3ª Seduta
Presidenza del Presidente
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale Montagnino.
La seduta inizia alle ore 14,40.
IN SEDE CONSULTIVA
(379) Conversione in legge del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri
(Parere alla 1a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole con osservazioni)
Il senatore NOVI (FI) interviene nel dibattito, ad integrazione delle considerazioni già svolte nella seduta di ieri, sottolineando preliminarmente il carattere confuso e contraddittorio del provvedimento in esame.
In particolare, relativamente al comma 6 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 181 del 2006, va osservato in senso critico che l’attribuzione al Ministero della solidarietà sociale dell’area funzionale di cui all’articolo 46, comma 1, lettera c) del decreto legislativo n. 300 del 1999, relativa alle politiche sociali e previdenziali, sembrerebbe comportare il trasferimento al neo costituito Dicastero dell’intera materia pensionistica, malgrado quest’ultima sia richiamata espressamente nella nuova denominazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
Un’altra incongruenza di rilievo è riscontrabile relativamente al comma 19, lettere d) ed e) del sopracitato articolo 1 del decreto-legge in esame, che attribuisce le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia sia di politiche giovanili sia di politiche per la famiglia alla Presidenza del Consiglio, malgrado le stesse siano contestualmente trasferite al Ministero della solidarietà sociale.
Le competenze in materia di servizio civile nazionale vengono poi trasferite dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Ministero della solidarietà sociale, con conseguente frammentazione degli apparati organizzativi, del tutto inopportuna.
Per quel che concerne le politiche sull’immigrazione, l’oratore ricorda che in sede comunitaria la contrarietà espressa sia dalle forze politiche di centro-sinistra sia da quelle di centro-destra in ordine al progetto di direttiva sulla libera circolazione dei servizi in seno all’Unione europea – noto come direttiva Bolkenstein – è stata giustificata dalla fondata preoccupazione per i profili di regressione che l’eventuale introduzione di tale normativa avrebbe comportato in ordine ai diritti dei lavoratori, così come garantiti dalle leggi nazionali dei paesi dell’Unione europea. Va a tal proposito rilevato che le politiche sull’immigrazione prospettate dalle forze politiche di centro-sinistra potrebbero produrre in ambito nazionale una indebita compressione dei livelli retributivi a seguito dell’aumento di manodopera proveniente da taluni paesi stranieri, determinando le stesse conseguenze negative che l’opposizione bipartisan emersa in ambito comunitario rispetto al progetto di direttiva Bolkenstein mirava a scongiurare.
Il senatore CORONELLA (AN) dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni precedentemente espresse nel corso della seduta di ieri dal senatore Tofani e dal senatore Viespoli, sottolinea che l’emendamento proposto dal Governo contiene rilevanti profili di incostituzionalità.
Replica quindi agli intervenuti il relatore alla Commissione DI SIENA(Ulivo), esprimendo in primo luogo l’auspicio che il confronto in Commissione risulti improntato ad uno spirito dialettico e costruttivo, diversamente da quanto è avvenuto nella scorsa Legislatura, nella quale le forze politiche di maggioranza non hanno in alcun modo tenuto conto in sede parlamentare delle argomentazioni e dei rilievi provenienti dall’opposizione.
Il dibattito ha sollevato diverse questioni, ma, in via preliminare, non va sottaciuto, per un’ineludibile esigenza di onestà intellettuale, che la disarticolazione degli apparati ministeriali contenuta nel provvedimento in esame è ascrivibile anche ad una ragione politica, ossia alla necessità di individuare un congruo equilibrio delle diverse identità politiche che compongono la coalizione di centro-sinistra.
Per quel che concerne i rilievi prospettati dal senatore Sacconi, che lamentava, a livello metodologico, la presentazione da parte del Governo di un ampio e complesso emendamento a poche ore dall’inizio della seduta di ieri, va precisato che, ai sensi del Regolamento del Senato, il parere della Commissione ha come oggetto il provvedimento in titolo e non gli emendamenti riferiti allo stesso, che pure rivestono una valenza politica rilevante, ampiamente evidenziata, peraltro, da gran parte degli intervenuti.
