8ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
La seduta inizia alle ore 15.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il Presidente TREU fa presente che l’Assemblea ha deliberato l’attivazione della procedura abbreviata, ai sensi dell’articolo 81 del Regolamento, relativamente al disegno di legge n. 546, relativo all’istituzione di una Commissione governativa di indagine sulla condizione degli anziani, che, pertanto, verrà iscritto all’ordine del giorno della Commissione nella prossima settimana. Avverte inoltre che è stato assegnato alla Commissione in sede consultiva il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011, e che il Presidente del Senato ha fissato alle ore 16 di martedì 18 luglio il termine per l’espressione dei pareri delle Commissioni permanenti. Propone pertanto alla Commissione di integrare l’ordine del giorno della seduta già convocata per domani alle ore 8,30 con l’esame in sede consultiva del predetto Documento, e di convocare inoltre, sempre giovedì 13 luglio, con il medesimo ordine del giorno, una nuova seduta per le ore 14,30.
Conviene la Commissione.
Il PRESIDENTE ricorda altresì che nella seduta dell’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi politici, riunitosi il 5 luglio, si deliberò, tra l’altro, di procedere ad un ciclo di audizioni informali, presso l’Ufficio di Presidenza, delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro, ed eventualmente delle regioni e delle autonomie locali, sui temi del lavoro e della previdenza. Poiché una analoga deliberazione potrebbe essere adottata anche presso la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati, egli ha convenuto con il presidente della stessa, onorevole Pagliarini, circa l’opportunità, in tal caso, di procedere congiuntamente, ove le Presidenze dei due rami del Parlamento concedano la prescritta autorizzazione. Si potrebbe pertanto prevedere svolgere i primi incontri, con le organizzazioni datoriali e sindacali, nelle giornate di mercoledì 19 luglio e giovedì 20 luglio, prima dell’inizio della seduta antimeridiana dell’Assemblea.
Prende atto la Commissione.
IN SEDE CONSULTIVA
(741) Conversione in legge del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale
(Parere alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole con osservazioni e raccomandazioni)
Riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Il senatore POLI (UDC) interviene nella discussione, sottolineando preliminarmente che la metodologia seguita dall’Esecutivo per l’elaborazione della disciplina in esame risulta piuttosto singolare, risultando incentrata su una sorta di concertazione a posteriori.
L’annuncio di alcune misure – che peraltro il Governo si appresta a correggere proprio in virtù delle risultanze del predetto confronto ex post – ha comunque già prodotto effetti negativi sui mercati, soprattutto per quel che concerne la disciplina relativa alla tassazione immobiliare.
L’obiettivo della liberalizzazione è in sé condivisibile, ma risultano del tutto incongrue le modalità scelte per la realizzazione dello stesso, che hanno comportato, ad esempio, l’obbligo – assurdo e irragionevole – per l’utente di pagare le prestazioni professionali di cui usufruisce esclusivamente attraverso assegno o bonifico bancario. Vi è quindi, ad avviso del senatore Poli, più di un motivo per esprimere un giudizio completamente negativo sul provvedimento in titolo.
Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) esprime una valutazione positiva sul decreto-legge in conversione, evidenziando che le misure in esso contenute potranno arrecare significativi benefici ai consumatori, come si può desumere indirettamente anche dalle forti resistenze opposte dalle categorie professionali interessate.
Risulta inoltre apprezzabile l’ampliamento della spesa sociale, nonché l’istituzione del fondo per le politiche della famiglia, di quello per le politiche giovanili e infine del fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.
Il senatore VIESPOLI (AN) sottolinea preliminarmente che l’enfasi con cui taluni esponenti del Governo hanno annunciato le misure di liberalizzazione contenute nel decreto-legge in titolo risulta del tutto ingiustificata, dato che l’intervento in questione non incide minimamente sugli interessi di talune grandi lobby economiche, e che su taluni punti lo stesso Esecutivo sta rivedendo la propria posizione iniziale.
Va poi evidenziato che nella relazione illustrativa del provvedimento in esame si effettua una sorta di valutazione preventiva della costituzionalità, con una serie di argomentazioni volte a dimostrare la compatibilità di tale disciplina con le disposizioni costituzionali contenute nel titolo V della Costituzione.
