(Dal Resoconto Sommario)
231a Seduta
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il ministro del lavoro e delle politiche sociali Maroni.
La seduta inizia alle ore 15,10.
IN SEDE REFERENTE
(2058) Delega al Governo in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all’ occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria, approvato dalla Camera dei deputati
(421) MAGNALBO’. – Modifiche e integrazioni all’ articolo 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di totalizzazione dei periodi di iscrizione e contribuzione
(1393) VANZO ed altri. – Abrogazione delle disposizioni concernenti il divieto di cumulo tra redditi di pensione e redditi di lavoro autonomo
– e petizioni nn. 66, 84, 200, 255, 393, 574, 582, 583 e 634 ad essi attinenti
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)
Si riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta del 26 febbraio scorso.
Il PRESIDENTE dà lettura della lettera pervenuta oggi dalla Presidenza del Senato, con cui si informa che, a seguito di apposita richiesta del Ministro dei rapporti con il Parlamento, a nome del Governo, è stata convocata, per le ore 15 della giornata odierna, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari per assumere le opportune decisioni in ordine alla proposta di iscrivere all’ordine del giorno dell’Assemblea, a partire da martedì 9 marzo, il disegno di legge n. 2058 ed i disegni di legge ad esso abbinati.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) esprime il proprio totale disappunto per gli ultimi sviluppi testè ipotizzati, precisando preliminarmente che gli emendamenti governativi 1.1000 e 1.1001 nonché il subemendamento governativo 1.0.1/1000 sono stati presentati solo la scorsa settimana e conseguentemente, la proposta di iscrivere all’ordine del giorno dell’Assemblea per martedì prossimo il disegno di legge n. 2058 impedisce di fatto alla Commissione di completare i propri lavori e costituisce una grave ed inaccettabile lesione delle prerogative del Parlamento e delle regole del confronto democratico, sintomatica della involuzione autoritaria che caratterizza la condotta del Governo.
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) segnala la gravità della decisione assunta dal Governo, volta a richiedere l’iscrizione del provvedimento in titolo all’ordine del giorno dell’Assemblea a partire da martedì prossimo, sottolineando che la stessa decisione finirà inevitabilmente per impedire un concreto esame nel merito dei profili attinenti alla materia previdenziale, presentando anche risvolti preoccupanti sul piano della correttezza istituzionale, in quanto la stessa è suscettibile di recare un forte pregiudizio al ruolo e alle prerogative del Parlamento. La scelta del Governo, di chiaro stampo autoritario, potrebbe poi essere ulteriormente aggravata dall’eventuale decisione di porre la fiducia in Assemblea sugli emendamenti presentati dall’Esecutivo, vanificando così del tutto qualsiasi possibilità di confronto.
L’improvvisa e inspiegabile accelerazione dei lavori parlamentari si inquadra nell’ambito di una strategia assunta dalle forze politiche di maggioranza, volta all’approvazione del disegno di legge in materia previdenziale con largo anticipo rispetto alle scadenze delle elezioni europee, in modo tale da attenuare l’impatto negativo sull’elettorato di tale inaccettabile normativa.
L’oratore conclude il proprio intervento evidenziando che tale scelta è suscettibile di inasprire lo scontro sociale, come pure quello parlamentare.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) sottolinea che l’atteggiamento assunto dal Governo nell’attuale frangente rivela un’impostazione di tipo autoritario, poco rispettosa delle prerogative e del ruolo del Parlamento e suscettibile di impedire una seria e proficua analisi degli specifici profili della materia previdenziale, articolata e complessa.
Questo atteggiamento è ancor più sorprendente e privo di giustificazioni, se si considera che nel corso dell’esame in sede referente del disegno di legge in titolo, i Gruppi politici dell’opposizione non hanno mai improntato la loro azione a finalità di tipo ostruzionistico, e la loro condotta ha mirato esclusivamente allo scopo di ridurre gli effetti pregiudizievoli della disciplina di riforma prospettata dall’Esecutivo.
Il Governo, con la proposta di iscrivere all’ordine del giorno dell’Assemblea per martedì prossimo il provvedimento in titolo, ha assunto dunque una posizione poco rispettosa della dignità di tutti i parlamentari, a prescindere dall’appartenenza politica, nella prospettiva di anticipare l’approvazione finale del provvedimento, per poi ridurre eventualmente, attraverso un’intensa campagna mediatica, il potenziale impatto negativo dello stesso sull’elettorato, in vista delle prossime elezioni europee.
