Per l’Osservatorio AIE (Associazione Italiana Editori), nel 2025 il 76% della popolazione italiana si dichiara “lettore”. Eppure, i dati del mercato tracciano il profilo di un paradosso: calo del fatturato di circa il 2,1% (–1,6% considerando anche il digitale) e perdita di circa 3 milioni di copie vendute in un solo anno. Una crisi che colpisce soprattutto le librerie indipendenti, sulle quali pesa anche il monopolio delle “tre sorelle” dell’editoria Feltrinelli, Mondadori e Giunti. Una crisi di cui fanno le spese soprattutto le librerie indipendenti, su cui grava
In questo contesto si inserisce la vicenda della libreria Hoepli di Milano. Fondata nel 1870, la storica società di via Ulrico Hoepli 5 è ufficialmente in liquidazione volontaria dallo scorso 10 marzo. La situazione appare bloccata da un lato da un passivo di bilancio legato alle difficoltà del mercato — a dimostrazione che nemmeno il prestigio secolare e la specializzazione tecnica bastano più a proteggere i presìdi fisici, sempre più penalizzati da un modello di consumo che privilegia gli algoritmi alla consulenza del libraio — e dall’altro da un conflitto insanabile tra i soci. Si tratta, più precisamente, di una dura controversia tra i tre fratelli Hoepli e il socio di minoranza, Giovanni Nava, che negli ultimi quindici anni ha avviato diverse cause sull’assetto societario tra Svizzera e Italia nei confronti dei soci di maggioranza, ottenendo sentenze favorevoli in primo e secondo grado nel nostro Paese. «Adesso siamo in attesa della sentenza della Cassazione», spiega al Diario del lavoro il segretario generale della Slc Milano, Paolo Zanetti Polzi. «È assolutamente inaccettabile che il destino di 90 lavoratori — tra casa editrice, libreria, e-commerce e altri asset — sia ostaggio di liti ereditarie o di mancati accordi sui bilanci».
Le preoccupazioni del sindacato si concentrano soprattutto sulla libreria: secondo quanto riferito dalla liquidatrice, l’intenzione sarebbe quella di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria a zero ore per i lavoratori, prospettando di fatto la chiusura della sede in vista di una possibile vendita dell’immobile. Nel frattempo, osserva Zanetti Polzi, diversi soggetti con solide basi finanziarie si sarebbero già fatti avanti per un’acquisizione. Fondamentale sarà però che le proposte arrivino formalmente sul tavolo della liquidazione: «Servono piani industriali concreti», capaci di mantenere l’integrità aziendale e di garantire l’occupazione sia nella casa editrice sia nella libreria, preservando nel complesso un marchio storico. L’ipotesi di uno “spezzatino” non è dunque auspicabile: «Si possono immaginare soluzioni articolate, ma preferiremmo una proposta il più possibile completa e integrata».
E se, nella logica del “pesce grande mangia il pesce piccolo”, si facesse avanti una delle grandi catene? «Valuteremmo anche questa ipotesi, perché la priorità è tutelare l’occupazione e i redditi. Tuttavia, sarebbe anche il segnale della perdita di un’identità culturale tipica del territorio: 156 anni di storia con caratteristiche diverse da quelle delle grandi catene, legate alla professionalità dei librai e delle libraie, che non sono semplici commessi ma figure con competenze ampie e un’attitudine quasi artigianale».
Nel frattempo, il Comune di Milano ha convocato un tavolo con le parti per venerdì 20 marzo, con l’obiettivo di discutere il futuro di Hoepli. «Abbiamo bisogno di un tavolo istituzionale permanente, non di una semplice audizione — sottolinea Zanetti Polzi —. Accanto alla gestione della crisi, serve un confronto stabile che individui le soluzioni migliori per salvaguardare sia l’occupazione sia un presidio culturale e territoriale».
La vicenda Hoepli ha ormai assunto i contorni di una vera e propria vertenza cittadina, seguita unitariamente dalle sigle sindacali e sostenuta da una forte mobilitazione pubblica. «C’è stata un’esplosione di solidarietà da parte della cittadinanza», prosegue il sindacalista, «con una petizione su Change.org che sta raggiungendo le 50.000 firme a sostegno della vertenza, sottoscritta anche da personalità del mondo dello spettacolo e della cultura come Vinicio Capossela, Alessandro Cattelan e Cochi Ponzoni, oltre a un flash mob molto partecipato organizzato davanti alla libreria».
«Chiudere Hoepli significa rinunciare a pensare Milano come una città europea», ha dichiarato Luca Stanzione, segretario generale della Cgil Milano, in occasione dell’iniziativa. Secondo il sindacato, infatti, la possibile chiusura rappresenta il segnale di una trasformazione più ampia: Milano rischia di diventare una città “internazionale” solo in funzione delle grandi opere e dei capitali immobiliari, a discapito della cultura.
Per questo, a metà aprile è prevista la rassegna “Milano città dei saperi”: «Non vogliamo una città ridotta a vetrina di grandi eventi, ma uno spazio a misura di chi la vive e lavora, sempre più spesso espulso dal centro», aggiunge Zanetti Polzi. In questo quadro, la vertenza Hoepli appare «paradigmatica», perché mostra come la vendita di immobili in centro possa portare a riconversioni orientate esclusivamente al turismo. Il rischio è quello di una progressiva perdita di identità: «Interroghiamo la politica nel suo complesso, non solo l’attuale giunta. Dobbiamo chiederci quale idea di Milano vogliamo: una città destinata ai grandi patrimoni immobiliari e a un turismo mordi e fuggi, oppure una città che si ricorda dei suoi cittadini?».
Diventa quindi necessario ripensare anche il modello turistico, orientandolo verso forme più sostenibili e accessibili, capaci di valorizzare un patrimonio culturale tra i più rilevanti d’Italia. «Altrimenti — conclude il segretario generale della Slc Milano— rischiamo di ritrovarci con un turismo selettivo, fatto solo di visitatori con grande capacità di spesa ma scarso interesse per la cultura».
Elettra Raffaela Melucci


























