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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª)

GIOVEDI’ 11 LUGLIO 2002
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI

IN SEDE REFERENTE

(1562) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 giugno 2002, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di occupazione e previdenza, approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dallo stralcio dell’articolo 1, commi 1 e 3, del disegno di legge di conversione

(1249) MORO ed altri. – Trattamento pensionistico dei lavoratori italiani all’estero, fatto proprio dal Gruppo della Lega Padana, ai sensi dell’articolo 79, comma 1, del Regolamento

(1314) PIZZINATO ed altri. – Norme in materia di trattamento pensionistico dei lavoratori italiani all’estero
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Si riprende l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta di ieri.

Interviene nella discussione generale il senatore BATTAFARANO, osservando preliminarmente che già nella seduta di ieri gli interventi del senatore Pizzinato e del senatore Montagnino hanno messo in luce i non pochi elementi di perplessità che suscitano alcune delle disposizioni del decreto-legge n. 108. In particolare, egli condivide i rilievi del senatore Pizzinato sull’articolo 3 e ritiene necessario prolungare dal 31 dicembre 2003 al 31 dicembre 2007 la possibilità, per i lavoratori italiani in Svizzera, di avvalersi della totalizzazione dei contributi, come peraltro è previsto nei due disegni di legge di iniziativa parlamentare n. 1249 e n. 1314, esaminati congiuntamente con il disegno di legge n. 1562.
All’articolo 2, poi, la proroga al 31 dicembre 2002 del termine per l’iscrizione nelle liste di mobilità per i lavoratori licenziati da imprese che occupano meno di 15 dipendenti appare insufficiente e pertanto egli si riserva di presentare emendamenti volti a prolungare il termine predetto.
Già nel suo intervento nella seduta di ieri, il senatore Montagnino ha inoltre evidenziato con chiarezza come il provvedimento all’esame non affronti adeguatamente i problemi occupazionali dovuti a crisi aziendali; anche su questo aspetto si rende necessaria la presentazione di ulteriori emendamenti.
Occorre evidentemente tenere in considerazione l’imminente scadenza del termine costituzionale di conversione del decreto-legge n. 108: tuttavia, ove si proceda all’approvazione del disegno di legge n. 1562 entro la prossima settimana, la Camera dei deputati disporrebbe del tempo necessario per esaminare eventuali modifiche e convertire definitivamente il decreto-legge. Pertanto, è auspicabile che i gruppi politici di maggioranza siano disponibili ad esaminare senza pregiudiziali le proposte di modifica intese a migliorare un provvedimento sulla cui necessità ed urgenza tutti concordano.

Poiché nessun altro chiede di intervenire, il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione generale, ricordando che il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1562 è stato fissato per martedì 16 luglio, alle ore 14.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.


CONVOCAZIONE DELLA COMMISSIONE

Il PRESIDENTE ricorda che la Presidenza del Senato ha assegnato il termine di martedì 16 luglio per l’espressione del parere delle Commissione permanenti sul Documento di programmazione economico-finanziaria 2003-2006, deferito in data di ieri. Propone pertanto che la Commissione torni a riunirsi oggi alle ore 13,30 per iniziare l’esame in sede consultiva del predetto documento.

Conviene la Commissione.





LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª)


GIOVEDI’ 11 LUGLIO 2002
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI



IN SEDE CONSULTIVA



(Doc. LVII, n. 2) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006
(Parere alla 5a Commissione. Esame e rinvio)

In apertura di seduta, interviene sull’ordine dei lavori il senatore DI SIENA, dichiarando di non comprendere i motivi per i quali alle Commissioni permanenti è stato assegnato un termine a suo avviso eccessivamente ravvicinato per esprimere il parere su un atto di notevole importanza quale è il Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2003-2006. Il gruppo Democratici di sinistra-l’Ulivo ha deciso di sollevare il problema con il Presidente del Senato, e, ove tale iniziativa sortisca un esito positivo, si augura che la Presidenza della Commissione voglia riorganizzare i lavori in modo tale da consentire di disporre di più tempo per la valutazione del documento in titolo.

Il senatore VIVIANI esprime il proprio disagio per il modo convulso con cui si stanno svolgendo i lavori parlamentari: rileva infatti che oggi, nel giro di poche decine minuti, si sono susseguite, fino quasi a sovrapporsi, le convocazioni dell’Aula, della Commissione e del Parlamento in seduta comune. In tale situazione, a suo avviso, è ben difficile che la Commissione possa esprimere il proprio parere entro il termine assegnato dalla Presidenza del Senato.

