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Il Diario del Lavoro

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

97ª Seduta 

Presidenza del Presidente


GIULIANO 


La seduta inizia alle ore 15,05.


IN SEDE CONSULTIVA 


(Doc. LVII, n. 2-Allegato I) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2010-2013 e connessi allegati


(Parere alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole) 


Riprende l’esame, sospeso nella seduta di ieri.


Il PRESIDENTE ricorda che nella precedente seduta la relatrice ha illustrato il Documento e si è aperta la discussione generale, con interventi del senatore Roilo  e delle senatrici Biondelli e Carlino. Ricorda altresì che la Commissione è chiamata ad esprimere un parere alla 5a Commissione entro le ore 16 di oggi.


La senatrice GHEDINI (PD) sottolinea che, sulla base dei dati contenuti nel DPEF, il quadro della finanza pubblica subisce un peggioramento drammatico, non giustificabile con i soli effetti della crisi, né in termini di minori entrate tributarie; contestualmente si registra una crescita esponenziale del debito pubblico. Ciò testimonia che le motivazioni addotte dal Governo per respingere le proposte anticrisi dell’opposizione erano quantomeno inadeguate. Si è trattato di una strategia ispirata da una filosofia minimalista, che attende lo svolgersi della crisi e, quasi, il suo naturale esaurirsi; questa visione, che ha sostenuto tutti i provvedimenti anticrisi fino ad oggi, è confermata dal decreto-legge n. 78 del 2009, i cui effetti produrranno un miglioramento del profilo debitorio di 0,1 punti nel 2013, cioè a fine legislatura. Questa visione non si preoccupa degli effetti che una crisi così violenta, in un Paese proveniente da un rallentamento produttivo già preoccupante e che vede di fronte a sé un’ipotesi di stagnazione poliennale, produrrà sul patrimonio materiale, imprenditoriale, professionale e umano dell’Italia. Non bastano a rassicurare le considerazioni circa il fatto che il debito aggregato sia decisamente più basso rispetto a quello dei Paesi partner: tale osservazione conferma semmai che in Italia la crisi è tutta sulle spalle delle famiglie, il cui risparmio cumulato è frutto di un mercato del lavoro e di un sistema di welfare la cui struttura ha riguardato le generazioni che ormai sono quiescenti o prossime alla quiescenza. Peraltro, ci si trova di fronte ad una prospettiva in cui la capacità di risparmio e di patrimonializzazione delle famiglie è fortemente limitata per effetto della riduzione relativa della consistenza dei redditi – in particolare da lavoro dipendente e da pensione – e del cosiddetto dualismo del mercato che lavoro, che non consente a centinaia di migliaia di giovani di investire in termini prospettici sul proprio futuro, né di cumulare “capitale provisionale”, sia per effetto della discontinuità occupazionale che dei nuovi meccanismi di cumulo previdenziale. A fronte di tale condizione, il Documento non ipotizza alcun intervento fiscale volto al riequilibrio redistributivo, né sul versante della fiscalità del lavoro, né su quello della fiscalità generale. La capacità di recupero del potere d’acquisto affidata alla contrattazione, così come riformata dai recenti accordi, sembra modestissima, non tanto per il meccanismo di calcolo del nuovo indice di adeguamento IPCA su cui basare la contrattazione, quanto perché la maggiore compliance è affidata alla contrattazione di secondo livello, praticamente inaccessibile in un periodo di forte riduzione della produttività e delle performance aziendali.


Dopo aver evidenziato che i dati sull’andamento dell’occupazione sono noti e stabilmente negativi, la senatrice osserva che, a fronte di questo scenario, le misure messe in campo e quelle ipotizzate  appaiono strettamente congiunturali, e pertanto insufficienti. La stessa analisi fatta dal Governo, che valuta in 0,56 punti di correzione del PIL 2009 e in 0,44 punti nel 2010 a fronte di una risalita ipotetica del PIL al -0,9 per cento, dice della scarsa rilevanza degli interventi in termini di protezione dalla crisi e stimolo alla ripresa.


Dopo aver stigmatizzato la scarsità delle risorse destinate al sostegno del potere d’acquisto delle famiglie, la senatrice formula perplessità sugli stessi interventi messi in campo con la nuova manovra anticrisi, attualmente all’esame della Camera dei deputati: per gli anni 2009 e 2010, infatti, le risorse destinate rispettivamente al mix cassa integrazione/formazione e lavoro e ai contratti di solidarietà, previsti dal decreto, sembrano finanziate con una riduzione, in misura addirittura superiore per il 2009, del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione.


