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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

104ª Seduta (antimeridiana) 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


            Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale Montagnino.     

 


            La seduta inizia alle ore 8,35.


 


 


  IN SEDE REFERENTE 


(1903) Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’ equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale, approvato dalla Camera dei deputati


(Seguito dell’esame e rinvio) 


 


            Riprende l’esame del provvedimento in titolo sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.


 


      Il senatore DI SIENA (SDSE), intervenendo in discussione generale, rileva preliminarmente che il dibattito svoltosi presso l’altro ramo del Parlamento sul provvedimento attuativo del Protocollo del 23 luglio 2007 ha palesato rilevanti elementi di difficoltà in ordine ai rapporti interni della coalizione di centro-sinistra, ed ha altresì indotto la componente di sinistra della coalizione a sollecitare, dopo l’approvazione definitiva della legge finanziaria, del bilancio e del disegno di legge in titolo, una verifica tra le forze politiche della maggioranza in merito alle prospettive politiche e programmatiche dell’Unione.


            Il Protocollo siglato tra il Governo e le parti sociali il 23 luglio 2007 non è peraltro un buon accordo, soprattutto perché, pur muovendosi nel solco delle linee tracciate nel programma elettorale della coalizione di centro-sinistra, ne propone una lettura contraddittoria ed eccessivamente timida, che finisce con l’inficiare i non pochi aspetti positivi che pure sono riscontrabili nell’intesa. Si tratta, peraltro, di un limite derivante direttamente dalla debole posizione dell’Esecutivo, che ha intrapreso il confronto con le parti sociali in un clima di scarsa coesione della maggioranza. Le contraddizioni interne alla coalizione di centro-sinistra hanno così condizionato anche il difficile andamento dell’iter parlamentare del disegno di legge in titolo presso la Camera dei deputati, che ha fatto registrare un confronto aspro e per certi versi inedito tra le varie componenti della maggioranza e di quest’ultima con l’Esecutivo.


            Entrando nel merito dei contenuti del disegno di legge all’esame, il senatore Di Siena osserva che le perplessità sulla parte previdenziale del provvedimento sorgono non tanto per l’adesione alla scelta di procedere nell’innalzamento dell’età pensionabile, sia pure con modalità più graduali e meno traumatiche di quelle adottate con la legge n. 243 del 2004 – il che costituisce certamente un profilo apprezzabile -, poiché tale scelta risulta ineludibile alla luce dei recenti mutamenti demografici e delle esigenze di un’economia globalizzata, quanto per l’inopportuna introduzione di profili di rigidità in ordine alle quote per l’accesso alla prestazione pensionistica, rispetto alle quali è stata fissata, a regime, una soglia anagrafica che risulta addirittura superiore a quella prevista dalla legge n. 243 del 2004.


            L’opinabile criterio che ha ispirato la disciplina all’esame, incentrato sulla introduzione di misure volte a compensare nel lungo periodo i benefici concessi nel breve periodo, ha ispirato anche la normativa attinente alla rimodulazione delle decorrenze dei pensionamenti, le cosiddette “finestre”, rispetto alle quali si registra un’inaccettabile estensione di tale meccanismo al pensionamento di vecchiaia.


            Il dibattito politico sviluppatosi in ordine alla previdenza ha risentito della sovrapposizione – incongrua ed ispirata da ragioni meramente propagandistiche – tra l’esigenza di salvaguardare l’equilibrio economico-finanziario del sistema pensionistico – oggettivamente sussistente – e la scelta, non condivisibile, di incentrare il perseguimento degli obiettivi di riduzione del deficit sul  contenimento della spesa previdenziale, secondo un orientamento seguito anche nella scorsa legislatura dalle forze di centro-destra.


            In riferimento a tale ultimo aspetto, sarebbe stato necessario che le forze politiche della coalizione di centro-sinistra avessero effettuato preliminarmente un adeguato confronto per individuare con chiarezza le linee di fondo delle politiche macroeconomiche finalizzate alla definizione di un percorso di riduzione del debito pubblico. Invece, tale nodo problematico fondamentale è stato eluso dalle forze politiche della maggioranza, che, nelle scelte effettuate sulla politica previdenziale, sono state eccessivamente condizionate dalla preoccupazione di non discostarsi dai risultati finanziari  perseguiti attraverso la riforma del 2004.


Per quel che concerne il mercato del lavoro, il senatore Di Siena dissente dalle valutazioni espresse dal presidente Treu, che ravvisa nel disegno di legge all’esame una linea strategica idonea  a ripristinare la centralità dell’occupazione stabile nel sistema lavoristico. Gli interventi contenuti nel provvedimento in titolo, per questo profilo, appaiono infatti scarsamente risolutivi, mentre sarebbe stato necessario orientarsi verso una revisione organica e complessiva della legge n. 30 del 2003, sollecitata da più parti.


