Nella prima parte del 2018 “l’economia italiana è in rallentamento, peggiora il clima di fiducia di famiglie e imprese”. Congiuntura che si riflette nella crescita del prodotto interno lordo che “a fine anno dovrebbe attestarsi all’1,2%, per rallentare ulteriormente all’1,1% nel 2019”. È quanto stima l’Ufficio Studi della Confcommercio nel Rapporto Terziario presentato nel corso della Assemblea annuale della Confederazione.
Secondo lo studio, una delle principali cause della bassa crescita va ricercata nei difetti strutturali del nostro Paese, come l’eccesso di tasse e burocrazia e i deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano. L’andamento dell’economia, rileva Confcommercio “colloca l’Italia alle spalle dei principali partner europei: nel triennio di ripresa 2014-2017, la produttività del lavoro è cresciuta nel nostro Paese di appena lo 0,3%, dieci volte meno rispetto alla Germania (+3,3%), alla Francia (+3,1%) e alla media dell’area euro (+3%)”.
Un’economia, comunque, nel quale il contributo del terziario continua ad aumentare. Tra il 1995 e il 2017 la quota di valore aggiunto prodotta dai settori commercio, turismo, servizi, trasporti e professioni è aumentata dal 37,1% al 39,7% mentre nello stesso periodo, l’industria ha ridotto la sua incidenza passando dal 29,1% al 23,8%.(Segue)
Ancora più significativo è il contributo dei servizi di mercato alla creazione di posti di lavoro. Tra il 1995 e il 2017 la quota di occupati è passata dal 37,4% al 46,9%, con un incremento complessivo di oltre 740mila occupati negli ultimi 3 anni, 50 mila solo nel commercio al dettaglio.
Anche in questo ambito, il contributo del manifatturiero dell’industria nel complesso si è ridimensionato nel tempo passando dal 27,1% del 1995 al 21,7% del 2017, con una perdita di 60 mila posti di lavoro nel triennio 2014-2017.
Nell’ambito dei settori di rappresentanza di Confcommercio, nel triennio di ripresa 2014-2017, è aumentata la produttività del commercio al dettaglio (+10,4%), realizzata con una crescita dell’occupazione di 50mila unità, mentre la nuova componente della rappresentanza di Confcommercio – le professioni – ha accresciuto il suo peso nel sistema economico, in termini di valore aggiunto, passando dal 9,8% al 13%.



