Segnala infine che, tra gli effetti sociali pesanti della crisi e dell’assenza di politiche strutturali volte a superarla, vi è la produzione del picco critico di incidenza della spesa pensionistica sul PIL, esclusivamente dovuto alla grave flessione di quest’ultimo, e che non può essere di per sé l’elemento determinante per un ripensamento dei meccanismi di accesso alla quiescenza. Gli elementi da considerare sono molti altri: il sostegno al paradigma “solidarietà fra generi e generazioni” richiede politiche attive di stimolo e sostegno all’occupazione  dei giovani e delle donne, e non può basarsi sulla mera applicazione di meccanismi falsamente equitativi, che già oggi fanno di queste categorie sociali le meno incluse nel mercato del lavoro e, quindi, le meno in grado di contribuire al benessere collettivo, oltre che ad una sufficiente autonomia economica nell’arco della propria vita.


La senatrice BLAZINA (PD), premesso che le critiche formulate dalla sua parte sui provvedimenti anticrisi del Governo, lungi dall’essere frutto di catastrofismo, muovono piuttosto da una lettura concreta della realtà, rileva che i tempi strettissimi di presentazione e di esame del DPEF costituiscono una violazione delle prerogative del Parlamento. Il Documento, che dovrebbe essere il riferimento per l’azione dell’Esecutivo nei prossimi anni, non contiene invece chiare indicazioni programmatiche economiche e di settore, ma costituisce al più un riassunto delle cose fatte nell’ultimo anno, senza contare che molte problematiche verranno affrontate mediante la delega al Governo.


Esprime quindi particolare preoccupazione con riferimento agli indirizzi della formazione professionale, specie in relazione alla riforma della scuola e alla definitiva possibilità di assolvimento dell’obbligo scolastico nella formazione professionale regionale. Si tratta a suo avviso di una scelta sbagliata, perché si sostanzia in un doppio canale, che divide gli studenti precocemente in base alle condizioni soggettive di partenza. Se poi la formazione professionale dovrebbe essere tutta improntata sull’impresa, si precluderebbe la possibilità di dare ad un cospicuo numero di ragazzi italiani quella formazione culturale di base, che sola può garantire a tutti pari opportunità. Per questa via, ci si allontana sempre più dalla strategia di Lisbona, lasciando indietro giovani che non saranno in grado di affrontare le sfide dell’innovazione e delle nuove tecnologie. E’ invece necessario migliorare la qualità della formazione professionale ed arricchire l’offerta formativa, in accordo con le Regioni e stanziando nuove risorse. Diversamente, una parte del FSE è stato già utilizzato per interventi non destinati alla formazione professionale.


Ella ritiene inoltre doveroso inserire tra gli obiettivi prioritari la formazione permanente, vista l’arretratezza dell’Italia rispetto agli obiettivi di Lisbona (12,5 e 6,2).


Un ulteriore tema strategico per lo sviluppo è poi rappresentato dall’occupazione femminile, per il cui incremento riterrebbe necessario agire su più fronti: conciliazione fra lavoro e vita familiare, suddivisione dei compiti all’interno della famiglia, convenienza fiscale, raggiungimento della parità salariale; da ciò la necessità di più servizi, la rivisitazione della disciplina dei congedi parentali, ed una maggiore attenzione al tema degli orari delle città. Non si raggiunge l’obiettivo con la detassazione degli straordinari e nemmeno con le tipologie contrattuali; per questo ella nutre perplessità sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne.


            Dopo aver ribadito la necessità di ammortizzatori sociali per il mondo dello spettacolo, si sofferma sul divario Sud-Nord, che si sta ampliando soprattutto sui servizi, sul numero di donne occupate e sul numero di ragazzi espulsi dalla scuola.


