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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

7ª Seduta (antimeridiana) 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


            La seduta inizia alle ore 8,35.


 


IN SEDE CONSULTIVA 


(741) Conversione in legge del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale


(Parere alla 5a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio)


 


            Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.


 


      Il PRESIDENTE ricorda che nella seduta di ieri è stata svolta la relazione introduttiva sul provvedimento in esame.


 


            Interviene nel dibattito il senatore NOVI (FI), evidenziando preliminarmente che la questione della precarietà del lavoro, sollevata continuamente dagli esponenti delle forze politiche di centro-sinistra e che ha dato luogo ad un acceso contrasto politico nella scorsa legislatura, non è stata in alcun modo affrontata dal Governo, che sulla questione non ha adottato alcuna iniziativa legislativa, limitandosi all’emanazione della circolare n. 17 del 14 giugno 2006, inerente ai lavoratori dei call-center – i cui contenuti, peraltro, sono stati già prefigurati nella scorsa legislatura dal ministro Maroni – volta a conferire continuità al rapporto di lavoro degli stessi.


            Sono invece suscettibili di produrre nuova ed ulteriore precarietà del lavoro gli interventi in materia di liberalizzazione contenuti nel decreto-legge in esame: essi in realtà non incidono sui nodi principali riscontrabili in taluni settori – ad esempio quello bancario, in cui a volte l’esercizio dell’attività di credito assume in concreto caratteri usurari – e il loro vero fine è costituito dalla tutela di interessi oligopolistici, perseguita mediante l’introduzione di misure pregiudizievoli nei confronti di taluni settori del lavoro autonomo produttivo. Attraverso le norme in discussione, l’Esecutivo ha manifestato con chiarezza la propria vocazione classista, ponendosi in una prospettiva ideologica in cui il pregresso antagonismo tra borghesia e classe operaia viene strumentalmente riproposto attraverso l’enfatizzazione del conflitto tra consumatori e  lavoratori autonomi.


            L’Esecutivo, avvalendosi anche del sostegno della Confindustria e di talune grandi concentrazioni che operano nel settore della stampa, intende in realtà avviare un processo di impoverimento dei lavoratori autonomi, negando loro le tutele costituite delle tariffe professionali minime e attivando un vero e proprio processo di una proletarizzazione di tali ceti, strumentale all’ingresso di gruppi oligopolistici in importanti comparti del sistema produttivo e dei servizi, e suscettibile di radicalizzare uno scontro di classe, che determinerà una profonda spaccatura nel Paese.


            Peraltro le disposizioni introdotte riguardo agli avvocati finiranno inevitabilmente per affievolire in concreto la difesa del cliente in sede giudiziaria, con tutte le prevedibili conseguenze connesse a tale situazione negativa.


            La competitività del paese andava rilanciata affrontando profili strutturali, quali, ad esempio l’inadeguatezza del sistema scolastico, rispetto al quale misure vere di liberalizzazione avrebbero consentito, attraverso la promozione di una effettiva concorrenza, un incremento degli standard qualitativi della scuola pubblica e, di conseguenza, un’istruzione ed una formazione  più qualificata e finalmente in linea con le medie europee, anche per quanto riguarda i costi.


L’impostazione ideologica di tipo statalista che caratterizza le forze politiche di centro-sinistra ha improntato profondamente la disciplina contenuta nel provvedimento all’esame, rafforzando la posizione di taluni gruppi oligopolistici, già precedentemente favoriti nell’ambito dei processi di privatizzazione promossi da precedenti Esecutivi di centro-sinistra. Attraverso quei processi, in passato, sono stati svenduti importanti segmenti del sistema produttivo e creditizio in mano pubblica, per favorire concentrazioni economiche e finanziarie, animate esclusivamente da intenti speculativi.


 


Il senatore MERCATALI (Ulivo), nell’esprimere un parere ampiamente favorevole sull’impostazione complessiva del decreto legge in conversione, osserva che esso intende allineare l’Italia all’Europa, mediante l’introduzione di misure di liberalizzazione che sono già state attuate nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea, senza aver dato luogo ad alcun conflitto tra liberi professionisti o lavoratori autonomi da un lato e consumatori e utenti dall’altro. In particolare, la rimozione del divieto di fornire servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni di professionisti costituisce un’importante misura di modernizzazione, che viene incontro alle aspirazioni di molti giovani, offrendo loro una modalità più agevole di avvio della propria attività, e consente inoltre  all’intero mondo delle professioni di competere in condizioni più favorevoli non solo sul mercato interno ma anche e soprattutto su quello europeo.


 


Il senatore SACCONI (FI) dopo aver sottolineato l’esigenza di rafforzare il dialogo sociale, ferma restando l’autonomia decisionale dell’Esecutivo, evidenzia che il Governo in carica, proprio nelle stesse ore in cui procedeva con enfasi all’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un tavolo di confronto con le parti sociali sulle grandi tematiche economiche e sociali del Paese, provvedeva contemporaneamente all’emanazione del decreto-legge in esame, prescindendo totalmente da qualsivoglia confronto preliminare con i soggetti interessati.


