42ª seduta: mercoledì 31 gennaio 2007, ore 15,30
ORDINE DEL GIORNO
PROCEDURE INFORMATIVE
Interrogazioni.
ROILO , GALARDI – Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. – Premesso che:
la società EniTecnologie S.p.A. è la società dell’Eni S.p.A che ha come missione quella di «creare valore attraverso l’innovazione tecnologica» in campo energetico;
in data 30 marzo 2006 è stato presentato al consiglio di amministrazione e approvato il progetto di riassetto della ricerca che prevede la fusione per incorporazione di EniTecnologie S.p.A. in Eni S.p.A.;
il 31 marzo 2006 è stato presentato alle strutture sindacali nazionali di categoria il progetto di riassetto sopra citato;
in data 11 maggio 2006 è stato approvato dal consiglio di amministrazione il progetto;
il 13 aprile 2006 il progetto è stato presentato anche alle organizzazioni sindacali territoriali, oltre che alle rappresentanze sindacali unitarie interessate (sedi di S. Donato Milanese, Novara, Monterotondo, Nettuno e Milazzo), e in tale occasione le rappresentanze sindacali unitarie hanno presentato un documento riportante le perplessità relative al sopra citato progetto;
il 6 giugno 2006 il progetto è stato confermato dall’Amministratore delegato dell’Eni, dott. Paolo Scaroni, nell’ambito dell’«Eni Technology Day»;
il 6 giugno 2006 le rappresentanze sindacali unitarie hanno presentato un nuovo documento che rafforza il precedente, contenente perplessità e richieste in merito al progetto di riassetto della ricerca Eni;
il progetto di riassetto prevede, in seguito all’incorporazione di EniTecnologie S.p.A. in Eni S.p.A., lo spacchettamento delle attività di ricerca nelle divisioni operative e la polverizzazione delle strutture di staff;
nel progetto di riassetto non risulterebbero comprese le attività riguardanti tematiche ambientali, fonti energetiche alternative e chimica, essenziali per la crescita del Paese;
l’assetto attuale di EniTecnologie, a giudizio dell’interrogante, risulta adeguato a soddisfare le esigenze di ricerca/innovazione tecnologica delle società/divisioni operative, che verrebbero invece penalizzate proprio dal riassetto approvato dal consiglio di amministrazione;
non essendo chiaro se il progetto in oggetto sia motivato da mere ragioni di carattere finanziario e di bilancio ovvero da considerazioni che attengono alla bontà della ricerca che la società è in grado di svolgere e all’interesse di Eni a valorizzarne contenuti e professionalità, si chiede di sapere quali misure il Governo intenda adottare al fine di evitare operazioni che possono causare la perdita di professionalità e competenze esistenti nel campo della ricerca in Italia, e la chiusura di un rilevante e primario «centro» della ricerca in campo energetico, sempre più strategico per il Paese e la sua competitività.
ROILO , GALARDI – Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. – Risultando agli interroganti che:
la Bembergcell S.p.A. è una società costituita nel 1952, con sede legale a Milano, e due stabilimenti industriali, uno a Magenta con 300 dipendenti ed uno a Rieti, con 180 dipendenti;
i soci della Bembergcell S.p.A. sono, attualmente, la Cofimo Fiduciaria S.p.A., la S.A.F.F.I. S.p.A. e la Avarel S.p.A;
nello stabilimento di Magenta (ex Novaceta) si produce filato di acetato;
nel 2003 lo stabilimento di Magenta è stato ceduto alla Bembergcell S.p.a. ed è entrato a far parte di un progetto industriale finalizzato alla costituzione di un Polo cellulosico, per la produzione delle tre fibre base del prodotto tessile: viscosa, acetato e cupro;
il progetto non è mai stato realizzato compiutamente e la crisi generalizzata del settore, nonché una gestione particolarmente negativa, hanno causato difficoltà che si sono cronicizzate, determinando perdite rilevanti che non consentono, al momento, di proseguire la normale attività;
nel 2006, invece di rilanciare il progetto, i soci hanno deciso di non finanziare un piano di ristrutturazione validato da una società di consulenza che doveva essere presentato al Ministero dello sviluppo economico nella riunione del 6 ottobre 2006;
nel corso di quella riunione è stato deciso di mettere in liquidazione la società, decisione assunta poi definitivamente dall’assemblea straordinaria dei soci il 25 ottobre 2006 con la nomina del liquidatore, dott. Maurizio Dorigo, che il 30 ottobre 2006 ha presentato al Tribunale di Milano il ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo;
il piano di liquidazione prevede la chiusura e la cessione dello stabilimento di Rieti, con conseguente cassa integrazione per i lavoratori, e la continuità produttiva dello stabilimento di Magenta, con un possibile affitto di ramo d’azienda, al fine di garantire con la probabile vendita il reperimento delle risorse necessarie a soddisfare le esigenze dei creditori nella misura del 20-25%;
nello stabilimento di Magenta lavorano 300 lavoratori – con una presenza consistente di manodopera femminile – con anzianità ed elevata professionalità;
questi lavoratori rischiano, nonostante la loro esperienza, di non trovare una nuova occupazione nel territorio magentino-abbiatense, dove da tempo si assiste alla continua chiusura di aziende importanti nel settore tessile;
nel mese di ottobre 2006 i lavoratori non hanno ricevuto lo stipendio e tutte le loro spettanze arretrate sono state inserite nel passivo, creando notevoli difficoltà alle famiglie;
lo stabilimento di Magenta, nonostante le innegabili difficoltà, è una azienda altamente competitiva in un settore importante qual è il settore tessile;
considerato, inoltre, che:
in seguito alla decisione della società americana Celenice di sospendere la produzione di acetato ed alla decisione della società spagnola Inacsa di ridurre la produzione, si rileva nel mercato una maggiore richiesta del prodotto che potrebbe garantire concrete possibilità di sviluppo e di investimenti;
è comunque forte la preoccupazione dei sindacati e della comunità locale per le modalità del piano di ristrutturazione della società Bembergcell, piano che, sulla carta, dovrebbe garantire l’occupazione e la prosecuzione della attività aziendale,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo, nell’ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di evitare, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, delle istituzioni locali e della proprietà, la chiusura dello stabilimento di Magenta e di garantire la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali ed il rilancio industriale del sito produttivo.


























