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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

Presidenza del Vice Presidente
RAGNO
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Viespoli.


La seduta inizia alle ore 14,35.

PROCEDURE INFORMATIVE
Interrogazioni

Il sottosegretario VIESPOLI risponde all’interrogazione n. 3-01293 del senatore Pizzinato, ricordando preliminarmente che la legge n. 30 del 2001 prevede, all’articolo 2, l’istituzione di un Comitato al quale è demandato l’esame delle domande di ricostruzione della posizione assicurativa di dipendenti pubblici licenziati per motivi politici, sindacali o religiosi, presentate dagli interessati o dai loro familiari superstiti aventi diritto.
Il Comitato è stato nominato con decreto ministeriale del 28 gennaio 2002 e si è insediato in data 9 aprile 2002: nel corso dello stesso anno sono stati posti in essere tutti i presupposti di fatto e di diritto per garantire la piena funzionalità del Comitato stesso, procedendo ad organizzare il relativo supporto amministrativo ed a prendere contatti con Ministeri, istituti, enti ed organizzazioni sindacali interessati, invitandoli a trasmettere le istanze in loro possesso non oltre il 31 dicembre 2002.
Il Comitato, altresì, ha provveduto a trasmettere a tutte le Amministrazioni pubbliche, agli enti previdenziali ed alle casse di previdenza, due informative con le quali sono state fornite opportune notizie in ordine all’ambito di applicazione della legge n. 30 del 2001 ed alla composizione del Comitato, e, soprattutto, in ordine alla modalità di trasmissione delle domande al Comitato stesso ed alla loro istruttoria.
In particolare si è ritenuto, alla luce della lettura del combinato disposto della legge n. 36 del 1974 – recante la regolarizzazione delle posizioni assicurative dei lavoratori dipendenti da enti o aziende privati licenziati per motivi politici, religiosi o sindacali – e della legge n. 30 del 2001, che debbano essere le Amministrazioni o enti alle cui dipendenze si trovavano i soggetti interessati alla data del loro licenziamento o delle dimissioni, oppure l’Istituto o cassa o fondo di previdenza presso cui erano iscritti alla stessa data a dover ricevere le domande. Ad esse va allegata la documentazione degli elementi di prova che l’interessato ritiene di fornire per consentire di ricondurre, indipendentemente dalle forme e dalle motivazioni addotte, la risoluzione del rapporto di lavoro a ragioni di credo politico o di fede religiosa, all’appartenenza ad un sindacato o alla partecipazione ad attività sindacale, anche mediante dichiarazione rilasciata dal partito politico o dall’organizzazione sindacale di appartenenza.
La competenza del Comitato, infatti, attiene esclusivamente alla valutazione degli elementi idonei alla ricostruzione della posizione assicurativa degli interessati, mentre la verifica della sussistenza del diritto alla prestazione compete agli istituti previdenziali.
Le domande complessivamente pervenute al Comitato ammontano a 227: alla data odierna ne sono state già definite ventiquattro, e le relative decisioni sono state notificate agli interessati, agli enti ed amministrazioni di competenza. Sono state, inoltre, già esaminate oltre 130 istanze che hanno richiesto un supplemento di istruttoria e per le quali ormai è imminente la definizione. A breve e contestualmente alle predette pratiche si procederà all’esame delle rimanenti settantatré istanze che verosimilmente potranno essere tutte definite nel corso del prossimo anno 2004.
Il Sottosegretario richiama infine l’attenzione sulla delicatezza e complessità del lavoro del Comitato, attesa la difficoltà di reperimento degli atti e delle prove che ineriscono fatti avvenuti in un tempo molto remoto, e sottolinea l’esigenza, in considerazione dell’avanzata età degli interessati, di definire, quanto prima possibile, le istanze.

