(Dal Resoconto Sommario)
SEDE REFERENTE
Mercoledì 11 dicembre 2002. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Alberto Brambilla.
Delega al Governo in materia previdenziale.
C. 2145 Governo.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 4 dicembre 2002.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, ricorda che, nella precedente seduta, oltre a quelli accantonati per ragioni di merito, erano stati accantonati, a causa dell’assenza temporanea dei deputati presentatori, gli emendamenti Santori 1.3 e Drago 1.4.
Angelo SANTORI (FI) ritiro il mio emendamento 1.3.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, constata l’assenza dei presentatori dell’emendamento Drago 1.4; si intende che vi abbiano rinunziato.
La Commissione respinge l’emendamento Alfonso Gianni 1.94.
Pietro GASPERONI (DS-U) illustra le finalità dell’emendamento Cordoni 1.93, volto ad estendere la platea dei beneficiari dell’elevazione delle pensioni al minimo. Ritiene che, a fronte dell’avanzo delle disponibilità della legge finanziaria per il 2002, utilizzato a favore dei lavoratori dell’amianto, debba essere stabilito un impegno preciso in favore dell’elevazione delle pensioni al minimo.
La Commissione respinge l’emendamento Cordoni 1.93.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, avverte che anche l’emendamento Gasperoni 1.92, che prevede la totalizzazione dei diversi periodi assicurativi, è accantonato.
Constata l’assenza dei presentatori dell’emendamento Drago 1.95; si intende che vi abbiano rinunziato.
Cesare CAMPA (FI) ritira il suo emendamento 1.96, pur ritenendo meritevole di attenzione la disposizione in esso contenuta.
Elena Emma CORDONI (DS-U) preannuncia il voto favorevole sull’emendamento Guerzoni 1.11 volto a stabilire che le disposizioni dell’articolo 1 si applicano a tutti i lavoratori, privati e del pubblico impiego.
La Commissione respinge l’emendamento Guerzoni 1.11.
Carmen MOTTA (DS-U), intervenendo sull’emendamento Delbono 1.12, sottolinea che la conferma dei diritti acquisiti da parte dei lavoratori è questione indispensabile per evitare la corsa al pensionamento; tuttavia, ritiene che tale conferma, così come formulata nella delega, sembri piuttosto una mera affermazione di principio. Reputa infine rilevante non la certificazione della posizione assicurativa maturata, quanto piuttosto la garanzia dei diritti acquisiti.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA prospetta l’opportunità di accantonare l’emendamento Delbono 1.12, in vista di una sua riformulazione, posto che i suoi contenuti rientrano negli intendimenti complessivi del Governo.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, l’emendamento Delbono 1.12 è pertanto accantonato.
Elena Emma CORDONI (DS-U) illustra le finalità del suo emendamento 1.13, volto a garantire a tutti i lavoratori la salvaguardia del sistema di calcolo in vigore alla data della certificazione e di ogni altro criterio che possa avere riflessi diretti o indiretti sul computo e sull’ammontare dell’erogazione previdenziale certificata.
Angelo SANTORI (FI) ritiene che, se si vuole dare certezza ai lavoratori che intendono approfittare dell’opportunità di continuare a lavorare, la certificazione debba essere veramente riferita all’importo della pensione in base al calcolo di quel momento.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA prospetta l’opportunità di accantonare anche l’emendamento Cordoni 1.13 per giungere ad una riformulazione che rimanga nell’ambito dello spirito della delega.
Elena Emma CORDONI (DS-U), anche in merito all’emendamento Gasperoni 1.14 invita il relatore ed il Governo ad una ulteriore verifica dal punto di vista tecnico, soprattutto con riferimento al termine di prescrizione di cui all’articolo 3, comma 9, della legge n. 335 del 1995 in merito ai contributi relativi all’anno 1998. Ne chiede pertanto l’accantonamento.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA ritiene che la questione sia già posta nella legge finanziaria.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, avverte che anche gli emendamenti Cordoni 1.13 e Gasperoni 1.14 sono accantonati.
Roberto GUERZONI (DS-U) illustra le finalità dell’emendamento Delbono 1.15, volto ad individuare forme di tutela atte a garantire la correttezza dei dati contributivi e previdenziali concernenti il personale dipendente delle pubbliche amministrazioni.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA fa presente che, fermo restando che l’INPDAP è in una situazione di difficoltà, nel momento in cui si prevede l’obbligo della certificazione ciò significa che gli enti previdenziali dovranno avere pronti gli estratti conto certificativi e anche l’INPDAP si dovrà adeguare a questo strumento.
