(Dal Resoconto Sommario)
IN SEDE CONSULTIVA
(1306) Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale
(1251) CORTIANA ed altri. – Legge-quadro in materia di riordino dei cicli dell’istruzione
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)
Si riprende l’esame dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta dell’11 giugno scorso.
Si apre il dibattito.
Interviene il senatore DI SIENA, che, a nome del Gruppo Democratici di sinistra-L’Ulivo, esprime una valutazione nettamente contraria sul disegno di legge delega proposto dal Governo. A suo giudizio, infatti, l’intreccio fra istruzione, formazione e lavoro contenuto nella impostazione che il Governo intende dare al sistema scolastico, può provocare effetti perversi, in quanto comporta una insufficiente specializzazione del momento formativo sotto il profilo orientativo e nel contempo risulta poco chiara la definizione del segmento lavorativo dal punto di vista della tutela dei soggetti interessati.
Egli ricorda poi di avere già nutrito delle riserve nei confronti della legge n. 30 del 2000, con la quale il Governo dell’Ulivo aveva inteso riformare il sistema scolastico, proprio in ragione delle ambiguità che caratterizzavano il rapporto fra istruzione e formazione. Afferma quindi che compito eminente della scuola pubblica dovrebbe essere quello di impartire un tipo di istruzione a carattere generale così che venga espletato pienamente l’obbligo scolastico, che a sua volta dovrebbe essere esteso ai 18 anni di età. Al contrario, il principio dell’obbligo formativo rappresenta un ibrido che non chiarisce la relazione esistente fra istruzione e formazione.
Il disegno di legge governativo, peraltro, accentua ulteriormente alcuni dei difetti già insiti nella riforma della scuola adottata dall’ex ministro Berlinguer. In particolare, egli sottolinea, quali aspetti maggiormente criticabili, la previsione di una scelta assai precoce fra i due canali formativi e l’introduzione della formula dell’alternanza scuola-lavoro: due elementi in contro-tendenza rispetto alle esigenze di una società moderna, che viceversa richiederebbe un sistema scolastico in grado di fornire una preparazione culturale di base di alto livello. Infatti, è proprio l’acquisizione di adeguati strumenti cognitivi e culturali a carattere generale che consente di affrontare al meglio il mondo del lavoro.
Il senatore BATTAFARANO si associa alle osservazioni critiche testè avanzate dal senatore Di Siena, sottolineando come la decisione del Governo di non dare attuazione alla legge n. 30 del 2000 abbia impedito di portare a compimento una serie di significative innovazioni del sistema scolastico – che egli ricorda sommariamente – già avviate nel corso della precedente legislatura. Da questo punto di vista, pur ritenendo lecito che un nuovo Esecutivo si caratterizzi per una diversa impostazione di un determinato settore, afferma che le scelte dell’attuale Governo nel campo dell’istruzione appaiono dettate da ragioni ideologiche piuttosto che da reali esigenze.
Si sarebbe infatti dovuta modificare la riforma dei cicli scolastici introdotta dal Governo dell’Ulivo, nel senso di adeguarla alla nuova formulazione del Titolo V della Costituzione, soprattutto al fine di individuare con chiarezza le rispettive competenze dello Stato e delle regioni. Si è invece preferito travolgere del tutto la precedente impostazione, introducendo peraltro alcuni aspetti particolarmente negativi; fra di essi, egli ricorda in particolare l’anticipato ingresso alla scuola elementare, frutto di un difficoltoso compromesso fra esigenze sociali diverse, la confusione determinatasi fra obbligo scolastico – del quale viene attenuata l’importanza – e obbligo formativo e infine l’accentuata differenziazione fra i due canali formativi della scuola secondaria. Per tali ragioni egli ribadisce il giudizio fortemente negativo che il Gruppo dei Democratici di sinistra-l’Ulivo esprime sul provvedimento in esame.
Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.
IN SEDE REFERENTE
(848) Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro
(357) STIFFONI ed altri. – Norme per la tutela dei lavori atipici
(629) RIPAMONTI. – Norme a tutela dei lavori atipici e delega al Governo in materia di previdenza, di formazione, di coordinamento con la disciplina comunitaria e di riduzione del contenzioso in relazione alla qualificazione dei rapporti di lavoro atipici
(869) MONTAGNINO ed altri. – Norme di tutela dei lavori “atipici”
(Seguito e conclusione dell’esame congiunto)
Si riprende l’esame dei provvedimenti in titolo, sospeso nella seduta del 13 giugno scorso.
