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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

77ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


        

            La seduta inizia alle ore 14,45.


 


 


IN SEDE CONSULTIVA 


 


(Doc. LVII, n. 2) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011


(Parere alla 5a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio) 


 


            Riprende l’esame del provvedimento in titolo sospeso nella seduta del 5 luglio scorso.


 


Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta il relatore Livi Bacci ha illustrato le parti del Documento di programmazione economico-finanziaria di competenza della Commissione. Propone di fissare per domani, mercoledì 11 luglio alle ore 12, il termine per la presentazione delle proposte di parere.


 


Conviene la Commissione.


 


Si apre il dibattito.


 


Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) osserva che nelle parti riferite alle politiche del lavoro, il  Documento all’esame sottolinea, tra l’altro, che, a partire dal 2007, l’apporto alla crescita proveniente dalle variazioni dell’occupazione potrebbe risultare leggermente meno positivo rispetto al passato, e che, nel periodo 2001-2005, di maggiore stagnazione dell’economia, si è registrata una notevole caduta della produttività del lavoro, riconducibile in una certa misura alla tendenza ad avvalersi di lavoratori assunti con contratti flessibili. Questa tendenza, se da un lato ha consentito un incremento delle assunzioni, con la conseguente caduta del tasso di disoccupazione, dall’altro lato, per la minor produttività propria di lavoratori collocati sovente in posizioni marginali, ha concorso a determinare la caduta della produttività totale dei fattori. Dalla lettura del Documento si desume anche come in alcuni comparti, e soprattutto nell’industria, si registri una diminuzione del costo del lavoro per unità di prodotto, che segna una importante inversione di tendenza proprio in tema di produttività, con un corrispondente aumento del valore del lavoro. Si tratta di un dato non trascurabile nella definizione del quadro entro cui si viene a delineare la manovra di finanza pubblica per il 2008, che dovrebbe trovare delle risposte specifiche sul versante dell’adeguamento delle politiche retributive. Infatti, il Documento di programmazione economico-finanziaria si sofferma ampiamente sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego, anche in relazione alla concretizzazione delle politiche innovative previste dal memorandum d’intesa sul lavoro pubblico, siglato tra il Governo e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ma non sembra altrettanto incline a fornire indicazioni precise riguardo all’esigenza di intervenire in modo significativo a sostegno del recupero di produttività che si realizza nell’industria.


Occorre che su questo punto, come peraltro su tutta l’impostazione del Documento all’esame, il Governo si disponga a recepire gli orientamenti e gli indirizzi che possono essere elaborati nell’ambito della discussione parlamentare, poiché l’apporto delle Camere alla predisposizione della manovra di finanza pubblica non può certo limitarsi ad un mero allineamento alle proposte formulate dall’Esecutivo medesimo.


 


            Il senatore BOBBA (Ulivo), soffermandosi sulle parti del DPEF relative alle politiche per l’equità sociale e a quelle per la famiglia, sottolinea in senso critico la sostanziale continuità delle linee fissate nel Documento all’esame con quelle a suo tempo indicate nell’ambito del DPEF riferito al periodo 2006-2011. Rispetto a tale Documento, infatti, si registrano due sole innovazioni, la prima delle quali riguarda la cosiddetta “dote fiscale” per ogni figlio, mentre la seconda inerisce alla riduzione dell’ICI sulla prima casa. Pur in sé apprezzabili, queste misure destano alcuni interrogativi e non poche perplessità: in particolare, per quel che concerne la “dote fiscale”, va evidenziato che tale intervento, nel perseguire condivisibili obiettivi di riduzione della povertà, di equità orizzontale – realizzata attraverso il meccanismo delle detrazioni – e infine di sostegno alla famiglia, si incentra tuttavia su un modulo di imposizione fiscale basato sui redditi individuali anziché, come sarebbe preferibile, sul reddito familiare. Qualora quest’ultimo venisse adottato come parametro di riferimento del sistema fiscale, eventualmente anche attraverso l’adozione del cosiddetto quoziente familiare, si porrebbe rimedio ad una situazione contraddittoria, poiché attualmente, mentre l’imposizione si basa sui redditi individuali, per l’accesso ai servizi erogati ai cittadini – quali ad esempio l’accesso agli asili-nido, o l’assistenza agli anziani – viene preso in considerazione il reddito familiare, con tutte le incongruenze derivanti da tale impostazione, accentuate ulteriormente dalla revisione del sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria per le famiglie, prefigurata nel DPEF in esame, in relazione all’indicatore sulla situazione economica equivalente (ISEE).