Roberto GUERZONI (DS-U) chiede di accantonare l’emendamento Delbono 1.15, dichiarandosi disponibile, anche a nome degli altri firmatari, a trovare una formulazione più idonea.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, avverte che l’emendamento Delbono 1.15 è pertanto accantonato.
Constata l’assenza del presentatore degli emendamenti Alfonso Gianni 1.18, 1.19 e 1.20; si intende che vi abbia rinunziato.
Andrea DI TEODORO (FI) illustra le finalità del suo emendamento 1.21 che si muove nella direzione degli intendimenti fondamentali della delega e cioè verso il rafforzamento della previdenza complementare, laddove prevede che il lavoratore possa decidere di destinare i contributi in tutto o in parte alla previdenza complementare.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA ritiene che l’emendamento Di Teodoro 1.21, volto a favorire forme di previdenza complementare, possa essere accantonato in vista di una sua riformulazione. Per quanto attiene agli altri emendamenti riferiti alla lettera b) del comma 2 dell’articolo 1, ribadisce il parere contrario precedentemente espresso.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, avverte che l’emendamento Di Teodoro 1.21 è accantonato.
Elena Emma CORDONI (DS-U) invita la Commissione a riflettere sull’emendamento Motta 1.22, volto a superare la formulazione, non condivisibile, contenuta in materia nella legge finanziaria per il 2002.
Cesare CAMPA (FI) prospetta l’opportunità di ritirare tutti gli emendamenti riferiti alla lettera b) del comma 2 dell’articolo 1 in attesa di una nuova formulazione della stessa da parte del Governo, alla quale potranno essere eventualmente presentati subemendamenti.
Pietro GASPERONI (DS-U) concorda con la proposta del deputato Campa, a condizione che il Governo dichiari l’intenzione di tener conto, nella sua riformulazione della lettera b), degli emendamenti ritirati.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA precisa che questa potrebbe essere una strada percorribile solo dopo il confronto con le parti sociali; del resto, dall’incontro con le rappresentanze sindacali il Governo potrebbe anche decidere di non riformulare quella parte della delega.
Pietro GASPERONI (DS-U), intervenendo anche sul suo successivo emendamento 1.23, osserva che la disposizione contenuta alla lettera b) del testo della delega è volta ad alterare il mercato del lavoro. Propone peraltro che la parte rimanente dei contributi destinata alla riduzione del costo del lavoro venga invece destinata alle regioni di residenza dei lavoratori e finalizzata al finanziamento di attività di assistenza agli anziani non autosufficienti.
Carmen MOTTA (DS-U) precisa che l’obbiettivo degli emendamenti presentati dall’opposizione è quello di migliorare il testo della delega e di sollecitare ad un ripensamento, perché non ritiene che le risorse risparmiate servano ad incrementare il mercato del lavoro.
La Commissione, con distinte votazione, respinge gli emendamenti Motta 1.22 e Gasperoni 1.23.
Angelo SANTORI (FI) ritira il proprio emendamento 1.24.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, constata l’assenza del presentatore dell’emendamento Alfonso Gianni 1.25; si intende che vi abbia rinunziato.
Pietro GASPERONI (DS-U) illustra le finalità dell’emendamento Cordoni 1.26, volto a sopprimere la condizione che il lavoratore e il datore di lavoro stipulino un contratto a tempo determinato di durata non inferiore ai due anni, rilevando la necessità che vengano stabilite delle garanzie per quei lavoratori che potrebbero trovarsi senza lavoro in caso di fallimento dell’impresa o di fronte ad uno slittamento della pensione.
Alberto NIGRA (DS-U), condividendo le osservazioni del deputato Gasperoni, solleva a sua volta perplessità in merito alla durata del periodo preso in considerazione: l’obbligo dei due anni ulteriori aumenta la possibilità che i lavoratori si trovino in condizioni svantaggiose.
La Commissione respinge l’emendamento Cordoni 1.26.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, constata l’assenza dei presentatori dell’emendamento Cento 1.27; si intende che vi abbiano rinunziato.
La Commissione respinge l’emendamento Delbono 1.28.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, constata l’assenza del presentatore dell’emendamento Alfonso Gianni 1.29; si intende che vi abbia rinunziato.
La Commissione respinge l’emendamento Cordoni 1.30.
Cesare CAMPA (FI) ritira il suo emendamento 1.31, in vista di una eventuale riformulazione della lettera b) da parte del Governo.
Elena Emma CORDONI (DS-U) fa proprio l’emendamento Campa 1.31, dichiarando di condividerne lo spirito ma non la sua formulazione, posto che lo stesso si riferisce ai casi in cui l’azienda versi in situazione di crisi o abbia in corso processi di ristrutturazione.