Il senatore PIZZINATO (DS-U) interviene in sede di replica, rilevando in senso critico che a distanza di 18 mesi dalla data in cui è stato costituito il Comitato, previsto dall’articolo 2 della legge n. 39 del 2001, risulta eccessivamente esiguo il numero di procedimenti finora espletati integralmente ad opera di tale organismo. La scarsa celerità con cui il Comitato sta svolgendo le attività di propria competenza è tanto più deplorevole se si tiene conto che gli interessati alla ricostruzione della posizione assicurativa – alla stregua della legge n. 30 del 2001 – hanno attualmente un’età media compresa tra gli 80 e i 90 anni.
Risultano inoltre non condivisibili i concreti moduli operativi utilizzati dal Comitato, soprattutto in relazione alle istanze – ai sensi dell’articolo 1 della sopracitata legge n. 30 del 2001 – inoltrate da ex dipendenti del Ministero della Difesa e del Ministero degli Interni; in particolare, per la ricostruzione della posizione assicurativa degli interessati non si è tenuto conto della qualifica o del grado ricoperti dal dipendente al momento in cui si è verificata l’indebita estromissione dello stesso dall’amministrazione di appartenenza, rilevante invece ai fini di cui trattasi in quanto spesso si è determinata, in fase successiva, una retrocessione di grado per il personale dell’amministrazione militare.
E’ inoltre necessario tutelare anche le posizioni spettanti ai dipendenti cessati dal servizio per il mancato rinnovo del contratto di lavoro, come emerge anche dall’ordine del giorno interpretativo, inerente ai profili in questione, approvato dalla Commissione nella scorsa legislatura.
L’oratore conclude il proprio intervento dichiarandosi parzialmente soddisfatto in ordine alla risposta all’interrogazione fornita dal rappresentante del Governo.

Il sottosegretario VIESPOLI risponde all’interrogazione n. 3-01306 del senatore Longhi, rilevando preliminarmente che il problema della sicurezza sul lavoro è sicuramente una delle priorità del Governo. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell’ambito delle sue competenze, ha già incrementato l’azione di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro, utilizzando tutte le risorse attualmente disponibili, anche attraverso la riconversione del personale ispettivo e, nell’ultimo anno, tale incremento è valutabile in circa il 10 per cento. Inoltre, essendo stato rimosso il blocco alle assunzioni previsto nella precedente legge finanziaria, si potranno avviare le procedure concorsuali per l’assunzione di 879 ispettori.
Con riferimento alle iniziative in atto, il Sottosegretario ricorda l’imminente adozione del decreto legislativo, di cui all’articolo 8 della legge n. 30 del 2003, che prevede il riordino e la razionalizzazione dei servizi ispettivi di tutti gli organi di vigilanza, con attribuzione della direzione e del coordinamento operativo alle direzioni regionali e provinciali del lavoro, che si attiveranno sulla base di direttive adottate da una Direzione generale costituita ad hoc. Inoltre, la legge di semplificazione del 2001 prevede, all’articolo 3, una delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori: i criteri di tale delega non sono diretti a ridurre gli attuali livelli di protezione e tutela dei lavoratori, bensì a razionalizzare l’intera materia, armonizzarla sulla base degli indirizzi comunitari e a semplificare e ridurre il carico degli adempimenti di carattere veramente amministrativo e documentale.
Nello specifico di uno dei settori più a rischio, quale quello edile, occorre ricordare che nella prima e seconda settimana del mese di giugno e nella seconda e terza settimana del mese di settembre è stata avviata la campagna europea sulla sicurezza nel settore delle costruzioni, per attuare una serie di iniziative, di natura ispettiva e promozionale, in sinergia con le parti sociali e gli organi territoriali di vigilanza.
Nei due periodi di riferimento sono stati ispezionati circa 5.500 cantieri da parte delle Direzioni provinciali del lavoro e contestate circa 12.000 violazioni inerenti la sicurezza sul lavoro.
Sul tragico evento occorso a Genova – prosegue il Sottosegretario – sono state avviate varie indagini e si è tenuto un incontro presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali al quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, firmatarie del contratto nazionale nel settore edile, ed i responsabili dei servizi ispettivi dell’INPS, dell’INAIL e del Ministero.
Dall’incontro è scaturito un avviso comune che pone le basi per un rinnovato impegno nei controlli sia della sicurezza sia del sommerso: il punto saliente dell’intesa consiste nella definizione del Documento unico per la regolarità contributiva (DURC) che consentirà la certificazione incrociata delle pratiche INAIL, INPS e casse edili, accertando così eventuali differenze e consentendo di escludere dalle attività lavorative le imprese che non risultano in regola.
Sul tema della sicurezza nel settore dell’edilizia è, inoltre, intendimento del Ministro, in accordo con le parti sociali, organizzare nei primi mesi del prossimo anno una Conferenza nazionale.
Si passerà dunque con forza e determinazione ad una fase di tolleranza zero e, a tal fine, il Governo nominerà al più presto un Commissario straordinario con pieni poteri, che potrà coordinare anche le forze di polizia.

