• Today is: venerdì, Febbraio 3, 2023

Confindustria: occupazione non è Cenerentola della ripresa, dal 2013 recuperati 1mln posti

redazione
Settembre14/ 2017

Sul fronte dell’occupazione, il Centro studi di Confindustria  sostiene che da fine 2013 sono stati recuperati quasi un milione di posti di lavoro e  a fine 2018 si stima che le persone occupate supereranno di 160mila unità il livello pre-crisi.

Secondo i Csc, dunque, i dati dimostrerebbero che il mercato del lavoro “non è la Cenerentola del recupero in atto”, poiché la ripresa dell’economia italiana è caratterizzata da una “considerevole” creazione di posti di lavoro.

In particolare, dal 2014, quando è cominciato, al secondo trimestre del 2017, l’incremento cumulato del Pil è stato del 3%, quello dell’occupazione del 3,7% e quello delle ore lavorate del 4,3%. I progressi sono stati notevoli anche in termini di persone occupate: +815mila; a fine 2018 supereranno di 160mila unità il picco toccato nel 2008.

D’altra parte, il Csc avverte che per ottenere un quadro completo “occorre aggiungere due informazioni”. Innanzitutto occorre osservare che le persone a cui manca lavoro, in tutto o in parte, sono ancora 7,7 milioni. Ciò “rende meno diffusa la percezione dei miglioramenti realizzati e deve indurre a continuare a porre il mercato del lavoro al centro delle politiche”. Inoltre, “la bassa occupazione giovanile è il vero tallone d`Achille del sistema economico e sociale italiano”.

Tuttavia, a preoccupare gli economisti del Centro Studi sono i numeri dei giovani che fuggono  all’estero per la mancanza di lavoro, che costano all’Italia un punto di Pil all’anno, circa 14 miliardi di euro. In sette anni il fenomeno ha subito un’accelerazione impressionante, passando dai 21 mila emigrati under 40 del 2008 ai 51mila del 2015.

“La bassa occupazione giovanile è il vero tallone d’Achille del sistema economico e sociale italiano”, chiosa il Csc. Secondo le stime, infatti, “i flussi crescenti di emigrazione producono una perdita di capitale umano stimata in un punto di Pil all`anno, abbassando così il potenziale di sviluppo”.

Per Confindustria l’inadeguato livello dell’occupazione giovanile sta producendo “gravi conseguenze permanenti sulla società e sull’economia dell’Italia, sotto forma di depauperamento del capitale sociale e del capitale umano del Paese”.

L’Italia ha tassi di occupazione giovanili molto ridotti, specie per gli under 30. Nel 2016 un sesto dei 15-24enni era occupato (16,6%), contro poco meno della metà in Germania (45,7%) e quasi un terzo nella media dell’Eurozona (31,2%). Tra i 25-29enni il tasso di occupazione italiano balza al 53,7%, ma il divario rispetto agli altri paesi euro si amplia, da 14,6 a 17,1 punti percentuali. La posizione relativa dell’Italia comincia a migliorare nella fascia di età immediatamente successiva (30-34 anni), con il tasso di occupazione al 66,3%, 10 punti sotto alla media dell’Eurozona.

Dal 2008 al 2015, periodo in cui il tasso di disoccupazione in Italia è passato dal 6,7% all`11,9% (dal 9,8% al 18,9% per gli under 40), hanno spostato la residenza all’estero 509mila italiani: di questi, circa 260mila avevano tra i 15 e i 39 anni, il 51,0% del totale degli emigrati, un’incidenza quasi doppia rispetto a quella della stessa classe di età sulla popolazione (28,3%).

Considerando che la spesa familiare per la crescita e l’educazione di un figlio, dalla nascita ai 25 anni, può essere stimata attorno ai 165 mila euro, è come se l’Italia, con l’emigrazione dei giovani, in questi anni avesse perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano.

Per il solo 2015, con un picco di oltre 51mila emigrati under 40 (dai 21mila del 2008), la perdita si aggira sugli 8,4 miliardi. A questi va aggiunta la perdita associata alla spesa sostenuta dallo Stato per la formazione di quei giovani che hanno lasciato il Paese: 5,6 miliardi se si considera la spesa media per studente dalla scuola primaria fino all’università. In totale 14 miliardi nel 2015.

E. M.

redazione

Articoli correlati