Andrà pertanto riaperta una riflessione sulla individuazione di politiche del lavoro effettivamente incentrate sulla salvaguardia dell’occupazione stabile, e occorrerà altresì rimodulare gli istituti previsti dalla predetta legge n. 30 in materia di collocamento, che risultano eccessivamente macchinosi e inefficaci, soprattutto nelle realtà territoriali in cui il tasso di occupazione è basso, e dove ancora i datori di lavoro conservano ampi margini di discrezionalità nelle assunzioni, assecondati anche dal prevalere da modalità informali di ingresso sul mercato del lavoro di carattere familistico e clientelare.


 


La senatrice ALFONZI (RC-SE) si dichiara amareggiata per l’andamento dell’iter parlamentare del disegno di legge attuativo del Protocollo sul welfare, e sottolinea che il percorso seguito dall’Esecutivo fin dalle prime fasi della concertazione risulta negativamente condizionato dalla scelta originaria di sottoporre ai lavoratori una piattaforma precostituita, rispetto alla quale è stata preclusa agli stessi la possibilità di elaborare autonomamente proposte e suggerimenti.


Tale discutibile approccio metodologico ha comportato una situazione di rilevante scostamento dei contenuti dell’accordo dalle linee programmatiche dell’Unione, determinando, tra le classi lavoratrici, uno stato d’animo di forte delusione, che si è recentemente riverberato anche sull’alta percentuale di astensionismo registratasi in occasione delle recenti elezioni degli RSU nel pubblico impiego.


Nell’accordo e nel disegno di legge all’esame, l’attenzione e la riconoscenza sociale che avrebbero dovuto essere tributate ai lavoratori addetti a mansioni usuranti ha lasciato il posto ad una mera analisi di tipo economico-finanziario, dominata dall’inaccettabile preoccupazione di contenere i costi relativi alle misure previdenziali previste a beneficio di tali categorie. Peraltro, anche da un punto di vista finanziario, il calcolo è stato condotto in maniera poco convincente, non essendosi tenuto adeguatamente conto dell’apporto lavorativo e contributivo della manodopera immigrata, né dell’esigenza di distinguere tra assistenza e previdenza.


Sempre con riferimento all’ambito previdenziale, il disegno di legge n. 1903 modifica le norme della legge n. 234 del 2004 con le quali si innalza bruscamente il requisito anagrafico per l’accesso ai trattamenti di anzianità, e introduce una maggiore gradualità, per effetto della quale, però, l’elevazione dell’età pensionabile  è soltanto differita nel tempo, con risultati, a regime, che vanno oltre la previsione della riforma del 2004. Inoltre, il disegno di legge all’esame prosegue nella linea adottata dalla legge n. 234, di puntare ad un indebolimento del sistema pensionistico pubblico, a favore della previdenza integrativa.


Le quote previste per l’accesso al pensionamento risentono inoltre di un’impostazione eccessivamente rigida, che è suscettibile di penalizzare in particolare i lavoratori precoci, i quali, pur avendo maturato una consistente anzianità contributiva, non possono accedere al pensionamento prima della maturazione dei perentori requisiti anagrafici contemplati dal provvedimento all’esame. Altrettanto inopportune appaiono le misure previste nel disegno di legge in titolo sull’applicazione dell’istituto delle decorrenze al pensionamento di vecchiaia: si tratta, in pratica, di un differimento dell’accesso ai trattamenti, destinato a colpire soprattutto le donne, le quali spesso hanno un percorso lavorativo notevolmente frammentario.


Sul piano delle politiche salariali, l’ambito di intervento è stato circoscritto alla sola contrattazione di secondo livello, che interessa tuttavia una percentuale ridotta di lavoratori, mentre risulterebbe molto più incisiva l’adozione di misure orientate nella direzione di una detassazione degli aumenti salariali previsti dai contratti collettivi nazionali. La disciplina inerente ai contratti a termine risulta poi inadeguata,  e si pone in contraddizione con l’asserita esigenza di salvaguardare l’occupazione stabile, mentre la scelta, di per sé molto positiva, di abrogare il contratto di lavoro intermittente rischia di essere di fatto vanificata dall’ampiezza delle deroghe concesse per il turismo e lo spettacolo. L’unico elemento positivo contenuto nel disegno di legge n. 1903 in merito ai profili attinenti alla modifica della legge n. 30 del 2003 concerne l’eliminazione dell’istituto dello staff leasing, che risulta tuttavia scarsamente utilizzato dalle imprese.


La revisione dell’articolo 12 della legge n. 68 del 1999, relativo ai lavoratori disabili, presenta poi risvolti interessanti, anche se non viene modificata la discutibile impostazione di tale disciplina, che rischia di marginalizzare i lavoratori disabili all’interno delle cooperative sociali, anziché – come sarebbe invece opportuno – percorrere la strada maestra dell’assunzione diretta da parte del datore di lavoro.