Negli ultimi giorni l’unica forma di dialogo di fatto instauratasi è avvenuta a distanza, attraverso le dichiarazioni rese ai mass-media dalle parti: essa, peraltro, ha già sortito alcuni effetti significativi, inducendo l’Esecutivo a prospettare talune modifiche al testo normativo originariamente proposto, tra le quali vanno citate quelle recentemente annunciate dal viceministro Visco relativamente alla tassazione delle attività immobiliari.  Peraltro va a tal proposito sottolineato che il modulo retroattivo adottato in tale ambito ha ingenerato nel contribuente una situazione di incertezza, che permarrà anche dopo l’introduzione delle modifiche correttive sopracitate.


Il decreto-legge in esame introduce inoltre pericolose ed inopportune asimmetrie in taluni settori, poiché non elimina realmente alcuna posizione di rendita, ma si limita ad indebolirne alcune, per rafforzarne, però, altre, forse più insidiose.  Va poi rilevato un evidente profilo di incostituzionalità delle disposizioni che, provvedendo all’istituzione di ulteriori fondi in materia di politiche sociali, sono suscettibili di ledere l’autonomia riconosciuta in tale ambito alle regioni, in particolare per quel che riguarda il vincolo di destinazione delle risorse trasferite dallo Stato, più volte censurato dalla Corte costituzionale.


La soppressione dei trattamenti fiscali di favore sulle somme erogate ai lavoratori a titolo di incentivo all’esodo, nei casi di processi di ristrutturazione industriale e di riallocazione della forza lavoro, comporterà oneri eccessivi per le imprese, senza favorire in alcun modo l’interesse dei lavoratori, accentuando inoltre le difficoltà per il raggiungimento di un’intesa fra le parti in tali situazioni. Peraltro il recupero di base imponibile che si otterrebbe da tale misura è trascurabile, e non tale da giustificare i danni che possono derivare alle imprese e ai lavoratori.


 


Il senatore PICCONE (FI) rileva che le misure di liberalizzazione contenute nel decreto-legge in esame, per il loro carattere settoriale e limitato, non avranno un impatto rilevante sul sistema produttivo; inoltre, nonostante l’enfatizzazione mediatica di tali  interventi, nella prospettiva – di per sé condivisibile – della liberalizzazione, la reale portata degli stessi non potrà non risultare ulteriormente ridimensionata, a seguito delle eventuali e probabili modifiche che potrebbero essere introdotte all’esito delle trattative in corso con le organizzazioni rappresentative dei settori interessati.


La disciplina fiscale contenuta nel provvedimento in esame, inoltre,  persegue obiettivi antitetici rispetto a quelli sottesi alle liberalizzazioni, imponendo in particolare vincoli inopportuni al rilascio delle partite IVA, mentre i moduli fiscali retroattivi introdotti per il settore immobiliare risultano del tutto incongrui, e suscettibili di determinare effetti pregiudizievoli per l’intero comparto, già fortemente penalizzato dalle nuove norme.


 


            Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 


 


 


IN SEDE REFERENTE 


(Doc. XXII, n. 7) CARUSO ed altri  –  Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette “morti bianche”


(Seguito dell’esame e rinvio)


 


 


            Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.


 


      Il PRESIDENTE ricorda che nella seduta di ieri è stata svolta la relazione introduttiva sul provvedimento in esame.


 


Il senatore MERCATALI (Ulivo) esprime preliminarmente un vivo apprezzamento per l’attività svolta nella passata legislatura dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, con la realizzazione di un serio e sistematico approfondimento di questa problematica, che ha consentito di pervenire a conclusioni condivise da tutte le forze politiche. Proprio per questo motivo, a suo avviso, è necessario che la nuova Commissione di inchiesta si ponga in una linea di continuità con la precedente, eventualmente prendendo in considerazione anche le esperienze maturate nel campo della sicurezza del lavoro in altri paesi. E’ altresì opportuno che le conclusioni a cui si è addivenuti nella passata legislatura vengano tenute nella massima considerazione anche per quanto attiene alla elaborazione legislativa: è infatti necessaria una riflessione sulla normativa vigente, e sulla persistente gravità del fenomeno degli infortuni sul lavoro, il cui andamento, nonostante l’impegno delle forze sociali e delle istituzioni, è tale da riproporre con forza l’esigenza di nuovi e più incisivi interventi. Occorrerà in particolare misurarsi sulla problematica relativa alla predisposizione di un testo unico delle norme in materia di sicurezza, e tentare di individuare nei settori di maggiore criticità – in particolare i cantieri di piccole dimensioni e, più in generale, la piccola e media industria – meccanismi di controllo più stringenti, in grado di coinvolgere gli enti locali, valorizzando al tempo stesso la funzione ispettiva, condizionata purtroppo da una oggettiva limitatezza delle risorse disponibili.


 


            Il senatore TURIGLIATTO (RC-SE), nel dichiararsi favorevole all’istituzione di una Commissione d’inchiesta sui temi della sicurezza del lavoro, sottolinea l’esigenza di dedicare una continua attenzione a tale fenomeno, anche mediante l’espletamento di costante attività di monitoraggio, rispetto alla quale l’istituenda Commissione dovrà assolvere il ruolo di vero e proprio osservatorio permanente. Segnala altresì l’esigenza di tenere nel debito conto le risultanze dell’inchiesta svolta sui temi della sicurezza del lavoro nella passata Legislatura, contenute nella relazione conclusiva, approvata all’unanimità, al fine di elaborare concrete proposte operative, anche con riferimento all’attività legislativa che la Commissione si accinge ad intraprendere.


 


            Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 


 


            La seduta termina alle ore 9,25.

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