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Il Diario del Lavoro

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

8 Novembre 2017
in Senato

356ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

SACCONI 

 

            Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Bobba.       

 

            La seduta inizia alle ore 9,10.

 

  IN SEDE CONSULTIVA 

 

(2960) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020

– (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2018 e per il triennio 2018-2020

(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Rapporto favorevole con osservazioni)  

 

Prosegue l’esame, sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.

 

Il presidente SACCONI comunica che, allo scadere del termine, sono stati presentati quattro ordini del giorno (allegati al resoconto della seduta). Ricorda che ieri è stata chiusa la discussione generale e dà la parola alla relatrice per la replica.

 

La relatrice PARENTE (PD) precisa che i due terzi delle risorse previste dal disegno di legge di bilancio sono destinate a prevenire un aumento dell’IVA. All’interno di tale contesto, sono state operate le altre scelte di politica economica. Ricordando i dati ISTAT sull’aumento della produzione industriale, dovuto alla domanda interna, ribadisce che gli incentivi introdotti dal Jobs Act hanno fornito un contributo importante all’occupazione, anche se dati più precisi saranno disponibili solo prossimamente. Riconosce i ritardi nelle politiche attive per il lavoro, addebitabili tuttavia in primo luogo al quadro costituzionale di riparto delle competenze fra Stato e Regioni e confermati dalle difficoltà organizzative che incontra l’ANPAL, ribadendo viceversa la priorità della protezione dei lavoratori nella fase di passaggio da un impiego a un altro. Ascrive a merito dei Governi di centro-sinistra il ricorso all’APE sociale come strumento di salvaguardia di fronte all’allungamento dell’età pensionabile, disposto dai Governi Berlusconi e Monti. Con riferimento all’esperienza di alternanza scuola-lavoro, pur riconoscendo la complessità della situazione, invita a considerare alcune eccellenze, nonché l’attenzione che per la prima volta il disegno di legge di bilancio riserva alla formazione dei lavoratori. Auspica che si possano reperire risorse adeguate a copertura dei disegni di legge in tema di caregiving, attualmente all’esame della Commissione, e anticipa che il proprio Gruppo presenterà emendamenti in Commissione bilancio per rifinanziare il cosiddetto “Fondo Dopo di noi”. Da ultimo, dà conto di uno schema di rapporto favorevole con osservazioni, pubblicato in allegato.

 

Il sottosegretario BOBBA, evidenziati i meriti delle esperienze di alternanza scuola-lavoro e sottolineata la rilevanza assunta dagli Istituti tecnici superiori, dichiara che il disegno di legge di bilancio punta in primo luogo sulle giovani generazioni, pur riconoscendo che non  è previsto un aumento di risorse per l’apprendistato. Con riferimento all’APE, accoglie le sollecitazioni della relatrice per facilitare l’accesso di molti lavoratori al trattamento pensionistico, informando che l’INPS sta rivedendo numerose domande di accesso all’APE in precedenza respinte. Ribadisce l’importanza di detrazioni fiscali per le fondazione bancarie che sviluppino forme di welfare di comunità, il cui scopo è quello di affiancare, e non di sostituire, le politiche pubbliche di protezione sociale. Assicura l’impegno a reperire risorse da destinare alla copertura del riconoscimento dei caregiver e alle politiche di sostegno alla famiglia.

 

Il presidente SACCONI fornisce un quadro riassuntivo sui contributi dovuti dalle aziende per i contratti di apprendistato, rilevando che tale istituto non risulta affatto conveniente rispetto ad altre forme di impiego. Invita pertanto la relatrice a prevedere nel proprio schema di rapporto un’ipotesi di riduzione dei contributi a carico del datore di lavoro che ricorra a tale forma contrattuale.

 

La relatrice PARENTE (PD) accoglie l’indicazione del Presidente, riformulando in tal senso il proprio schema di rapporto.

 

Il senatore BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) coglie l’occasione per segnalare di aver presentato al disegno di legge n. 2942 (Decreto-legge in materia finanziaria) un emendamento per la decontribuzione dei contratti di apprendistato conclusi nelle aziende con meno di 10 dipendenti

 

Il senatore PUGLIA (M5S) dà conto di uno schema di rapporto di segno contrario, pubblicato in allegato.

 

Si passa quindi all’illustrazione degli ordini del giorno.

 

La relatrice PARENTE (PD) dà conto dell’ordine del giorno G/2960 sez. I/1/11, cui aggiungono la propria firma i senatori BENCINI (Misto-Idv), BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e SACCONI (AP-CpE-NCD).

 

Il senatore ANGIONI (PD) illustra l’ordine del giorno G/2960 sez. I/2/11, soffermandosi sulla situazione di 150 lavoratrici di Poste Italiane, nate nel 1957 o negli anni immediatamente successivi, colpite da una ristrutturazione aziendale del 2015, di cui si chiede una salvaguardia pensionistica, che comporterebbe oneri di finanza pubblica estremamente contenuti. Dà altresì conto degli ordini del giorno G/2960 sez. I/3/11 e G/2960 sez. I/4/11.

 

Aggiungono la propria firma agli ordini del giorno G/2960 sez. I/3/11 e G/2960 sez. I/4/11 i senatori BENCINI (Misto-Idv),  SACCONI (AP-CpE-NCD),  SERAFINI (FI-PdL XVII),  MUNERATO (Misto-Fare!), PAGANO (AP-CpE-NCD), FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI))  e  BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

 

La relatrice  PARENTE (PD) esprime parere favorevole su tutti e quattro gli ordini del giorno presentati.

 

Il sottosegretario BOBBA accoglie gli ordini del giorno G/2960 sez. I/1/11 e G/2960 sez. I/4/11, subordinatamente al rispetto dei vincoli di finanza pubblica. Dichiara di non accogliere l’ordine giorno G/2960 sez. I/2/11, in quanto non ci sono nei programmi del Governo estensioni di salvaguardie pensionistiche. Relativamente all’ordine del giorno G/2960 sez. I/3/11, pur esprimendo una valutazione politica favorevole, dichiara di non poterlo accogliere, in assenza di riscontri sui costi della misura proposta, rimettendosi pertanto alla Commissione.

 

La relatrice PARENTE (PD) accetta le indicazioni del sottosegretario Bobba sugli ordini del giorno G/2960 sez. I/1/11 e G/2960 sez. I/4/11.

 

Il presidente SACCONI avverte che pertanto tali ordini del giorno non verranno posti in votazione.

 

Il senatore ANGIONI (PD) ritira l’ordine del giorno G/2960 sez. I/2/11, pur ribadendo la condizione in cui si trovano alcune decine di lavoratrici di Poste Italiane e anticipando che presenterà emendamenti in materia presso la Commissione di merito.

 

Presente il prescritto numero di senatori, la Commissione approva quindi l’ordine del giorno G/2960 sez. I/3/11.

 

Si passa alle dichiarazioni di voto.

 

Il senatore BAROZZINO (Misto-SI-SEL) annuncia il proprio voto contrario sullo schema di rapporto presentato dalla relatrice, come modificato, ritenendo le politiche del Governo e della maggioranza incapaci di rispondere alla crisi occupazionale in atto. Ribadisce la necessità di un intervento pubblico complessivo che sostenga l’occupazione e la domanda interna e si sofferma sulle politiche per la formazione professionale, mantenendo le proprie perplessità sulle esperienze di alternanza scuola-lavoro.

 

La senatrice GATTI (Art.1-MDP) invita a considerare con attenzione i dati ISTAT sull’occupazione, segnalando altresì che, in sede di audizioni presso la Commissione di merito, dai rappresentanti dell’Ufficio parlamentare di bilancio è stata evidenziata la grande diffusione dei contratti a termine, nonché un persistente sottoutilizzo delle risorse lavorative, che ad avviso della Banca centrale europea è all’origine di ridotti impulsi inflazionistici. Pur apprezzando lo sblocco della contrattazione nel pubblico impiego, ribadisce le proprie perplessità sulla segmentazione del mercato del lavoro, sulle incentivazioni per le assunzioni e sull’assenza di sanzioni in caso di licenziamento dopo tre anni dall’assunzione. Prendendo atto che il Governo non ha intenzione di presentare un’ulteriore salvaguardia pensionistica, conferma la necessità di considerare la situazione degli anziani in condizioni di fragilità, i quali potranno accedere solo al compimento del sessantasettesimo anno di età all’assegno sociale, che è una misura di natura assistenziale e non previdenziale. Pertanto, dichiara il proprio voto contrario sullo schema di rapporto presentato dalla relatrice, come modificato.