La Commissione respinge l’emendamento Campa 1.31, ritirato dal presentatore e fatto proprio dal deputato Cordoni.
Angelo SANTORI (FI), illustrate le finalità del suo emendamento 1.32, volto a consentire a taluni lavoratori di optare, all’atto del pensionamento, per il sistema di calcolo della pensione con il metodo contributivo, invita il relatore ed il Governo a rivedere il parere precedentemente espresso.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA ribadisce il parere contrario del Governo, posto che esiste già una legge che pone precisi paletti per il diritto di opzione.
Angelo SANTORI (FI) ritira il suo emendamento 1.32.
Giovanni DIDONÈ (LNP), anche a nome degli altri firmatari, ritira l’emendamento Galli 1.33, a fronte del parere contrario espresso dal relatore e dal Governo e si riserva di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno da presentare in Assemblea.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, constata l’assenza del presentatore dell’emendamento Alfonso Gianni 1.37; si intende che vi abbia rinunziato.
Angelo SANTORI (FI) ritira i suoi emendamenti 1.38 e 1.39.
Elena Emma CORDONI (DS-U), intervenendo sui suoi emendamenti 1.40 e 1.41, osserva che il Governo ha predisposto una proposta di liberalizzazione dell’età pensionabile che supera gli attuali requisiti di vecchiaia: si dichiara non contraria ad un’ipotesi di questo tipo, anche se ritiene che si crei un paradosso a danno soprattutto delle giovani generazioni: l’innalzamento e contemporaneamente l’abbassamento dell’età pensionabile. Lo scopo del suo emendamento 1.41 è proprio quello di evitare tale paradosso, facendo salva la possibilità per il lavoratore, il cui trattamento pensionistico sia liquidato esclusivamente secondo il sistema contributivo, di proseguire in modo automatico la propria attività lavorativa fino all’età di sessantacinque anni, salvo scelta contraria del medesimo lavoratore.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA, in considerazione della rilevanza della materia, propone di accantonare gli emendamenti Cordoni 1.40 e 1.41, in vista di una loro riformulazione.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, avverte che gli emendamenti Cordoni 1.40 e 1.41 sono accantonati.
Constata l’assenza dei presentatori dell’emendamento Cento 1.42; si intende che vi abbiano rinunziato.
Giovanni DIDONÈ (LNP), a nome degli altri firmatari, ritira l’emendamento Galli 1.44, nonché i successivi emendamenti Galli 1.45, 1.46, 1.47 e 1.48.
La Commissione respinge l’emendamento Cordoni 1.43.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, constata l’assenza del presentatore dell’emendamento Alfonso Gianni 1.55; si intende che vi abbia rinunziato.
Avverte che gli emendamenti Santori 1.56, Campa 1.57, Benedetti Valentini 1.58, Perrotta 1.59, Widmann 1.60 e Perrotta 1.61, riguardanti la possibilità della totale cumulabilità, sono accantonati.
Constata l’assenza dei presentatori dell’emendamento Barbieri 1.62; si intende che vi abbiano rinunziato.
La Commissione approva l’emendamento Perrotta 1.63, fatto proprio dal deputato Campa.
Giovanni DIDONÈ (LNP) ritira gli emendamenti Galli 1.64 e 1.65.
Pietro GASPERONI (DS-U) illustra le finalità dell’emendamento Cordoni 1.66, invitando i componenti la Commissione a riflettere sulla possibilità di risolvere, anche solo in parte, un problema legato agli infortuni sul lavoro o alla malattia professionale.
Roberto GUERZONI (DS-U) preannuncia il suo voto favorevole sull’emendamento Cordoni 1.66.
Luigi MANINETTI (UDC), relatore, precisa che, anche se la questione è rilevante dal punto di vista contenutistico, il parere contrario è dettato dalla distinzione fondamentale tra trattamento da pensioni e rendita vitalizia.
Luigi GIACCO (DS-U) ricorda che prima della legge n. 335 del 1995 esisteva la distinzione tra pensione e rendita vitalizia e che la prima si acquisisce con gli anni di lavoro svolto mentre la seconda è un risarcimento di un infortunio subito.
Elena Emma CORDONI (DS-U), sottolineata l’importanza delle finalità del suo emendamento 1.66, posto che si rivolge a persone che si trovano in situazioni particolari, invita la Commissione ad una sua riconsiderazione.
Luigi MANINETTI (UDC), relatore, conferma il parere contrario precedentemente espresso.
La Commissione respinge l’emendamento Cordoni 1.66.