Inoltre, le carenze della legge finanziaria per il corrente anno, sul piano della assenza di significative misure di tipo strutturale, rilevata anche in sede europea, hanno indotto l’Esecutivo a prospettare una riforma previdenziale, al solo e discutibile fine di porre rimedio alle incongruenze di una manovra di finanza pubblica basata esclusivamente su misure una tantum e sui condoni.
L’oratore, dopo aver dato atto al Presidente di avere sempre esercitato il proprio ruolo con equilibrio ed elevata sensibilità istituzionale, auspica che lo stesso rivendichi le prerogative della Commissione, prospettando, nelle dovute sedi, l’esigenza di condurre a termine l’esame in sede referente del disegno di legge n. 2058, senza alcuna ulteriore forzatura.
Il senatore MALABARBA (Misto-RC) invita il Presidente della Commissione e gli stessi colleghi dei gruppi politici di maggioranza ad opporsi all’accelerazione, irragionevole e priva di senso, che il Governo vuole imprimere all’iter procedurale in questione, osservando che tale scelta è suscettibile di rinfocolare gravemente tensioni mai sopite, determinando una decisa reazione delle forze sociali contro tale inaccettabile comportamento.
Il Ministro MARONI interviene brevemente auspicando che l’eventuale reazione sociale prefigurata dal senatore Malabarba, si esplichi sempre nell’ambito della legalità.
Il senatore MALABARBA (Misto-RC) evidenzia che l’opposizione sociale nei confronti della riforma proposta dal Governo ha sempre avuto e non potrà non avere un carattere pacifico e legalitario, conformemente alla tradizione e ai valori democratici che hanno sempre ispirato le lotte dei movimenti di lavoratori.
La proposta di iscrizione del provvedimento in titolo all’ordine del giorno dell’Assemblea, formalizzata dal Governo, risulta incentrata su un’inaccettabile impostazione metodologica, adottata anche in altre occasioni – come ad esempio in relazione alla manovra di finanza pubblica per il corrente anno – in base alla quale si cerca costantemente di inibire e comprimere il normale svolgimento della dialettica parlamentare su tematiche complesse ed articolate.
Tale impostazione impedisce al Parlamento di affrontare e di approfondire i nodi problematici ravvisabili in relazione ai testi normativi prospettati dall’Esecutivo, tra i quali cita a titolo esemplificativo l’articolo 1-quinquies inserito nell’ambito del subemendamento governativo 1.0.1/1000, suscettibile di ledere gravemente i diritti di migliaia di lavoratori che sono in procinto di essere espulsi dal mondo del lavoro, attraverso processi di mobilità.
Gli emendamenti presentati, in un numero peraltro contenuto, dai Gruppi politici dell’opposizione durante l’iter del disegno di legge in esame non sono mai stati ispirati da mere finalità ostruzionistiche, rivestendo una valenza politica sostanziale.
L’oratore, dopo aver espresso la forte preoccupazione che l’accelerazione della trattazione del disegno di legge delega possa preludere alla richiesta della fiducia da parte dell’Esecutivo sui propri emendamenti, con una ulteriore compressione dei diritti del Parlamento, esprime la propria indignazione per l’atteggiamento assunto dal Governo nel corso dell’intera vicenda relativa alla riforma pensionistica e preannuncia che, qualora la Conferenza dei Capigruppo accolga la richiesta del Governo, abbandonerà per protesta i lavori della Commissione.
Il senatore PETERLINI (Aut) sottolinea che l’eventuale calendarizzazione in Aula per martedì 9 marzo del provvedimento in titolo è suscettibile di vanificare il proficuo lavoro svolto finora dalla Commissione in sede referente, soprattutto per quanto concerne la messa a punto di questioni essenziali, come la riforma del sistema di previdenza complementare, necessaria soprattutto in relazione alla notevole riduzione dell’entità dei trattamenti pensionistici nel sistema pubblico, in conseguenza dell’adozione del sistema di calcolo contributivo.
Il Presidente, che ha mostrato sempre sensibilità e equilibrio e ha valorizzato i lavori e il ruolo della Commissione, dovrebbe in tale circostanza ribadire l’esigenza di completare l’esame in sede referente del disegno di legge in titolo.
Peraltro, da parte del Governo non sono mancate incertezza ed oscillazione, e lo stesso ministro Maroni, dopo aver in più circostanze affermato di non ritenere indispensabile una riforma del sistema previdenziale basata sull’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento, ha dovuto poi farsi carico delle pressioni esercitate da taluni esponenti della maggioranza, orientate in una prospettiva differente da quella inizialmente adottata.
