L’Italia conta 1.758.794 donne che svolgono attività indipendenti. Un record in Europa visto che, tra imprenditrici e lavoratrici autonome, il Regno Unito si ferma a quota 1.532.600 e la Germania ne registra 1.383.800. Questi i dati dell’Osservatorio sull`imprenditoria femminile presentato alla convention di Donne impresa Confartigianato.
“A guidare la crescita del lavoro indipendente femminile sono le imprenditrici artigiane – si legge in una nota – il cui numero è aumentato dell`1,9% negli ultimi 10 anni. Un piccolo esercito di 357.110 donne, tra titolari, socie e collaboratrici, con una presenza prevalente in Lombardia (66.977), seguita da Emilia Romagna (37.503), Veneto (37.387), Piemonte (32.847), Toscana (31.715). In Friuli Venezia Giulia sono 8.247. La classifica provinciale vede in testa Milano, con 17.908 imprese artigiane al femminile. Secondo posto per Torino (16.387), seguita da Roma (15.191)”.
Tuttavia, rileva il rapporto, le imprenditrici devono fare i conti con un welfare che non aiuta le donne italiane a conciliare il lavoro con la cura della famiglia.
L`Osservatorio di Confartigianato mette in luce che la spesa pubblica è fortemente sbilanciata sul fronte delle pensioni e della spesa sanitaria per anziani che ammonta a 260,6 miliardi di euro. Invece, per le famiglie e i giovani la spesa pubblica italiana si ferma a 22,8 miliardi, pari al 2,8% della spesa totale della p.a. (rispetto al 3,6% della media Ue) e all`1,4% del Pil (rispetto all`1,7% della media Ue). Percentuali che collocano l`Italia rispettivamente al 20esimo posto e al 17esimo posto tra i 28 Paesi europei.
Per quanto riguarda gli enti locali i comuni dedicano agli asili nido il 41% della spesa per famiglie e minori. Ma l`utilizzo di queste strutture è molto basso: a livello nazionale soltanto l`11,9% dei bambini fino a 2 anni ha usufruito di asili nido comunali. E il loro costo, pari in media a 1.459 euro annui per famiglia – nelle 9 principali città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze e Bari – è quello che incide di più (32,7%) sulla spesa complessiva delle famiglie per tributi e servizi locali.
Tutto ciò si riflette sul mercato del lavoro femminile: Confartigianato ha calcolato infatti che il tasso di occupazione delle donne senza figli è pari al 55,5%, ma scende al 52,8% per le donne con figli.





























