Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, in audizione davanti alla commissione Attività produttive della Camera, ha parlato del piano di ambientalizzazione dell’Ilva di Taranto per cui “è necessario un intervento di Stato che rientra perfettamente nelle regole europee”.
Per Gozzi l’Ilva ha bisogno di un piano da minimo 1,5 miliardi di euro e sottolinea che senza un intervento statale “sul tema dell’Aia e sul miliardo è difficilissimo che intervengano dei privati a farsi carico di un problema che rispecchia il passato e non la prospettiva futura.” In particolare: “250 milioni per rifare l’altoforno ‘5’, 500 milioni di Capex e 500 milioni di perdite fino a quando non verrà rifatto l’altoforno ‘5’. Siamo ad 1,250 miliardi. L’Ilva in condizioni normali ha bisogno di 700-800 milioni di circolante disponibile. Speriamo che le banche finanzino tutto questo circolante cui l’Ilva ha bisogno in condizioni normali.”
Sull’altoforno ‘5’, Gozzi ha aggiunto: “Afo ‘5’ tutta la vita, nel senso che il vantaggio di Taranto è legato al più grande altoforno di Europa e uno dei più grandi del mondo ed è lì il vantaggio competitivo di Taranto. Taranto senza l’altoforno ‘5’ perde significato competitivo e ha solo le diseconomie della dimensione e non le economie della dimensione. Una delle ragioni per cui Taranto sta perdendo un sacco di soldi, oltre alla gestione commissariale, è che da due anni l’Ilva è senza l’altoforno ‘5’. E questo rappresenta non solo riduzione di capacità produttiva, ma priva lo stabilimento del suo asset più competitivo.”
Inoltre, Gozzi ha precisato che verranno valutati i “piani sulle scelte tecnologiche e della forza finanziaria, che inoltre dovremo valutare anche rispetto al profilo manageriale delle persone.”
Infine, Gozzi ha sottolineato di non ritenere negativo un intervento di Cassa depositi e prestiti (Cdp). “Dipende dalla capacità di raccogliere fondi su un progetto di questo tipo. Credo che la presenza di Cdp sia la manifestazione della difficoltà di raccogliere su un progetto del genere, nella congiuntura di oggi, ma i siderurgici sono ciclotimici. Appena il mercato riprende a 150 dollari al quintale – conclude Gozzi – non ci sarà più bisogno di Cdp. Ma noi stiamo affrontando il problema in una particolare congiuntura di mercato.”


