A questo proposito, relativamente alla complessa e articolate questione dei rapporti tra le funzioni previdenziali e quelle assistenziali, va sottolineato che la normativa in esame non può essere considerata elusiva delle prerogative parlamentari, poiché il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui al citato emendamento, richiamato ieri nell’intervento del senatore Sacconi, si limita esclusivamente a individuare meccanismi di coordinamento tra le competenze del Ministero del lavoro e le competenze del Ministero della solidarietà sociale rispetto ai predetti profili, fermo restando che questi ultimi possono essere disciplinati in modo organico solo per legge.
Il senatore Morra ha ravvisato nei contenuti dal provvedimento in esame una impostazione incongrua e anacronistica delle politiche sociali: si tratta di un’affermazione eccessiva e di incerto fondamento. L’esigenza di garantire l’unitarietà dell’indirizzo politico in materia di stato sociale va infatti conciliata con l’obiettivo di incrementare gli standard di funzionalità effettiva dell’attività governativa nel settore in questione, obiettivo il cui conseguimento potrebbe essere agevolato dalla creazione di un autonomo apparato ministeriale, titolare delle funzioni in materia di solidarietà sociale. Peraltro, l’esperienza della scorsa Legislatura ha dimostrato che l’attività del Dicastero del lavoro si è concentrata prevalentemente sui settori lavoristico e previdenziale, relegando gli interventi in materia di politica sociale ad un ambito meramente residuale.
Relativamente ai profili attinenti all’immigrazione, va sottolineato che, come emerge anche dall’intervento del senatore Livi Bacci, il modello delle politiche di integrazione degli stranieri extra comunitari prospettato dalle forze politiche di centro-sinistra risulta radicalmente diverso, anche su un piano culturale, rispetto a quello delineato dagli esponenti di centro-destra. Tuttavia l’esigenza espressa dal senatore Viespoli, di garantire una gestione organica ed efficace dei flussi migratori interne tra le aree meridionali e quelle settentrionali del paese è condivisibile, ed è auspicabile quindi che una particolare attenzione sia rivolta a tali profili e che la Commissione promuova specifiche iniziative su di essi.
Il sottosegretario MONTAGNINO dopo aver preliminarmente rilevato che le argomentazioni addotte dai senatori appartenenti ai Gruppi politici di centro-destra intervenuti nel dibattito sono meritevoli della più attenta considerazione, evidenzia che la disciplina contenuta nel provvedimento in esame risulta ispirata non soltanto da ragioni politiche – richiamate dal relatore Di Siena – ma anche da importanti esigenze di efficacia e di funzionalità. In particolare la creazione del Ministero della solidarietà sociale potrà consentire una maggiore efficacia delle politiche sociali, ed un più stretto legame di queste ultime con gli interventi di carattere macroeconomico che il Governo porrà in essere.
Va ricordato che nel corso della XIII Legislatura sono stati approvati importanti provvedimenti legislativi in materia sociale – quali ad esempio la legge n. 328 del 2000, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali – mentre l’Esecutivo in carica nella XIV Legislatura ha incentrato la propria azione prevalentemente sui profili previdenziali e lavoristici, rivolgendo una minore attenzione a quelli sociali.
Relativamente alle politiche dell’immigrazione – prosegue il rappresentante del Governo – occorre sottolineare che l’obiettivo di favorire la completa integrazione delle persone straniere che vivono in Italia non può essere perseguito attraverso le sole politiche del lavoro, richiedendo un ambito di intervento più vasto e più organico, in grado di investire l’insieme degli aspetti sociali di tale tematica.
Non sono poi convincenti i rilievi formulati nel corso del dibattito relativamente alla supposta indeterminatezza della ripartizione delle competenze in materia previdenziale: il provvedimento in esame, infatti, definisce il Dicastero del lavoro con la denominazione Ministero del lavoro e della previdenza sociale, eliminando qualsivoglia dubbio in ordine alla spettanza allo stesso di tali attribuzioni. Peraltro, l’emendamento governativo precisa espressamente che restano ferme le attribuzione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale in materia previdenziale.
Sempre con riferimento al contenuto dell’emendamento presentato dal Governo, il rinvio a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per l’individuazione di forme di esercizio coordinato delle funzioni assistenziali e previdenziali non appare in alcun modo lesivo delle prerogative del Parlamento – come ha sostenuto invece il senatore Sacconi – atteso che, definita con chiarezza e precisione in sede legislativa la ripartizione delle competenze, il coordinamento dei moduli gestionali delle stesse può essere demandato ad un atto di normazione secondaria.
