Il decreto lavoro è legge. Il Senato ha dato il via libera al testo in seconda lettura col voto di fiducia, riscuotendo 94 si, 61 no e due astensioni. La ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, nel suo intervento in Aula ha difeso il provvedimento come “giusto” e ha ringraziato le parti sociali.
Secondo Calderone, si tratta di un decreto “universalmente e generalmente riconosciuto come buono”, frutto di “un lavoro non estemporaneo” e di un confronto portato avanti nel tempo che ha consentito di raggiungere importanti convergenze. La ministra ha quindi rivendicato il sostegno incassato dalle parti sociali, fatta eccezione per la Cgil.
Nel merito, Calderone ha indicato nell’articolo 7 il cuore del provvedimento, sottolineando che la norma sul “salario giusto” richiama esplicitamente l’articolo 36 della Costituzione e riconosce alla contrattazione collettiva il ruolo centrale nella determinazione delle retribuzioni. Un’impostazione che, ha spiegato, valorizza un sistema che in Italia garantisce una copertura contrattuale pari al 98% dei lavoratori.
La ministra ha ricordato che, sebbene al Cnel siano depositati oltre mille contratti collettivi, il 95% della copertura contrattuale è assicurato da circa cento accordi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Da qui la scelta del governo di non introdurre un salario minimo per legge, ritenendo preferibile rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva. Calderone ha inoltre sostenuto che nei Paesi europei dove il salario minimo è fissato per legge, come Francia e Germania, si registra una progressiva riduzione della copertura contrattuale.
In chiusura, la ministra ha definito il decreto “la cosa giusta da fare al momento giusto” e “il giusto viatico per fare ancora meglio e di più” fino alla fine della legislatura.
Sul fronte del lavoro tramite piattaforme digitali, Calderone ha precisato che le misure contenute nel decreto sul cosiddetto caporalato digitale non esauriscono il tema e saranno integrate con il recepimento della direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme. Ha inoltre ricordato che, nell’ambito dell’attuazione della delega sull’intelligenza artificiale, sono già previste norme che impediscono alle piattaforme di decidere autonomamente assunzioni, licenziamenti e valutazioni delle prestazioni lavorative senza un intervento umano.




