Il PRESIDENTE dichiara di comprendere i motivi del disagio espresso dal senatore Viviani e assicura il senatore Di Siena che, ove dovesse intervenire una decisione della Presidenza del Senato nel senso di spostare in avanti il termine assegnato per l’espressione del parere sul Documento in titolo, egli non mancherà di modificare di conseguenza il calendario dei lavori della Commissione.
Passa quindi ad illustrare le parti di competenza della Commissione del Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2003-2006, osservando preliminarmente che esso delinea un quadro macroeconomico programmatico nel quale la crescita del PIL reale è indicata pari al 2,9-3 per cento per ciascuno degli anni considerati; il saggio di aumento del costo del lavoro e l’inflazione programmata, pari, rispettivamente, al 2,8 per cento e all’1,7 per cento nel 2002, diminuiscono gradualmente fino ad un tasso del 2,4 per cento e dell’1,2 per cento, da conseguire, rispettivamente, nel 2004 e nel 2005; il tasso di disoccupazione, pari al 9,1 per cento nel 2002, dovrebbe infine ridursi fino ad un saggio del 6,8 per cento nel 2006.
Riguardo al quadro programmatico di finanza pubblica e, in particolare, al saldo costituito dall’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni – che è quello rilevante per l’Unione europea -, vengono fissati, per gli anni 2003 e 2004, obiettivi pari, rispettivamente, allo 0,8 per cento e allo 0,3 per cento del PIL. Sono poi previsti valori positivi – anziché di indebitamento – per gli anni successivi.
Le parti più rilevanti del Documento, per quanto attiene alla competenza della 11a Commissione, sono contenute nei paragrafi da IV.1.2. a IV.1.4., che delineano le politiche del Governo in materia di lavoro e previdenza, in coerenza con i due disegni di legge collegati in materia di occupazione e mercato del lavoro – corrispondenti, attualmente, ai disegni di legge n. 848-A e n. 848-bis – e con il “Patto per l’Italia” siglato dalle parti sociali, con l’esclusione della Cgil, il 5 luglio 2002.
Il Documento osserva come il tasso di occupazione italiano – pari al 54,6% nel 2001 – sia il più basso dell’Unione europea, essendo inferiore di circa 6 punti rispetto alla media comunitaria. Un livello particolarmente basso è presentato dalle percentuali relative alle donne e ai lavoratori tra i 55 e i 64 anni di età, pari rispettivamente al 41,1 e al 28 per cento. L’elevamento del tasso di occupazione è in genere considerato fondamentale, anche alla luce dell’evoluzione della struttura demografica dei Paesi avanzati, sia per la crescita economica sia per la futura compatibilità finanziaria dei sistemi di sicurezza sociale. Ricorda, in proposito, che l’obiettivo posto dall’Unione europea prevede un avvicinamento alla soglia del 70 per cento per il 2010.
Il DPEF indica, come valore da conseguire per il 2005, un tasso di occupazione pari al 58,8 per cento, con livelli pari al 46 e al 40 per cento rispettivamente per le donne e per i lavoratori al di sopra dei 55 anni.
Nel Documento vengono individuate quattro linee direttrici da percorrere, ai fini del raggiungimento di tale obiettivo: la prima è costituita dall’introduzione di elementi di flessibilità nel mercato del lavoro e dalla contestuale revisione del sistema degli ammortizzatori sociali.
Con riferimento al profilo della flessibilità, ricorda che le deleghe dei due citati disegni di legge collegati prevedono tra l’altro: l’introduzione del contratto di somministrazione di manodopera, anche a tempo indeterminato, e del lavoro a chiamata; l’ampliamento delle possibilità di prestazioni di lavoro supplementare e di clausole elastiche nei contratti a tempo parziale; la definizione di una disciplina dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; l’individuazione di deroghe in via sperimentale alla tutela cosiddetta reale contro i licenziamenti illegittimi; la definizione di una disciplina più elastica dell’arbitrato irrituale nelle controversie individuali di lavoro.
Riguardo alla riforma degli ammortizzatori sociali, il DPEF prevede un innalzamento della misura dell’indennità ordinaria di disoccupazione – attualmente notevolmente inferiore a quella dei trattamenti ordinari e straordinari di integrazione salariale e dell’indennità di mobilità – e un allungamento della sua durata; viene poi previsto un secondo livello di tutela, avente natura facoltativa e volontaria e a carico delle parti, e viene definito un terzo tipo di protezione, legata a particolari condizioni di disagio; si prospetta infine l’obbligo, ai fini del godimento delle tutele, della ricerca attiva di occupazione da parte del soggetto interessato e della partecipazione a progetti formativi, eventualmente gestiti anche dalle parti sociali.