Si passa all’esame dell’articolo 11 e dei relativi emendamenti.
Dopo che il senatore RIPAMONTI ha ritirato l’emendamento 11.1, prende la parola il senatore BATTAFARANO, il quale chiede al rappresentante del Governo quale sia la logica sottesa alla scelta operata con l’articolo 11 di reintrodurre una differenziazione fra i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni e quelli del settore privato. Ricorda infatti che già a partire dall’adozione del decreto legislativo n. 29 del 1993 era stato avviato un processo di progressiva equiparazione fra i due settori, così da assicurare una disciplina organica e unitaria all’intero mondo del lavoro. La formulazione dell’articolo 11 sembra invece preludere a un ripensamento rispetto alla direzione che era stata intrapresa e a un ritorno a un trattamento privilegiato per le corporazioni più forti.
Anche ad avviso del senatore TREU la disposizione di cui all’articolo 11 non appare coerente non solo con la riforma del pubblico impiego a cui era stato dato inizio alcuni anni or sono, ma neppure con la filosofia che l’attuale Governo dichiara di voler mettere in atto anche grazie al provvedimento in esame.
Prende quindi la parola il Sottosegretario SACCONI, il quale ricorda di essere stato fra i protagonisti della fase legislativa che portò all’adozione del decreto legislativo n. 29 del 1993. Conviene pertanto con le osservazioni svolte dai senatori dianzi intervenuti, ma fa presente al tempo stesso che il ministro Frattini ha appunto istituito un’apposita commissione che ha il compito di monitorare la realtà del lavoro nei settori pubblico e privato, al fine di dare seguito al processo di integrazione ed equiparazione già avviato in precedenza. Se infatti debbono essere prese nella giusta considerazione le differenze oggettive fra i due settori, non si può al contempo sottacere che alcune difformità fra i due comparti sono ingiustificate e fondate su logiche meramente corporative.
Egli rende quindi manifesta l’intenzione del Governo di aprire un confronto con i sindacati, anche con la partecipazione del Ministero per la funzione pubblica, allo scopo di verificare quali disposizioni del disegno di legge n. 848 appaiano compatibili con la disciplina del lavoro nelle pubbliche amministrazioni, in modo da intervenire eventualmente con specifiche proposte emendative nel corso del successivo iter parlamentare del provvedimento medesimo.
Egli considera pertanto l’articolo 11 una norma di mera salvaguardia, volta ad evitare difficoltà interpretative, atteso che non era ancora stato valutato l’impatto che la nuova normativa avrebbe avuto sul pubblico impiego.
Il Presidente ZANOLETTI avverte che l’articolo 11, non essendo stato modificato, non dovrà essere posto ai voti.
Si passa all’esame dell’emendamento 11.0.1, volto a inserire un articolo aggiuntivo dopo l’articolo 11.
Dopo che il senatore BARELLI lo ha dato per illustrato, il RELATORE e il Sottosegretario SACCONI si esprimono in senso contrario all’emendamento in oggetto, che, posto ai voti, viene quindi respinto.
Il PRESIDENTE ricorda che l’articolo 12 è stato precedentemente stralciato.
Si passa all’esame dell’articolo 13 e dei relativi emendamenti.
Il PRESIDENTE avverte che sugli emendamenti 13.9 e 13.31 la Commissione bilancio non si è ancora espressa. Ricorda altresì che, nell’eventualità di un parere contrario ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, i predetti emendamenti dovranno essere dichiarati inammissibili anche se nel frattempo già illustrati.