Il senatore TREU (PD) evidenzia che dalla lettura dei dati contenuti nel DPEF risulta con evidenza che le precedenti previsioni in ordine alla gravità del momento economico si sono persino aggravate. L’insieme dei dati relativi alla situazione finanziaria e occupazionale dà infatti luogo ad un quadro molto serio, che avrebbe richiesto una ben diversa diagnosi di intervento almeno un anno fa. Si sofferma quindi sulla particolare gravità di alcuni elementi, tale da mettere a rischio il futuro del Paese, ed in particolare sul calo della produttività, che risulta ulteriormente accentuato, dando luogo ad una situazione oramai assestata di debolezza del sistema. Dopo essersi riferito agli indicatori relativi al costo del lavoro per unità di prodotto,  ritiene che il deciso crollo degli investimenti sia testimonianza di un sistema non più in grado di avere reazioni positive; la circostanza che il saldo primario, per la prima volta dopo diciotto anni, si presenti di segno negativo, dà inoltre indicazioni preoccupanti anche per il prossimo futuro, confermando l’esistenza di una crisi permanente, priva di prospettive positive per il prossimo anno. Al contempo la spesa pubblica appare sostanzialmente fuori controllo e cresce esponenzialmente il debito pubblico; e ciò senza che il DPEF proponga interventi correttivi efficaci. In questo senso, gli indicatori relativi all’andamento del debito – previsto nel 2009 al 115,3 per cento e oltre il 118 per cento negli anni 2010 e 2011 – e all’andamento dell’indebitamento netto gli appaiono decisamente preoccupanti, in assenza di efficaci misure di stabilizzazione automatica della spesa e di riforme strutturali per il governo della spesa. Di fatto, il DPEF, anziché contenere indicazioni di prospettiva e misure a carattere programmatico, rappresenta al più una fedele diagnosi dell’esistente, carente di indicazioni politiche sul fronte del sostegno all’occupazione e su quello delle riforme e della spinta al sistema produttivo del Paese. Da ciò il giudizio fortemente critico del suo gruppo sul Documento in esame.


Nessun altro chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale.


Replica agli intervenuti la senatrice SPADONI URBANI(PdL), illustrando contestualmente una bozza di parere favorevole (vedi allegato).


Il senatore TREU (PD) presenta uno schema di parere di segno contrario (vedi allegato).


Nessuno chiedendo di intervenire in dichiarazione di voto, presente il prescritto numero di senatori, il PRESIDENTE mette ai voti lo schema di parere favorevole proposto dalla relatrice, che risulta approvato. Resta di conseguenza preclusa la votazione sullo schema di parere contrario.


CONVOCAZIONE DELLA COMMISSIONE


Il PRESIDENTE avverte che la Commissione tornerà a riunirsi domani, giovedì 23 luglio, alle ore 9,15.


La Commissione prende atto.


La seduta termina alle ore 15,50.


PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE


SUL DOCUMENTO LVII, N. 2 – ALLEGATI I, II E III


L’11a Commissione,


esaminati, per le parti di competenza, il Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2010-2013 e i connessi allegati;


– preso atto che il Documento definisce un quadro programmatico di superamento graduale della crisi economica in atto, la quale, com’è noto, ha natura internazionale;


– rilevato, in particolare, che, in base al suddetto quadro, già nel 2010 il PIL inizierebbe a ricrescere e il rapporto percentuale tra indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e PIL riprenderebbe la fase di riduzione, mentre il tasso di disoccupazione ricomincerebbe a diminuire nel 2011;


 – constatato che il decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, attualmente in fase di conversione alle Camere, reca rilevanti misure per fronteggiare la crisi, tra cui anche, all’articolo 1, nuove norme in materia di ammortizzatori sociali, di formazione professionale e per il rientro ad una condizione di occupato, o per l’avvio di un’attività imprenditoriale ovvero autonoma;


– rilevata l’esigenza che venga emanato in tempi estremamente celeri il decreto ministeriale previsto dal citato articolo 1 del decreto-legge n. 78, ai fini dell’attuazione di alcune delle suddette misure;


– valutato positivamente che il Documento in esame sottolinei come il “contesto di relazioni industriali cooperative”, anche grazie all’accordo di leale collaborazione tra Stato e Regioni, abbia consentito, in Italia più che altrove, il mantenimento di larga parte della base produttiva e occupazionale, “attraverso strumenti di protezione sociale su base negoziale che presuppongono la sopravvivenza del rapporto di lavoro”;


– rilevato che,  in merito a tali strumenti, le misure del Governo sono intese anche all’estensione ai medesimi del sistema della bilateralità, nonché all’implementazione di un principio di reciprocità, in base al quale decade dalla prestazione sociale il lavoratore che rifiuti un’occasione di lavoro congrua o un percorso formativo di riqualificazione professionale;