L’oratore conclude il proprio intervento prospettando la opportunità di completare i lavori della Commissione, nel termine massimo di due settimane, una scadenza a suo avviso realistica per consentire il completamento dell’esame in sede referente e la trasmissione del testo del disegno di legge all’Assemblea.
Il senatore DI SIENA (DS-U) sottolinea preliminarmente che con l’eventuale decisione di iscrivere anticipatamente all’ordine del giorno dell’Assemblea il provvedimento in titolo si verrebbe a perpetrare il vulnus istituzionale apertosi sin dal momento in cui la Commissione è stata costretta, per mesi, ad una fittizia discussione su testi destinati a essere modificati dal Governo. E’ pertanto inammissibile che ora si utilizzi in maniera pretestuosa l’argomento incentrato sul protrarsi per molto tempo dell’esame in sede referente, per tentare di estromettere indebitamente la Commissione dal proprio ruolo, con un atteggiamento quanto meno poco rispettoso delle prerogative del Parlamento. La responsabilità dei ritardi, infatti, va imputata esclusivamente alle incertezze e alle divisioni in seno all’Esecutivo.
Anche rispetto al mondo sindacale l’impostazione metodologica seguita è stata incentrata su un confronto sociale attivata fittiziamente, senza una reale intenzione da parte del Governo di recepire le istanze prospettate dalle parti sociali.
L’episodio dell’anticipata iscrizione all’ordine del giorno dell’Assemblea del provvedimento in titolo è purtroppo coerente con la strategia complessiva adottata dal Governo, che attualmente sta proponendo riforme costituzionali atte a ridimensionare il ruolo del Parlamento, in una prospettiva preoccupante e rischiosa per l’intero sistema democratico.
Nella precisazione del ministro Maroni in ordine alle modalità di lotta dei lavoratori, il senatore Di Siena dichiara poi di avere intravisto un’insinuazione, su ipotetiche degenerazioni del conflitto sociale, poco consone al senso di misura che dovrebbe ispirare il confronto parlamentare su problemi di grave rilievo.
La senatrice PILONI (DS-U), dopo essersi associata alle considerazioni da ultimo espresse dal senatore Di Siena, osserva che la proposta del senatore Peterlini, finalizzata a consentire il completamento dell’iter in Commissione nell’arco temporale massimo di due settimane, è positiva, anche perché in tal modo si potrebbe spegnere sul nascere la possibile tentazione, da parte del Governo, di aggirare del tutto il confronto parlamentare sulla riforma delle pensioni, ponendo la questione di fiducia. Una tale eventualità sarebbe peraltro del tutto immotivata, anche perché durante i lavori parlamentari inerenti il disegno di legge in titolo i gruppi politici di opposizione hanno sempre mantenuto un atteggiamento avulso da qualsivoglia intento di tipo ostruzionistico e tutti i rallentamenti dell’iter parlamentare sono conseguenze delle divisioni e delle incertezze in seno all’Esecutivo e alla coalizione di maggioranza.
Peraltro permangono, nel disegno di legge n. 2058 e nelle proposte emendative del Governo, numerose incongruenze, soprattutto in relazione a talune questioni, tra le quali l’oratrice cita a titolo esemplificativo quelle attinenti ai lavoratori cosiddetti precoci, ai lavoratori in mobilità e alle donne. Per questi e per altri aspetti, la riforma pensionistica all’esame prospettata dall’Esecutivo è dunque suscettibile di accentuare ulteriormente il sentimento di insicurezza che ormai pervade tutto il Paese.
Indifferente a questi problemi, il Governo ha assunto un atteggiamento poco rispettoso del ruolo del Parlamento, che viene considerato alla stregua di un organo con funzioni di mera ratifica rispetto a decisioni assunte in sedi e in ambiti diversi.
In conclusione l’oratrice esprime l’auspicio che il Presidente della Commissione si attivi per ribadire, presso le istanze competenti, l’esigenza di completare i lavori in sede referente.
La senatrice DATO (Mar-DL-U) dopo aver ravvisato nelle affermazioni del ministro Maroni una deplorevole allusione ad una presunta possibilità di una degenerazione delle forme di lotta da parte dei settori sociali che esprimono critiche rispetto alla riforma previdenziale proposta dall’Esecutivo, ritiene che la proposta di anticipare al prossimo martedì l’inizio della trattazione in Assemblea del disegno di legge in titolo risulti lesiva delle regole del confronto democratico, in quanto tende ad impedire che i parlamentari possano espletare pienamente il loro mandato, riportando le istanze proprie dei diversi settori della società da loro rappresentati, nell’alveo del dibattito parlamentare e della produzione legislativa.
