La vertenza dell’ex stabilimento ArcelorMittal di Luogosano, cuore industriale dell’Irpinia per quasi due decenni, ha aperto un nuovo capitolo per il territorio dopo l’uscita del gruppo siderurgico nel 2025, mettendo a rischio i circa 70 lavoratori impiegati. Lo storico gruppo industriale Pi.co. – Fonderie Pisano ha siglato un accordo per l’acquisizione del sito e la sua riconversione produttiva, trasformando l’impianto da stabilimento siderurgico per la produzione di acciaio in una fabbrica specializzata in manufatti in ghisa destinati al settore stradale e alla meccanica pesante, coerente con il core business delle Fonderie Pisano. L’obiettivo è riassorbire progressivamente, entro la fine del 2027, parte dell’occupazione: si tratta di 33 lavoratori che nel frattempo beneficeranno di ammortizzatori sociali e integrazioni al reddito erogate dall’azienda durante un percorso di reskilling. Tuttavia, l’intesa ha sollevato forti preoccupazioni ambientali e critiche sul metodo della trattativa, trasformando una possibile “storia di salvataggio” in un tema di controversia territoriale e di sostenibilità futura.
Dopo la firma del preliminare di vendita con cui ArcelorMittal cede la proprietà al Gruppo Pi.Co., con conseguente versamento di una caparra, il sindaco di Luogosano Carmine Ferrante ha espresso, con una delibera comunale, la contrarietà a ospitare la riconversione dell’insediamento industriale, ritenuto inquinante. Una posizione, questa, condivisa anche dal comitato ambientalista che ha raccolto 5.000 firme dei cittadini di tutti i comuni dell’hinterland contrari all’insediamento. Nel corso dell’incontro in Prefettura, però, il perito ha dichiarato il contrario, evidenziando che ArcelorMittal inquinava di più rispetto alle nuove tecnologie che la Fonderia avrebbe introdotto, particolarmente avanguardistiche e molto diverse da quelle del sito di Fratte, nel salernitano. Ed è proprio dal destino di questo stabilimento che si innesca una nuova fase di incertezza.
Il 18 febbraio 2026, infatti, la conferenza dei servizi convocata dalla Regione Campania si è conclusa con un preavviso di diniego all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per lo stabilimento di Fratte, con pareri negativi da parte di Regione Campania, ARPAC e ASL di Salerno, a causa del mancato rispetto dei limiti previsti e delle prescrizioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT). L’azienda ha avuto 10 giorni di tempo per presentare controdeduzioni prima della decisione definitiva e ha dichiarato l’intenzione di adeguare l’impianto agli standard ambientali.
Parallelamente, per tutelare i lavoratori e cercare soluzioni più ampie, il Gruppo ha scritto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy chiedendo l’apertura di un tavolo ministeriale di crisi, al fine di coinvolgere il livello nazionale nella vertenza e favorire un confronto sulle misure occupazionali e ambientali. L’istanza, trasmessa ufficialmente da Confindustria Salerno per conto del Gruppo Pisano il 27 febbraio 2026, evidenzia un rischio sistemico che minaccia oltre 140 posti di lavoro diretti e un vasto indotto tra Campania e Puglia. Il blocco del sito di Fratte colpirebbe anche i siti correlati di Foggia e Napoli, le cui attività sono strettamente interconnesse alla produzione principale, mettendo a rischio anche il piano di rilancio per il polo di Luogosano, per il quale è stato previsto un investimento da 20 milioni di euro.
Alla richiesta non è ancora pervenuta risposta, “anche perché le vertenze che riguardano le attività delle piccole e medie imprese fino a 250 lavoratori difficilmente vengono prese in considerazione dal Ministero”, spiega a Il diario del lavoro il segretario generale della Fim-Cisl di Avellino, Luigi Galano. L’insediamento di Luogosano, però, è molto importante non solo per Avellino ma per tutto il Mezzogiorno. Pi.Co. aveva paventato la possibilità di espansione occupazionale, con circa 80 posti aggiuntivi oltre ai 32 già previsti. Nel frattempo, i sindacati hanno intensificato il pressing sulla Regione con una lettera aperta al Presidente Roberto Fico, ricordandogli l’impegno assunto durante un incontro a risolvere la vertenza.
Si è creata così una situazione di sostanziale disorientamento, in cui le voci si rincorrono. Tra i rumors, alcuni sostengono che sia nelle facoltà del sindaco di Luogosano modificare il Piano Urbanistico Comunale (PUC), intervenendo sulla destinazione d’uso dell’area e impedendo di fatto l’insediamento di lavorazioni di metallo pesante. Altri ricordano che si tratta di un’Area di Sviluppo Industriale (ASI), quindi di competenza regionale, che da una parte pare essersi sfilata dal confronto, dall’altra sta conducendo trattative riservate con il Gruppo Pisano per trovare alternative più consone per le attività in Irpinia.
Nel frattempo, si sono fatti avanti altri imprenditori, fermi al palo finché il nodo con Pisano non sarà sciolto definitivamente: tra questi la società Tecno Meccaniche Moderne, Idroambiente di Benevento, e EKD Project, la cui proposta però non è ritenuta idonea.
Intanto, cresce la frustrazione dei lavoratori, inevitabile “quando sei arrivato al traguardo e alla fine ti ritrovi con un pugno di mosche”. Si è anche innescata una vera e propria guerra tra poveri, tra lavoratori agricoli e operai dell’industria, spesso appartenenti alle stesse famiglie.
“Siamo in attesa di essere nuovamente riconvocati in Regione e che ci vengano date novità concrete”, conclude Galano. La volontà del sindacato è sempre stata quella di un confronto diretto con Pisano, per avere conferme sul destino dei lavoratori coinvolti, ma la Regione ha convocato tavoli separati, ignorando le istanze delle parti sociali. “Questo perché avremmo voluto capire la posizione di Pisano rispetto agli investimenti già stanziati, che adesso rischiano di non poter essere finalizzati”.
Elettra Raffaela Melucci


























