Jindal torna in pista e tenta il sorpasso nei confronti di Flacks: può forse essere riassunta così la più recente puntata della storia infinita dell’Ilva. E diciamo forse per due motivi. Primo motivo: perché si tratta di una puntata in cui conta non solo quel che è successo, ma anche ciò che non è successo; o, quanto meno, ciò che, al momento in cui scriviamo, non è ancora successo. Secondo motivo: perché, per l’appunto, si tratta di una puntata ancora in corso.
A monte di tutto, c’è ciò che è accaduto durante la seduta della Camera dei deputati tenutasi giovedì 12 marzo scorso. Come si ricorderà, in tale occasione il titolare del dicastero delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, annunciò che il gruppo siderurgico indiano Jindal, “primario operatore su scala globale”, aveva presentato ai Commissari straordinari di Acciaierie d’Italia una “manifestazione d’interesse” per l’acquisto della ex Ilva in Amministrazione straordinaria, ovvero dei complessi industriali attualmente gestiti dalla stessa AdI.
Lo stesso 12 marzo, peraltro, i Commissari straordinari di AdI chiesero a Flacks Group, il gruppo finanziario Usa candidatosi all’acquisto della ex Ilva, di presentare entro venerdì 20 marzo una serie di chiarimenti relativi ad alcuni aspetti fondamentali della sua proposta di acquisto: piano industriale, investimenti connessi e, come ha scritto Domenico Palmiotti sul Sole 24 Ore di domenica 22 marzo, “garanzie finanziarie a supporto dell’intera operazione”.
E qui siamo arrivati, nel nostro breve racconto, a ciò che non accaduto. Infatti, la giornata di venerdì 20 marzo si è consumata per intero senza che i chiarimenti richiesti dai Commissari a Flacks Group facessero capolino da qualche parte. Niente di niente.
Ora va detto che la marcia di Flacks Group nella gara internazionale per la vendita della ex Ilva in Amministrazione straordinaria è stata, anche prima del fatale venerdì 20 marzo, piuttosto lenta. Il rapporto con i Commissari straordinari preposti alla vendita era cominciato, infatti, già sul finire del 2025. Ma i responsabili di Flacks Group potevano pensare che questo periodo di trattative, misurabile in mesi, non fosse trascorso invano, visto che era loro servito, se non altro, per prevalere rispetto al fondo statunitense Bedrock. Infatti, anche se non ancora completa, l’offerta di Flacks era stata giudicata dai Commissari migliore di quella di Bedrock.
Invece, la velocità di movimento di Jindal è stata molto maggiore. Il gruppo siderurgico indiano, denominato Jindal South West, in sigla JSW, aveva già mostrato, in un recente passato, grande interesse per le strutture produttive della siderurgia italiana. Tanto che, nel 2024, ha acquisito, per il tramite di JSW Steel Italy, società costruita ad hoc, il controllo dello stabilimento siderurgico di Piombino.
Adesso, a pochissimi giorni dal momento in cui Jindal ha presentato ai Commissari straordinari di AdI una manifestazione di interesse per la ex Ilva, la possibile trasformazione di tale manifestazione di interesse in una vera e propria proposta vincolante era attesa per oggi, lunedì 23 marzo. Ma, bruciando i tempi, gli indiani di Jindal, per quanto è trapelato, la avrebbero già presentata nel corso dello stesso, densissimo venerdì 20 marzo.
Tutto bene? Forse sì e forse no. Forse sì perché, a differenza di altri pretendenti all’acquisto della ex Ilva, gli indiani di Jindal sanno perfettamente che cosa sia l’acciaio. E sanno, soprattutto, che l’acciaio, come l’alluminio, è, per l’industria esistente sul nostro pianeta, una materia prima seconda che può essere prodotta e venduta solo da chi abbia imparato a muoversi su scala globale.
Ma forse anche no, perché i progetti di integrazione di un rinato gruppo Ilva, capace di produrre acciaio in termini ecocompatibili, all’interno del colosso Jindal, potrebbero comportare pesanti tagli all’occupazione per ciò che riguarda gli stabilimenti italiani del gruppo. Infatti, notizie trapelate, relative all’integrazione con lo stabilimento posseduto da Jindal in Oman, hanno fatto sorgere il sospetto che tale integrazione porterebbe allo spostamento in tale sede di una parte della produzione di acciaio storicamente realizzata a Taranto. Il che, con ogni probabilità, potrebbe determinare significativi tagli occupazionali, quanto meno a Taranto.
Il seguito alla prossima, immaginiamo imminente, puntata.
@Fernando_Liuzzi






