 

Il presidente SACCONI preannuncia che non parteciperà alla votazione, in quanto avrebbe dovuto altrimenti esprimere voto contrario, alterando surrettiziamente gli equilibri politici della Commissione. Ritiene che per valutare con precisione gli effetti delle politiche del Governo sull’occupazione debba essere preso in considerazione, in primo luogo, l’indicatore delle ore effettivamente lavorate. Auspica che gli incentivi proposti dal disegno di legge di bilancio non rendano marginale il ricorso all’apprendistato, anticipando che su questo tema presenterà emendamenti nella Commissione di merito.

 

Il senatore  PAGANO (AP-CpE-NCD), dopo aver ricordato che, nella seduta pomeridiana di ieri, ha rimesso il mandato di relatore sui disegni di legge nn. 2048, 2128 e 2266 (caregiver), ribadisce la mancanza di risposte concrete dal Governo su questo tema, motivando pertanto la scelta di non partecipare al voto.

 

La senatrice BENCINI (Misto-Idv), dichiarando il proprio voto favorevole sullo schema di rapporto della relatrice, come modificato, auspica che presso la Commissione di merito possano essere accolte alcune sollecitazioni emerse nel corso del dibattito.

 

Il senatore PUGLIA (M5S) dichiara il proprio voto contrario sullo schema di rapporto della relatrice, come modificato, evidenziando il giudizio negativo del proprio Gruppo sul disegno di legge di bilancio e preannunciando la presentazione di emendamenti presso la Commissione di merito. Si sofferma in particolar modo sulle condizioni del Mezzogiorno e manifesta sconcerto per la posizione assunta dal Governo sul tema del caregiver.

 

Il PRESIDENTE rimarca incidentalmente che, ove nel corso della sessione di bilancio venissero reperite risorse a copertura della disciplina dei caregiver, merito importante sarà da attribuirsi alla Commissione lavoro, che ha manifestato particolare attenzione su questo tema.

Mette quindi ai voti lo schema di rapporto della relatrice Parente, come modificato e pubblicato in allegato, che risulta approvato, a maggioranza, risultando pertanto preclusa la votazione sullo schema di rapporto alternativo presentato dai senatori Nunzia Catalfo ed altri.

            Dichiara infine concluso l’esame dei documenti di bilancio.

 

            La seduta termina alle ore 10,30.

 

RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI PER L’ANNO FINANZIARIO 2018 E PER IL TRIENNIO 2018-2020

(DISEGNO DI LEGGE N. 2960 – TABELLA 4)

 

 

L’11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale),

esaminato il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018, il bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 e la tabella 4,

premesso che gli interventi ivi previsti vanno nella direzione, da una parte, di agganciare i cambiamenti nel mercato del lavoro determinati dai processi tecnologici di “Industria 4.0” e, dall’altra, di assicurare la ricollocazione al lavoro per chi ne sia rimasto privo, con la previsione di un reddito di inclusione di tipo universalistico;

valutato che nello specifico sono previste una serie di misure volte a prendersi cura delle competenze delle persone nei processi di cambiamento del lavoro, nei percorsi scolastici e di passaggio dalla scuola all’occupazione. In particolare si includono, accanto a interventi per incentivare acquisto di beni strumentali, già contenute nella legge di bilancio dello scorso anno, agevolazioni in termini di credito d’imposta per le imprese che svolgono attività di formazione legate al Piano Nazionale Impresa 4.0. Si rafforza inoltre il sistema degli Istituti Tecnici Superiori e, nell’ambito degli incentivi strutturali all’occupazione giovanile stabile, si stabilisce un esonero contributivo totale per aziende che assumono – entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio – studenti che hanno partecipato ad attività di alternanza scuola lavoro e periodi di apprendistato;

considerato che – tra le principali innovazioni “di sistema” della legge di bilancio – dal 1° luglio del 2018 il Reddito di inclusione sociale sarà rivolto non più, in via prioritaria, come prevedeva il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 107, ad alcune categorie, ma a tutti gli aventi diritto, ciò che rappresenta una novità assoluta nel panorama normativo italiano riferito storicamente alla legislazione di contrasto alla povertà,

formula, per quanto di competenza, un rapporto favorevole con le seguenti osservazioni.

Con riferimento all’articolo 8, riguardante il credito d’imposta per le spese di formazione 4.0, sarebbe opportuno rendere il più possibile accessibili le misure agevolative in merito alla formazione.

All’articolo 9, sulla promozione del sistema della formazione terziaria non universitaria, si ritiene necessario ulteriormente rafforzare le risorse a disposizione e connettere lo sviluppo degli ITS al Piano Nazionale Industria 4.0. Sarebbe doveroso sostenere altresì i corsi di “Istruzione e Formazione Professionale”, elevando i finanziamenti statali; d’altro lato lo Stato dovrebbe esercitare un effettivo supporto e controllo delle Regioni, affinché attuino effettivamente il sistema IeFP di loro competenza, nel rispetto delle norme statali e dei diritti dei cittadini, delle famiglie e dei giovani.

Si rileva inoltre che la formazione degli adulti dovrebbe essere sostenuta da una migliore capacità operativa dei fondi interprofessionali secondo regole definite.

Si suggerisce alla Commissione di merito di portare a regime la sperimentazione del sistema duale, rendendo stabili e crescenti nel tempo i finanziamenti per sostenere tale attività, nonché di valutare l’opportunità di rendere permanenti gli incentivi per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e il certificato di specializzazione tecnica superiore e di alta formazione e ricerca, previsti dall’articolo 32 del decreto legislativo n. 150 del 2015.

Per quanto riguarda l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile, di cui all’articolo 16, si ritiene opportuno un intervento che subordini l’accesso all’esonero contributivo alla condizione di “non occupazione a tempo indeterminato del lavoratore” nei sei mesi precedenti l’assunzione, come già realizzato negli anni precedenti. Inoltre si suggerisce di circoscrivere l’ambito di applicazione del comma 5 del medesimo articolo a quei datori di lavoro che non abbiano effettuato, nei sei mesi precedenti nella medesima unità produttiva, licenziamenti per giustificato motivo oggettivo ovvero licenziamenti collettivi, con riferimento a lavoratori e lavoratrici con la medesima mansione di quelli da assumere per poter usufruire dei suddetti sgravi.

Quanto all’articolo 20, sarebbe opportuno che la fruizione dell’assegno di ricollocazione e delle altre misure incentivanti ivi previste venga estesa anche ai profili professionali a rischio di esubero coinvolti da riduzione di orario per contratto di solidarietà.

In merito all’articolo 22,in tema di assegno pensionistico (APE), si ritiene necessaria l’istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del “Fondo APE Sociale e precoci” finalizzato ad adeguare ed estendere gli istituti di cui all’articolo 1, commi 179 e 199, della legge 11 dicembre 2016, n. 232; al contempo, sarebbe opportuna una prosecuzione della misura sperimentale cosiddetta “opzione donna”, una volta terminata la fase di monitoraggio.

Con riferimento all’articolo 25,sul potenziamento della misura di contrasto alla povertà (Reddito di inclusione), considerato che quest’ultimo è una misura nazionale e di prossimità allo stesso tempo, si suggerisce alla Commissione di merito di destinare risorse aggiuntive per il rafforzamento dei servizi sociali territoriali e per l’assunzione di nuovo personale nei servizi sociali.

Sull’articolo 65, che prevede disposizioni utili a definire misure tese ad agevolare la ripresa sia sociale che economica delle zone del Centro Italia colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, si sottolinea la necessità di garantire la continuità, anche per il 2018, di tutte quelle misure di sostegno già previste nell’articolo 45 del decreto legge n. 189 del 2016, convertito dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 (cosiddetto “decreto-legge Terremoto”).