Il senatore LONGHI (DS-U) interviene in sede di replica, esprimendo la propria soddisfazione in ordine alla risposta fornita dal rappresentante del Governo, relativamente all’organizzazione di una Conferenza nazionale sulla sicurezza del lavoro nel settore dell’edilizia.
In tale comparto i fenomeni di lavoro sommerso risultano piuttosto diffusi e spesso, nei casi in cui si verifichino incidenti sul lavoro, i datori di lavoro procedono ad un’illecita regolarizzazione ex post delle posizioni dei dipendenti, depositando in fase successiva il contratto di lavoro del personale coinvolto nell’evento dannoso e giungendo persino a falsificare le sottoscrizioni dello stesso – come probabilmente è accaduto a Genova, in relazione al tragico infortunio sul lavoro verificatosi recentemente -. Tali comportamenti illegali andrebbero fronteggiati attraverso la previsione a livello normativo dell’obbligo di deposito del contratto di lavoro almeno entro il giorno antecedente l’inizio dell’attività lavorativa.
Occorrerebbe inoltre potenziare gli apparati dei servizi ispettivi, razionalizzando anche l’attività operativa degli stessi, che deve essere rivolta soprattutto ai settori in cui più frequentemente si verificano fenomeni di lavoro sommerso, legati in particolare a situazioni di subappalto.

Il senatore PIZZINATO interviene per una breve precisazione, sottolineando l’esigenza che la Conferenza nazionale sulla sicurezza del lavoro nel settore dell’edilizia venga preceduta da apposite conferenze regionali, con la partecipazione delle parti sociali, delle Regioni e delle autorità interessate.

Il PRESIDENTE avverte che lo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno è concluso.


IN SEDE REFERENTE

(2058) Delega al Governo in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all’ occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria, approvato dalla Camera dei deputati
(421) MAGNALBO’ – Modifiche e integrazioni all’ articolo 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di totalizzazione dei periodi di iscrizione e contribuzione
(1393) VANZO ed altri – Abrogazione delle disposizioni concernenti il divieto di cumulo tra redditi di pensione e redditi di lavoro autonomo
– e delle petizioni nn. 66, 84, 200, 255, 393 e 574 ad essi attinenti
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Si riprende l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta di ieri.