Elena Emma CORDONI (DS-U), intervenendo sul suo emendamento 1.67, ricorda di essersi sempre battuta, nel corso della sua attività parlamentare – e quindi anche quando era nella maggioranza – per ripristinare il diritto individuale all’integrazione al trattamento minimo di pensione, problema che riguarda un elevato numero di donne lavoratrici che hanno versato i contributi.
Angelo SANTORI (FI) condivide il parere contrario espresso dal relatore e dal rappresentante del Governo, ritenendo che non si possa continuare a confondere l’assistenza con la previdenza se si vuole preservare l’equilibrio del sistema.
Renzo INNOCENTI (DS-U), ricordati i meccanismi con i quali la legge n. 335 del 1995 regola le integrazioni al trattamento minimo, sottolinea la necessità che si giunga ad una soluzione del problema per sanare un periodo transitorio che si pone a metà tra l’entrata in vigore della riforma pensionistica e il residuo di una situazione che è stata in parte risolta con alcuni provvedimenti legislativi degli anni passati che hanno riguardato una platea abbastanza vasta di persone, soprattutto donne che avevano iniziato un loro percorso lavorativo e contributivo che poi si è interrotto.
Ritiene che non si debba decidere sul ripristino del principio che la pensione è un diritto previdenziale; il problema è dare una risposta a migliaia di persone che si sono viste innalzata la soglia per accedere al pensionamento di vecchiaia e ne sono rimaste escluse. E quando sono riuscite a raggiungere l’età per la pensione di vecchiaia sono entrate in vigore altre leggi che non hanno consentito a queste persone di avere l’integrazione al trattamento minimo. Pertanto si rammarica del fatto che la maggioranza e il Governo non vogliano sanare un’ingiustizia resa ai danni di queste persone e preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sull’emendamento Cordoni 1.67 che, se respinto, verrà ripresentato in Assemblea.
Lalla TRUPIA (DS-U), condivise le argomentazioni dei deputati Cordoni e Innocenti, invita il Governo e la maggioranza a riconsiderare e accantonare l’emendamento Cordoni 1.67, volto a sanare un’ingiustizia perpetrata ai danni di molte donne, alle quali sono state fatte promesse non mantenute. L’emendamento, a questo scopo, riconosce il diritto all’integrazione e al trattamento minimo.
La Commissione respinge l’emendamento Cordoni 1.67.
Elena Emma CORDONI (DS-U) chiede che l’emendamento Gasperoni 1.68 sia accantonato, in quanto riferito al principio della totalizzazione, in attesa che su tale materia il Governo presenti una nuova formulazione.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA osserva che così come formulato l’emendamento in questione, a differenza degli altri emendamenti presentati in materia di totalizzazione, non potrebbe comunque rientrare negli intendimenti del Governo: se verrà avviato il percorso della totalizzazione, non sarà nei termini contenuti nell’emendamento Gasperoni 1.68.
Luigi MANINETTI (UDC), relatore, si rimette al parere del Governo.
Pietro GASPERONI (DS-U) dichiara di non condividere la decisione di non accantonare il suo emendamento 1.68.
La Commissione respinge l’emendamento Gasperoni 1.68.
Angelo SANTORI (FI) ritira il suo emendamento 1.69.
La Commissione respinge l’emendamento Alfonso Gianni 1.71.
Elena Emma CORDONI (DS-U) fa proprio l’emendamento Duilio 1.72, volto a prevedere, con effetto dal 1o gennaio 2003, l’aumento di un punto percentuale ogni anno fino al raggiungimento dell’aliquota di 19 punti percentuali. Invita quindi il relatore il Governo a rivedere il proprio orientamento su quegli emendamenti presentati dall’opposizione e volti ad aiutare la costruzione di una pensione più solida e consistente.
Emilio DELBONO (MARGH-U) concorda con le osservazioni del deputato Cordoni e chiede al Governo se il suo atteggiamento contrario derivi dalla definizione dell’aliquota del 19 per cento o dal principio in sé; prospetta quindi la possibilità, qualora ci sia disponibilità da parte del Governo ad accogliere il principio del progressivo aumento delle aliquote contributive, di riformulare il testo dell’emendamento, rilevando, in caso contrario, un atteggiamento contraddittorio dell’esecutivo rispetto alla politica elaborata fin qui sulla materia.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA osserva che l’emendamento in questione segue due percorsi: la coincidenza dell’aliquota di computo con l’aliquota di versamento e il fatto che questa coincidenza abbia un certo tipo di accelerazione. Ricorda che i lavoratori dipendenti versano il 32,70 per cento, mentre il Governo considera il 33 per cento, che i lavoratori autonomi versano il 16,50-16,70 per cento, a seconda dell’attività, mentre il Governo considera il 20 per cento e che i cosiddetti «COCOCO» pagano oggi attorno al 14 per cento ed hanno un punto in più di riconoscimento. Questa situazione aveva trovato fortemente contrari coloro che avevano lavorato sull’ipotesi contributiva (perché il sistema contributivo funziona se c’è equivalenza tra aliquota di versamento e aliquota di computo) tant’è che si è arrivati a dei compromessi con i sindacati, i commercianti, gli artigiani ed altre associazioni. Il problema della coincidenza tra le due aliquote è stato rimesso alle parti sociali. In questa sede, a fronte di un accordo del 1995, non si può arrivare ad un altro modello, privo del necessario consenso sociale.