In merito poi alla sostenibilità di un sistema lavoro orientato all’attivazione e alla ricollocazione e al rendere più agevole l’incontro domanda offerta, si ritiene necessario e indispensabile il rafforzamento dell’occupazione e dell’inserimento lavorativo, andando a reperire nuove risorse per l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive (ANPAL). E’ inoltre necessario che tale ente assolva alla funzione di programmazione delle politiche attive per il lavoro secondo un più efficace coordinamento con il complesso delle azioni di governo e una disciplina certa della sua governance. É infine indispensabile aumentare il finanziamento per il funzionamento di ANPAL servizi, società in house di ANPAL, proprio in virtù dei nuovi compiti che la legge di bilancio le assegna.

Si suggerisce altresì di prevedere che l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche(INAPP) possa essere messo nelle condizioni di svolgere al meglio e in modo indipendente la sua necessaria attività di valutazione delle politiche pubbliche per il lavoro, anche attraverso la stabilizzazione con procedura di selezione dei suoi collaboratori precari.

In merito al CNEL, si ritiene che debba essere messo nelle condizioni di svolgere la propria attività, in ragione della sua natura tripartita, sulle funzioni per le quali appaiono opportuni i requisiti dell’indipendenza e dell’equilibrio tra gli interessi sociali, come la certificazione del grado di rappresentatività delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori autonomi e degli imprenditori. A tale fine è necessario che l’organo venga dotato delle risorse essenziali per la sua operatività.

Da ultimo, in tema di politiche sociali,si segnala che idisegni di legge nn. 2048 e connessi, in tema di riconoscimento della figura dei caregivers, attualmente all’esame della Commissione lavoro del Senato, dovrebbero essere sostenuti dall’accantonamento di un fondo adeguato e finalizzato al finanziamento dei benefici ivi ipotizzati.

Si ritiene altresì necessario rifinanziare per il 2018 l’assegno di natalità (anche detto “Bonus bebè”), istituito dall’articolo 1, commi 125-129, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e rivedere la prevista riduzione sia del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, il cosiddetto “Dopo di noi”, sia quella del Fondo per la non autosufficienza, contenuta nello stato di previsione delle spese del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Si propone di disporre per il 2018 una adeguata riduzione delle contribuzioni dovute dal datore di lavoro e dal lavoratore in relazione ai contratti di apprendistato di primo e terzo livello, in modo da conservare un significativo differenziale rispetto al costo indiretto del contratto ordinario a tempo indeterminato.


 

 

SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DALLA RELATRICE SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI PER L’ANNO FINANZIARIO 2018 E PER IL TRIENNIO 2018-2020

(DISEGNO DI LEGGE N. 2960 – TABELLA 4)

 

 

L’11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale),

esaminato il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018, il bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 e la tabella 4,

premesso che gli interventi ivi previsti vanno nella direzione, da una parte, di agganciare i cambiamenti nel mercato del lavoro determinati dai processi tecnologici di “Industria 4.0” e, dall’altra, di assicurare la ricollocazione al lavoro per chi ne sia rimasto privo, con la previsione di un reddito di inclusione di tipo universalistico;

valutato che nello specifico sono previste una serie di misure volte a prendersi cura delle competenze delle persone nei processi di cambiamento del lavoro, nei percorsi scolastici e di passaggio dalla scuola all’occupazione. In particolare si includono, accanto a interventi per incentivare acquisto di beni strumentali, già contenute nella legge di bilancio dello scorso anno, agevolazioni in termini di credito d’imposta per le imprese che svolgono attività di formazione legate al Piano Nazionale Impresa 4.0. Si rafforza inoltre il sistema degli Istituti Tecnici Superiori e, nell’ambito degli incentivi strutturali all’occupazione giovanile stabile, si stabilisce un esonero contributivo totale per aziende che assumono – entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio – studenti che hanno partecipato ad attività di alternanza scuola lavoro e periodi di apprendistato;

considerato che – tra le principali innovazioni “di sistema” della legge di bilancio – dal 1° luglio del 2018 il Reddito di inclusione sociale sarà rivolto non più, in via prioritaria, come prevedeva il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 107, ad alcune categorie, ma a tutti gli aventi diritto, ciò che rappresenta una novità assoluta nel panorama normativo italiano riferito storicamente alla legislazione di contrasto alla povertà,

formula, per quanto di competenza, un rapporto favorevole con le seguenti osservazioni.

Con riferimento all’articolo 8, riguardante il credito d’imposta per le spese di formazione 4.0, sarebbe opportuno rendere il più possibile accessibili le misure agevolative in merito alla formazione.

All’articolo 9, sulla promozione del sistema della formazione terziaria non universitaria, si ritiene necessario ulteriormente rafforzare le risorse a disposizione e connettere lo sviluppo degli ITS al Piano Nazionale Industria 4.0. Sarebbe doveroso sostenere altresì i corsi di “Istruzione e Formazione Professionale”, elevando i finanziamenti statali; d’altro lato lo Stato dovrebbe esercitare un effettivo supporto e controllo delle Regioni, affinché attuino effettivamente il sistema IeFP di loro competenza, nel rispetto delle norme statali e dei diritti dei cittadini, delle famiglie e dei giovani.

Si rileva inoltre che la formazione degli adulti dovrebbe essere sostenuta da una migliore capacità operativa dei fondi interprofessionali secondo regole definite.

Si suggerisce alla Commissione di merito di portare a regime la sperimentazione del sistema duale, rendendo stabili e crescenti nel tempo i finanziamenti per sostenere tale attività, nonché di valutare l’opportunità di rendere permanenti gli incentivi per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e il certificato di specializzazione tecnica superiore e di alta formazione e ricerca, previsti dall’articolo 32 del decreto legislativo n. 150 del 2015.

Per quanto riguarda l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile stabile, di cui all’articolo 16, si ritiene opportuno un intervento che subordini l’accesso all’esonero contributivo alla condizione di “non occupazione a tempo indeterminato del lavoratore” nei sei mesi precedenti l’assunzione, come già realizzato negli anni precedenti. Inoltre si suggerisce di circoscrivere l’ambito di applicazione del comma 5 del medesimo articolo a quei datori di lavoro che non abbiano effettuato, nei sei mesi precedenti nella medesima unità produttiva, licenziamenti per giustificato motivo oggettivo ovvero licenziamenti collettivi, con riferimento a lavoratori e lavoratrici con la medesima mansione di quelli da assumere per poter usufruire dei suddetti sgravi.

Quanto all’articolo 20, sarebbe opportuno che la fruizione dell’assegno di ricollocazione e delle altre misure incentivanti ivi previste venga estesa anche ai profili professionali a rischio di esubero coinvolti da riduzione di orario per contratto di solidarietà.

In merito all’articolo 22, in tema di assegno pensionistico (APE), si ritiene necessaria l’istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del “Fondo APE Sociale e precoci” finalizzato ad adeguare ed estendere gli istituti di cui all’articolo 1, commi 179 e 199, della legge 11 dicembre 2016, n. 232; al contempo, sarebbe opportuna una prosecuzione della misura sperimentale cosiddetta “opzione donna”, una volta terminata la fase di monitoraggio.

Con riferimento all’articolo 25,sul potenziamento della misura di contrasto alla povertà (Reddito di inclusione), considerato che quest’ultimo è una misura nazionale e di prossimità allo stesso tempo, si suggerisce alla Commissione di merito di destinare risorse aggiuntive per il rafforzamento dei servizi sociali territoriali e per l’assunzione di nuovo personale nei servizi sociali.

Sull’articolo 65, che prevede disposizioni utili a definire misure tese ad agevolare la ripresa sia sociale che economica delle zone del Centro Italia colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, si sottolinea la necessità di garantire la continuità, anche per il 2018, di tutte quelle misure di sostegno già previste nell’articolo 45 del decreto legge n. 189 del 2016, convertito dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229 (cosiddetto “decreto-legge Terremoto”).

In merito poi alla sostenibilità di un sistema lavoro orientato all’attivazione e alla ricollocazione e al rendere più agevole l’incontro domanda offerta, si ritiene necessario e indispensabile il rafforzamento dell’occupazione e dell’inserimento lavorativo, andando a reperire nuove risorse per l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive (ANPAL). E’ inoltre necessario che tale ente assolva alla funzione di programmazione delle politiche attive per il lavoro secondo un più efficace coordinamento con il complesso delle azioni di governo e una disciplina certa della sua governance. É infine indispensabile aumentare il finanziamento per il funzionamento di ANPAL servizi, società in house di ANPAL, proprio in virtù dei nuovi compiti che la legge di bilancio le assegna.