Il senatore TREU (Mar-DL-U), intervenendo nella discussione generale, rileva in primo luogo che, da un punto di vista metodologico, è risultata del tutto inopportuna la scelta di procedere su una materia complessa e delicata come la previdenza prescindendo da una fase preliminare di concertazione con le parti sociali: nella giornata odierna dovrebbe svolgersi il previsto incontro tra il Governo e le organizzazioni sindacali, e, al di là di un auspicio ampiamente condiviso circa l’esito positivo di esso, occorrerà verificare la sussistenza di una volontà politica effettiva di procedere nel confronto, volontà misurabile in primo luogo sui contenuti e sulle proposte che verranno formulate.
A tale proposito, può essere utile svolgere una riflessione sui punti più controversi del provvedimento all’esame, a partire dal tema, particolarmente sottolineato dal Governo, dei risparmi che dovrebbero derivare dal provvedimento all’esame. E’ comprensibile che l’Esecutivo consideri non modificabile l’entità della riduzione di spesa prevista, ma occorre tenere presente che lo stesso obiettivo può essere conseguito in diversi modi: ad esempio, invece del brusco innalzamento dell’età pensionabile stabilito con l’emendamento del Governo a decorrere dal 2008, sarebbe stato preferibile operare con maggiore gradualità. Sarebbe stato anche possibile prospettare una diversa distribuzione degli oneri relativi al finanziamento del sistema previdenziale, attraverso l’armonizzazione dei diversi regimi contributivi, già avviata con la riforma del 1995.
Anche il risparmio calcolato dal prossimo esercizio finanziario fino al 2007 appare del tutto aleatorio, sia per la prevedibile scarsa incidenza del sistema degli incentivi – paventata implicitamente anche dalla relazione tecnica sopra ricordata – sia perché il Governo non tiene conto del fatto che l’elevamento dell’età pensionabile a partire dal 2008 produrrà certamente un effetto immediato di incremento delle dimissioni anticipate e la conseguente lievitazione della spesa previdenziale nei prossimi anni. Autorevoli osservatori hanno sottolineato questo elemento di forte criticità della normativa all’esame, ed è prevedibile che esso verrà riconsiderato con attenzione anche nelle competenti sedi dell’Unione europea.
Inoltre, la drastica modifica dei requisiti di accesso al pensionamento prevista dall’articolo 1-ter dell’emendamento governativo, del tutto immotivata, appare destinata ad incrementare in progressione geometrica le sperequazioni intergenerazionali già presenti, sia pure in misura molto più contenuta, nelle riforme realizzate negli anni Novanta: anche le penalizzazioni previste nel periodo 2008-2015 per chi intende accedere ai trattamenti di anzianità con i requisiti attualmente vigenti risultano eccessive, e potrebbero comportare tagli fino al 50 per cento dei trattamenti. Qualunque intervento di ridimensionamento degli importi delle pensioni coerente con la logica attuariale che ha ispirato la riforma del 1995 avrebbe avuto senza dubbio un carattere di maggiore equità e ragionevolezza.
Un altro profilo rilevante riguarda la posizione di coloro che si trovano nella fase iniziale e in quella conclusiva della vita lavorativa: per tali lavoratori, che sono più di altri esposti al rischio di periodiche interruzioni di attività, sono necessari adeguati interventi di sostegno, del tutto assenti invece nella proposta del Governo: anzi, per questo aspetto non mancano segnali preoccupanti, dato che vi è la possibilità che la Camera dei deputati intervenga per ridimensionare fortemente gli accantonamenti iscritti nel disegno di legge finanziaria per il 2004 a copertura delle misure di incremento della indennità di disoccupazione, che, peraltro, rappresenta una tipologia di tutela distinta e ulteriore rispetto a quelle a cui si è fatto riferimento.
Le forze politiche di opposizione intendono comunque aiutare il Governo ad uscire dalla difficile posizione in cui si trova a causa delle discutibili scelte che sono alla base della riforma in discussione, affrontando da subito alcune questioni, per le quali si intravede la possibilità di pervenire a soluzioni condivise: è questo, ad esempio, il caso della previdenza complementare, sulla quale si sono già realizzate convergenze significative, anche con le forze sociali, che dovrebbero indurre a contemplare l’eventualità di trattare in via prioritaria questo tema.
Anche su altri punti si potrebbero compiere significativi passi in avanti: oltre al completamento del processo di armonizzazione tra i diversi regimi previdenziali avviato con la riforma del 1995, sarebbe possibile anche portare a termine il processo di separazione tra assistenza e previdenza. Quest’ultimo tema è stato spesso evocato in modo improprio, ma non si devono sottovalutare i risultati che si potrebbero conseguire in termini di maggiore trasparenza ed efficienza di gestione, nonché di individuazione delle aree di privilegio tuttora esistenti. Risulterebbe poi finalmente chiaro che, nel caso di operazioni di tipo assistenziale, come l’incremento dei trattamenti pensionistici meno elevati fino ad un milione di lire mensili – promesso a tutti e concesso a pochi – gli oneri relativi devono gravare sulla fiscalità generale, e non sui conti dell’INPS.
Sul versante del lavoro dipendente, la prosecuzione dell’opera di fiscalizzazione degli oneri impropri, già avviata nella passata legislatura con una riduzione di tre punti percentuali, e per la quale esistono ancora margini di iniziativa, appare preferibile rispetto alle misure di decontribuzione proposte dal Governo. Permane poi il problema della sperequazione tra i regimi contributivi, e, a tale proposito, occorrerà richiamare l’attenzione delle categorie meno propense a rinunciare a privilegi più apparenti che reali, che a minore contribuzione non possono che corrispondere trattamenti di minore entità.
In conclusione, il senatore Treu ribadisce che la riforma del 1995, diversamente dalle drastiche misura che il Governo intende adottare in materia di requisiti per l’accesso ai trattamenti, presuppone un graduale adeguamento dei parametri adottati per la definizione delle pensioni all’evoluzione demografica, e, pertanto, tenendo conto di una pluralità di fattori, garantisce l’equità e la sostenibilità del sistema nonché la solidarietà intergenerazionale.