La scelta di indebolire le prerogative e il ruolo del Parlamento, nella sua veste di istituzione rappresentativa, è suscettibile pertanto di spostare il confronto in sedi diverse, dando luogo a movimenti di protesta la cui origine va ascritta, in ultima analisi, proprio alle tentazioni autoritarie che caratterizzano la condotta delle forze politiche di maggioranza e del Governo.
Il PRESIDENTE sottolinea preliminarmente che l’iter del disegno di legge in titolo ha registrato alcuni rallentamenti, dovuti sia alla oggettiva complessità e delicatezza della materia previdenziale, sia all’ampio dibattito sociale che la stessa necessariamente comporta ed infine anche a difficoltà registratesi nell’ambito della coalizione governativa, dovute al tentativo di trovare un giusto punto di equilibrio tra le oggettive esigenze di carattere strutturale sottese alla riforma previdenziale e le altrettanto rilevanti esigenze di salvaguardare l’impianto solidaristico del sistema pensionistico pubblico e di tutelare i diritti acquisiti.
Il comportamento delle forze politiche di opposizione è risultato durante tutto l’iter del provvedimento in questione improntato a lealtà e correttezza e conseguentemente qualsivoglia improvvido tentativo di imputare ad esse i ritardi da cui è derivata la scelta di anticipare al discussione in Assemblea, troverebbe nella presidenza della Commissione una convinta smentita e una decisa opposizione.
Peraltro, la richiesta che il Governo ha rivolto alla Presidenza del Senato, per accelerare l’iter parlamentare della riforma previdenziale, non è ispirata da preoccupazioni di stampo ellettoralistico, ma è riconducibile ad esigenze politiche legate all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, e al mantenimento degli impegni assunti dal Governo italiano in ordine alla stabilizzazione della spesa previdenziale in rapporto al prodotto interno lordo.
Il Presidente, con riferimento ad alcuni interventi nel dibattito odierno, osserva altresì che, già in altre occasioni, il Ministro ha manifestato la propria contrarietà rispetto all’ipotesi di porre la questione di fiducia nel corso della discussione parlamentare del disegno di legge n. 2058 e conseguentemente ritiene che tale orientamento, opportuno per salvaguardare le esigenze di adeguato confronto dialettico in sede parlamentare, verrà ribadito anche oggi .
Occorre infine rilevare che, da un punto di vista strettamente procedurale, la iscrizione del provvedimento all’ordine del giorno dell’Assemblea non preclude la possibilità di una successiva remissione alla Commissione dello stesso, al fine di consentirne il completamento dell’iter in tempi rapidi.
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) invita i senatori delle forze politiche di maggioranza a presentare, a seguito dell’iscrizione del disegno di legge all’ordine del giorno dell’Assemblea, un’apposita questione pregiudiziale, volta alla rimessione alla Commissione del disegno di legge in titolo, precisando che, in tal caso, non verrebbe certo a mancare il voto favorevole delle forze politiche di opposizione.
Il senatore FLORINO (AN) ritiene che i toni usati nella seduta odierna da parte di taluni senatori delle forze politiche di opposizione risentano di una eccessiva drammatizzazione, inconciliabile con le esigenze proprie di una proficua e serena dialettica parlamentare.
Risultano infatti incomprensibili e ingiustificati i rilievi volti a sottolineare una presunta strategia elettorale in relazione all’anticipazione dell’esame in Assemblea del disegno di legge in questione, poiché, ove si convenisse sul carattere punitivo della riforma previdenziale all’esame, più volte evocato negli interventi dei rappresentanti dell’opposizione, ne deriverebbe che l’interesse elettorale del Governo consisterebbe nel varare tale riforma dopo e non prima del voto europeo ed amministrativo.
Anche le critiche espresse in relazione agli sforzi profusi dal Governo per l’attivazione di un proficuo confronto sociale risultano ingiustificate e pretestuose, anche perché, nel corso dell’esame parlamentare della riforma del 1995, le forze politiche che allora sostenevano il Governo Dini non diedero certo segno di analoghe aperture.