Si suggerisce altresì di prevedere che l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche(INAPP) possa essere messo nelle condizioni di svolgere al meglio e in modo indipendente la sua necessaria attività di valutazione delle politiche pubbliche per il lavoro, anche attraverso la stabilizzazione con procedura di selezione dei suoi collaboratori precari.

In merito al CNEL, si ritiene che debba essere messo nelle condizioni di svolgere la propria attività, in ragione della sua natura tripartita, sulle funzioni per le quali appaiono opportuni i requisiti dell’indipendenza e dell’equilibrio tra gli interessi sociali, come la certificazione del grado di rappresentatività delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori autonomi e degli imprenditori. A tale fine è necessario che l’organo venga dotato delle risorse essenziali per la sua operatività.

Da ultimo, in tema di politiche sociali,si segnala che idisegni di legge nn. 2048 e connessi, in tema di riconoscimento della figura dei caregivers, attualmente all’esame della Commissione lavoro del Senato, dovrebbero essere sostenuti dall’accantonamento di un fondo adeguato e finalizzato al finanziamento dei benefici ivi ipotizzati.

Si ritiene altresì necessario rifinanziare per il 2018 l’assegno di natalità (anche detto “Bonus bebè”), istituito dall’articolo 1, commi 125-129, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e rivedere la prevista riduzione sia del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, il cosiddetto “Dopo di noi”, sia quella del Fondo per la non autosufficienza, contenuta nello stato di previsione delle spese del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.


 

 

SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI Nunzia CATALFO, PUGLIA E Sara PAGLINI SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI PER L’ANNO FINANZIARIO 2018 E PER IL TRIENNIO 2018-2020

(DISEGNO DI LEGGE N. 2960 – TABELLA 4)

 

L11a Commissione permanente,

in sede d’esame del disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020;

premesso che:

in generale, il contenuto del provvedimento in esame appare chiaramente influenzato da due elementi: la (relativamente) scarsa disponibilità di risorse e l’essere incardinato a pochi mesi dalla scadenza elettorale;

per quanto riguarda il primo elemento, per evitare di mettere a punto una manovra con effetti recessivi, l’Ue ha di fatto concesso all’Italia di fare ulteriore debito (che prima o poi dovrà essere ripagato e sul quale intanto vengono pagati gli interessi): tuttavia sui 20 miliardi messi complessivamente in campo ben 15 servono di fatto a sterilizzare l’aumento dell’IVA;

a causa di ciò, non rimanendo molte risorse da spendere ed avvicinandosi, come già detto, la scadenza elettorale, il Governo ha deciso di intervenire con una serie di misure “a pioggia”, ciascuna con un effetto quasi certamente limitato o nullo per quanto concerne il tentativo di accelerare la crescita economica, ma quanto meno potenzialmente capace di allentare le tensioni sociali. Tuttavia sui temi dell’occupazione, dei giovani, delle pensioni e delle politiche sociali le risposte fornite dalla legge di bilancio per l’anno 2018 appaiono parziali e insoddisfacenti;

i dati ISTAT, riferiti al mese di settembre 2017, confermano che il tempo determinato è ormai una modalità prevalente, nella creazione di nuovi impieghi, mentre il tempo indeterminato diventa sempre più raro. I dati rilevati a settembre 2017 riferiscono che, negli ultimi dodici mesi, si hanno 326mila occupati in più. Di questi, solo 26 mila sono a tempo indeterminato e ben 361mila sono a termine. A tali numeri, occorre inoltre aggiungere che nell’ultimo anno sono stati persi 60mila impieghi autonomi. Il dato secondo cui il 94 per cento della crescita dei dipendenti dell’ultimo anno sia riconducibile al tempo determinato, consente di ribadire che il Jobs Act non è stato di certo un successo, tenuto conto che l’obiettivo dichiarato del provvedimento era quello di estendere la tipologia contrattuale dell’indeterminato, come tipologia contrattuale “normale” del Paese;

in particolare per quanto riguarda i giovani, nel secondo trimestre 2017 il tasso di occupazione dei 15-34enni è stato in Italia pari al 40,7 per cento, inferiore di quasi 17 punti percentuali alla media Ue28. Il divario con l’Ue risulta più significativo nella classe di età 15-24 anni (oltre 17 punti) e in quella fra i 25 e i 29 (quasi 20), ma raggiunge comunque i 10 punti percentuali nella classe 30-34. A risultare particolarmente debole in Italia è la posizione dei giovani con un basso livello d’istruzione, mentre permangono elevate differenze fra Nord e Mezzogiorno. Inoltre, se sulla base dei dati mensili più recenti sull’evoluzione dell’occupazione si stima che nei primi nove mesi del 2017 gli occupati siano cresciuti in tutte le menzionate classi di età (ad eccezione dei 35-49enni) tale dinamica si accompagna, nello stesso periodo, a una crescita significativa dell’occupazione a termine. Secondo i risultati di una specifica indagine, effettuata nel secondo trimestre 2016 nell’ambito della Rilevazione sulle Forze di Lavoro:

–           il 28,2 per cento degli occupati fra i 15 e i 34 anni ha un lavoro a termine o una collaborazione, percentuale che scende al 15,3 per cento per i 30-34enni;

–           l’impiego a orario ridotto, prevalentemente involontario, ha riguardato complessivamente il 23,6 per cento dei giovani (un giovane su cinque lavora a regime ridotto anche nella classe di età 30-34 anni);

–           il disallineamento qualitativo tra domanda e offerta di lavoro, sottolineato dalla mancata corrispondenza tra il livello di istruzione raggiunto e la professione svolta dai giovani risulta assai ampio: nel secondo trimestre del 2016, il 38,5 per cento dei giovani diplomati e laureati di 15-34 anni (circa 1,5 milioni) ritiene, infatti, di svolgere un lavoro per cui sarebbe sufficiente un più basso livello di istruzione rispetto a quello posseduto (41,2 per cento dei diplomati e 32,4 per cento dei laureati). La diffusione dell’over-education appare peraltro indipendente dal background familiare di provenienza;

considerato che:

a fronte del quadro sopra descritto, le disposizioni di cui agli articoli 16 e 17 perseverano sulla strada, già battuta con i precedenti provvedimenti di bilancio, degli incentivi all’occupazione. Ciò, ben lungi dall’apparire positivo, dovrebbe, al contrario, apparire quantomeno soprendente: come infatti dimostrato da tutte le statistiche, gli effetti dei precedenti provvedimenti sono stati infatti scarsi (se non nulli) sul fronte della creazione di occupazione stabile ed al contempo hanno causato, data la loro onerosità, consistenti aggravi per le finanze pubbliche. Interventi di questo tipo vanno principalmente nella direzione di chi avrebbe assunto comunque e hanno dimostrato un’efficacia occupazionale destinata a svanire alla fine della decontribuzione stessa. Inoltre la scelta di incentivare sempre le imprese attraverso meccanismi di decontribuzione o sgravi è costata in questi anni oltre 20 miliardi, e non ha premiato né l’economia, visto il dato complessivo degli investimenti ancora molto lontano dalle necessità, né il lavoro, che sempre più sta diventando debole e precario. Ancora una volta quindi si sceglie di destinare ingenti risorse sostanzialmente a fondo perduto, scaricando di fatto i costi di tale operazione, puramente propagandistica, sui prossimi esercizi;

altrettanto propagandistico il “Bonus 80 euro” di cui all’articolo 18. Tale intervento, non a caso proposto per la prima volta alla vigilia delle elezioni europee del 2014, ha già dimostrato di essere una semplice misura spot, un palliativo forse mediaticamente efficace ma certamente non in grado di incidere in maniera significativa sulle situazioni di bisogno. A tal proposito continuano a non venire di fatto risolti i problemi già altre volte segnalati in merito ai beneficiari del bonus del quale continuerebbero a godere molti soggetti non certo “a rischio povertà”. Peraltro, come i provvedimenti di cui ai precedenti articoli, anche la disposizione di cui all’articolo 18 comporta un aggravio significativo per le finanze pubbliche;

l’articolo 22 modifica il termine della sperimentazione dell’APE volontaria e aziendale, fino al 31 dicembre 2019, ma non la natura di tale istituto, il quale, come già rilevato da più parti in occasione del dibattito sulla legge di bilancio per il 2017, si configura non come un anticipo pensionistico, bensì come un prestito di natura finanziaria, attraverso il quale si arriva al paradosso di costringere il lavoratore a pagare di tasca propria per poter godere del proprio diritto al pensionamento;