In realtà la predetta valutazione preventiva costituisce il riflesso di un problema sostanziale, consistente nella scarsa chiarezza delle disposizioni costituzionali relative al riparto di competenza tra lo Stato e le regioni – ad esempio in materia di energia – che è suscettibile, anche per le misure in materia di liberalizzazione all’esame, di determinare il rischio di un esteso conflitto istituzionale con le regioni.
Desta inoltre forti perplessità la disciplina relativa ai taxi, che non tutela affatto la concorrenza nel settore, limitandosi ad introdurre una vera e propria imposta patrimoniale sulla licenza di esercizio di tale attività, che determina ingiustificati effetti pregiudizievoli per tale categoria.
Il senatore STRACQUADANIO(DC-Ind-MA), nell’esprimere la propria contrarietà al provvedimento all’esame, rileva che esso, lungi dal perseguire una effettiva finalità di liberalizzazione, dà corpo ad un intento punitivo nei confronti di una componente sociale ben precisa, identificabile nel lavoro autonomo. Nel motivare le misure all’esame, il ministro Bersani ha dichiarato di essersi limitato a recepire i rilievi formulati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato; tuttavia solo una parte di essi hanno costituito l’oggetto dell’attenzione del Governo, mentre su molti altri profili le pronunce della stessa Autorità sono rimasti ignorati. In realtà, attraverso i cosiddetti interventi di liberalizzazione – che, peraltro, tali non sono e non produrranno alcun effetto positivo per i consumatori, che risulterebbero realmente favoriti solo da interventi di liberalizzazione delle tariffe – l’Esecutivo intende pervenire ad una modificazione strutturale nella composizione sociale del lavoro, inducendo la trasformazione di professionisti e lavoratori autonomi in lavoratori dipendenti, con la creazione delle condizioni affinché servizi come i taxi o le farmacie vengano gestiti non più da privati, ma da aziende o catene commerciali. E’ il segno dell’insofferenza che il Governo e la maggioranza politica che lo sostiene nutrono nei confronti di una parte della società ad essi non favorevole, e di un’opzione ideologica dirigista, che, peraltro, caratterizza l’intero schieramento di centro-sinistra.
Il senatore GALLI (LNP) ritiene alquanto contraddittorio che un Governo con una forte caratterizzazione di sinistra si presenti ai propri elettori con una serie di misure di liberalizzazione che, di norma, costituiscono un obiettivo proprio della cultura liberista alla quale si rifà lo schieramento di centro-destra. In realtà, il paradosso è solo apparente, poiché il decreto legge all’esame reca misure di liberalizzazione di facciata, mentre la vera natura di esso va ricercata nelle disposizioni in materia fiscale, rivelatrici di una mentalità vessatoria, illiberale e palesemente irrispettosa nei confronti dei cittadini. Non altrimenti infatti si possono definire le disposizioni che introducono un principio di retroattività in materia fiscale e quelle che, prevedendo l’obbligo del pagamento tramite assegno o bonifico bancario di alcuni servizi professionali, discriminano tra i cittadini – costretti di fatto a ricorrere ai servizi degli istituti di credito – con una misura di palese incostituzionalità, che avrà inoltre l’effetto di far gravare costi aggiuntivi sulla prestazione dei medesimi servizi. Non si tratta, pertanto, di interventi a favore dei consumatori, i quali saranno ulteriormente penalizzati per l’inasprimento dell’IVA, che non mancherà di riaccendere l’inflazione, con la conseguente impennata dei prezzi al consumo.
E’ pertanto evidente che, con il decreto legge all’esame, la maggioranza politica che sostiene il Governo persegue un intento punitivo nei confronti di categorie e gruppi sociali ritenuti ostili, che sono posti autoritativamente di fronte al fatto compiuto, mentre le procedure concertative continuano ad essere riservate per gruppi e categorie considerati politicamente affini. Vi è dunque una condotta discriminatoria, che colpisce il lavoro autonomo produttivo e rinuncia invece ad ogni controllo nei confronti dei gruppi sociali favorevoli al centro-sinistra, specialmente rispetto ai diversi comparti del pubblico impiego, in cui si annidano aree di lavoro improduttivo gravemente pregiudizievoli anche per quanto attiene all’equilibrio dei conti pubblici.