Dopo aver sottolineato che la scelta di anticipare l’iscrizione del disegno di legge in titolo all’ordine del giorno dell’Assemblea è riconducibile all’esigenza di mantenere gli impegni assunti in sede europea dall’Italia, l’oratore ricorda che anche nella passata Legislatura vi sono stati casi in cui un disegno di legge è approdato all’esame dell’Assemblea senza che si concludesse l’esame in sede referente.
Il relatore MORRA (FI) sottolinea preliminarmente che l’atteggiamento assunto dai Gruppi politici dell’opposizione nel corso dell’iter in Commissione del provvedimento in titolo è risultato avulso da qualsivoglia atteggiamento di tipo ostruzionistico, e improntato a una esplicita volontà di confronto sul merito dei singoli problemi.
L’attività della Commissione è stata finora proficua e ha comportato un approfondimento di taluni profili in una prospettiva volta al miglioramento del testo normativo in esame rispetto alla versione originariamente proposta. Tale disciplina, peraltro, si pone in un rapporto di continuità con l’impostazione di fondo sottesa alle riforme pensionistiche degli anni Novanta, incidendo esclusivamente su taluni profili specifici di criticità ravvisabili in ordine alle stesse.
Dopo aver sottolineato che la proposta di calendarizzazione in Aula è stata ispirata sicuramente da esigenze oggettive – di cui il Governo potrà dar conto – il relatore auspica che non venga posta in Aula la questione di fiducia da parte dell’Esecutivo, in modo tale da consentire una che l’esame del provvedimento in titolo prosegua in modo proficuo e senza ulteriori condizionamenti.
Il senatore TOFANI (AN) sottolinea che la proposta di calendarizzazione in Aula per il 9 marzo è dovuta ad una esigenza politica condivisibile, incentrata sulla necessità di ribadire in ambito comunitario la volontà delle istituzioni governative nazionali di operare un’efficace riforma del sistema previdenziale.
L’esame in Aula si svolgerà – secondo l’orientamento emerso in sede di conferenza dei capigruppo – senza determinare una sovrapposizione temporale della procedura in questione con quella inerente alla riforma costituzionale.
Il proficuo sforzo di approfondimento posto in essere dalla Commissione non viene vanificato dalla calendarizzazione in Aula dell’atto in esame, essendo auspicabile che l’Assemblea si avvalga anche dei preziosi risultati conseguiti durante l’esame in Commissione, sul piano dell’analisi e dell’approfondimento della tematica in questione.
Il ministro MARONI sottolinea che la scelta operativa di non sovrapporre sul piano temporale l’iter in Assemblea del disegno di legge in titolo con quello attinente alla riforma costituzionale potrà consentire in tale fase la disponibilità di tempi congrui, idonei a consentire un esame completo della tematica previdenziale.
Le valutazioni espresse durante il dibattito in Commissione e le esigenze emerse nell’ambito del confronto con le parti sociali sono risultate utili, soprattutto ai fini della individuazione di adeguate soluzioni in ordine alle delicate questioni della decontribuzione, del regime di conferimento del trattamento di fine rapporto ed infine dell’elevazione graduale dei requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento.
Il Governo – prosegue l’oratore- non ha posto in essere alcun comportamento suscettibile di ledere le prerogative del Parlamento, avendo chiesto la calendarizzazione in Aula del provvedimento in esame al Senato, che potrà assumere le relative decisioni sul piano della programmazione dei lavori avvalendosi degli organi parlamentari competenti in ordine a tali profili – nel caso di specie la Conferenza dei capigruppo – .
Precisa infine che il proprio precedente intervento, relativamente alla protesta sociale prefigurata dal senatore Malabarba, era volto esclusivamente ad esprimere l’auspicio che tali forme di contestazione, legittime in un sistema democratico, possano svolgersi sempre nell’ambito della legalità e senza modalità violente.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) valuta inutile tale precisazione, essendo sicuramente condivisa da tutti i componenti della Commissione.
Il PRESIDENTE informa la Commissione che la Conferenza dei capigruppo, convocata per le ore 15 della giornata odierna, ha testè terminato i propri lavori, decidendo di calendarizzare in Aula il provvedimento in titolo per le ore 16 di martedì 9 maggio.
Il senatore TOFANI (AN), rileva preliminarmente che, riguardo ai tre nodi problematici emersi nel corso del confronto sociale, attinenti rispettivamente alla decontribuzione per i neoassunti, al regime di conferimento per il trattamento di fine rapporto ed infine alla elevazione dei requisiti anagrafici e contributivi a partire dal 2008, sono state individuate soluzioni ampiamente condivise, limitatamente ai primi due profili. Riguardo agli aspetti inerenti all’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi, la soluzione prospettata dal Governo nell’ambito del subemendamento 1.0.1/1000 risulta condivisa dalle forze politiche di maggioranza, mentre l’opposizione ha espresso la propria contrarietà in ordine a tale disciplina. Tale divergenza tuttavia non sarebbe stata superata anche se fosse continuato l’esame in Commissione dopo il 9 marzo.