Anche la riduzione per l’ICI per la prima casa, proposta nel Documento all’esame, costituisce una misura, in sé positiva: essa è stata tuttavia configurata secondo modalità non pienamente condivisibili, poiché la prima casa viene inopportunamente presa in considerazione, ai fini dell’ISEE, come se fosse un reddito, e non come un bene primario, quale effettivamente è.


Le politiche per la famiglia – osserva il senatore Bobba – dovrebbero essere incentrate su tre punti chiave, ossia su una rimodulazione del sistema di tassazione, secondo l’orientamento sopra indicato, su un incremento degli interventi di welfare familiare e su misure a favore dei figli. In relazione a tali profili va evidenziato che nel DPEF non è previsto un incremento delle spese complessive destinate alle politiche familiari, mentre la realizzazione degli interventi sopra indicati comporterebbe necessariamente un aumento delle risorse finanziarie da investire per tali finalità.


 


Il senatore ROILO (Ulivo) esprime una valutazione sostanzialmente positiva sull’impostazione del Documento all’esame, che si colloca in una linea di continuità rispetto all’indirizzo già assunto in fase di predisposizione della manovra di finanza pubblica per l’anno in corso, basato sull’elaborazione di politiche mirate alla promozione dello sviluppo e dell’equità sociale, in un contesto di rigore e di salvaguardia dell’equilibrio dei conti pubblici. Di particolare rilievo sono poi le affermazioni, contenute nel Documento, secondo le quali l’evoluzione della finanza pubblica conseguente agli interventi posti in essere con la legge finanziaria per il 2007, permette di perseguire l’obiettivo programmatico senza dovere ricorrere ad ulteriori manovre correttive per l’anno a venire, e che gli interventi contenuti nella legge finanziaria per il 2008 consisteranno in una riprogrammazione della spesa, senza incremento della pressione fiscale. Vi sono pertanto le premesse per rafforzare l’impegno del Governo sui profili di carattere sociale e, relativamente alle politiche del lavoro,  per dare attuazione agli obiettivi  – enunciati dal Documento stesso, nella parte dedicata a questi temi – di contrasto al lavoro nero, di miglioramento dell’azione di prevenzione degli infortuni sul lavoro, di promozione del lavoro subordinato, di rilancio delle politiche del lavoro in funzione proattiva e di sostegno alle fasce deboli del mercato del lavoro. In particolare, occorre combinare misure di sostegno al reddito dei lavoratori con gli interventi finalizzati ad innalzare il tasso di occupazione, che, in particolare per i giovani e le donne, risulta ancora notevolmente lontano dagli obiettivi di Lisbona, soprattutto nel Mezzogiorno.


Un tema specifico di grande rilevanza sociale – prosegue il senatore Roilo –  è poi quello relativo al problema degli alloggi. Per questo profilo, il Documento prospetta due fondamentali misure: da un lato, la riduzione dell’onere fiscale sulla prima casa, e quindi dell’ICI, a partire dal 2008; dall’altro, una revisione della tassazione dei redditi da locazione. Si tratta di misure importanti, ma forse ancora insufficienti, mentre occorrerebbe guardare con attenzione alle ipotesi formulate dalle associazioni sindacali degli inquilini, nell’ambito del confronto con il Governo,  relativamente all’esigenza di tornare ad investire nell’edilizia sociale, soprattutto da parte delle regioni e degli enti locali, affiancando agli indispensabili investimenti per le infrastrutture – essenziali per lo sviluppo del paese – anche misure che, soprattutto con riferimento alle grandi aree urbane, siano in grado di fare fronte a condizioni abitative particolarmente disagiate, gravanti non più soltanto sulle classi sociali maggiormente svantaggiate, ma anche su consistenti frazioni del ceto medio. In tale prospettiva, è auspicabile che venga preservato il reddito di chi vive in affitto, anche attraverso misure di carattere fiscale, collegate alla riduzione dell’ICI.


