che molti hanno preferito ignorare o minimizzare. Lo sfruttamento della manodopera, il lavoro nero, il caporalato, le condizioni di precarietà e l’assenza di controlli adeguati costituiscono una piaga che continua a colpire i lavoratori più deboli e ricattabili. I quattro morti di Amendolara non sono una fatalità: sono il simbolo drammatico di un sistema malato che troppo spesso prospera nell’indifferenza generale. Quei ragazzi lavoravano nelle campagne del Metapontino, contribuivano con il loro sacrificio alla ricchezza di un comparto fondamentale per l’economia lucana e oggi non ci sono più perché hanno avuto il coraggio di chiedere ciò che spettava loro.”
“È un fatto gravissimo che impone una riflessione profonda e soprattutto l’assunzione di responsabilità da parte di tutti. L’UGL Matera ha sempre mantenuto alta l’attenzione su questi fenomeni. Abbiamo denunciato più volte situazioni di sfruttamento nel settore agricolo e in altri comparti stagionali, compreso quello turistico, dove non mancano segnalazioni di lavoro sottopagato, contratti irregolari e diritti negati. Lo abbiamo fatto quando era scomodo parlarne e continueremo a farlo senza arretrare di un passo. Non servono passerelle mediatiche, convegni o slogan. Servono controlli continui, più ispettori, verifiche sul rispetto dei contratti, trasporti sicuri, alloggi dignitosi e tolleranza zero verso chi sfrutta i lavoratori per aumentare i profitti.”
“È necessario colpire non soltanto i caporali ma l’intera filiera dell’illegalità che alimenta questo sistema. Da troppo tempo si parla di lotta al caporalato senza risultati adeguati. Intanto continuano gli incidenti, gli infortuni, le morti sul lavoro e le situazioni di sfruttamento che restano sommerse. I morti di Amendolara devono rappresentare un punto di svolta. Non possiamo più accettare che nel 2026 ci siano lavoratori trattati come schiavi moderni. L’UGL Matera esprime piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle Forze dell’Ordine affinché siano accertate tutte le responsabilità. Ma allo stesso tempo ribadisce che la politica e le istituzioni hanno il dovere di passare dalle parole ai fatti. La memoria di Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad non può essere archiviata con qualche dichiarazione di cordoglio. Quei quattro giovani morti ad Amendolara devono diventare il simbolo di una battaglia di civiltà che imponga finalmente legalità, sicurezza e dignità del lavoro. L’UGL Matera continuerà a denunciare ogni forma di sfruttamento, come ha sempre fatto, perché il lavoro deve essere dignità e non morte.”



