– valutata positivamente l’affermazione, contenuta nel presente Documento, secondo cui il funzionamento del mercato del lavoro deve avere quali obiettivi tre fondamentali princìpi: il diritto ad ambienti di lavoro sicuri; il diritto ad un compenso equo; il diritto all’incremento delle conoscenze e delle competenze lungo tutto l’arco della vita;


– rilevata l’esigenza di attuare in tempi celeri il piano di azione sull’occupazione femminile, del cui avvio dà conto il Documento in esame;


– valutato positivamente l’impegno a conseguire un più efficiente raccordo tra scuola e mercato del lavoro, nonché a promuovere il contratto di apprendistato, come canale preferenziale di ingresso nel mondo del lavoro;


– preso atto, per quanto riguarda la spesa pensionistica, della previsione di stabilità del suo valore percentuale, in rapporto al PIL, fino al 2024, anche per effetto delle varie riforme adottate sia nello scorso decennio sia in quello in corso – mentre, per il periodo 2025-2039, anche a causa del passaggio alla fase di quiescenza delle generazioni del baby boom e del progressivo aumento della speranza di vita, vi sarebbe un incremento consistente del medesimo valore percentuale -;


– ricordato che presso le Commissioni riunite 1a e 11a del Senato è in corso d’esame, in sede referente, l’A.S. n. 1167, disegno di legge di iniziativa governativa in materia di lavoro pubblico e privato, previdenza sociale e processo del lavoro, e che tale disegno di legge, collegato alla manovra di finanza pubblica ai sensi dell’articolo 126-bis del Regolamento del Senato, deve conservare tale qualificazione di “collegato” anche nell’ambito della nuova manovra annua di finanza pubblica,


esprime parere favorevole.


SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI ROILO, TREU, GHEDINI, ADRAGNA, BIONDELLI, BLAZINA, ICHINO, NEROZZI, PASSONI E CARLINO


SUL DOCUMENTO LVII, N. 2 – ALLEGATI I, II E III


La Commissione Lavoro, previdenza sociale, esaminato il documento di programmazione economica e finanziaria per gli anni 2010-2013;


Premesso che,


la vigente legge di contabilità, impone all’esecutivo l’obbligo di presentazione del documento di programmazione economica e finanziaria entro il 30 giugno di ogni anno, al fine di consentire alle Camere di esaminarne in tempi congrui i contenuti e procedere all’approvazione di risoluzioni con cui si stabiliscono l’entità della successiva manovra finanziaria nonché le cifre e le modalità attraverso cui questa entità si raffigura nei saldi di finanza pubblica;


tale procedura non rappresenta un atto formale a carattere meramente programmatico, ma costituisce l’atto vincolante per le decisioni che verranno assunte nella successiva fase di bilancio;


impropriamente, in occasione dell’esame del DPEF 2010-2013 la tempistica viene ampiamente disattesa, con ciò impedendo al Parlamento di procedere ad un approfondito esame e ad un’attenta valutazione del quadro programmatico e dell’efficacia degli obiettivi, invero non chiaramente rinvenibili nel documento, che il Governo per legge è tenuto a fissare e ad illustrare alle Camere;


pertanto, rispetto alla norma e alla prassi consegnatici dalla strumentazione di esame del bilancio pubblico, il DPEF perde, per il secondo anno consecutivo, la natura di documento di impostazione programmatica pluriennale che, accanto alla descrizione degli andamenti tendenziali dei grandi aggregati macroeconomici illustrava le scelte politiche e di intervento nei diversi comparti della vita economica e sociale del Paese e le relative ricadute in termini di quadro programmatico;


siamo di fronte, ancora una volta, a una gravissima violazione delle prerogative del Parlamento, cui la Costituzione attribuisce con l’articolo 81 una funzione di indirizzo e controllo in ordine alla destinazione e allocazione delle risorse pubbliche in relazione ai fini da perseguire nell’interesse della collettività;


tenuto conto che, il DPEF, in relazione alla descrizione dei dati sull’andamento economico e finanziario, presenta nel complesso un quadro della situazione da cui emerge, chiaramente, che la politica economica e fiscale finora adottata dal Governo ha contribuito ad aggravare l’andamento dei principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica;


