Il turismo è il biglietto da visita di un paese. Grazie al turismo un popolo conosce l’altro, e questo può instaurare legami di amicizia, particolarmente importanti in un momento come questo. Quando inizia la stagione turistica si parla sempre delle persone che andranno a visitare un certo luogo, e mai delle aziende che renderanno possibile tutto questo. Per questo serve un salto di qualità e leggere la filiera dell’ospitalità in una chiave industriale. È questo il filo rosso che ha attraversato l’assemblea pubblica di Federturismo dal titolo “Nuovi turismi verso il 2030: economia stellare per occupazione stabile, sostenibilità, sviluppo”, che si è svolta a Roma preso il museo Maxxi, e che ha visto il passaggio alla presidenza da Marina Lalli a Massimo Caputi.
Nella sua relazione il neo presidente Caputi ha indicato due linee d’azione, la prima nel breve e la secondo nel medio-lungo periodo, per un piano sviluppo del turismo come un vero settore industriale. Il numero uno di Federturismo ha infatti proposto un patto di fine legislatura da sviluppare su quattro punti: un decreto di semplificazione a costo zero ma in grado di generare un impatto elevatissimo per la competitività delle imprese, promuovere e monitorare l’attuazione dei contratti di filiera, garantire l’attuazione dei finanziamenti già posti in essere ed evitare ulteriori tagli per dare alle imprese strumenti e regole certe, e ultimo favorire processi di aggregazione che contrastino il nanismo delle imprese.
La seconda direttrice guarda a un arco temporale più lungo e punta alla consacrazione del turismo come una grande industria nazionale, al pari di altri settori strategici per la nostra economia. Questo grazie all’introduzione di strumenti di finanziamento ancora sconosciuti al settore, come i fondi IPCEI, attraverso i quali il Mimit supporta le imprese in comparti strategici anche sul piano europeo, o attraverso un maggior attivismo di Cassa depositi e prestiti, che oggi ha ancora una presenza limitata nel turismo.
Ma per realizzare tutto questo la filiera deve scrollarsi di dosso debolezze strutturali, come hanno sottolineato l’uscente Lalli e il neo eletto Caputi. Il turismo è ancora un settore fortemente stagionale. Questo riduce la sicurezza occupazionale e allontana lavoratori e competenze. Il primo obiettivo è dunque una destagionalizzazione dei flussi, che garantirebbe un’occupazione 365 giorni all’anno. La destagionalizzazione dovrebbe essere accompagnata da una diffusione più omogenea dei flussi sul territorio: oggi il 90% dei turisti si concentra solo sul 10% del territorio nazionale. Una presenza più capillare dei visitatori consentirebbe anche alle aree interne e lontane dalle grandi mete di beneficiare di questa leva di sviluppo.
Per Federturismo bisogna poi incentivare un turismo che non solo guardi ai numeri ma anche alla qualità: è importante cogliere e valorizzare ciò che un turista può lasciare sul territorio che va a visitare. Sul fronte del lavoro la federazione ha sottolineato la centralità della formazione e la necessità di attuare una più stretta sinergia tra le imprese della filiera e il mondo dell’istruzione. “La carenza di personale qualificato è oggi una delle criticità più serie del settore. Servono più stabilità occupazionale, percorsi professionali attrattivi, formazione efficace e soluzioni concrete per vivere nelle destinazioni turistiche. Anche qui serve un cambio di passo” ha sottolineato Caputi. Per troppo tempo abbiamo identificato il turismo con i turisti. E’ come identificare l’automotive con gli “automobilisti”. Noi dobbiamo affermare una visione diversa. Il turismo è imprese, professionalità, investimenti, filiere. È lavoro. È una grande industria nazionale” ha precisato.
“Mi piace che il turismo sia definito come industria, perché così è. Anche noi, per la prima volta all’interno di Confindustria, abbiamo fatto nel 2024 una delega del turismo, che abbiamo voluto integrare con cultura, logistica e trasporti” ha detto il numero uno degli industriali, Emanuele Orsini, intervenendo all’assemblea. “È una filiera strategica, che a fronte di 110 miliardi di spesa riesce a generarne oltre 275 miliardi”.
“Le stime complessive per tutto l’anno parlano di oltre 141 milioni di arrivi, cresciuti del 4% rispetto al 2025, e di oltre 478 milioni di presenze, che hanno registrato un balzo del 7%. Anche la spesa turistica si conferme in crescita con un +4% ” ha comunicato il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi.
Il ministro ha ricordato che il turismo “contribuisce a oltre il 13% del Pil, vale oltre 240 miliardi di euro, genera una spesa di 185 miliardi e occupa oltre 3 milioni 200mila lavoratori”. “In Italia è necessario parlare di turismi, al plurale, per valorizzare l’altissimo grado di varietà oltre che di qualità”, ha detto il ministro, citando il primato mondiale dei siti Unesco, “a quota 61 nel 2025”, e segmenti come wedding tourism, turismo crocieristico, grandi eventi, congressi, turismo enogastronomico e balneare.


























