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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

338ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


ZANOLETTI 


 


            Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Brambilla.          

 


            La seduta inizia alle ore 14,35.


 


 


IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO 


Schema di decreto legislativo recante disciplina delle forme pensionistiche complementari (n. 522)


(Parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 1, commi 1, 2, lettere e), h), i), l), v) e 44, della legge 23 agosto 2004, n. 243. Seguito dell’esame e rinvio)


 


            Riprende l’esame del provvedimento in titolo, sospeso nella seduta di ieri.


 


Il  presidente ZANOLETTI ricorda che il sottosegretario Brambilla è stato impossibilitato a prendere parte alla seduta di ieri, a causa di concomitanti e improrogabili impegni politici, connessi in particolare alla trattativa in corso con l’Associazione bancaria italiana per la messa a punto di un protocollo relativo al credito agevolato erogabile alle imprese i cui dipendenti conferiscano quote del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione. Dà quindi la parola al rappresentante del Governo.


 


Il sottosegretario BRAMBILLA precisa preliminarmente che nella serata di ieri è stato definito un protocollo d’intesa tra ABI e Governo che sul piano sostanziale costituisce un impegno per l’intero sistema bancario ad erogare credito, garantito attraverso il Fondo di garanzia, con restituzione compresa tra 36 e 120 mesi, a favore delle imprese i cui dipendenti abbiano conferito quote del TFR alle forme pensionistiche complementari.


Il tasso di interesse per le sopracitate operazioni bancarie è stato concordato per una misura massima pari al 4,16 per cento, che risulta particolarmente favorevole per le piccole e medie imprese. I moduli prefigurati consentiranno inoltre una vera e propria ristrutturazione finanziaria delle aziende, trasformando i cosiddetti debiti instabili – ossia debiti a breve termine – in debiti a medio e lungo termine, dotati di maggiore stabilità.


Tali misure sortiranno indirettamente effetti positivi anche per i lavoratori, consentendo un concreto ed effettivo sviluppo del secondo pilastro della previdenza, nei fatti non praticabile qualora le imprese, in assenza di adeguate compensazioni per la perdita del TFR, assumessero posizioni ostative rispetto al trasferimento dello stesso ai fondi pensione.


L’atteggiamento di apertura manifestato dall’ABI nella giornata di ieri risulta tanto più apprezzabile, se si considerano le non poche perplessità manifestate da tale associazione circa l’effettiva idoneità del provvedimento all’esame a produrre gli auspicati effetti di piena liberalizzazione del mercato nel comparto della previdenza complementare.


 


Il senatore  VIVIANI (DS-U) osserva che l’esame dello schema di decreto legislativo in titolo è stato reso particolarmente arduo dalla sovrapposizione, all’articolato trasmesso in luglio alle Camere, del cosiddetto documento di lavoro, nel quale sono state ipotizzate numerose modifiche ed integrazioni al testo originario, sulla base di quanto convenuto con le organizzazioni sindacali e datoriali firmatarie dell’avviso comune del 1° agosto. A ciò occorre poi aggiungere il nuovo recente documento sottoscritto dalle stesse organizzazioni, nel quale si prospettano ulteriori modifiche su profili che, contrariamente a quanto affermato dal rappresentante del Governo in una precedente seduta, non appaiono affatto marginali.


Non si può negare, peraltro, che l’atteggiamento assunto dal Governo nel corso del confronto con le parti sociali è valutabile nel complesso positivamente ed è altresì necessario che la Commissione recepisca integralmente, nell’ambito del parere che si accinge ad esprimere, i contenuti delle intese intercorse tra l’Esecutivo e le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, in modo tale da contribuire in sede parlamentare alla valorizzazione dei risultati della concertazione.


Va inoltre evidenziato che in materia di previdenza complementare, l’acquisizione di un assenso delle parti sociali risulta fondamentale ai fini dell’effettivo decollo del cosiddetto secondo pilastro: di questo aspetto, peraltro, non vi è stata piena consapevolezza da parte dei Gruppi politici di maggioranza, in fase di approvazione della legge delega n. 243 del 2004. In particolare, il principio della piena equiparazione tra le forme pensionistiche complementari, sancito con eccessiva rigidità dalla predetta legge delega, si è rivelato, alla prova dei fatti, poco compatibile con l’obiettivo di favorire le condizioni concrete per un’ampia adesione dei lavoratori ai fondi pensione, adesione che, soprattutto in fase di avvio, può essere adeguatamente veicolata solo attraverso la contrattazione collettiva. Va a tal proposito sottolineato che l’obiettivo del rafforzamento dei meccanismi di sicurezza sociale deve necessariamente prevalere sulle esigenze di garanzia della piena concorrenzialità del mercato.