ulteriore norma, apparentemente positiva ma di fatto elettoralistica, è l’articolo 25 il quale, in relazione al Reddito di inclusione (la misura nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, recentemente introdotta dal decreto legislativo n. 147 del 2017) stabilisce l’ampliamento della platea dei beneficiari e l’incremento del beneficio economico collegato. Anzitutto, a fronte di questi provvedimenti le risorse complessivamente stanziate, nonostante gli incrementi previsti, restano di molto inferiori ai 7 miliardi di euro necessari ad assicurare l’effettiva copertura universale e potrebbero non bastare per raggiungere l’intera platea degli aventi diritto. In secondo luogo, restano seri dubbi sull’adeguatezza dello stesso contributo economico. Infine, è necessario rilevare che non sono previsti investimenti adeguati sulla rete di servizi, in particolare nei centri per l’impiego e nei servizi sociali dei comuni: come più volte rilevato, in assenza di tali servizi è impossibile l’effettiva attivazione di percorsi per la ricollocazione dei soggetti beneficiari del REI e la misura, ben lungi dall’esssre uno strumento realmente utile ad uscire dalla condizione di povertà, si trasforma di fatto in un mero sussidio economico;

sempre per quanto concerne le misure contro la povertà, oltre a quanto già rilevato all’articolo 25, assolutamente negativa deve essere la valutazione circa quanto previsto all’articolo 26 che per i progetti finanziati con risorse erogate dalle fondazioni bancarie per promuovere il “welfare di comunità” (con misure di contrasto alle povertà e alle fragilità sociali, aI disagio di famiglie con minori, alla domiciliazione delle cure agli anziani e ai disabili, alla dotazione di strumentazioni per le cure sanitarie, all’inclusione socio-lavorativa, alla promozione dell’occupazione) riconosce alle fondazioni stesse un credito di imposta pari al 65 per cento delle erogazioni effettuate fino ad esaurimento delle risorse, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2022. In pratica, invece di finanziare i fondi per le politiche sociali e sanitarie (in questa legge di bilancio non sono rintracciabili, ad esempio, incrementi sul Fondo nazionale per le non autosufficienze) si persevera nell’attuazione del processo di progressiva privatizzazione del welfare già chiaramente rilevabile nell’approvazione della cosiddetta legge delega sul Terzo settore;

in merito ai commi 17-23 dell’articolo 68 (con i quali si prevede il passaggio alle Regioni dei dipendenti a tempo indeterminato dei Centri per l’impiego e l’attivazione delle procedure di stabilizzazione dei contratti a tempo determinato nonché dei co.co.co degli stessi centri per l’impiego a cura delle Regioni e/o delle agenzie regionali), va rilevato che nell’attuale formulazione le disposizioni potrebbero prestarsi a creare disparità di tramento tra i lavoratori interessati, in quanto si prevede la mera “possibilità”, e non già l’obbligo, di applicare le procedure di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017, in deroga al regime delle assunzioni. Inoltre, come segnalato dalle organizzazioni sindacali, con tali norme di fatto si opererebbe solo un parziale intervento di stabilizzazione del personale del sistema per le politiche attive escludendo inspiegabilmente circa 400 unità comprese tra ANPAL Servizi e INAPP, istituzioni significativamente importanti, la prima in quanto braccio funzionale alle regioni e ai loro CPI, la seconda per la valutazione e il monitoraggio dell’insieme delle politiche attive. In particolare, è necessario ancora una volta ribadire come molte criticità, ritardi ed incertezze abbiano gravato e continuino a gravare sulla stabile strutturazione dell’ANPAL e dell’INAPP. Anche a ciò può essere attribuito lo sconfortante dato secondo il quale, nonostante l’ampliamento del ruolo e dei compiti assegnati alle strutture pubbliche per l’impiego, la percentuale di ingressi favorita dall’intermediazione di tali strutture nel complesso, ha interessato, secondo l’ISTAT, soltanto il 6 per cento dei giovani occupati, con efficacia ancora minore nel Mezzogiorno;

per quanto concerne le misure per il Mezzogiorno è da rilevare come esse siano strutturalmente insufficienti e non possano costituire da sole una politica adeguata a contrastare la disoccupazione, ancora su livelli insostenibili, e a rafforzare il fragile sistema produttivo nel sud. In particolare per la decontribuzione di cui all’articolo 74, valgono le considerazioni già fatte per gli articoli 16 e 17: tale misura ha già mostrato tutti i propri limiti di efficacia rispetto alla mole di risorse impiegate, con risultati ridotti (se non nulli) in termini di crescita occupazionale, legata temporalmente agli incentivi e con un aumento notevole del part time involontario, soprattutto femminile. Inoltre le risorse destinate a tale incentivo, sono comunque vincolate alle disponibilità dei fondi che saranno allocati dalla programmazione del FSE e dei programmi complementari, quindi non è detto che vengano allocate risorse adeguate o che addirittura siano avviati tali programmi nell’ambito delle misure di assunzione al Sud, cosa che invece prevedeva la legge n. 407 del 1990 con uno stanziamento strutturale di bilancio;

si devono inoltre segnalare:

–           una riduzione per il 2018, pari a 200 milioni di euro, del Fondo sociale per occupazione e formazione;

–           una riduzione del Fondo per le politiche attive del lavoro, nella misura di 17 milioni per ciascun anno del triennio 2018-2020 e nella misura di 100 milioni per il complesso degli anni 2021-2030;

–           una riduzione del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare (Fondo di cui alla cosiddetta “Legge dopo di noi”), nella misura di 5 milioni per ciascuno degli anni 2018 e 2019;

–           una riduzione, nella misura di 10 milioni annui, del Fondo nazionale per le politiche sociali;

considerato inoltre che:

è assai grave il fatto che la tematica previdenziale, se si eccettua quanto disposto all’articolo 22, risulti praticamente assente dal disegno di legge in esame;

in particolare, nonostante gli annunci, non risulta alcun provvedimento volto a prevenire i gravi effetti che, dato il rilevato incremento di 5 mesi dell’aspettativa di vita, avrebbe per moltissimi lavoratori, in particolare se addetti a mansioni usuranti, il programmato innalzamento dell’età pensionabile che porterebbe, dal 1° gennaio 2019, all’innalzamento dei requisiti pensionistici per la pensione di vecchiaia a 67 anni di età (anziché 66 anni e 7 mesi) e per la pensione anticipata, a 42 anni e 2 mesi (attualmente 41 anni e 10 mesi) per le donne e a 43 anni e 2 mesi (contro gli attuali 42 anni e 10 mesi) per gli uomini;

mancano inoltre interventi volti al superamento della disparità di genere delle donne e alla valorizzazione del lavoro di cura, al sostegno alle pensioni nel contributivo e dei giovani, al fine di garantire assegni dignitosi e flessibilità in uscita; alla riforma della previdenza complementare, con un rafforzamento del pilastro pubblico; alla separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale; al ripristino della perequazione dei trattamenti pensionistici; alla revisione delle norme dei termini di percezione dei TFR e dei TFS nel pubblico impiego; alla verifica delle risorse residuate per l’opzione donna; alla previsione di un provvedimento finalmente definitivo per la salvaguardia di tutti i lavoratori esodati; alla riforma della governance di INPS ed INAIL, per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato;

come denunciato dalle organizzazioni sindacali, manca qualsiasi riferimento al finanziamento degli interventi a favore del Piano Nazionale Amianto, che con la delibera della Conferenza Unificata Stato Regioni e Autonomie Locali del 5 maggio 2016 è stato assunto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Comitato Interministeriale e Interistituzionale Sanità, Ambiente, Lavoro, Giustizia, Economia, Regioni e ANCI. Appare invece necessario con urgenza che si provveda ad individuare e a definire le risorse finanziarie che devono dare garanzia per la messa in opera degli interventi più urgenti che riguardano: l’incentivo più consistente per la bonifica dell’amianto degli immobili privati nelle località ad elevato rischio sismico e nei Comuni a più alta incidenza di mesotelioma; il finanziamento ai Comuni per gli interventi in danno per la bonifica degli immobili con presenza di amianto friabile pericoloso per la salute dei cittadini; il finanziamento alle Regioni per la costruzione delle discariche e delle strutture utili al conferimento dei Materiali Contenenti Amianto; il finanziamento dei Centri di Eccellenza per la cura dei tumori asbesto correlati; la copertura delle misure di accesso al pensionamento anticipato per gli esposti all’amianto; il finanziamento per il potenziamento dei COR (Centri Organizzativi Regionali) per un miglior contrasto ai tumori professionali; il finanziamento del Fondo Vittime dell’Amianto (FVA) per prestazioni più consistenti per far fronte alle necessità delle vittime (professionali e ambientali); il finanziamento della ricerca clinica, per trovare le terapie più efficaci per la cura dei mesotelioma, e tecnologica, per trovare metodi alternativi al conferimento in discarica dei Materiali Contenenti Amianto (MCA);

formula rapporto contrario.