la situazione economica del nostro Paese è particolarmente grave, come indicano i principali indicatori macroeconomici. Le stime del DPEF sulla crescita economica, evidenziano per l’anno 2009 una riduzione del PIL del 5,2 per cento e una ottimistica, seppure debole, ripresa per il 2010. Una crescita così bassa è fonte di forte scetticismo circa l’efficienza delle politiche programmatiche per lo sviluppo e tale da far sembrare irrealizzabili gli obiettivi di finanza pubblica;


analogamente, i dati sull’andamento della finanza pubblica per il 2009 confermano la perdita del controllo della spesa pubblica, con conseguente cancellazione, nel breve volgere di un anno, dei risultati ottenuti in termini di  risanamento finanziario compiuti nella scorsa legislatura;


in tale ambito preoccupano i dati programmatici relativi all’andamento del debito pubblico, previsto nel 2009 al 115,3 per cento rispetto e oltre il 118 per cento negli anni 2010 e 2011, e all’andamento dell’indebitamento netto, previsto al 5,3 per cento nel 2009, al 5 per cento nel 2010 e al 4 per cento nel 2011, con ciò confermando l’inefficacia delle misure di stabilizzazione automatica delle spese introdotte nella precedente manovra di bilancio e  l’assenza di credibili riforme strutturali per il governo della spesa;


l’avanzo primario, principale indicatore del buon andamento della finanza pubblica, è stato completamente eroso, registrando un disavanzo dello 0,4 per cento nell’anno in corso. Nel documento al nostro esame, l’esecutivo prefigura un percorso di risanamento finanziario che: “sarà intensificato in sintonia con il miglioramento della fase congiunturale”, rinviando pertanto al futuro qualsiasi intervento di correzione degli andamenti tendenziali;


ad aggravare il quadro di finanza pubblica, il DPEF stima per il 2009 un forte calo del gettito delle entrate tributarie, pari a circa 12,2 miliardi rispetto all’anno precedente, attestandosi a 445,2 miliardi di euro nel 2009, nonostante la rettifica della previsione iniziale registrata con il provvedimento di assestamento del bilancio 2009 per un ammontare di oltre 32 miliardi di euro;


confrontando i risultati previsti per il 2009 con quelli conseguiti nel medesimo periodo dell’anno precedente, come ampiamente documentato anche dal disegno di legge di Assestamento al bilancio, si evidenzia che nella prima metà dell’anno in corso si sono registrate maggiori uscite e minori entrate di cassa per una dimensione irrealistica, assolutamente non giustificabile con l’argomento della crisi economica;


a fronte del forte calo delle entrate tributarie, il DPEF registra comunque un consistente aumento della pressione fiscale, che raggiunge nel 2009 il 43,4 per cento in rapporto al PIL, rimanendo per tutto il periodo del quadro programmatico di previsione significativamente al di sopra del dato registrato nel 2008;


si prospetta, inoltre, non solo una grave situazione occupazionale ma, come afferma lo stesso DPEF 2010-2013, una crisi di natura “permanente”. Lo confermano il crollo degli investimenti del 11,6 per cento e della produttività del 2,6 per cento e l’aumento del CLUP del 4,4 per cento.


a fronte di tali dati, il giudizio sul DPEF 2010-2013, è ampiamente negativo in quanto non sono indicate politiche per lo sviluppo economico tali da incidere positivamente sull’andamento del prodotto interno lordo;


Considerato che,


le politiche economiche del Governo, illustrate dal DPEF 2010-2013, non sono adeguate alle esigenze del Paese, che ormai da diversi mesi è duramente colpito dalla crisi economica e finanziaria. Nessuna delle priorità viene affrontata: la caduta della ricchezza nazionale, la crescita della disoccupazione, le difficoltà del tessuto imprenditoriale e la perdita di potere d’acquisto dei redditi da lavoro e pensione;


la situazione del mercato del lavoro è alquanto drammatica: il tasso di disoccupazione si attesterebbe a fine 2009 all’8,8 per cento. La flessione del 2,7 per cento degli occupati coinvolge tutti i settore produttivi, con inevitabili conseguenze sul piano della produttività complessiva del fattore lavoro nel nostro paese, e pur tuttavia il DPEF non prevede alcuna misura per invertire tale tendenza. Con tale atteggiamento, l’esecutivo certifica l’abbandono definitivo delle strategie di Lisbona per quanto riguarda la riduzione delle disparità a livello regionale, nel campo occupazionale e del lavoro irregolare, di apprendimento continuo e di incremento dell’occupazione femminile;


