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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

Presidenza del Presidente
ZANOLETTI

Intervengono i sottosegretari di Stato per il lavoro e le politiche sociali Brambilla e Sacconi.


IN SEDE REFERENTE

(1738) Conversione in legge del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 10, recante disposizioni urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di lavoro a tempo parziale
(Seguito dell’esame e rinvio)

Si riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.

Interviene nella discussione generale il senatore BATTAFARANO, il quale rileva in primo luogo l’entità del fenomeno dell’economia sommersa, stimato, in Italia, attorno al 25 per cento del PIL, e diffuso, sia pure in modo differenziato, su tutto il territorio nazionale, e con caratteristiche di particolare intensità nel Mezzogiorno. Risulta pertanto obiettivamente difficile individuare interventi idonei a realizzare compiutamente l’obiettivo dell’emersione, poiché si tratta di aggredire un fenomeno complesso e stratificato, il contrasto del quale richiede una adeguata combinazione tra politiche attive e misure di repressione, indispensabili soprattutto là dove il lavoro nero si coniuga con la presenza della criminalità organizzata. Pertanto, l’impegno per ridurre e tendenzialmente azzerare l’area dell’illegalità è un impegno prioritario per ogni Governo: quello attuale, però, nel presentare gli interventi per l’emersione contenuti nella cosiddetta legge Tremonti-bis adottò toni imprudentemente trionfalistici, liquidando frettolosamente le obiezioni avanzate dai Gruppi politici dell’opposizione, sull’approccio eccessivamente semplicistico delle misure proposte, come segni di un atteggiamento passivo nei confronti delle iniziative di contrasto del lavoro nero. Nell’arco di pochi mesi, le politiche di emersione adottate dal Governo in carica si sono rilevate però del tutto fallimentari e ad oggi risultano avviate le procedure di regolarizzazione solo per poche centinaia di lavoratori, a fronte di previsioni che parlavano di una platea potenziale di 900.000 unità. Non a caso, nei mesi successivi all’approvazione della legge n. 383 del 2001, si sono susseguiti numerosi interventi legislativi recanti proroghe dei termini e modifiche sostanziali della normativa originaria. Tali modifiche, peraltro, non sempre si sono rivelate migliorative: tale è il caso dell’improvvida idea di individuare nel sindaco uno dei soggetti istituzionalmente chiamati a gestire le procedure di emersione.
Il decreto-legge in conversione – prosegue il senatore Battafarano – recepisce l’avviso comune stipulato a luglio dalle parti sociali – con l’eccezione della CGIL – e provvede all’istituzione dei comitati per il lavoro e l’emersione del lavoro sommerso (CLES): si tratta di un organismo di concertazione, la cui istituzione raccoglie una indicazione formulata a suo tempo dai Gruppi politici dell’opposizione. Tuttavia, alcune parti della normativa all’esame non mancano di suscitare forti perplessità, soprattutto laddove, al capoverso 3 del comma 2 dell’articolo 1 si prevede, con una formulazione alquanto confusa, che i CLES siano integrati dai comitati provinciali per l’emersione istituiti con la legge n. 448 del 1998. Inoltre va osservato che i Gruppi politici del Centro-destra, assecondando l’istituzione di organismi chiaramente pletorici e di dubbia funzionalità, contraddicono le posizioni assunte nella passata legislatura, quando, dall’opposizione, stigmatizzavano come un’inutile moltiplicazione di enti qualsiasi misura istitutiva di organismi collegiali, ostentando, su questo tema, un rigore oggi dimenticato.
Non si comprende poi per quali motivi la certificazione relativa alla regolarità contributiva come presupposto per l’affidamento di un appalto pubblico, di cui all’articolo 2, sia resa obbligatoria solo per le imprese edili e non, come sarebbe più logico, per tutti i soggetti imprenditoriali che partecipano alle gare di appalto.
Infine, all’articolo 3, dovrebbe essere meglio chiarito il rapporto tra la proroga ivi disposta e la riforma del rapporto di lavoro a tempo parziale contenuta nel disegno di legge n. 848, recentemente licenziato dall’Assemblea del Senato.
Nel complesso, il provvedimento all’esame contiene non pochi elementi di confusione e costituisce l’ennesima occasione mancata per un ripensamento complessivo sull’efficacia delle misure in materia di emersione adottate nel corso della legislatura.