Alla luce di tale quadro complessivo appare opportuno che la Commissione, con senso di responsabilità, prosegua l’esame anche nelle giornate di venerdì, lunedì e martedì, nel tentativo di completare l’esame del disegno di legge in titolo.
Nell’eventualità in cui tale circostanza non si verifichi, è comunque possibile per l’Assemblea assumere la decisione di rinviare alla Commissione il provvedimento in titolo, per un supplemento di esame.
Il PRESIDENTE dichiara di condividere pienamente l’esigenza di procedere alla continuazione dell’esame in Commissione fino al giorno della calendarizzazione, proponendo di convocare la Commissione per venerdì 5 marzo alle ore 10, lunedì 8 marzo alle ore 16,30 e martedì 9 marzo alle ore 14.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) rileva che il lasso di tempo concesso alla Commissione risulta eccessivamente ridotto, con conseguente impossibilità per la stessa di continuare proficuamente l’attività entro il termine individuato dalla Conferenza dei Capigruppo.
Chiede al ministro Maroni di chiarire la propria volontà politica, in ordine alla eventualità di porre la questione di fiducia durante l’esame in Assemblea del provvedimento in titolo.
Il ministro MARONI, dopo aver precisato che il Consiglio dei ministri ha deliberato l’autorizzazione, per il Ministro del lavoro nonché per il Ministro dell’economia, di porre la questione di fiducia durante l’iter del disegno di legge in esame, evidenzia che, nonostante tale autorizzazione, non ritiene opportuno avvalersi di tale facoltà durante la procedura in questione.
Il senatore MALABARBA (Misto-RC), dopo aver ribadito la propria contrarietà in ordine alla decisione di calendarizzare in Aula per martedì 9 marzo il provvedimento in titolo, evidenzia in senso critico che taluni profili inerenti alla tematica in esame non sono stati finora mai esaminati in Commissione.
Anche l’ipotesi di effettuare un passaggio esclusivamente formale in Assemblea, per poi riprendere – dopo apposito rinvio – l’esame in Commissione, risulta illogica, non essendo chiaro quali siano le reali finalità sottese a tale opzione, visto che sarebbe stato preferibile evitare la calendarizzare in Aula in un termine così ravvicinato – quale quello del 9 marzo – in modo tale da consentire alla Commissione la proficua continuazione dei propri lavori.
La proposta di continuare i lavori nelle giornate di venerdì, lunedì e martedì non è idonea a risolvere i nodi problematici conseguenti alla inaccettabile scelta di calendarizzare in Aula il disegno di legge in esame.
Ribadisce la propria volontà di abbandonare per protesta i lavori della Commissione.
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) dichiara di non condividere la proposta di continuare i lavori per altre tre sedute, evidenziando che sarebbe stato sicuramente opportuno evitare la calendarizzazione in Aula del disegno di legge per il 9 marzo.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) precisa che le questioni rimaste aperte non riguardano esclusivamente l’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi, sussistendo taluni ulteriori profili di criticità in relazione a molti aspetti – tra i quali cita a titolo esemplificativo quelli attinenti al regime previdenziale dei lavoratori in mobilità – che andrebbero risolti attraverso un adeguato approfondimento in Commissione.
Per tali motivi ritiene inidonea la proposta di continuare l’esame ancora per tre sedute.
La senatrice PILONI (DS-U) dichiara di non condividere la proposta di convocare la Commissione per venerdì, lunedì e martedì, evidenziando che occorrerebbero tempi sicuramente più ampi per il completamento dell’esame in Commissione del disegno di legge in titolo.
Precisa inoltre che qualora la maggioranza presenti in Aula la proposta di rinvio in Commissione del provvedimento in esame, l’opposizione esprimerà il proprio voto favorevole in ordine alla stessa.
Il PRESIDENTE, previo accertamento del numero legale, pone ai voti la proposta di continuare l’esame dei disegni di legge in titolo nelle sedute di venerdì 5 marzo, alle ore 10, di lunedì 8 marzo, alle ore 16,30 e di martedì 9 marzo alle ore 14.
La Commissione approva.
Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
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