Il senatore RIPAMONTI illustra in primo luogo l’emendamento 13.10, con il quale si propone l’istituzione di una Commissione parlamentare, che esprima i pareri previsti dal disegno di legge governativo e verifichi periodicamente lo stato di attuazione delle riforme contemplate dal provvedimento stesso. Come ricorda il proponente, si tratta di un meccanismo di controllo parlamentare già sperimentato nella XIII legislatura, corrispondente fra l’altro a una precisa esigenza avvertita dall’opposizione dell’epoca. Illustra poi gli emendamenti 13.3 e 13.6, sottolineando le ragioni che rendono opportuna sia la soppressione del terzo periodo del comma 2, sia quella del comma 3. Quanto all’emendamento 13.7, egli evidenzia come esso rappresenti una norma minima di garanzia in difesa dei livelli di tutela dei lavoratori. Infine, in merito all’emendamento 13.9, osserva che la complessità della riforma in atto non può non comportare la previsione di oneri finanziari aggiuntivi, alla cui copertura la proposta emendativa in oggetto è diretta.
Egli dà inoltre per illustrati gli altri emendamenti di cui è primo firmatario.
Il RELATORE ritira l’emendamento 13.11.
Il senatore GRUOSSO illustra l’emendamento 13.16, tendente ad ampliare, da trenta a cinquanta giorni, il termine concesso alle Commissioni parlamentari per l’espressione del parere sugli schemi dei decreti legislativi.
Il senatore BATTAFARANO illustra quindi l’emendamento 13.31, che propone di riformulare il comma 4 dell’articolo 13, dal momento che a suo avviso una riforma così complessa del mercato del lavoro, attinente anche ai meccanismi degli incentivi e degli ammortizzatori sociali, non è realizzabile senza la previsione di oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
Ricorda inoltre che, nel corso dell’esame dei provvedimenti in titolo è emersa più volte l’esigenza di modificare il testo dal punto di vista terminologico in tutti i passaggi in cui sia previsto il parere delle associazioni sindacali rappresentative dei datori e prestatori di lavoro. Si è ritenuto infatti che l’espressione “sentite le associazioni sindacali”, contenuta fra l’altro nel comma 1 dell’articolo 13, non assicuri un adeguato coinvolgimento delle medesime organizzazioni sindacali. Domanda pertanto al relatore e al rappresentante del Governo se intendano proporre riformulazioni del testo nei casi in cui tale espressione ricorra.
Il Sottosegretario SACCONI si dichiara contrario all’ipotesi di modificare il disegno di legge nei passaggi in cui prevede di sentire le associazioni sindacali, in quanto una definizione più stringente potrebbe costituire un vincolo eccessivo per il Governo. Egli fornisce tuttavia assicurazioni circa l’impegno dell’Esecutivo a garantire il massimo coinvolgimento delle parti sociali, fino al punto di prevedere che in determinate materie si possano raggiungere intese comuni che consentano di soddisfare gli interessi collettivi della società.
I restanti emendamenti riferiti all’articolo 13 vengono dati per illustrati.
Prende poi la parola il RELATORE per esprimere parere contrario su tutti gli emendamenti in esame, tranne il 13.12 e il 13.7, per i quali invita i proponenti al ritiro, e il 13.2 su cui si dichiara favorevole. Raccomanda infine l’accoglimento dell’emendamento 13.100, che soddisfa una condizione posta dalla Commissione Bilancio nel parere sul testo in esame.
Il sottosegretario SACCONI si associa al parere del relatore sugli emendamenti, dichiarandosi peraltro favorevole al 13.100.
Si passa alle votazioni.
In sede di dichiarazione di voto, il senatore RIPAMONTI esprime perplessità per l’avviso contrario manifestato dal relatore e dal Governo sull’emendamento 13.10. Tale posizione configura un atteggiamento contraddittorio dell’attuale maggioranza rispetto a quanto richiesto dalle stesse forze politiche nella passata legislatura, quando era stata riconosciuta valida l’esigenza di un controllo parlamentare sullo stato di attuazione delle deleghe legislative concesse al Governo.
Posto ai voti, l’emendamento 13.10 viene respinto. La Commissione approva poi l’emendamento 13.2 e respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti 13.4, 13.18, 13.17, 13.16 e 13.15. Vengono quindi respinti, con votazione congiunta, gli emendamenti 13.1 e 13.14 di identico contenuto. Dopo che è stato posto ai voti e respinto l’emendamento 13.13, vengono inoltre respinti, con votazione congiunta, gli emendamenti 13.3 e 13.33, identici nel contenuto. La Commissione respinge quindi l’emendamento 13.5 e, con votazione congiunta, gli emendamenti 13.34 e 13.6, aventi identico contenuto. Vengono poi respinti, con distinte votazioni, gli emendamenti 13.19, 13.20, 13.21, 13.22, 13.23, 13.24, 13.25, 13.26, 13.27, 13.28, 13.29 e 13.30.