 

 

ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE 

N. 2960

G/2960 sez I/1/11

PARENTE, FAVERO, D’ADDA, ANGIONI, SPILABOTTE, BENCINI, BERGER, SACCONI

L’11a Commissione permanente,

in sede di esame del disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” (AS 2960), in particolare all’articolo 16,

premesso che:

l’articolo 32, comma 1, del decreto legislativo n. 150 del 2015, ha introdotto, in via transitoria, alcuni incentivi sperimentali per le assunzioni effettuate con contratto di “apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore”;

tenuto conto che:

il sistema duale è un modello formativo integrato tra scuola e lavoro che, creando un rapporto continuativo e coerente tra i sistemi dell’istruzione, della formazione professionale e del lavoro, punta a ridurre il divario di competenze tra istituzioni formative e impresa con il fine ultimo di diminuire la dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile e di facilitare l’ingresso dei giovani nel lavoro;

considerato che:

il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha selezionato 300 centri di formazione professionale che da gennaio 2016 stanno realizzando una sperimentazione che intende rafforzare il sistema duale e che consente ai giovani iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionale di conseguire una qualifica e/o un diploma professionale attraverso percorsi che prevedono un’effettiva alternanza tra formazione e lavoro;

impegna il Governo:

a valutare l’opportunità di finanziare a regime il sistema duale rendendo stabili gli incentivi per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e il certificato di specializzazione tecnica superiore e di alta formazione e ricerca previsti dall’articolo 32 del decreto legislativo n. 150 del 2015.

G/2960 sez I/2/11

ANGIONI, PARENTE, FAVERO, D’ADDA

L’11a Commissione permanente,

in sede di esame del disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” (AS 2960), in particolare all’articolo 22,

premesso che:

prima del luglio 2011, nell’ambito di un complessivo piano di ristrutturazione industriale, Poste Italiane ha siglato, in tutto il territorio nazionale, accordi di incentivo alla pensione in particolare per lavoratrici donne fino al compimento di 60 anni di età (anni sufficienti dalle normative vigenti per il raggiungimento della pensione di vecchiaia);

Poste Italiane, all’epoca degli accordi di incentivo era un’azienda totalmente pubblica in quanto partecipata per il 35 per cento da Cassa Depositi e Prestiti e per il 65 per cento dal Ministero del tesoro;

ad oggi risultano circa 150 le lavoratrici nate nel 1957 o in anni successivi che si trovano nella suddetta condizione;

circa 77 lavoratrici hanno avuto confermato, in occasione delle istanze sulla cosiddetta “ottava salvaguardia” il loro status di esodate dagli Ispettori del lavoro con formula: “Le verifiche di rito e la documentazione allegata confermano i requisiti necessari per i benefici previsti dall’articolo 1, comma 214, della legge 11 dicembre 2016, n. 232”,

impegna il Governo:

a valutare la possibilità che le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 214, 216 e 217, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 si applichino anche alle ex lavoratrici di Poste Italiane, nate nel 1957 o successivamente, firmatarie prima del luglio 2011 di un accordo di incentivo alla pensione con la propria azienda.

G/2960 sez I/3/11

ANGIONI, PARENTE, FAVERO, D’ADDA, BENCINI, SACCONI, SERAFINI, MUNERATO, PAGANO, FUCKSIA, BERGER

L’11a Commissione permanente,

in sede di esame del disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” (AS 2960), in particolare all’articolo 30,

premesso che:

con il termine “caregiver familiare” si identifica il soggetto che, in veste non professionale, assiste un familiare non autosufficiente bisognoso di assistenza e di cure continue;

il caregiver, per conto del disabile, oltre che prestare le cure, mantiene i rapporti con gli operatori dei servizi, segue le pratiche amministrative, svolgendo un ruolo fondamentale per le funzioni di vita quotidiana dell’assistito;

nel nostro Paese il bisogno di cura ed assistenza delle persone disabili è retto in misura preponderante dalla famiglia con scarse o a volte nulle risorse provenienti dallo Stato o dalle Regioni;

la maggior parte delle famiglie che assistono una persona non autosufficiente sono costrette certamente ad integrare l’assegno di invalidità e quello di accompagnamento, percepiti dal disabile, con cospicue risorse personali e familiari,

impegna il Governo:

a valutare la possibilità di riconoscere per il caregiver familiare il beneficio della detraibilità dal reddito ovvero del credito d’imposta relativamente al 50 per cento delle spese sostenute e certificate per l’assistenza e la cura del proprio assistito fino ad un importo massimo di euro 10 mila.

G/2960 sez I/4/11

ANGIONI, PARENTE, FAVERO, D’ADDA, BENCINI, SACCONI, SERAFINI, MUNERATO, PAGANO, FUCKSIA, BERGER

L’11a Commissione permanente,

in sede di esame del disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” (AS 2960), in particolare all’articolo 30,

premesso che:

con il termine “caregiver familiare” si identifica il soggetto che, in veste non professionale, assiste un familiare non autosufficiente bisognoso di assistenza e di cure continue;

il caregiver, per conto del disabile, oltre che prestare le cure, mantiene i rapporti con gli operatori dei servizi, segue le pratiche amministrative, svolgendo un ruolo fondamentale per le funzioni di vita quotidiana dell’assistito;

nel nostro Paese il bisogno di cura ed assistenza delle persone disabili è retto in misura preponderante dalla famiglia con scarse o a volte nulle risorse provenienti dallo Stato o dalle Regioni;

la maggior parte delle famiglie che assistono una persona non autosufficiente sono costrette certamente ad integrare l’assegno di invalidità e quello di accompagnamento, percepiti dal disabile, con cospicue risorse personali e familiari;

al fine di:

riconoscere il valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale, svolta nel contesto di relazioni affettive e familiari, prestata nei confronti di persone che necessitano di assistenza a lungo termine a causa di malattia, infermità o disabilità gravi,

impegna il Governo:

a valutare la possibilità di istituire, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un Fondo per la valorizzazione ed il sostegno dell’attività dei caregiversfamiliari destinato all’attuazione di finalità assistenziali, di riconoscimento di benefici economici e previdenziali.

355ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
SACCONI 
indi della Vice Presidente
SPILABOTTE 
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Bobba.  
La seduta inizia alle ore 14.