Il presidente TREU osserva che nel corso della discussione non si è rilevato come la rimozione di alcuni ostacoli e vincoli normativi e burocratici posti alla prestazione di alcuni importanti servizi, già attuata nei paesi più avanzati e avviata con il decreto legge all’esame, può avere importanti ricadute anche sul versante dell’occupazione, facendo cadere alcune barriere all’ingresso sul mercato del lavoro dei giovani professionisti. D’altra parte, la liberalizzazione dei mercati costituisce un obiettivo qualificante del programma politico con cui l’Unione si è presentata agli elettori, e le misure contenute nel provvedimento all’esame, che, ovviamente, costituiscono solo un primo passo in tale direzione, sono del tutto coerenti con un progetto generale, che non presenta alcun intento discriminatorio o tanto meno punitivo verso l’una o l’altra categoria.
Nel corso del dibattito è stata posta la questione della costituzionalità di alcune misure contenute nel decreto legge n. 223: giova sottolineare, a questo proposito, che in materia di tutela della concorrenza, la competenza esclusiva che l’articolo 117 della Costituzione riconosce allo Stato si intreccia strettamente con le competenze dell’Unione europea, le cui raccomandazioni ed indicazioni sono puntualmente riprese nell’ambito del provvedimento all’esame. Il senatore Sacconi ha poi posto un’ulteriore questione di costituzionalità, relativamente all’istituzione di Fondi che configurano un vincolo di destinazione di risorse finanziarie per materie, come le politiche sociali, che incidono sulla competenza delle regioni. Si tratta, peraltro, di un ambito in cui la competenza legislativa regionale è concorrente con quella dello Stato, e d’altro canto, occorre considerare che la questione dei fondi dedicati è estremamente controversa, ed è stata oggetto anche di numerose pronunce della Corte costituzionale. La questione posta dal senatore Sacconi è pertanto meritevole di attenta considerazione, e dovrà essere affrontata, senza alcun formalismo, anche nell’ambito del parere che la Commissione si accinge ad esprimere.
Poiché non vi sono altre richieste di intervenire nella discussione, il relatore alla Commissione ROILO (Ulivo) interviene in sede di replica evidenziando preliminarmente che la preoccupazione espressa dal senatore Sacconi circa una possibile lesione, a seguito dell’istituzione di ulteriori fondi in materia di politiche sociali, dell’autonomia delle regioni per quel che riguarda il vincolo di destinazione delle risorse trasferite dallo Stato, è stata accolta nell’ambito dello schema di parere favorevole con osservazioni e raccomandazioni, da lui predisposto.
Non ritiene invece convincenti le argomentazioni espresse dal senatore Sacconi in merito alla soppressione di trattamenti fiscali di favore sulle somme erogate ai lavoratori a titolo di incentivo all’esodo, nei casi di processi di ristrutturazione industriale e di riallocazione della forza lavoro.
Risultano inoltre del tutto infondate le affermazioni di taluni esponenti delle forze politiche di opposizione volte a delineare una supposta volontà dell’Esecutivo di penalizzare i lavoratori autonomi, poiché le forze politiche dello schieramento di centro-sinistra sono convinte che essi con il proprio lavoro concorrono in misura determinante alla produzione di ricchezza nel paese. Parimenti ingiustificate risultano le considerazioni espresse nel corso di taluni interventi circa un atteggiamento di favore dell’Esecutivo rispetto a talune oligarchie economiche.
Dà quindi per illustrato lo schema di parere favorevole con osservazioni (il cui testo è pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta odierna) già in precedenza distribuito a tutti i componenti della Commissione.
Il senatore VIESPOLI (AN) dà per illustrato lo schema di parere contrario a sua firma, nonché a firma dei senatori Poli, Sacconi, e Galli, il cui testo è pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta odierna e che è già stato in precedenza distribuito a tutti i componenti della Commissione.
Si passa alle dichiarazioni di voto.
