Il rafforzamento del bonus sociale del Governo, tramite il decreto bollette, e la riduzione degli oneri per le imprese attenuano l’impatto immediato delle bollette elettriche, ma per la Cgil non modificano il meccanismo che determina prezzi dell’energia tra i più alti d’Europa. Per la confederazione non si interviene sul sistema di formazione del prezzo dell’elettricità, ancora agganciato al gas; non si rafforza il ruolo pubblico nella produzione energetica; non si costruisce una politica industriale coerente con la transizione. “In questo modo il Paese – precisa la Cgil in una nota – viene condannato a una spirale permanente di decreti-ponte finanziati con risorse pubbliche”.
Il decreto bollette è quindi “un intervento parziale e privo di visione strategica. In una fase in cui il costo dell’energia continua a comprimere salari, consumi e competitività industriale, il Governo sceglie ancora una volta la strada delle misure emergenziali, rinviando le riforme strutturali necessarie. Si continua a rincorrere l’emergenza”.
Inoltre, per la Cgil le imprese ricevono sostegni importanti senza alcuna condizionalità stringente su: mantenimento dei livelli occupazionali; investimenti in innovazione e decarbonizzazione; limitazione della distribuzione di utili e dividendi. È inaccettabile che risorse pubbliche vengano erogate senza vincoli sociali, industriali e ambientali chiari. “Se lo Stato interviene – precisa – deve farlo per difendere il lavoro, non per sostenere margini e rendite”.
“Il costo dell’energia – prosegue il sindacato di corso d’Italia – rappresenta oggi uno dei principali fattori di perdita di competitività del sistema produttivo italiano. Senza una riforma strutturale aumenteranno le delocalizzazioni, cresceranno le crisi industriali e il peso ricadrà su lavoratrici e lavoratori. Servono contratti energetici di lungo periodo per l’industria, una strategia nazionale sulle rinnovabili e un piano pubblico di investimenti nella transizione”.
Il decreto, precisa la Cgil, utilizza i proventi derivanti dal sistema europeo di scambio delle emissioni disciplinato dalla Direttiva 2003/87/CE. Quelle risorse nascono per finanziare la decarbonizzazione, l’efficienza energetica e la tutela delle fasce più vulnerabili nel percorso di transizione. “Se vengono impiegate in modo generalizzato per coprire interventi emergenziali – spiega il sindacato – si rischia di svuotarne la finalità ambientale e di compromettere la coerenza con gli obblighi europei. Le entrate ETS devono servire a trasformare il sistema produttivo, non a tamponare le inefficienze di un mercato energetico che non viene riformato”.
“Basta rincorrere, serve un cambio di modello.” Il sindacato chiede una riforma strutturale del mercato elettrico, il disaccoppiamento stabile del prezzo dell’elettricità dal gas, clausole sociali obbligatorie per le imprese che ricevono aiuti pubblici, un utilizzo vincolato e trasparente dei proventi ETS per la transizione e il lavoro e un ruolo pubblico più forte nella governance energetica. “L’energia è un bene strategico e continuare a trattarla come una semplice variabile di mercato significa indebolire il sistema industriale e scaricare i costi su chi lavora. Il Paese – conclude la Cgil – ha bisogno di una politica energetica strutturale e di lungo periodo, non di decreti emergenziali che rinviano i problemi senza risolverli”.
Di diverso avviso il segretario generale della Flaei Cisl, Amedeo Testa, in merito ai contenuti del Dl bollette. Per Testa il provvedimento appena varato “dimostra che finalmente sta crescendo da parte del governo una nuova consapevolezza politica e istituzionale che mira a rivalutare l’intervento pubblico in un settore strategico e determinante per il futuro dell’Italia, come quello elettrico. Una regia da costruire, col contributo di tutti, capace di indirizzare e regolare quello che è considerato da sempre un monopolio naturale”.
Per il segretario il decreto rappresenta un importante passo in avanti che si inserisce perfettamente nella strategia auspicata dalla Flaei-Cisl, “maturata nella proposta lanciata in occasione dell’ultimo nostro congresso nazionale tenutosi ad Assisi e presentata anche nella prestigiosa sede del parlamento di Bruxelles”: una ripubblicizzazione delle Reti di Trasmissione e Distribuzione. Per Testa, Sindacato, Governo e imprese devono attuare sinergie importanti per trovare soluzioni positive per l’Italia, la sua economia e le famiglie.
“I lavoratori elettrici, all’interno di questi processi di trasformazione – conclude – sono e restano la parte più importante; le competenze vanno salvaguardate ed accresciute. I tagli e gli efficientamenti ingiustificati di questi ultimi anni hanno penalizzato il processo di transizione del Paese”.




