Posto che in termini di finanza pubblica si calcola un esborso di circa 3.500 miliardi di vecchie lire l’anno, osserva che sull’emendamento in questione, così come formulato, il parere non può che essere negativo proprio perché esistono degli accordi che, finché non vengono rimodulati, non possono essere modificati. Peraltro, come è già stato reso noto sui mezzi di stampa, il Governo riprenderà al più presto una trattativa su alcune questioni previdenziali, con le forze sociali, probabilmente già nel mese di gennaio.
Renzo INNOCENTI (DS-U), pur apprezzando la rinnovata volontà del Governo di confrontarsi con le parti sociali, ritiene che la questione sia innanzitutto di ordine politico. Si tratta di un disegno di legge di delega ormai datato che neanche il Governo riesce più a portare avanti. Rivendicando alla Commissione un ruolo rilevante, osserva che ha senso continuare a discutere in Commissione se del confronto che in essa si svolge se ne fa un proficuo utilizzo con le parti sociali. Prospetta pertanto l’opportunità che si sospenda l’esame del disegno di legge di delega per procedere ad un diverso confronto, eventualmente aprendo una fase di confronto diretto con le parti sociali.
Ribadisce peraltro la netta contrarietà del suo gruppo alla possibilità di individuare un sistema contributivo per il calcolo delle pensioni basato su una coincidenza tra aliquota di prelievo e aliquota di computo, perché attraverso tale coincidenza passa lo scardinamento dell’elemento solidaristico, trasformando il sistema pensionistico in un sistema assicurativo; ritiene infatti che l’intervento solidaristico possa essere mantenuto solo attraverso una diversità tra le due aliquote.
Emilio DELBONO (MARGH-U), preso atto dell’onestà intellettuale dimostrata anche oggi dal sottosegretario, ribadisce la richiesta, più volte avanzata in precedenza, di conoscere se il testo degli emendamenti presentati è quello in cui si riconosce il Governo per la questione dell’aliquota di computo.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA precisa di aver fatto riferimento all’attuale discordanza tra aliquota di computo e aliquota di versamento, ricordando che è la legge n. 335 che persegue la commisurazione dei trattamenti pensionistici alla contribuzione. Pertanto, a fronte della situazione attuale, ribadisce il parere negativo precedentemente espresso.
Emilio DELBONO (MARGH-U) sottolinea che il sottosegretario ha confermato che ci sarà una trattativa ufficiale tra Governo e sindacati, che non sarà immune da effetti, in ordine ad una parte rilevante del disegno di legge di delega che è quella della copertura della decontribuzione. Condivide l’opportunità prospettata di sospendere l’esame del provvedimento e di riprenderlo a fine trattative, a meno che la discussione in Commissione non voglia essere considerata un elemento di contributo per quelle trattative.
Pietro GASPERONI (DS-U) concorda sull’opportunità di sospendere l’esame del disegno di legge di delega in attesa di conoscere le determinazioni del Governo in merito ai possibili accordi con le parti sociali.
Alfonso GIANNI (RC), a fronte della possibilità di un confronto con le parti sociali, rivendica non una sovranità, ma un’autonomia di decisione da parte del Parlamento, ricordando tuttavia anche il confronto in atto in sede europea che dovrebbe rimodulare il modello pensionistico nei paesi dell’Unione europea.
Ritiene che il Governo debba prendere atto della difficoltà a lavorare in Commissione, posto che si ha l’impressione che ciò che viene deciso in questa sede possa essere vanificato da eventi successivi e sovrastanti. Propone a sua volta di sospendere l’esame del provvedimento per una pausa di riflessione.
La Commissione respinge l’emendamento Duilio 1.72, fatto proprio dal deputato Cordoni.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, in considerazione del fatto che il sottosegretario Brambilla non potrà più garantire da questo momento la sua presenza in Commissione a causa di concomitanti impegni istituzionali, rinvia il seguito dell’esame alla seduta di domani.

