 


Il senatore SACCONI (FI) evidenzia preliminarmente che l’ECOFIN ha espresso ieri vive preoccupazioni per l’impostazione del Documento di programmazione economico-finanziaria all’esame, preoccupazioni più che giustificate e destinate ad accrescersi qualora la manovra finanziaria per il 2008 dovesse incorporare anche gli effetti della revisione del sistema pensionistico, quale si sta delineando nell’ambito del confronto in corso tra il Governo e le parti sociali. Sempre nel corso dell’incontro di ieri dell’Eurogruppo, il presidente della Repubblica francese ha prospettato il superamento del meccanismo incentrato sul Patto di stabilità, chiedendo una valutazione più pragmatica dei relativi vincoli nei casi in cui siano adottate congrue politiche di crescita, come quelle poste in essere appunto dal governo di Parigi, orientate alla riduzione della pressione fiscale e alla realizzazione di  positive misure strutturali a favore dell’attività imprenditoriale.


Lontana da questa impostazione virtuosa, l’Italia, contrariamente a quanto sta avvenendo in tutti i paesi europei, si è incamminata verso una vera e propria controriforma previdenziale, che, anziché elevare l’età pensionabile in relazione all’aumento delle aspettative di vita, la riduce, con tutte le conseguenze negative facilmente prevedibili sia sull’equilibrio dei conti pubblici, sia sull’andamento della crescita. E’ pertanto prevedibile che verranno vanificati i positivi effetti derivanti dalla riforma previdenziale varata nella XIV legislatura, considerata, anche presso le competenti sedi dell’Unione europea, idonea a contenere l’incremento della spesa pensionistica nel medio periodo e ad incidere positivamente sul prodotto interno lordo, attraverso l’allungamento della vita lavorativa.


I benefici economici di lungo periodo derivanti dall’incremento dei requisiti anagrafici introdotti con la legge n. 243 del 2004 sarebbero di certo molto consistenti, come ha segnalato anche la Ragioneria dello Stato, mentre la platea delle persone destinatarie delle disposizioni inerenti al cosiddetto scalone risulta piuttosto ridotta, essendo pari a circa 130.000 unità, una larga parte delle quali potrebbe non essere interessata all’aumento dell’età in quanto composta da pubblici dipendenti – con una maggiore stabilità del posto di lavoro – oppure da lavoratori autonomi, per i quali il passaggio dall’attività lavorativa alla quiescenza è del tutto indifferente.


Se poi si considerano anche i lavoratori che praticano attività usuranti, attualmente esclusi dall’incremento dei requisiti anagrafici, appare evidente l’incidenza ridotta del citato “scalone”, la cui eliminazione o attenuazione potrebbe invece comportare l’indesiderata conseguenza di un aumento della pressione fiscale e determinare un ingiustificato aumento delle spese di parte corrente e una conseguente diminuzione delle spese per investimenti.


Inoltre l’ipotizzabile aumento della spesa previdenziale rende finanziariamente non sostenibili interventi – in sé condivisibili – di natura sociale necessari per tutelare i cittadini maggiormente bisognosi, e preclude quindi la possibilità di modificare la struttura della stessa spesa previdenziale, nella quale la componente pensionistica resterebbe di gran  lunga prevalente.


Le ipotesi di modifica della legge n. 243 del 2004 recentemente emerse, che a regime prefigurano per l’accesso al pensionamento una quota pari a 95 o a 96 – costituita da un mix di età anagrafica e contributiva – risultano del tutto incongrue, atteso che l’unica quota finanziariamente neutra risulta pari a 98.