Il senatore MONTAGNINO ricorda che la relazione introduttiva del disegno di legge recante primi provvedimenti a sostegno dell’economia – più noto, dopo l’approvazione parlamentare, come legge Tremonti-bis – sostenne con toni trionfalistici la necessità di assumere l’iniziativa di contrasto del lavoro nero come problema di moralità politica, superando le insufficienze delle politiche di riallineamento adottate nella passata legislatura; nel medesimo documento si sostenne altresì che le misure proposte dal nuovo Governo per l’emersione del lavoro irregolare, lungi dal costituire un condono, avrebbero finalmente consentito di riassorbire definitivamente tale fenomeno. I toni trionfalistici di circa un anno fa sono oggi drasticamente smentiti dai deludenti risultati dell’applicazione di quelle norme, e lo stesso decreto-legge all’esame ha un modesto contenuto innovativo della legislazione vigente, limitandosi piuttosto a dilazionare alcune scadenze e a raccogliere, sia pure tardivamente, le obiezioni sollevate dai gruppi politici dell’opposizione, circa l’esigenza di un maggiore coinvolgimento delle parti sociali. Il provvedimento all’esame esemplifica quindi la condotta del Governo, improntata ad una sostanziale estemporaneità, tradottasi soprattutto in provvedimenti emergenziali, di carattere straordinario – quali sanatorie e condoni – privi di contenuto strutturale e tali da scoraggiare la diffusione di una cultura della legalità come premessa per una azione efficace di contrasto del lavoro nero. Dall’altro lato, il Governo non intende valorizzare uno strumento come il credito di imposta per i nuovi assunti, che, adottato nella passata legislatura, si è rivelato particolarmente efficace nel segnare una positiva inversione di tendenza rispetto al lavoro sommerso.
L’ennesima ricerca di mediazione con il Ministero dell’economia ha poi impedito il pieno recepimento dell’avviso comune sottoscritto dalle parti sociali nel luglio scorso, nella parte in cui si auspicava l’estensione degli incentivi contributivi e fiscali conseguenti all’emersione. Per quel che riguarda la proroga dei termini, inoltre, il decreto-legge n. 210 introduce una ingiustificata differenziazione tra l’istituto dell’emersione automatica e quello dell’emersione progressiva, prescrivendo scadenze diverse per la dichiarazione di emersione e per la presentazione del piano individuale di emersione. In particolare, non si comprende esattamente quali possano essere le conseguenze della eventuale reiezione del piano di emersione da parte del CLES. Un problema di coordinamento si pone invece per la sanatoria IVA e in materia di ritenute previste dal comma 2-ter, dell’articolo 1. In sostanza, si tratta di capire se la sanatoria esplichi efficacia anche per le violazioni commesse nella frazione d’anno dal 1° gennaio al 15 maggio 2003, visto che il 2003 rappresenta il secondo periodo interessato dall’emersione. In caso affermativo, però, occorrerà stabilire – per le violazioni IVA – che il versamento dell’imposta debba essere eseguito entro i termini di pagamento dell’IVA annuale, relativa al 2003.
Infine, per quanto riguarda la disposizione che rende obbligatoria, per le imprese edili affidatarie di appalto pubblico, la certificazione della regolarità contributiva, occorre ribadire le ragioni già espresse in sede di esame del disegno di legge collegato sul mercato del lavoro, quando con l’approvazione di un emendamento della maggioranza – poi soppresso in Assemblea – si era tentato di indebolire e svuotare un importante strumento normativo a presidio della regolarità delle imprese edili che partecipano alle gare d’appalto, e cioè la legge n. 327 del 2000 sulla valutazione del costo del lavoro e delle sicurezza nelle gare d’appalto, approvata nella scorsa legislatura. Anche in questo caso, dunque, si deve ascrivere ai Governi e alla maggioranza di centrosinistra della scorsa legislatura l’adozione dei principali strumenti di contrasto al lavoro nero e irregolare.

Il senatore VANZO, dopo aver ricordato che il Gruppo Lega Padana guarda con favore a qualsiasi iniziativa volta a contrastare il fenomeno del lavoro sommerso, osserva che non si possono di certo negare o sottovalutare le difficoltà di applicare le disposizioni sull’emersione di cui al capo I della legge n. 383 del 2001 e successive modificazioni e integrazioni. E’ auspicabile pertanto che con l’istituzione dei comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso si dia una risposta soddisfacente alla diffusa domanda di legalità proveniente dal mondo del lavoro e dell’impresa. Per quel che riguarda poi l’articolo 2, la previsione di convenzioni tra l’Inps, Inail e le Casse edili per il rilascio di un documento unico di regolarità contributiva costituisce una misura particolarmente apprezzabile, che, tra l’altro, concorrerà a snellire le procedure per avviare ad esecuzione le opere pubbliche.

Poiché non vi sono altri senatori iscritti a parlare, il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione generale.