Un altro profilo significativo riguarda l’individuazione di meccanismi atti a garantire l’uniformità delle regole di controllo, soprattutto per le forme previdenziali individuali, mentre, sul versante delle facilitazioni all’accesso al credito per le  imprese, è senz’altro importante il raggiungimento dell’intesa con l’ABI, anche se va sottolineato che resta comunque aperto il problema attinente alla copertura finanziaria degli oneri derivanti, in particolare, dalla istituzione del Fondo di garanzia, previsto nello schema di decreto in esame.


Va inoltre evidenziato che il consistente ampliamento delle funzioni di vigilanza attribuite alla Covip pone numerosi interrogativi circa l’adeguatezza delle risorse finanziarie ed umane a disposizione di tale organismo per l’adempimento del proprio mandato istituzionale.


Riguardo alla disposizione contenuta nell’articolo 2, comma 1 dello schema di decreto in titolo, risulta non condivisibile la scelta di inserire i lavoratori impiegati nell’ambito dei rapporti di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto nell’ambito della lettera b), relativa ai lavoratori autonomi, essendo preferibile inserire tale categoria di lavoratori nell’ambito della lettera a), relativa al lavoro subordinato.


Dopo aver evidenziato l’esigenza di chiarire i profili attinenti alla portabilità del contributo del datore di lavoro, recependo a tal proposito le istanze prospettate dalle parti sociali, l’oratore rileva in senso critico l’eccessiva rigidità dei meccanismi di uscita del lavoratore dai fondi pensione.


E’ pertanto auspicabile, conclude il senatore Viviani, che il Governo risolva i nodi problematici rimasti aperti, completando le trattative con le parti sociali.


 


Il relatore MORRA (FI) ritiene che l’andamento alquanto anomalo della discussione finora svoltasi in Commissione sia dovuto essenzialmente al fatto che, successivamente all’approvazione dello schema di decreto legislativo n. 522 da parte del Consiglio dei Ministri, il Governo ha avviato una negoziazione con le parti sociali, a seguito della quale ha di fatto rimodulato taluni profili della disciplina in questione, prefigurandoli informalmente nell’ambito del più volte ricordato documento di lavoro, che, benchè privo di qualsiasi rilievo formale, costituisce comunque un elemento di riferimento imprescindibile per il dibattito in corso. 


In tale contesto, la Commissione dovrà farsi carico di analizzare non solo lo schema di decreto in titolo, ma anche le risultanze del confronto con le parti sociali, sulle quali dovrà esprimere il proprio giudizio dopo un’analisi attenta e puntuale, verificando la compatibilità della disciplina prefigurata dal Governo con i principi e criteri di delega dettati dalla legge n. 243 del 2004.


Proprio sotto questo ultimo profilo, risulta essenziale che la disciplina relativa alla portabilità del contributo del datore di lavoro sia esaminata con particolare attenzione. E’ altresì condivisibile l’osservazione formulata dal senatore Viviani, riguardo alle eccessive rigidità dei moduli previsti per il recesso dei lavoratori dai fondi pensione.


E’ pertanto auspicabile che il Parlamento non rinunci alle proprie prerogative ed al proprio ruolo e svolga in piena autonomia e senza alcun condizionamento l’esame del provvedimento in titolo, non limitandosi alla recezione acritica dei risultati del confronto tra il Governo e le parti sociali.


 


Il sottosegretario BRAMBILLA conferma preliminarmente al senatore BATTAFARANO, che aveva chiesto chiarimenti in merito, che il protocollo di intesa tra l’ABI ed il Governo è stato definito nella serata di ieri, nei termini già da lui illustrati all’inizio della seduta odierna. Sottolinea che il finanziamento verrà erogato dagli istituti bancari, con le modalità previste dal protocollo medesimo, a tutte le imprese, con l’eccezione di quelle sottoposte a procedure concorsuali e di altri limitati casi, e richiama l’attenzione sui vantaggi derivanti dalla ristrutturazione del debito delle imprese a seguito delle misure che si stanno adottando per compensarle della perdita di quote del TFR.


Il rappresentante del Governo osserva quindi che il senatore Viviani, nel suo intervento, ha sottolineato come il decollo del secondo pilastro del sistema previdenziale sia inevitabilmente condizionato dal pieno consenso delle parti sociali. In effetti, il ruolo delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro non deve essere sottovalutato, ma al tempo stesso occorre considerare con attenzione alcuni dati oggettivi, riguardanti l’assetto generale del sistema e la sua funzionalità: in proposito, va ricordato che prima del 1993 il rapporto tra il patrimonio dei fondi pensione e il prodotto interno lordo, pari a circa il 3 per cento, era superiore a quello  realizzatosi dopo il varo, in quello stesso anno, del decreto legislativo n. 124, che ha adottato soluzioni normative tendenti a favorire i fondi chiusi. In altri paesi, dove il mercato è maggiormente aperto alla concorrenza, il rapporto tra patrimonio dei fondi pensione e prodotto interno lordo è ben più elevato, e si aggira attorno al 20 per cento: la liberalizzazione del sistema è dunque un fattore essenziale per produrre maggiori tassi di adesione alle forme pensionistiche complementari.