In merito all’emendamento 13.7, del quale è stato chiesto il ritiro, il Sottosegretario SACCONI precisa che il Governo è consapevole dei vincoli derivanti anche dall’ordinamento comunitario. Giudica tuttavia non accoglibile la formulazione dell’emendamento, che presenta ambiguità dal punto di vista interpretativo. Assicura tuttavia che il Governo non ha intenzione di modificare la cosiddetta clausola di non regresso.
Il senatore RIPAMONTI prende atto delle dichiarazione del rappresentante del Governo, ma afferma di non aver compreso le eccezioni sollevate dal Sottosegretario in merito alla formulazione dell’emendamento 13.7. Pertanto, non accoglie l’invito al ritiro della proposta emendativa e sollecita il Governo a suggerire una riformulazione dell’emendamento stesso in occasione dell’esame da parte dell’Assemblea.
Il senatore BATTAFARANO dichiara il voto favorevole sull’emendamento 13.7 che, posto ai voti, viene respinto dalla Commissione.
Il PRESIDENTE avverte che è pervenuto il parere della Commissione bilancio sugli emendamenti 13.9 e 13.31 ed essendo tale parere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, dichiara gli emendamenti stessi inammissibili.
Viene quindi posto ai voti e respinto l’emendamento 13.8.
Il senatore TREU ritira poi l’emendamento 13.12.
Indi, la Commissione approva l’emendamento 13.100 e poi l’articolo 13 nel testo emendato.
Si passa all’esame dell’articolo 4 e dei relativi emendamenti, già accantonato nella seduta dell’8 maggio scorso.
Il RELATORE, osservando che la materia delle agenzie tecniche strumentali per l’occupazione è già stata affrontata in sede di esame della manovra finanziaria per il 2002, si dichiara favorevole alla soppressione dell’articolo 4, come previsto da alcuni emendamenti. Propone pertanto di mettere congiuntamente ai voti le predette proposte soppressive, previo il ritiro di tutti gli altri emendamenti all’articolo 4 che, peraltro, verranno pubblicati in allegato al resoconto sommario della seduta.
La Commissione conviene con la proposta del relatore e pertanto tutti gli emendamenti riferiti all’articolo 4, con l’eccezione degli emendamenti soppressivi dell’articolo medesimo vengono ritirati dai rispettivi proponenti.
Viene quindi posto ai voti e respinto il mantenimento dell’articolo 4.
Si passa alla votazione finale.
Il senatore BATTAFARANO rinvia alle riflessioni già svolte in sede di esame degli articoli per motivare il giudizio negativo che egli intende esprimere sull’insieme del provvedimento. Pur riconoscendo che alcune proposte dell’opposizione sono state accolte e che alcune parti del provvedimento particolarmente controverse sono state stralciate, egli ribadisce la valutazione negativa sull’impianto complessivo del testo governativo. Più in dettaglio, la sua critica si appunta su alcuni profili dell’articolo 1, riguardanti soprattutto l’ammissibilità della somministrazione di manodopera da parte degli intermediari privati anche per il lavoro a tempo indeterminato e la disciplina degli appalti, sull’articolo 8, che regolamenta la tipologia di lavoro a chiamata, e sul ruolo che in generale viene delineato per gli enti bilaterali, ai quali il disegno di legge assegna funzioni improprie rispetto alle loro caratteristiche.
Anche il senatore TREU dichiara il proprio voto contrario sul provvedimento, sottolineando come dal punto di vista metodologico sia ingiustificata la richiesta di delega legislativa da parte del Governo. Inoltre, la scarsa sensibilità dimostrata dall’Esecutivo nei confronti delle competenze regionali prefigura profili di incostituzionalità del provvedimento. In proposito, le forze politiche di opposizione hanno invano tentato di proporre alcune soluzioni alla questione della potestà legislativa concorrente o esclusiva in materia di lavoro. Nell’associarsi poi ai rilievi avanzati dal senatore Battafarano, ricorda che i contratti di collaborazione rappresentano un settore che avrebbe richiesto un serio intervento riformatore con il consenso di tutte le parti interessate. Sostiene infine che il principio della flessibilità sarebbe risultato maggiormente accettabile laddove fosse stata introdotta un’opportuna regolamentazione e fossero stati previsti adeguati meccanismi di tutela. Al contrario, il testo governativo appare squilibrato anche da questo punto di vista e da ciò discende il voto contrario che egli intende esprimere.
