La Commissione ha concluso l’esame, per la parte di sua competenza, del Documento di programmazione economico-finanziaria ed ha approvato il parere da trasmettere alla Commissione bilancio, tesoro e programmazione.
Il testo del parere
L’XI Commissione,
esaminato il documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2002-2006,
valutata positivamente l’impostazione del documento, che affronta decisamente l’alternativa tra declino e sviluppo, dopo un decennio in cui le politiche economiche hanno determinato un progressivo spiazzamento competitivo del nostro Paese;
sottolineata l’esigenza di continuare la politica di contenimento dell’ancora rilevante deficit dei conti pubblici;
rilevato che non appare più praticabile la via, fin qui seguita, di interventi essenzialmente contabili, di sola tesoreria, che conducono alla trasformazione del fabbisogno di cassa in indebitamento netto;
ribadita quindi la necessità di accelerare al massimo gli interventi per lo sviluppo;
rilevato che il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 10 per cento ad inizio di anno, ma rimane tra i più alti a livello europeo;
ritenuto che rimane irrisolto il problema della rigidità del mercato del lavoro;
considerato che con la manovra dei “cento giorni” il Governo ha avviato un progetto di rilancio dell’economia basato su emersione, detassazione degli utili, infrastrutture, flessibilità del lavoro, incentivi alla new economy e riforma del diritto societario;
rilevato che le nuove norme sul lavoro sommerso, evitando un condono fiscale generalizzato, delineano un piano di riemersione, con la regolare assunzione dei lavoratori e l’allineamento progressivo di tributi e prelievi;
ritenuto inevitabile che questo tipo di interventi sia accompagnato dalla riforma fiscale e dalla riforma previdenziale, basata sulla previdenza integrativa o complementare;
ricordato che nel 2001 dovrà tenersi la cosiddetta “verifica” del sistema previdenziale, per valutare i necessari aggiustamenti alla normativa vigente;
considerata la perdurante validità del metodo della concertazione, che deve consentire di adottare le misure necessarie a perseguire l’interesse generale e non può risolversi in un gioco di veti incrociati;
ritenuto che la riforma del welfare deve costituire l’occasione per una redistribuzione delle risorse destinate al sostegno sociale, incrementando il sostengo al potere di acquisto delle famiglie. Infatti, il nostro sistema previdenziale pesa oggi, rispetto al PIL, 4 punti percentuali in più rispetto alla media europea, mentre risulta simmetricamente sottostimata, rispetto agli stessi indicatori, la spesa di carattere sociale;
condividendo la scelta di ritenere investimenti, ai fini fiscali, anche le spese delle imprese per la formazione e aggiornamento del personale, nell’ambito delle agevolazioni per favorire il reinvestimento degli utili;
reputando opportuno adeguare tempestivamente il nostro sistema normativo alla direttiva comunitaria 1999/70/CE, relativa alla disciplina dei contratti a termine, tramite un sollecito iter dello schema di decreto legislativo già presentato alle Camere, che riproduce il testo prodotto nel corso del negoziato con le parti sociali e siglato il 4 febbraio scorso;
rilevato, per quanto attiene ai livelli retributivi, che nonostante il quadro macroeconomico poco favorevole, viene mantenuto l’impegno per un tasso di inflazione programmata per il 2002 pari all’1,7 per cento, consentendo alle retribuzioni dei lavoratori di continuare a crescere ad un ritmo superiore a quello dell’inflazione;
ritenuto che il sistema dei servizi all’impiego debba essere rafforzato, tramite la creazione di “strutture operative per il lavoro” in grado di offrire la totalità dei servizi ai giovani in cerca di occupazione e ai lavoratori in difficoltà e la definitiva attivazione del sistema informativo del lavoro;
esprime
PARERE FAVOREVOLE
osservando che il Governo dovrebbe impegnarsi:
ad utilizzare le risorse derivanti dai risparmi conseguiti nel settore previdenziale in misure volte al sostegno della famiglia media, posto che la spesa previdenziale ha sì un peso di 4 punti percentuali in più rispetto al PIL in confronto alla media europea, ma è rimasta, a tutt’oggi, sottostimata la spesa di carattere sociale e, specificamente, quella a sostegno del nucleo familiare;
a liberalizzare l’utilizzo del trattamento di fine rapporto, rimettendo ai lavoratori la scelta tra il deposito temporaneo presso le imprese e l’investimetno in fondi pensione;
a prevedere, nell’ambito delle nuove norme sul sommerso, da un lato l’estensione della disciplina a tutti i settori lavorativi, ivi compresi quello agricolo e quello dei servizi alla persona e, dall’altro, stringenti norme antielusive, così da evitare che le imprese possano far apparire, come emersione di precedenti rapporti di lavoro irregolari, le assunzioni di nuovo personale;
a provvedere all’informatizzazione dei servizi per l’impiego;
alla previsione, nell’ambito dei servizi per l’impiego, di professionalità e di politiche adeguate alla predisposizione di progetti per l’occupabilità di quello tra i genitori più direttamente impegnato nella crescita dei figli o nel sostegno agli anziani e ai disabili presenti all’interno della comunità familiare;
a rivedere la disciplina del sistema formativo, attraverso la riorganizzazione degli enti e dei soggetti pubblici e privati di formazione, la definizione dei criteri per l’accreditamenteo formativo e la predisposizione di un sistema di rilevazione del fabbisogno formativo delle imprese;
a sviluppare percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore, nell’ambito del sistema integrato di istruzione, formazione e lavoro;
a provvedere, nell’ambito del prossimo disegno di legge finanziaria, alla destinaizone di specifiche risorse destinate all’aumento delle pensioni con trattamento inferiore al milione di lire mensile, sia di carattere sociale che di carattere previdenziale;
ad individuare nuove forme di incentivazione per gli investimenti privati del Mezzogiorno.

























