I sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, presenti al tavolo di lavoro interministeriale sul frontalierato riunitosi questa mattina nell`ambito dei lavori dell`assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani, hanno presentato il documento “Verso lo Statuto dei lavoratori frontalieri”.
In particolare, gli ambiti principali che possono costituire specifici ostacoli alla mobilità per i lavoratori frontalieri sono tre: sicurezza sociale e vantaggi sociali, fiscalità diretta e vantaggi fiscali, legislazione sul lavoro. Su ognuno di questi i sindacati hanno presentato proposte al governo e alle istituzioni regionali e territoriali.
Intervenendo alla discussione, il segretario regionale della Cisl Lombardia e presidente del Coordinamento frontalieri Cisl, Mirko Dolzadelli, propone quindi l’istituzione di un ente bilaterale transfrontaliero, in grado di generare numerose opportunità per i lavoratori frontalieri, il mondo dell`impresa e le comunità di frontiera.
Nei numeri, sono oltre 100mila i lavoratori italiani frontalieri, tra i quali circa 50mila sono lombardi che si recano a lavorare in Svizzera.
Un segmento del mondo del lavoro che ha bisogni specifici e richiede un’attenzione normativa particolare. “Diversi potrebbero essere i settori di intervento dell’ente bilaterale – ha spiegato Dolzadelli – dalla formazione e aggiornamento professionale per i lavoratori alle politiche attive per l’occupazione, dalla gestione del mercato del lavoro alla tutela sociale, maternità e welfare locale”.
“Il lavoratore frontaliero è presente quotidianamente, o quasi, in entrambi i Paesi, quello di lavoro e quello di residenza: questo fa sì che i lavoratori frontalieri siano assoggettati contemporaneamente a due ordinamenti nazionali diversi e tale peculiarità può rivelarsi particolarmente problematica” ha ricordato Dolzadelli.
“Se, infatti, i due ordinamenti nazionali non sono sufficientemente disciplinati oppure tra loro opportunamente coordinati facilmente – ha aggiunto – possono dare origine a doppie pretese (per esempio sul piano fiscale), a doppie negazioni di diritti (per esempio sul piano della sicurezza sociale), oppure a discriminazioni (per esempio sul piano della legislazione sul lavoro) nei confronti dei medesimi lavoratori”, conclude il segretario.





























