Nessun passo avanti concreto nella vertenza Electrolux. È quanto denunciano Fiom-Cgil e Fim-Cisl al termine del primo dei quattro incontri di approfondimento sul piano industriale del gruppo, svoltosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, delle Rsu e dei rappresentanti del Governo.
Al centro del confronto il futuro degli stabilimenti italiani, con particolare attenzione al sito di Cerreto d’Esi e alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Secondo la Fiom, dall’incontro non sono emerse aperture significative da parte dell’azienda rispetto alle richieste avanzate dai sindacati e sostenute anche dalle istituzioni locali e dal ministro Adolfo Urso.
«La difesa dello stabilimento di Cerreto d’Esi e delle produzioni in Italia rappresentano elementi dirimenti per l’avvio della trattativa», ha dichiarato Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil. Il sindacato chiede il ritiro del piano presentato da Electrolux, che prevedeva 1.700 esuberi e la chiusura del sito marchigiano, e ribadisce la necessità di garantire continuità produttiva e occupazionale in tutti gli stabilimenti italiani.
Fiom sollecita inoltre maggiore trasparenza sui costi di produzione e sui risultati economici degli impianti, ritenendo indispensabile un intervento politico e normativo per rafforzare la competitività del settore. «Se non è possibile entrare nel merito delle questioni provando a fare una discussione costruttiva, così non si può proseguire», ha avvertito Tibaldi, chiedendo un’assunzione di responsabilità sia da parte del Governo sia dell’azienda.
Anche la Fim-Cisl esprime preoccupazione per l’esito del confronto. Il segretario nazionale Massimiliano Nobis ha sottolineato come Electrolux non abbia ancora illustrato un percorso chiaro per saturare gli impianti italiani e garantire l’occupazione nel medio periodo. Durante il tavolo, l’azienda ha evidenziato l’impatto della tassa CBAM sulla componentistica, stimato tra i 4 e i 7 euro per prodotto, e il differenziale di costo produttivo con altri Paesi, inferiore del 25-30%.
La Fim ha però escluso qualsiasi disponibilità a intervenire sul costo del lavoro, indicando come priorità la qualità dei prodotti, la riduzione dei costi energetici, l’accorciamento delle filiere di approvvigionamento e gli investimenti in ricerca e sviluppo.
Dal confronto è emersa una posizione netta del Governo sulla necessità di garantire la continuità occupazionale dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Tuttavia, secondo i sindacati, non ci sono ancora certezze sul futuro degli altri siti produttivi italiani. Per questo appare improbabile una conclusione della trattativa entro luglio e, complice la pausa estiva delle fabbriche, il negoziato potrebbe proseguire a settembre.
Il prossimo incontro sarà dedicato all’analisi più approfondita del processo produttivo, degli investimenti sui prodotti e del ruolo delle strutture di ricerca, sviluppo e qualità, elementi considerati strategici per il rilancio del gruppo in Italia.



