IN SEDE CONSULTIVA 

(2960) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020

– (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2018 e per il triennio 2018-2020
(Rapporto alla 5
a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio)  
Prosegue l’esame, sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Il senatore 
BAROZZINO (Misto-SI-SEL) rappresenta la propria preoccupazione per i dati sulla disoccupazione e sulla povertà in Italia, cui il Governo non riesce a dare risposte efficaci. In particolare, ritiene che debbano essere adottate valide politiche di investimenti soprattutto nel Mezzogiorno, recuperando le risorse investite per il Jobs Act e per il bonus degli 80 euro. Ritiene insufficienti le misure previste per la lotta alla povertà e paventa le difficoltà che incontreranno i giovani nell’accedere al mondo del lavoro, tenuto conto anche che i programmi di alternanza scuola-lavoro non si sono rivelati validi strumenti di formazione professionale. Nel lamentare l’assenza di novità nel disegno di legge di bilancio e nella relazione della senatrice Parente, invita da ultimo il Governo a prendere in considerazione la grave e delicata situazione in cui versano circa 1200 disoccupati in Basilicata.
Il senatore 
LEPRI (PD) ritiene meritevole di approfondimenti l’intervento svolto dal presidente Sacconi nella seduta antimeridiana ed invita a riflettere sui recenti dati dell’ISTAT, che evidenziano un milione di nuovi posti di lavoro e una nuova fiducia dei giovani disoccupati nei confronti dei centri per l’impiego. Con riguardo all’allungamento dell’età pensionabile, sottolinea il peso avuto in queste scelte dal debito pubblico, cresciuto negli anni anche a causa di politiche previdenziali non rigorose. Riconosce che il disegno di legge di bilancio tenta di soddisfare le istanze delle giovani generazioni in misura maggiore di quanto non abbiano fatto in passato provvedimenti analoghi, come dimostrano le misure sugli incentivi alle assunzioni. Plaude alle misure di sostegno all’innovazione digitale e alle forme di decontribuzione che attraggono gli investimenti stranieri. Afferma che non sono state operate modifiche sostanziali nei fondi sociali e premette che il proprio Gruppo presenterà emendamenti per rifinanziare il cosiddetto bonus bebè, nella prospettiva di una futura riforma delle politiche di sostegno alla famiglia. Da ultimo, con riferimento a recenti dichiarazioni di rappresentanti di Articolo 1 – Movimento democratico e progressista, rivendica l’opportunità della riforma del Jobs Act.
Il senatore 
PUGLIA (M5S), dopo aver chiesto delucidazioni sul regime di proponibilità degli ordini del giorno e degli emendamenti, invita a considerare la sessione di bilancio un’occasione di incontro fra maggioranza ed opposizione, anticipando che il proprio Gruppo presenterà emendamenti sull’APE e sulle agevolazioni contributive.
La senatrice 
GATTI (Art.1-MDP) ricorda le cause della crisi economica del 2007, sottolineando gli spostamenti di enormi ricchezze avvenuti nel corso dell’ultimo decennio e l’estrema difficoltà di recuperare nei prossimi anni il crollo dell’occupazione sofferto dal Paese. Lamenta che gli interventi di decontribuzione fiscale, presenti soprattutto nel Jobs Act, non hanno consentito di recuperare i posti di lavoro persi, come dimostra anche la grande diffusione dei contratti a tempo determinato. Richiama, inoltre, gli squilibri del mercato del lavoro e il deficit di ammodernamento dell’apparato industriale italiano, non compensato da eccellenze circostanziate. Nel denunciare politiche ispirate da finalità contingenti, invita ad adottare misure strutturali a carattere universale, che diano sostegno, in primo luogo, al welfare State. Si sofferma poi sul sistema pensionistico, che dalle riforme del 1996 ha visto crescere forme di sperequazione e di esclusione sociale di cui sono vittime molti anziani in condizioni di fragilità, i quali non possono neanche accedere al reddito di inclusione sociale. Annuncia che il proprio Gruppo presenterà in Commissione bilancio una serie di emendamenti sulle pensioni, sulle regole del mercato del lavoro e, in particolare, sulle modalità di previsione dell’aspettativa di vita.
Il senatore 
ICHINO (PD) interviene incidentalmente per chiarire i dati forniti dall’ISTAT sullo stato dell’occupazione relativamente al triennio 2014-2017.
Il senatore 
ANGIONI (PD) ascrive a merito della maggioranza la semplificazione della disciplina dei contratti di lavoro, che in passato mascheravano come collaborazioni rapporti che erano invece di lavoro subordinato. Questa semplificazione è coerente con gli incentivi previsti dal disegno di legge di bilancio per le assunzioni a tempo indeterminato, sebbene vadano valutate con maggiore attenzione le disposizioni destinate ai lavoratori più giovani. Invita infine ad approvare una disciplina dei lavori usuranti ispirata a criteri di equità, che riconosca tutta la storia professionale del lavoratore interessato, nonché ad investire maggiormente nelle politiche attive per il lavoro.
Il senatore 
SERAFINI (FI-PdL XVII) rimarca una serie di differenze fra l’Italia e il resto dell’Unione europea relativamente al costo del lavoro e ai redditi effettivamente percepiti dai lavoratori. Invita il Governo ad assumere un ruolo di arbitro nelle relazioni industriali, che devono vedere il protagonismo delle parti sociali. Lamenta infine che nella Legislatura in corso siano state adottate misure a carattere contingente, mentre la gravità della situazione avrebbe richiesto interventi strutturali.
Il senatore 
PAGANO (AP-CpE-NCD) constata la mancanza di appostamenti di bilancio destinati a dare copertura ai disegni di legge nn. 2048, 2128 e 2266 (Caregiver). Coglie l’occasione per stigmatizzare che, nel corso del dibattito in Commissione su  tali iniziative legislative, sia mancata un’interlocuzione valida con il Governo, dimostratosi insensibile a fronte della necessità di dare risposte a bisogni ampiamente diffusi nel Paese. Pertanto preannuncia le proprie dimissioni da relatore sui provvedimenti citati, riservandosi di dare successivamente un giudizio sul disegno di legge di bilancio.
La senatrice 
BENCINI (Misto-Idv) invita ad approfondire le dinamiche in atto nel mercato del lavoro, citando dati diffusi recentemente.
Nessun altro chiedendo intervenire, la presidente 
SPILABOTTE dichiara chiusa la discussione generale.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 16.


354ª Seduta (antimeridiana)
Presidenza del Presidente
SACCONI 
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Bobba.
La seduta inizia alle ore 11,10.
IN SEDE CONSULTIVA
 
(2960) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020

– (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2018 e per il triennio 2018-2020