Interviene il senatore DI SIENA (DS-U) il quale, nell’auspicare che l’incontro tra l’Esecutivo e le organizzazioni sindacali, previsto per la giornata odierna, possa avere un esito positivo, sottolinea la necessità che l’iter parlamentare dei provvedimenti in titolo venga nuovamente programmato, alla luce delle concrete esigenze attinenti al confronto con le parti sociali.
Destano peraltro preoccupazione alcune recenti affermazioni del ministro Maroni, riportate dalla stampa e dalle televisioni, relative in particolare alla conferma dei tempi già indicati per la conclusione dell’esame parlamentare dei disegni di legge in titolo. Tali affermazioni rischiano di compromettere la valenza del sopracitato incontro con le organizzazioni sindacali, riducendolo ad un evento meramente formale, privo di incidenza sostanziale.
Per poter adeguatamente valutare le proposte formulate dal Governo in ordine alla materia in questione, occorre preventivamente analizzare le problematiche lasciate aperte dalla legge n. 335 del 1995, che contempla per il 2005 un’attività di verifica finalizzata proprio ad individuare idonee soluzioni in ordine ai problemi legati all’andamento demografico e all’incidenza della spesa previdenziale sul PIL.
La questione attinente all’allungamento delle aspettative di vita riveste infatti una valenza centrale in ambito previdenziale – richiedendo l’adeguamento dei criteri di accesso ai trattamenti e delle modalità di finanziamento degli stessi – come pure risulta essenziale procedere all’armonizzazione dei regimi contributivi vigenti per i lavoratori autonomi e per quelli dipendenti.
La scelta del metodo di calcolo contributivo, necessaria per garantire adeguati standard di sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, comporta comunque una riduzione sensibile delle prestazioni pensionistiche, suscettibile di ingenerare profili problematici di rilievo, soprattutto nell’attuale contesto, in cui l’età media di inizio dell’attività lavorativa si è sensibilmente elevata e in cui si profila un’alternanza di periodi lavorativi e periodi di inattività, derivante dalla nuova configurazione dei rapporti di lavoro atipici.
I profili di iniquità tra generazioni, presenti nell’ambito della disciplina di cui alla legge n. 335 del 1995, non vengono affrontati dall’attuale Esecutivo, il quale si limita ad utilizzare tali sperequazioni in maniera strumentale, a meri fini di polemica politica, accentuando altresì, nella sua proposta, i fattori suscettibili di compromettere soprattutto la posizione previdenziale dei lavoratori più giovani.
Occorrerebbe inoltre procedere all’introduzione di meccanismi di tutela volti a garantire adeguati standards quantitativi delle prestazioni, in grado di consentire ai futuri pensionati un’esistenza dignitosa. A tal proposito è necessario anche sottolineare che l’allungamento della vita media, registratosi negli ultimi anni, comporterà per il futuro l’aumento progressivo del numero di anziani non autosufficienti, in relazione ai quali gli attuali meccanismi di tutela assistenziale risultano assolutamente inidonei.
In tale scenario complessivo, la proposta di valutare i profili previdenziali nell’ambito di una generale riforma del welfare, prospettata dalle organizzazioni sindacali, appare pienamente giustificata e condivisibile.
Sarebbe infine opportuno articolare la previdenza su tre pilastri, individuando forme fiscali di finanziamento – in aggiunta a quelle contributive – e sviluppando altresì forme di previdenza complementare, finora osteggiate soprattutto dalla Confindustria, che si è sempre opposta all’introduzione di misure orientate nella direzione del conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi di previdenza complementare.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 15,30.




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