nel nostro paese, si sta affermando un allarmante appiattimento ed una forte divaricazione in relazione all’andamento dei redditi da lavoro, nonché nella redistribuzione della ricchezza, come dimostrano la recente indagine sul livello dei redditi svolta nell’11^ Commissione Lavoro, previdenza sociale, e i recenti dati sulle dichiarazioni dei redditi relative all’anno 2008;


tali ultimi dati hanno rilevato che la metà dei contribuenti italiani  ha dichiarato al fisco meno di 15.000 euro di reddito. In tale fascia di reddito rientrano diverse tipologie di lavoro, fra cui il 34,8 per cento è rappresentato da dipendenti, il 22 per cento da autonomi e il 59 per cento da  pensionati;


sul versante dei consumi interni, con particolare riguardo ai consumi delle famiglie che subiscono nel 2009 un calo di 2,2 punti percentuali in rapporto al Pil, manca qualsiasi riferimento ad interventi di sostegno al reddito disponibile della famiglie per i prossimi anni. I più recenti dati sulle condizioni ed i redditi da lavoro evidenziano la drammatica situazione che coinvolge la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, con particolare riferimento a quelle con due o più figli. Difficoltà ancora più gravi segnano la vita di milioni di pensionati. Tali difficoltà, spiegano la caduta delle vendite al dettaglio e le difficoltà delle imprese operanti nel settore del commercio;


Tenuto conto che,


il DPEF non indica in modo esplicito ulteriori stanziamenti aggiuntivi di risorse per il finanziamento di sgravi contributivi per l’incentivazione della contrattazione di secondo livello, da destinare al Fondo a tal fine istituito nella precedente legislatura con la legge di recepimento del cosiddetto “Protocollo Welfare”, che si rendono necessari proprio in ragione della crisi economica in atto;


analogamente, non vengono previste risorse aggiuntive da destinare alla riduzione a regime dell’imposizione fiscale sulle somme oggetto degli sgravi contributivi sulla retribuzione di secondo livello;


tema stesso della riduzione delle imposte sembra uscito dall’agenda programmatica del governo, smentendo gli annunci enfatici della campagna elettorale. Il DPEF prevede infatti una pressione fiscale, che raggiunge nel 2009 il 43,4 per cento in rapporto al PIL, rimanendo per tutto il periodo del quadro programmatico di previsione significativamente al di sopra del dato registrato nel 2008;


non vi è alcun accenno alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei percettori di redditi di lavoro e di pensione, da attuarsi anche attraverso l’innalzamento delle detrazioni dall’imposta sul reddito delle persone fisiche, ovvero mediante un assegno o una maggiorazione della pensione per i contribuenti incapienti e per i pensionati al di sotto di mille euro di pensione;


in generale in tema di politiche del lavoro, il documento si limita ad annunci generici; in particolare il sostegno all’occupazione femminile è affrontato in modo riduttivo con misure marginali quali” modulazione degli orari di lavoro” e ” buoni universali di cura e assistenza”. Non si propongono interventi strutturali e sistemici in termini di politiche incluisive e viene del tutto ignorata la necessità di introdurre una detrazione fiscale specifica per le madri lavoratrici al fine di contribuire alla copertura dei costi connessi alla cura dei figli;


suscita preoccupazione anche la mancata esplicita indicazione nel DPEF delle risorse da destinare al rinnovo dei contratti collettivi del pubblico impiego, a fronte dell’intesa siglata lo scorso 22 febbraio 2009;


il documento conferma che il Governo intende avere esaurito gli interventi in materia di ammortizzatori sociali con le misure introdotte nei decreti legge n. 185 del 2008 e n. 78 del 2009, senza prevedere, in tempi certi, una riforma complessiva del sistema delle protezioni e delle politiche attive del lavoro a tutti i lavoratori, ivi compresi i lavoratori precari, in considerazione del fatto che la trasmissione degli effetti della crisi economica al settore del lavoro proseguirà almeno fino a tutto il 2010;


infine, si segnala come allarmante la sostanziale soppressione della stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione prevista nelle precedenti leggi finanziarie che comporta di fatto la cancellazione della legittima aspettativa all’assunzione a tempo indeterminato maturata da oltre 300.000 giovani precari, con conseguente socialmente rilevanti soprattutto nelle aree del Paese a più alta tensione occupazionale.


tutto ciò premesso, si esprime parere contrario.

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