La seconda linea direttrice è rappresentata dalla ridefinizione del sistema di incentivi all’occupazione e dei contratti a contenuto formativo. Il DPEF osserva che tali istituti privilegiano, attualmente, le fasce giovanili, e sottolinea di conseguenza la necessità di produrre un maggiore impegno nell’indirizzare gli incentivi a beneficio di chi abbia perso il lavoro e di chi versi in condizioni di precarietà. In tale prospettiva, il contratto di apprendistato sarà destinato a favorire il primo ingresso nel mondo del lavoro, mentre il contratto di formazione e lavoro sarà inteso soprattutto al reinserimento dei soggetti più deboli.
L’adozione di misure per accrescere la partecipazione femminile costituisce la terza linea direttrice. Tali misure sono individuate, da un lato, nello sviluppo di alcune forme di lavoro atipico, in particolare, del contratto a tempo parziale, e in interventi fiscali e contributivi; dall’altro, nella diffusione di servizi a costo contenuto. Riguardo a quest’ultimo profilo, il Documento rileva peraltro l’esigenza di procedere a una celere realizzazione del piano nazionale degli asili nido aziendali, interaziendali, di quartiere e pubblici.
La quarta ed ultima linea è rappresentata dalla definizione di politiche per innalzare il tasso di occupazione dei soggetti di età compresa tra i 55 e i 64 anni. Per l’esame di tali strategie, il Documento rinvia al successivo paragrafo sulla riforma del sistema previdenziale, del quale si darà cenno più avanti.
In materia di politiche sociali – prosegue il Presidente – il Governo intende quantomeno confermare il livello di risorse destinate, nel 2002, al Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, prevedendo, in ogni caso, anche l’ipotesi di integrare il Fondo nazionale per le politiche sociali. In tale ambito, le linee fondamentali – come ricorda il Documento – consistono nello sviluppo del sistema a rete degli interventi e dei servizi sociali e nel sostegno delle responsabilità familiari e dei diritti dei minori; nell’adozione di misure relative al servizio domiciliare per gli anziani e gli invalidi gravi; nella promozione dell’integrazione sociale e dei diritti delle persone disabili e negli incentivi alla definizione di programmi annuali e pluriennali in materia di politiche sociali.
Riguardo ai profili più strettamente lavoristici, il Governo intende attuare misure efficaci per l’inserimento dei giovani e per il reinserimento delle persone più deboli, quali disoccupati di lunga durata, disabili, ex-detenuti, ex-tossicodipendenti, e avviare programmi per il contrasto di tutte le forme di discriminazione, con una particolare attenzione per il fenomeno del mobbing.
In materia previdenziale, vengono individuate alcune linee di riforma del sistema pensionistico, in coerenza con le previsioni del disegno di legge delega attualmente all’esame della Camera. In primo luogo, sull’obiettivo del miglioramento dell’equità sociale, il DPEF osserva che un significativo intervento è stato già attuato dalla legge finanziaria 2002, con l’elevamento a un milione di lire dei trattamenti minimi e sociali. Un altro obiettivo di riforma viene individuato nell’innalzamento dell’età effettiva di pensionamento e del tasso di partecipazione degli anziani, mediante l’adozione di incentivi fiscali e contributivi per i soggetti che proseguano l’attività lavorativa anche oltre il conseguimento dei requisiti per il trattamento di anzianità o di vecchiaia; la cosiddetta “liberalizzazione” dell’età pensionabile; la progressiva abolizione del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, eventualmente con specifico riguardo ai soggetti il cui trattamento sia stato liquidato in presenza di parametri superiori ai requisiti minimi. Altre misure da adottare riguardano la rimodulazione delle aliquote contributive, con particolare riferimento ai lavoratori parasubordinati, e il riordino degli enti previdenziali, al fine di accrescere l’efficienza e di ridurre, complessivamente, i costi di gestione.
Viene poi sottolineata l’esigenza di sviluppare la previdenza complementare, mediante la destinazione ai fondi pensione degli accantonamenti finora relativi al trattamento di fine rapporto; l’ampliamento della deducibilità della contribuzione ai medesimi fondi; la revisione, in senso più favorevole, della tassazione dei rendimenti delle forme pensionistiche integrative, anche nell’ottica di una maggiore armonizzazione con la disciplina degli altri Paesi dell’Unione europea.
Tali linee direttrici sono nel complesso intese ad assicurare sia la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, sia l’incremento del tasso di occupazione, incremento che, come detto, costituisce una condizione essenziale per la crescita economica e per il finanziamento dei sistemi di sicurezza sociale.

Il seguito dell’esame è quindi rinviato. 







 







 

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