Relativamente all’occupazione femminile, le iniziative assunte risultano vaghe e carenti, non prospettando misure volte a colmare il persistente divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici, né tanto meno interventi idonei a favorire la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli familiari. Peraltro, le uniche iniziative volte a favorire il congedo parentale sono contenute in un diverso disegno di legge inerente alle non autosufficienze, attualmente in itinere.


 


Il senatore BOBBA (PD-Ulivo) dissente dai toni critici degli interventi che lo hanno preceduto e, diversamente da quanto è stato sostenuto in particolare dalla senatrice Alfonzi, ritiene che la concertazione tra il Governo e le parti sociali abbia prodotto risultati molto apprezzabili, così come altamente apprezzabile è stata le scelta del sindacato di andare ad una verifica della propria rappresentatività, sottoponendo al giudizio dei lavoratori, attraverso un referendum che ha fatto registrare un elevato livello di partecipazione, un accordo di notevole impatto sulle loro condizioni di vita e di lavoro. Il risultato della consultazione, peraltro, ha espresso un esteso consenso nei confronti del Protocollo del 23 luglio, garantendogli il sostegno di lavoratori e pensionati.


Sul versante previdenziale, il disegno di legge in titolo opera un intervento riformatore sostanzialmente positivo – anche se con qualche limite – poiché rimodula con maggiore gradualità l’innalzamento del requisito anagrafico per l’accesso ai trattamenti di anzianità, bruscamente elevati con la riforma del 2004, ripartendo in modo più equo gli oneri di un sistema previdenziale tuttora squilibrato nei confronti delle donne e dei giovani. Per contrastare la posizione marginale delle donne sul piano pensionistico, dovuta essenzialmente a percorsi lavorativi frammentati e segmentati a causa dell’interferenza con gli impegni familiari, sarebbe stato necessario introdurre un riconoscimento del lavoro di cura attraverso l’attribuzione di un periodo di almeno un anno di contribuzione per ogni figlio, come avviene, ad esempio, in Germania. Vi è poi il problema di fronteggiare il corposo debito pensionistico gravante sulle giovani generazioni, che, in un sistema a ripartizione, dovranno, in un futuro non lontano, sostenere oneri contributivi crescenti per assicurare la pensione a chi oggi è attivo.  


Un altro aspetto positivo ed importante del disegno di legge n. 1903 – prosegue il senatore Bobba – è costituito da un’ipotesi di riassetto del sistema degli ammortizzatori sociali che potrebbe rimediare agli squilibri prodotti per questo aspetto dalla legge n. 30 del 2003, e che introduce importanti misure di razionalizzazione delle forme di sostengo al reddito, per la promozione del lavoro delle persone disabili e per il miglioramento dei servizi per l’impiego. Altrettanto apprezzabile è la previsione di istituire fondi specificamente destinati al sostegno dei giovani impiegati con rapporti di lavoro discontinuo e alla promozione dell’imprenditorialità. Nell’ambito della riflessione sul lavoro intermittente, sono poi  meritevoli di attenta considerazione i rilievi critici del senatore Sacconi sulla esclusione della ristorazione dai comparti per i quali è ammesso, in deroga, il ricorso al rapporto di lavoro intermittente, ai sensi del comma 47 dell’articolo 1 del disegno di legge all’esame.


Occorre invece rilevare criticamente che nel ridisegnare il sistema di protezione sociale, il Protocollo del 23 luglio – denunciando, per questo aspetto, una grave carenza culturale delle organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro e un analogo limite del legislatore – ha completamente ignorato il tema della famiglia e dei rapporti familiari che investono direttamente la vita di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici, sotto il profilo delle pensioni, del lavoro di cura dei minori e degli anziani non autosufficienti e della conciliazione dei tempi del lavoro e della vita privata. 


Nel corso della discussione in Senato sulla manovra di finanza pubblica per il triennio 2008-2010, si era cercato di sopperire a queste carenze con la presentazione di alcuni emendamenti, poi bocciati, sul tema del welfare  familiare ed in particolare sulla revisione dei periodi di fruizione e delle indennità per i congedi parentali e sul sostegno alle famiglie numerose, che sono quelle maggiormente esposte al rischio di emarginazione sociale e di povertà. Alcuni di questi contenuti, peraltro in modo non sempre convincente, sono stati recepiti dal Governo in un disegno di legge in materia di welfare familiare.