Il senatore NOVI (FI) preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sullo schema di parere predisposto dal relatore, evidenziando che la disciplina contenuta nel decreto-legge in esame risulta del tutto incongrua e non condivisibile, perseguendo esclusivamente l’obiettivo di soddisfare gli interessi di grandi gruppi oligopolistici.
L’oratore si sofferma inoltre dettagliatamente sulla disciplina relativa all’attribuzione del numero di partita IVA, contenuta nel comma 18 dell’articolo 37 – di cui dà lettura -, e sottolinea come essa configuri un rafforzamento della pervasività dei grandi gruppi finanziari – che hanno sostenuto unanimemente la coalizione di centro-sinistra – pregiudicando i diritti di coloro che non possono disporre di tali mezzi bancari, quali ad esempio i soggetti sottoposti a protesto.
Il senatore VIESPOLI (AN) preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sullo schema di parere predisposto dal relatore, sottolineando che la timidezza del riferimento alla concertazione e al dialogo sociale, contenuto nello stesso, lascia desumere che la maggioranza intenda liquidare la stagione concertativa, considerando la stessa una mera possibilità e non più quindi una strategia complessiva.
L’oratore annuncia infine che i dodici senatori appartenenti ai Gruppi politici dell’opposizione presenti in seduta esprimeranno compattamente un voto contrario sullo schema di parere presentato dal relatore, sottolineando che lo stesso potrà essere approvato solo in virtù della sostituzione del senatore a vita Pininfarina, la quale suscita tutte le perplessità più volte evidenziate, dimostrando altresì la precaria condizione delle forze politiche di maggioranza presenti in Senato.
Poiché non vi sono altre richieste di intervenire per dichiarazione di voto, il PRESIDENTE, previa verifica del numero legale, pone ai voti lo schema di parere favorevole con osservazioni e raccomandazioni elaborato dal relatore Roilo.
La Commissione approva.
Il PRESIDENTE avverte che resta conseguentemente preclusa la votazione dello schema di parere presentato dai senatori Poli, Sacconi, Viespoli e Galli.
IN SEDE REFERENTE
(Doc. XXII, n. 7) CARUSO ed altri – Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette ‘morti bianche’
(Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) dopo aver sottolineato l’opportunità di istituire una Commissione di inchiesta, ritiene necessario che tale organo provveda non solo all’aggiornamento dei dati, ma anche all’individuazione di misure e strumenti idonei ad affrontare i problemi sempre più gravi della sicurezza del lavoro.
Preannuncia la presentazione di un emendamento al documento in titolo, volto ad integrare le attività di competenza della Commissione di inchiesta con quella attinente alla valutazione dell’incidenza del costo degli infortuni sulla finanza pubblica, nonché sul servizio sanitario nazionale.
Il senatore BOBBA (Ulivo) ritiene che l’istituzione della Commissione di inchiesta in materia di sicurezza del lavoro, alla quale è favorevole, può offrire un’importante strumento di analisi e riflessione su un fenomeno la cui gravità e drammaticità sono sotto gli occhi di tutti. Auspica al tempo stesso che il dibattito in corso offra uno spunto di riflessione ulteriore anche sul lavoro legislativo che occorrerà intraprendere in questa materia, in particolare per quel che concerne l’obiettivo – mancato nelle ultime due legislatore – di pervenire ad un testo unico delle disposizioni in materia di sicurezza del lavoro in grado di assicurare ai lavoratori e alle imprese norme più chiare, più semplici e quindi di più facile applicazione.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
INTEGRAZIONE DELL’ORDINE DEI GIORNO DELLA SEDUTA DI GIOVEDÌ 13 LUGLIO, ALLE ORE 8,30. CONVOCAZIONE DELLA COMMISSIONE.
Il presidente TREU avverte che, in base a quanto è stato stabilito ad inizio di seduta, l’ordine del giorno della seduta già convocata per domani, giovedì 13 luglio, alle ore 8,30, è integrato con l’esame in sede consultiva del Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011. La Commissione tornerà a riunirsi nella stessa giornata di giovedì 13 luglio, alle ore 14,30, per la prosecuzione, in sede consultiva, dell’esame del predetto Documento.
La seduta termina alle ore 16.