(Rapporto alla 5a Commissione. Esame e rinvio)  
Il presidente 
SACCONI, nel dichiarare aperta la sessione di bilancio, sottolinea che la legge n. 163 del 2016, di riforma della legge di contabilità e finanza pubblica, ha apportato significative innovazioni alla disciplina contabile, che hanno trovato per la prima volta attuazione nel corso della scorsa sessione, e dà conto del regime che regola la proponibilità di emendamenti ed ordini del giorno dinanzi alla Commissione. Avverte altresì che il rapporto sul disegno di legge di bilancio e sulle tabelle di competenza andrà trasmesso alla 5a Commissione permanente entro le ore 12 di domani. Propone infine di fissare il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno alle ore 16 di oggi.
La Commissione conviene.
La relatrice 
PARENTE (PD) si sofferma sui principali interventi di sostegno al lavoro e alle politiche sociali previsti dalla legge di bilancio 2018, finalizzati ad andare incontro ai cambiamenti del lavoro con Industria 4.0 e dare vita ad un sistema di ricollocazione al lavoro con la previsione di un reddito di inclusione di tipo universalistico. Sottolinea inoltre che il Reddito di inclusione sociale sarà rivolto a tutti gli aventi diritto, come forma di contrasto alla povertà. 
Passando all’esame dettagliato dell’articolato, la relatrice illustra dapprima l’articolo 8, che introduce per il 2018 il credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Impresa 4.0 e l’articolo 9, che dispone un incremento delle risorse del Fondo per l’istruzione e formazione tecnica superiore da erogare agli Istituti tecnici superiori (ITS). Si sofferma poi sull’articolo 16, che introduce una riduzione dei contributi previdenziali in favore dei datori di lavoro privati, con riferimento alle assunzioni con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2018; la riduzione è pari al 50 per cento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per il medesimo rapporto. Dopo aver dato conto dell’articolo 18, sull’accesso al cosiddetto 
bonus 80 euro, illustra l’articolo 19, che deroga ai limiti massimi di durata del trattamento straordinario di integrazione salariale; la deroga è ammessa per le imprese che presentino una rilevanza economica strategica anche a livello regionale e notevoli problematiche occupazionali. Con l’articolo 20 si estende l’ambito di applicazione dell’assegno individuale di ricollocazione ai lavoratori titolari di un trattamento straordinario di integrazione salariale. Tali lavoratori possono richiedere all’ANPAL l’attribuzione dell’assegno di ricollocazione e accedere al servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro. L’articolo 22 modifica la disciplina degli istituti sperimentali cosiddetti dell’APE volontaria e dell’APE sociale, mentre l’articolo 23 reca una nuova disciplina di alcune fattispecie che consentono una rendita anticipata nell’ambito della forma pensionistica complementare di appartenenza.
La relatrice si sofferma poi sull’articolo 25, che reca alcune modifiche alla disciplina del Reddito di inclusione (ReI), disponendo incrementi di risorse finanziarie e prevedendo, a decorrere dal 2021, un ulteriore incremento del Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Le modifiche includono tutti i casi in cui nel nucleo familiare sia presente almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, in stato di disoccupazione. L’articolo 27 incrementa di 2 milioni di euro annui il Fondo sociale per occupazione e formazione, mentre l’articolo 30 istituisce nello stato di previsione del Ministero dell’economia un nuovo Fondo da destinare a interventi per le politiche della famiglia, con una dotazione pari a 100 milioni di euro annui, a decorrere dal 2018. L’articolo 58 incrementa il Fondo per i lavoratori socialmente utili, mentre con l’articolo 68 si trasferiscono alle regioni alcuni dipendenti o collaboratori già in servizio presso i centri per l’impiego e si disciplina la possibilità di stabilizzazione presso la regione o presso l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), dei lavoratori dipendenti a termine operanti nel medesimo settore. Da ultimo, con l’articolo 74 si prevedono misure per favorire l’assunzione con contratto a tempo indeterminato, in alcune regioni del Sud, di soggetti che non abbiano compiuto i 35 anni di età.
Dopo aver illustrato gli stanziamenti previsti dalle tabelle A e B e dallo stato di previsione del Ministero del lavoro, la relatrice dà conto di alcune considerazioni generali. Anzitutto, ritiene necessario rendere accessibili le misure agevolative per la formazione legata all’innovazione di Industria 4.0 e rafforzare il livello del sistema della formazione terziaria non universitaria, sostenendo i corsi di “Istruzione e Formazione Professionale” ed al contempo elevando i finanziamenti statali. Giudica necessario portare a regime la sperimentazione del sistema duale, rendendo stabili i finanziamenti per tale attività e sostenere la formazione degli adulti con una migliore capacità operativa dei fondi interprofessionali. Ritiene altresì utile rendere strutturali gli incentivi per il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e il certificato di specializzazione tecnica superiore e di alta formazione e ricerca.
Per rendere più agevole l’incontro domanda offerta, è dell’opinione che l’ANPAL debba assolvere alla funzione di programmazione delle politiche attive per il lavoro, e che al contempo debba essere aumentato il finanziamento per il funzionamento di Anpal servizi. 
Ritiene inoltre opportuno verificare la sufficienza delle risorse previste dall’articolo 68 e prevedere il rafforzamento di una regia nazionale del sistema dei servizi pubblici e privati nell’ambito di una costruzione della Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro. Giudica poi necessario che l’INAPP sia posta in grado di svolgere in modo indipendente la sua attività di valutazione delle politiche pubbliche per il lavoro, anche attraverso la stabilizzazione del personale precario. Rimarca quindi l’importanza dell’anticipazione dell’assegno di ricollocazione al momento della sospensione dell’attività lavorativa e valuta positivamente la possibilità di fruizione dell’assegno di ricollocazione e delle altre misure incentivanti previste nell’articolo 20, estendendola anche ai profili professionali a rischio di esubero coinvolti da riduzione di orario per contratto di solidarietà.
Per potenziare la misura di contrasto alla povertà, ritiene necessario implementare i servizi sociali territoriali e le assunzioni di assistenti sociali, nonché sperimentare il modello di approccio integrato delle politiche per accompagnare le persone all’uscita da condizioni di povertà.  In tema di assegno pensionistico (APE) giudica utile l’istituzione presso il Ministero del lavoro del “Fondo Ape Sociale e precoci” e una misura sperimentale sul modello di “opzione donna”. Infine, in tema di politiche sociali, si sofferma sui provvedimenti che prevedono un riconoscimento della figura dei “
caregivers” ritenendo necessario un accantonamento in un fondo dedicato. Segnala da ultimo la necessità di rifinanziare la misura “bonus bebè” anche per il 2018 e di rivedere la prevista riduzione del Fondo “Dopo di noi” per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare.
Il senatore 
ICHINO (PD) plaude alla scelta di politica economica adottata dal Governo di non ostacolare i processi di innovazione tecnologica per attutirne gli effetti negativi. E’ opportuno, invece, prevedere adeguate misure di sostegno per i lavoratori coinvolti in fasi di passaggio da un impiego all’altro, come l’assegno di ricollocazione e la deducibilità dei costi sostenuti dalle imprese per la formazione dei dipendenti. Sottolinea l’assoluta novità di tali scelte, che portano lo Stato a farsi carico dei costi di aggiornamento professionale dei lavoratori coinvolti dai processi di innovazione, premiando i settori più innovativi dell’industria italiana. Si tratta di una condizione necessaria per attrarre investimenti stranieri e quindi creare nuova domanda di lavoro in un momento in cui è impensabile ricorrere a nuovi investimenti pubblici. Esprime pieno consenso nei confronti delle misure di decontribuzione per i giovani lavoratori, che assumono un carattere strutturale, costituendo un importante incentivo per le assunzioni e consentendo un progressivo allineamento del cuneo previdenziale del nostro Paese con quello degli altri partner europei. Esprime perplessità sui tagli proposti relativamente ad alcuni capitoli di spesa e sull’insufficiente investimento riguardante le politiche attive per il lavoro, il cui Fondo è pari all’uno per cento della dotazione complessiva per le politiche passive. Lamenta, inoltre, i limiti in cui si trovano ad operare tanto l’ANPAL quanto i Centri per l’impiego, cui manca un programma di riorganizzazione complessiva. In conclusione, ritiene necessario un differente approccio del Governo nei confronti delle politiche attive per il lavoro, che non può essere soddisfatto da una limitata attività emendativa.
Il presidente 
SACCONI (AP-CpE-NCD) considera la manovra all’esame del Parlamento insufficiente al rilancio dell’occupazione; la ripresa economica in atto è trainata principalmente dal commercio internazionale e dalla domanda estera, mentre rimangono limitati i consumi interni e l’economia italiana continua a soffrire la paralisi di alcuni settori decisivi, come l’edilizia e il mercato immobiliare. Lamenta, altresì, gli effetti negativi della pressione fiscale e gli andamenti non regolari del mercato del lavoro, caratterizzato da un incremento congiunto dei tassi di disoccupazione e di inattività. La crescita occupazionale degli ultimi tempi è stata determinata in primo luogo dai lavoratori ultracinquantenni ed è ascrivibile più agli interventi che hanno allungato l’età pensionabile che alla riforma del Jobs Act. Gli incentivi alle assunzioni, pur apprezzati dalle imprese, non hanno sostenuto il mercato del lavoro, come conferma la diffusione crescente dei contratti a tempo determinato. Considerando gli incentivi contenuti nel disegno di legge di bilancio privi di carattere strutturale, in quanto non sostenibili sul lungo periodo, avanza la proposta di ridurre i premi INAIL o le contribuzioni per le prestazioni di malattia nel settore terziario. Nel paventare che una politica di incentivi penalizzi nuovamente l’istituto dell’apprendistato, manifesta la necessità di introdurre differenziali tra quest’ultimo istituto e altre forme contrattuali. In particolare, ipotizza l’azzeramento dei contributi per i contratti a contenuto formativo e la contestuale riduzione delle altre forme di incentivazione. Esprime le proprie perplessità anche sull’assetto istituzionale delle politiche attive per il lavoro per la confusione generata in primo luogo dal venir meno dei poteri di indirizzo del Ministero del lavoro. Dopo essersi soffermato sulla condizione dei precari dell’INAPP e sulle procedure di rimborso per i consiglieri del CNEL, si sofferma sul capitolo della previdenza, auspicando soluzioni che accompagnino i lavoratori anziani alla pensione, come avvenuto per i bancari e i giornalisti. Da ultimo, auspica una semplificazione delle procedure di accesso all’APE sociale e lamenta che l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni danneggi in particolar modo le lavoratrici più anziane, in gran parte prive dei requisiti per l’accesso alla pensione di anzianità. Ritiene importante a tale proposito riproporre la cosiddetta “opzione donna” e introdurre la possibilità di riscattare, in misura meno onerosa di quanto non avvenga oggi, il periodo degli studi universitari per anticipare l’accesso al trattamento di pensione, senza modificarne l’entità.
La senatrice 
BENCINI (Misto-Idv) chiede delucidazioni sui massimali annui previsti nelle ipotesi di decontribuzione per i nuovi assunti.
Il 
PRESIDENTE fornisce i chiarimenti richiesti.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 12,30.

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