Replica quindi agli intervenuti il sottosegretario SACCONI il quale, dopo essersi riservato di comunicare in occasione della discussione in Assemblea sul provvedimento in titolo i dati relativi all’emersione, osserva che anche i senatori appartenenti ai Gruppi politici dell’opposizione hanno riconosciuto la complessità del processo di contrasto dell’economia sommersa. Per ottenere risultati concreti, è necessario in primo luogo disporre di strumenti adeguati a realizzare gli indispensabili interventi di carattere strutturale, riconducibili, in sostanza, alla riduzione della pressione fiscale e contributiva e degli oneri burocratici gravanti sul sistema produttivo. Considerato infatti il carattere di cronicità che il lavoro nero ha assunto in Italia – raggiungendo, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, una dimensione pari al doppio di quella registrata nei paesi più industrializzati – gli strumenti repressivi, pur necessari, sono insufficienti e destinati all’insuccesso, ove non sostenuti da un contesto che renda conveniente il rientro nella legalità. Anche l’esperienza dell’emersione dei lavoratori immigrati e le difficoltà che si incontrano in questo processo dimostrano l’estensione e il radicamento del sommerso e la necessità di agire in profondità per recuperare certezza e trasparenza nel rapporto di lavoro.
Il decreto-legge n. 210 dispone termini più ampi per gli adempimenti connessi al procedimento di emersione graduale in considerazione dei compiti attribuiti ai CLES relativamente alla negoziazione di detta gradualità, specialmente per quel che riguarda i profili contrattuali attinenti alla retribuzione. E’ intenzione del Governo presentare un emendamento per definire meglio le competenze delle parti sociali e dei comitati relativamente a questa problematica.
Il rapporto di integrazione tra i CLES e i comitati provinciali per l’emersione non deve essere inteso come un inglobamento, bensì come una misura di valorizzazione degli organismi istituiti dalla legge n. 448 del 1998, finalizzata a sostenere le attività di incentivazione e di repressione.
Sui problemi sollevati dal senatore Pizzinato, verrà valutata la possibilità di presentare un emendamento che consenta di applicare ai lavoratori privi di un contratto di riferimento, i contratti collettivi stipulati per le categorie affini, secondo un principio già enunciato in sede giurisprudenziale. La regolarizzazione dei lavoratori irregolari operanti presso le comunità terapeutiche appare invece più problematica, per motivi legati alla sostenibilità della spesa. E’ poi intenzione del Governo presentare un emendamento all’articolo 3 per chiarire che il riferimento alle diverse intese deve intendersi nel senso degli eventuali accordi collettivi subentrati a quelli vigenti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 61 del 2000.
Sull’articolo 2, infine, il rappresentante del Governo osserva che il riferimento al settore edile non intende prefigurare un trattamento differenziato rispetto ad altri settori produttivi: le disposizioni contenute in tale articolo si motivano infatti per la preoccupante dimensione che il fenomeno dell’occupazione irregolare ha raggiunto in tale comparto. Si riserva quindi di valutare eventuali emendamenti che estendano ad imprese di settori diversi da quello edile l’obbligo di presentare alla stazione appaltante la certificazione relativa alla regolarità contributiva.

Replica quindi agli intervenuti il relatore MORRA, il quale dichiara di condividere molti dei rilievi critici formulati dai senatori appartenenti ai Gruppi politici dell’opposizione sulla complessità del fenomeno dell’economia sommersa e sulla difficoltà di porre in essere misure idonee a contrastare il lavoro nero, anche se essi vanno sfrondati da toni ingiustamente polemici circa le previsioni formulate dal Governo all’atto della presentazione dei provvedimenti che hanno caratterizzato i cosiddetti 100 giorni.
Anche nella passata legislatura, infatti, furono formulate previsioni rivelatesi poi inesatte circa l’efficacia dei contratti di riallineamento, e non vi è dubbio che è necessario approfondire ulteriormente l’analisi della variegata e complessa realtà del lavoro nero per intraprendere un’azione di contrasto realmente efficace e basata, come ha giustamente sottolineato il rappresentante del Governo, su interventi di carattere strutturale. Il decreto-legge in conversione, che intende completare il quadro normativo già elaborato dal Governo, è un provvedimento che può concorrere efficacemente a circoscrivere e ridurre l’area dell’illegalità: esso peraltro deve essere letto in relazione alle misure di più ampio respiro che il Governo ha predisposto per il riassetto del mercato del lavoro e per la promozione dello sviluppo, soprattutto nel Mezzogiorno. E’ peraltro da segnalare come fatto positivo il recepimento, operato dal decreto-legge n. 210, dell’avviso comune siglato a luglio dalle parti sociali, soprattutto per la parte che opportunamente trasferisce al CLES le competenze già attribuite ai sindaci, operando un positivo coinvolgimento delle parti sociali medesime nel processo di emersione. L’azione dei CLES potrà essere utilmente integrata anche dal supporto offerto, soprattutto in termini di analisi, dai comitati provinciali per l’emersione di cui alla citata legge n. 448 del 1998.
Dopo aver dichiarato di condividere le osservazioni del Sottosegretario circa la preoccupante diffusione del fenomeno del lavoro nero nel settore dell’edilizia, il senatore Morra sottolinea che l’impegno per ricondurre alla legalità l’ampia area dell’economia sommersa è un investimento essenziale per il futuro del Paese, in quanto può concorrere efficacemente alla soluzione dei problemi della finanza pubblica, dell’occupazione, della trasparenza e della legalità del rapporto di lavoro.

Il PRESIDENTE esprime il proprio compiacimento per l’ampio e costruttivo dibattito, e ricorda che il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato, nel corso della seduta di ieri, per venerdì 4 ottobre alle ore 12.

Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

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