D’altra parte, prosegue il Sottosegretario, la sfrenata liberalizzazione del mercato assicurativo attuata con le riforme varate nel 2000, ha mutato l’assetto dell’offerta di tutti i prodotti previdenziali, favorendo  fortemente le polizze individuali rispetto ai fondi chiusi. Nello schema di decreto legislativo all’esame, questo squilibrio viene sostanzialmente sanato,  poiché le forme di previdenza complementare individuale gestite dalle imprese di assicurazione sono ricondotte alla vigilanza della Covip; si sancisce inoltre l’obbligo di indicare un responsabile del fondo che risponde civilmente e penalmente del suo operato, e, soprattutto, di dare vita ad una gestione separata, disciplinata da un regolamento  che, in termini di comparabilità e trasparenza dei costi e dei risultati della gestione, costituisce il presupposto per l’equiparazione di queste forme previdenziali ai fondi contrattuali.


Per quanto riguarda gli interrogativi posti dal senatore Viviani circa l’adeguatezza delle risorse umane e finanziarie a disposizione della Covip a fronte dei nuovi compiti che il testo all’esame le attribuisce, occorre ricordare che quando fu varato il disegno di legge delega per la riforma del sistema previdenziale, la dotazione finanziaria  dell’organismo di vigilanza, pari a 1,7 milioni di euro, era inferiore a quella assegnata nel periodo compreso tra il 1995 e il 2000, pari a 2,5 milioni di euro. Attualmente, inoltre, l’attività della Covip è assorbita in larghissima misura dalla vigilanza dei cosiddetti “vecchi fondi”, istituiti alla data di entrata in vigore della legge n. 421 del 1992, che godono di prerogative inaccettabili in favore di limitati segmenti del mondo del lavoro. Nello schema di decreto legislativo all’esame si prevede la piena equiparazione  tra i predetti fondi e quelli costituiti successivamente,  e questa misura, pur osteggiata da quanti vedono ridimensionati alcuni privilegi, dovrebbe comunque rendere meno gravoso l’esercizio della vigilanza. A decorrere dall’esercizio finanziario in corso, comunque, la Covip disporrà di una dotazione  pari a 4,7 milioni di euro, oltre che di nuovo personale.


Per quel che concerne l’approvazione degli statuti e dei regolamenti dei fondi, è in corso di elaborazione una direttiva dell’autorità di vigilanza, contenente l’indicazione di clausole il cui recepimento da parte delle forme pensionistiche complementari dovrebbe comportare l’automatico assenso della Commissione, con un conseguente snellimento di tale attività.


I vincoli posti nello schema di decreto legislativo in titolo ai riscatti parziali o totali delle posizioni assicurative maturate – richiamati criticamente dal senatore Viviani e dal relatore – hanno il fine di assicurare ai fondi pensione le risorse necessarie a svolgere il loro mandato istituzionale ed accolgono le richieste avanzate dall’Associazione dei gestori dei fondi, concordi nel segnalare i rischi derivanti dall’attuale  situazione, caratterizzata da un elevato numero di richieste di riscatto. La liberalizzazione dei riscatti, richiesta dalla parti sociali, rischia di compromettere l’equilibrio finanziario dei fondi pensione: la disciplina all’esame cerca di individuare una soluzione equilibrata, che definisce e circoscrive i casi nei quali è autorizzato il riscatto totale o parziale, in relazione a situazioni di invalidità permanente e di cessazione dell’attività lavorativa.


 


Il senatore VIVIANI (DS-U) precisa, con riferimento ad alcune affermazioni del relatore, che l’accoglimento dell’invito a tenere conto, nella predisposizione del parere, della necessità di assicurare il consenso delle parti sociali come condizione essenziale per il decollo della previdenza complementare, non implicherebbe, a suo avviso, alcuna rinuncia, da parte della Commissione, all’esercizio delle sue prerogative e tanto meno ad una valutazione autonoma ed obiettiva dello schema all’esame e delle proposte formulate su di esso dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori.


 


Il PRESIDENTE propone che sia conferito al relatore Morra il mandato di predisporre uno schema di parere da sottoporre alla Commissione nella seduta che verrà convocata per martedì 27 settembre.


 


Conviene la Commissione.


 


Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 


 


            La seduta termina alle ore 15,25.

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