Peraltro il complesso e articolato problema della distinzione tra assistenza e previdenza non è sicuramente risolto con la disciplina in esame, anche se la ripartizione delle competenze tra il Ministero del lavoro e il Ministero della solidarietà sociale può favorire il processo di separazione tra i due ambiti.
Il senatore DI SIENA (Ulivo) illustra uno schema di parere favorevole con osservazioni, il cui testo è pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta odierna.
Si passa alle dichiarazioni di voto.
Il senatore VIESPOLI (AN) prende la parola rilevando in via preliminare che la sostituzione del senatore a vita Pininfarina, operata nell’odierna seduta, pone profili problematici non tanto sul piano regolamentare, quanto su quello dell’opportunità e della correttezza, poiché determina un’alterazione artificiosa degli equilibri numerici delle forze politiche in Commissione. Pur essendo evidente che lo status di senatore a vita su un piano regolamentare risulta identico a quello degli altri senatori, va tuttavia rilevato che la sostituzione di uno di essi con un altro parlamentare comporta di fatto una compressione delle ragioni intuitu personae sottese alla nomina, che non sono certamente surrogabili e tanto meno possono essere esercitate da un altro senatore che, in quanto espressione di una determinata forza politica, non può che essere assoggettato a un vincolo di appartenenza.
L’oratore annuncia poi il voto contrario, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, sullo schema di parere testé illustrato dal relatore, evidenziando che la disciplina contenuta nel provvedimento in titolo reca inopportune frantumazioni delle competenze ministeriali, più o meno palesi.
Dichiara infine di aver presentato un apposito emendamento relativamente alla tematica della migrazione interna fra le aree meridionali e quelle settentrionali del paese, volto in particolare alla creazione di un apposito osservatorio con compiti di vigilanza su tale fenomeno.
Il senatore SACCONI(FI), nell’annunciare il voto contrario del Gruppo di Forza Italia sullo schema di parere testé illustrato dal relatore, osserva che la prevedibile reiterazione, da parte del Gruppo misto, della sostituzione in Commissione del senatore Pininfarina con un senatore elettivo, concretizza una pratica estremamente discutibile, che non tiene contro delle caratteristiche proprie dei senatori a vita, riconducibili agli elevati meriti che costituiscono il presupposto della nomina presidenziale, e non, come invece avviene per gli altri senatori, all’appartenenza ad uno schieramento politico. La sostituzione, oltre a privare il confronto in Commissione del fondamentale apporto proveniente dalla esperienza, dalla saggezza e dalla cultura di un senatore a vita, produce, al di là dei profili formali, una impropria alterazione dei rapporti tra le componenti politiche della Commissione, quali risultano dall’espressione del voto popolare. Proprio per le loro caratteristiche, i senatori a vita dovrebbero avvertire l’esigenza di esprimere direttamente, e senza improprie interposizioni, la loro posizione: non vi è dubbio, ad esempio, che l’esperienza e la cultura imprenditoriale del senatore Pininfarina potrebbero apportare un contributo essenziale, anche se presumibilmente non nella direzione auspicata alle forze politiche di centro-sinistra, in occasione del dibattito che avrà probabilmente luogo in Commissione sulla revisione della legge n. 30 del 2003.
Passando ad illustrare le motivazioni del voto contrario che il Gruppo di Forza Italia si accinge ad esprimere, il senatore Sacconi fa presente che il giudizio fortemente negativo sul provvedimento in titolo si estende anche ai contenuti dell’emendamento presentato del Governo, che, pur non essendo oggetto del parere della Commissione, riveste però una valenza politica dalla quale non si può prescindere. Sotto questo profilo, appaiono poco convincenti le argomentazioni, del tutto formalistiche, addotte dal relatore. Permangono peraltro forti elementi di preoccupazione per le conseguenze che potranno derivare dall’approvazione delle norme all’esame. In particolare, occorre sottolineare che l’emendamento del Governo accredita un’inaccettabile esasperazione delle logiche di spoils system, che investono perfino il personale dirigente di seconda fascia. Nello schema di parere predisposto dal relatore, inoltre, il fondamentale problema della separazione tra assistenza e previdenza viene evocato solo attraverso il riferimento alla denominazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, utilizzato per argomentare la permanenza in capo a quest’ultimo delle funzioni previdenziali; nulla viene però detto a proposito dell’inaccettabile scelta di demandare ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, e non ad una legge votata dal Parlamento, l’indicazione delle forme di esercizio coordinato delle funzioni aventi natura assistenziale o previdenziale e delle funzioni di indirizzo e vigilanza sugli enti di settore.