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SUL DISEGNO DI LEGGE N. 741
La 11ª Commissione, esaminato, per le parti di competenza, il decreto-legge n. 223,
rilevato che le misure di liberalizzazione poste in essere nel provvedimento, nel promuovere la concorrenza e la tutela dei diritti dei consumatori, possono concorrere alla rimozione degli ostacoli posti all’ingresso di nuovi soggetti sul mercato del lavoro;
nell’auspicare che il perseguimento dei predetti obiettivi di liberalizzazione possa avvenire nel confronto con i soggetti coinvolti e con le organizzazioni e gli enti rappresentativi dei loro interessi, ferma restando l’autonoma responsabilità decisionale del Governo;
esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni e raccomandazioni:
a) all’articolo 19, si segnala alla Commissione di merito e al Governo l’esigenza di valutare con attenzione – anche alla luce dei più recenti orientamenti della giurisprudenza costituzionale – se la finalizzazione del Fondo per le politiche della famiglia – relativamente alla realizzazione di interventi a sostegno della famiglia medesima – e le finalizzazioni indicate per il Fondo per le politiche giovanili siano compatibili con il dettato degli articoli 117 e 119 della Costituzione, eventualmente valutando la possibilità di rimodulare gli stanziamenti, destinando ulteriori risorse al Fondo nazionale per le politiche sociali, ovvero di ridefinire le finalizzazioni sopra indicate, ove si accerti che queste ultime, nell’attuale formulazione, configurino il rischio di un’impropria ingerenza dello Stato nell’esercizio delle funzioni attribuite alle Regioni e agli enti locali in materia di politiche sociali;
b) l’articolo 32, comma 1, capoverso 6-ter, del decreto-legge richiama, con riferimento ai regolamenti degli enti locali, solo i princìpi di cui al precedente capoverso 6 e non anche il principio di cui al capoverso 6-bis;
c) il comma 3 dell’articolo 33 del decreto-legge dispone che i limiti di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici si applichino anche ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali attribuibili anche a soggetti esterni alle pubbliche amministrazioni – incarichi di cui all’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni -.
Si osserva, peraltro, che, ai sensi del medesimo articolo 19, comma 6, gli incarichi in oggetto non possono essere conferiti per una durata inferiore a tre anni. Si deve forse ritenere che dall’applicazione dei limiti di età summenzionati derivi che l’incarico non possa essere attribuito ad un soggetto che raggiungerebbe il limite anagrafico in un periodo inferiore a tre anni (decorrenti, naturalmente, dall’inizio dell’incarico). Appare in ogni caso opportuna una definizione più chiara di tale profilo.
SCHEMA DI PARERE PRESENTATO DAI SENATORI POLI, SACCONI, VIESPOLI E GALLI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 741
La Commissione lavoro del Senato esprime parere contrario al merito del disegno di legge n. 741 con le seguenti motivazioni:
– il provvedimento è stato adottato senza una preliminare fase di dialogo sociale con le associazioni rappresentative degli interessi e dei consumatori nonostante la contemporaneità del ‘tavolo’ con le parti sociali ed il rinvio di ogni tema lì trattato per i veti opposti da alcuni degli attori sociali;
– al Fondo sociale sono aggiunti fondi separati per la famiglia, i giovani e le pari opportunità che nel primo dovrebbero essere riuniti per rimettere alla competenza delle Regioni, sulla base di trasferimenti indistinti, l’autonomia decisionale sulle diverse allocazioni;
– sono penalizzati gli accordi tra le parti sociali per la gestione condivisa dei processi di ristrutturazione a causa dell’abrogazione della disciplina fiscale a favore per gli incentivi all’esodo dei lavoratori in esubero strutturale;
– sono irrigiditi tutti i rapporti economici e, in particolare, la responsabilità solidale tra appaltante e appaltatore, opportuna e praticabile per i profili contributivi, risulta impraticabile per i profili fiscali;
– si manifesta in più disposizioni un evidente pregiudizio nei confronti del lavoratore autonomo a partire dai modi, ora complessi, con cui può essere avviata una nuova partita IVA nonostante i reiterati impegni per la semplificazione dell’avvio di nuove attività con particolare riguardo all’autoimprenditorialità.

