Peraltro l’ampliamento a dismisura della platea dei lavori usuranti – prefigurata dalle forze politiche di maggioranza – non solo è suscettibile di accentuare ulteriormente le caratteristiche destabilizzanti dell’ipotizzata riforma, ma è destinato a determinare ingiustificate situazioni di privilegio che daranno luogo, a loro volta, ad ulteriori tensioni sociali.


L’ipotesi di incrementare l’età per il pensionamento di vecchiaia delle donne – prosegue l’oratore – risulta poi del tutto inopportuna e socialmente iniqua: infatti, gli attuali bassi tassi di occupazione femminile comportano una difficoltà oggettiva per molte lavoratrici a conseguire la soglia di anzianità contributiva necessaria per accedere ai trattamenti di anzianità e di conseguenza le stesse, in caso di innalzamento  dell’età per la pensione di vecchiaia, sarebbero costrette a prolungare la propria permanenza al lavoro in misura di gran lunga superiore rispetto ai loro colleghi maschi.


Alla luce di tali considerazioni, il giudizio sul Documento di programmazione economico-finanziaria in titolo risulta pertanto del tutto negativo.


 


La senatrice ALFONZI (RC-SE) osserva che il Documento di programmazione economico-finanziaria all’esame tocca vari e rilevanti questioni, e, in particolare, presta una apprezzabile attenzione alle tematiche relative al disagio e alla vulnerabilità sociale, anche se non affronta in modo del tutto soddisfacente due punti, a suo parere molto importanti, riguardanti la tutela del potere d’acquisto delle pensioni e il contrasto alla crescente precarietà che caratterizza il mercato del lavoro. Sul tema delle pensioni, come è noto, è aperto un ampio dibattito, che però trascura l’esigenza, richiamata anche nell’intervento del senatore Zuccherini, di considerare che l’aumento della produttività deve trovare adeguate compensazioni in favore dei lavoratori, anche per quanto attiene alla definizione dell’età pensionabile. E’ certo comunque che il tema della previdenza non può essere affrontato al di fuori di una visione complessiva dello Stato sociale, e, per questo aspetto, alcune affermazioni contenute nel Documento, lasciano trasparire una non condivisibile propensione per un welfare “compassionevole”, inadeguato però a far fronte a problemi che richiedono una concezione più moderna ed aperta, fondata su una dimensione universalistica, volta alla promozione dei diritti di cittadinanza, che privilegia la fornitura di servizi rispetto alle erogazioni monetarie e promuove l’occupazione come fattore primario di contrasto del disagio sociale e della povertà. In questo contesto, desta forte perplessità l’assenza, nel Documento all’esame, di un riferimento ai livelli esigibili di assistenza, quale presupposto per passare da un regime di supporto a bisogni individuali ad un sistema fondato su diritti riconosciuti. Anche alcune affermazioni contenute nella parte del Documento dedicata alla sanità, relativamente alla revisione del sistema della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini, sulla base dell’ISEE, non sono affatto convincenti, poiché potrebbero preludere a un abbandono del modello universalistico di accesso ai servizi del sistema sanitario pubblico.


Sul versante delle politiche del lavoro, nel Documento sarebbe stato opportuno precisare meglio quali sono gli interventi previsti per garantire la sicurezza del rapporto di lavoro, interventi nell’ambito dei quali, peraltro, dovrebbe essere contemplato anche un ruolo specifico dei centri pubblici per l’impiego, la cui capacità di iniziativa andrebbe significativamente rafforzata. Anche in relazione alle sue ricadute sul versante dell’occupazione, la parte del Documento dedicata mutamenti climatici dovrebbe essere più precisa, soprattutto riguardo alla quantificazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni e  di ricorso alle fonti rinnovabili di produzione energetica.


 


            Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 


 


            La seduta termina alle ore 15,50.

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