Non sono infine affatto convincenti le argomentazioni addotte dal relatore, dal senatore Livi Bacci e dal rappresentante del Governo in favore del trasferimento al Ministero della solidarietà sociale dei compiti di vigilanza dei flussi di entrata dei lavoratori extra comunitari, dato che il nodo del rapporto tra immigrazione e assetto della domanda di lavoro è ineludibile, e nessun progetto di vita può essere costruito prescindendo da un tale elemento.
Il senatore PETERLINI (Aut) ricorda preliminarmente che il Gruppo delle Autonomie, collocato all’opposizione nella passata Legislatura e attualmente parte integrante della maggioranza parlamentare che sostiene il Governo, si è caratterizzato, sin dalla sua costituzione, per una la priorità costantemente attribuita ai contenuti rispetto alle appartenenze e per la costante ricerca del dialogo e della collaborazione tra forze politiche di diversa ispirazione, nella prospettiva, che egli intende continuare a perseguire anche in Commissione, del superamento delle esasperate contrapposizioni tra gli schieramenti, di cui, recentemente, si sono avuti non pochi esempi anche in Senato.
Nel corso del dibattito, i senatori appartenenti ai Gruppi politici di centro-destra hanno espresso numerose critiche, alcune delle quali indubbiamente fondate, sul numero dei ministeri istituiti dal decreto legge all’esame, nonché sulla opportunità della scelta di ripartire alcune funzioni tra diverse amministrazioni centrali. Peraltro, anche nella passata legislatura si è verificata una lievitazione degli incarichi di Governo e, d’altra parte, non si può escludere che talune delle scelte operate dal decreto-legge n. 181 abbiano un fondamento plausibile. L’auspicata separazione tra previdenza ed assistenza, ad esempio, potrebbe risultare favorita, e non ostacolata, dall’attribuzione delle relative funzioni a due Ministeri distinti. Anche per quanto riguarda la questione dell’immigrazione, un approccio che affronti questo problema nella sua globalità, e non solo dal punto di vista del mercato del lavoro, può rivelarsi particolarmente proficuo.
Non si può infine tralasciare di considerare le ragioni politiche che sono alla base del provvedimento all’esame: ove il nuovo assetto del Governo possa concorrere a realizzare un migliore equilibrio tra le forze politiche che compongono la coalizione di centro-sinistra, ciò non mancherà di riverberarsi positivamente sulla stabilità dell’Esecutivo e, conseguentemente, sull’efficacia della sua azione. Per tali motivi, il Gruppo per le Autonomia voterà a favore dello schema di parere predisposto dal relatore.
Poiché non vi sono altre richieste di intervenire per dichiarazione di voto, il PRESIDENTE accertata la sussistenza del numero legale, pone ai voti lo schema di parere favorevole con osservazioni, predisposto dal relatore Di Siena.
All’esito della votazione, e della successiva controprova, richiesta dal senatore CORONELLA (AN), il parere risulta approvato.
La seduta termina alle ore 15,35.
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SUL DISEGNO DI LEGGE N. 379
La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni:
– con riferimento al comma 6 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 181 del 2006, occorre precisare espressamente che il settore della previdenza rientra nel novero delle competenze del Ministero del lavoro, come si evince dalla disposizione di cui al comma 18 del decreto-legge, che attribuisce a tale Dicastero la denominazione di “Ministero del lavoro e della previdenza sociale”;
– relativamente al sopracitato comma 6, è opportuno precisare espressamente che le funzioni di controllo e vigilanza amministrativa e tecnico-finanziaria sugli enti di previdenza e assistenza obbligatoria e sulle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e sui patronati non sono trasferite in via esclusiva al Ministero della solidarietà sociale;
– riguardo al comma 19, lettere d) ed e) del decreto-legge, che attribuisce le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia sia di politiche giovanili sia di politiche per la famiglia alla Presidenza del Consiglio, o al Ministro da lui delegato, appare opportuno chiarire come tali profili si coordinino con le attribuzioni del Ministero della solidarietà sociale, alla luce del trasferimento allo stesso delle funzioni in materia di politiche sociali, prima spettanti alla Direzione generale per la famiglia, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese del Ministero del lavoro in base all’articolo 1-septies del D.P.R. n. 176 del 2001.

