Permangono invece forti riserve sulla scelta dell’Esecutivo di continuare ad utilizzare, sul versante fiscale, l’istituto delle detrazioni, suscettibile di riprodurre disparità di trattamento a discapito  delle famiglie numerose, per le quali, forse, sarebbe preferibile prevedere forme di sostegno diretto attraverso erogazioni monetarie. Sempre sotto il profilo fiscale, occorre poi colmare la persistente contraddizione per cui il reddito familiare continua ad essere ignorato nella determinazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, mentre è assunto come requisito per l’accesso a diversi servizi.


 


Il PRESIDENTE avverte che è pervenuta, da parte di alcuni Gruppi politici, la richiesta di un breve differimento del termine per la presentazione degli emendamenti. Propone pertanto di fissare tale termine, la cui scadenza era prevista per oggi alle ore 18, alle ore 18 di domani, venerdì 7 dicembre.


 


Conviene la Commissione.


 


Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 


 


CONVOCAZIONE DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI POLITICI  


 


      Il presidente TREU comunica che l’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi politici è convocato al termine della seduta pomeridiana di oggi, per la programmazione dei lavori della Commissione nella prossima settimana.


 


 


            La seduta termina alle ore 9,30.



105ª Seduta (pomeridiana) 


 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


            Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale Montagnino.    


 


 


            La seduta inizia alle ore 14,40.


 


 


  IN SEDE REFERENTE 


(1903) Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’ equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale, approvato dalla Camera dei deputati


(Seguito dell’esame e rinvio) 


 


            Riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.


 


      Il senatore TURIGLIATTO (Misto-SC), intervenendo in discussione generale, esprime un giudizio complessivamente negativo sul disegno di legge in titolo, molto distante, nei suoi contenuti, dalle linee programmatiche con cui la coalizione di centro-sinistra ha ottenuto il consenso degli elettori. E’ anche preoccupante il clima in cui si è svolta la discussione alla Camera dei deputati, durante la quale sono chiaramente emerse le tensioni all’interno della maggioranza e l’intrinseca debolezza del Governo.


            L’oratore considera grave la mancata previsione, nel disegno di legge n. 1903 di risorse aggiuntive da destinare a favore degli interventi in ambito previdenziale, evidenziando che in tale ottica si profila, in materia pensionistica, una mera traslazione di oneri e benefici all’interno della medesima classe sociale, ossia di quella dei lavoratori. A suo avviso, sarebbe stato necessario operare, in via preliminare, una chiara separazione tra spesa assistenziale e spesa previdenziale, in modo tale da delineare in maniera più trasparente e puntuale gli assetti finanziari del sistema pensionistico.


            Risulta poi inaccettabile l’elevazione dei requisiti anagrafici per il pensionamento, come pure desta forte perplessità la scelta di proporre nuovamente la rideterminazione periodica dei  coefficienti di trasformazione di cui all’articolo 1, comma 6, della legge n. 335 del 1995.


            Le restrizioni adottate in merito all’accesso al pensionamento di vecchiaia – prosegue il senatore Turigliatto – penalizzano in modo particolare le lavoratrici, mentre le misure di detassazione degli straordinari introdotte comporteranno inevitabilmente l’incremento dell’orario di lavoro, con effetti negativi sulla salute dei lavoratori nonché sull’occupazione.


            Pur essendo positivo l’incremento dell’indennità di disoccupazione – contemplato nel disegno di legge n. 1903 – risulta tuttavia non condivisibile il progetto di rimodulazione degli ammortizzatori sociali ivi prefigurato, orientato nella prospettiva di favorire un’indebita espulsione di prestatori dal mercato del lavoro.


            Sul terreno degli interventi relativi al mercato del lavoro, l’eliminazione dello staff leasing è quanto mai opportuna, anche se di ridotta incidenza pratica, attesa la limitata diffusione di tale tipologia contrattuale. Sarebbe stata necessaria una revisione più incisiva della legge n. 30 del 2003, finalizzata ad eliminare tutte le tipologie di lavoro precario, come pure a ridisciplinare i servizi per l’impiego. Invece, il Protocollo è ispirato essenzialmente dall’esigenza, non condivisibile, di salvaguardare l’impianto complessivo di tale legge. Sorprende che tale opzione risulti, di fatto, implicitamente condivisa dalla CGIL, in quanto parte firmataria del Protocollo, poiché essa contraddice il voto unanime con cui, nell’ultimo congresso della Confederazione, fu approvato un atto di indirizzo nel quale si auspicava l’abrogazione integrale della riforma del mercato del lavoro varata nella corsa Legislatura.


 


Considerata l’anticipazione alle ore 15 dell’orario di inizio dei lavori dell’Assemblea, il presidente TREU avverte che la conclusione della discussione generale e le repliche del relatore e del rappresentante del Governo avranno luogo in altra seduta.


 


Il seguito dell’esame è quindi rinviato.


 


 


            La seduta termina alle ore 15.

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