Il senatore FABBRI sottolinea la complessità dell’intervento riformatore intrapreso dal Governo e dalla maggioranza parlamentare. Del resto, l’esigenza di una riforma del mercato del lavoro era largamente condivisa e le forze di maggioranza hanno ritenuto di dover procedere secondo le proprie convinzioni. In particolare, occorreva regolamentare le nuove tipologie di lavoro e da questo punto di vista la disciplina concernente i lavoratori polifunzionali corrisponde a una domanda emergente dal mercato. Giudica inoltre favorevolmente la più chiara regolamentazione che è stata introdotta in materia di contratti formativi e ugualmente positiva ritiene la previsione della certificazione dei rapporti di lavoro posta in capo agli enti bilaterali.
E’ inevitabile che persistano opinioni difformi attorno alle possibili soluzioni da adottare, ma egli auspica che il dialogo possa continuare sia con le parti sociali sia in sede parlamentare a partire dall’esame del disegno di legge n. 848-bis risultante dallo stralcio di alcuni articoli del provvedimento in titolo.
In conclusione, egli dichiara il voto favorevole del Gruppo Forza Italia e ritiene di poter esprimere contemporaneamente anche la posizione degli altri Gruppi di maggioranza.
Prende quindi la parola il RELATORE che ringrazia i colleghi senatori per l’impegno profuso, assieme al rappresentante del Governo, nel corso di un lavoro lungo e difficile, a volte cadenzato da momenti di tensione causati dalle posizioni in campo fortemente divergenti fra loro. Ricorda inoltre che il lavori della Commissione si sono svolti sotto la costante attenzione dell’opinione pubblica e che sono stati accompagnati dal tentativo di recuperare la pace sociale, soprattutto a seguito della proclamazione e dell’effettuazione dello sciopero generale.
In qualità di relatore, egli ritiene peraltro di aver valutato con attenzione gli emendamenti proposti dall’opposizione, accogliendo quelli conformi alla filosofia sottesa al disegno di legge governativo. Esprime quindi l’auspicio che sulle parti stralciate vengano individuate , in sede di tavolo negoziale, soluzioni accoglibili da tutte le parti sociali, anche da quelle che non vi partecipano. Si augura infine che la Commissione possa svolgere un lavoro ugualmente proficuo anche in merito al disegno di legge n. 848-bis.
Il PRESIDENTE avverte che è stata presentata dal relatore la proposta di coordinamento n. 1.
Il sottosegretario SACCONI manifesta il proprio avviso favorevole sulla predetta proposta di coordinamento che, posta ai voti, viene approvata.
La Commissione conferisce, infine, mandato al relatore a riferire favorevolmente all’Assemblea sul disegno di legge n. 848, con le modifiche apportate, e a proporre l’assorbimento dei disegni di legge nn. 357, 629 e 869 ad esso abbinati, autorizzandolo fin d’ora a richiedere lo svolgimento della relazione orale.
Il PRESIDENTE prende da ultimo la parola per esprimere la propria soddisfazione per il lungo e difficile lavoro compiuto dalla Commissione e per le modalità in cui esso si è svolto, fra l’altro in una materia controversa sulla quale si è manifestata la passione politica dei colleghi senatori. Egli sottolinea tuttavia come il confronto sia stato corretto e come siano state accolte anche alcune proposte emendative avanzate dall’opposizione. Ritiene inoltre che la scelta di stralciare alcuni articoli del provvedimento rappresenti un atto di saggezza in grado di favorire il dialogo sociale e al tempo stesso di esprimere il ruolo distinto, ma complementare, che le istituzioni parlamentari devono svolgere rispetto alle parti sociali. Auspica pertanto che da tale scelta possano conseguire risultati positivi in relazione alle materie stralciate e inserite nel disegno di legge n. 848-bis.
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