di Italo Tripi – segretario generale Cgil Sicilia
Con il 15° congresso della Cgil regionale vogliamo dare al mondo del lavoro siciliano, ai pensionati e ai disoccupati un segnale preciso. Vogliamo lanciare un appello alla mobilitazione per un cambiamento vero, nella politica, nella società, nell’economia. In questi decenni, in Sicilia, le legislature si sono succedute senza che ci siano state modifiche strutturali che spianassero la strada a una crescita della regione: una crescita che riguardasse tutti i settori. Il risultato è che i problemi continuano ad essere sempre gli stessi. Quando non si peggiora si galleggia. Il disagio sociale cresce (l’Istat parla di un 30% di famiglie nella soglia della povertà relativa), i centri urbani sono sempre più invivibili, il lavoro non c’è’ o è precario, gli anziani e i soggetti deboli sono sempre più abbandonati a se stessi, l’economia agonizza, la Regione accumula deficit di bilancio per la spesa corrente. Anche il linguaggio è sempre lo stesso, soprattutto quello di una politica che anziché guardare alla soluzione dei problemi pensa a ritagliarsi il consenso usando i vecchi metodi del clientelismo e delle promesse dal respiro corto, e a incentivare la persistenza della mentalità scellerata secondo la quale “senza santi in Paradiso non si va da nessuna parte”.
La sensazione diffusa, soprattutto tra i giovani (e non è un caso che sia ripresa l’emigrazione), è che non ci sia un orizzonte credibile e positivo cui guardare: in pratica, un futuro. Tutto ciò va sconfitto. Bisogna ridare fiducia e speranza a questa terra e alle tante persone oneste che vogliono respirare un’aria diversa. Come Cgil, vogliamo dire con forza che la china discendente può essere invertita. Ma come? Non bastano le buone intenzioni e forse neanche i programmi se poi non hanno gambe determinate su cui camminare. Occorrono invece novità sostanziali a tutti i livelli: nei governi, nell’amministrazione, nella politica (e sottolineo in tutta la politica, quale che sia la sua ispirazione), nella stessa capacità delle forze sociali e della società civile di essere, anche uscendo dagli schemi, il motore e gli interpreti di questa esigenza di cambiamento. Cambiare si può, ma soprattutto cambiare si deve se si vuole che la Sicilia esca dall’Obiettivo uno, se si vuole arrivare al 2010, quando si aprirà l’area di libero scambio, in una posizione di forza, se si vuole che lo stereotipo della Sicilia terra di mafia diventi desueto e affidato alle pagine della storia e non più dell’attualità. Se si vuole respirare una diversa aria di futuro, determinando la condizione perché magari ci sia chi venga attratto dalla Sicilia piuttosto che dover ancora assistere alla fuga continua delle migliori intelligenze.
Nel congresso lavoreremo su un programma condiviso e sui modi per farlo camminare e affermare. Penso che l’azione della Cgil siciliana dovrà avere come capisaldi la lotta contro la mafia, la promozione di uno sviluppo di qualità, l’ampliamento dello stato sociale. I temi del congresso nazionale dovranno vivere nella nostra realtà, incontrandosi con le sue peculiarità per diventare oggetto quotidiano di lavoro per le centinaia di persone impegnate nel sindacato. Voglio dare qualche esempio di declinazione dei titoli che ho indicato. In Sicilia il tema della legalità è cruciale. Riguarda l’economia, la società, la pubblica amministrazione, la sicurezza, il lavoro, la mentalità. Legalità significa lotta contro la mafia e significa promozione dei diritti . Le due cose possono coincidere oppure no. In ogni caso la lotta alla mafia e’ un obiettivo fondamentale e prioritario se si vuole dare respiro all’economia, uscire dall’arretratezza, usare le risorse pubbliche a esclusivo vantaggio della collettività, cancellare la logica del voto di scambio, che in Sicilia può essere anche voto mafioso. Il presidente della Regione fa i suoi manifesti elettorali scrivendo che “la mafia fa schifo”. Condividiamo l’affermazione, ma per la politica le parole non bastano se poi non ci sono atti concreti e conseguenti.
La legge regionale sugli appalti varata nelle scorse settimane è un esempio di occasione perduta per il governo regionale. Attraverso questo provvedimento poteva infatti essere data dimostrazione di chiaro impegno antimafia e di coerenza dunque con le enunciazioni di principio. Ma così non è stato. Le elezioni sono una buona occasione per dare un segnale di cambiamento. I partiti si diano un codice etico e candidino solo chi e’ al di sopra di ogni sospetto. Chi, cioè, ha una storia personale che da sola dice a chiare lettere che i tempi dei patti politici con la mafia sono finiti. Poi c’è il lavoro. Si può pensare che l’unico modo per aggredire la questione sia la soluzione del precariato? Oppure si deve pensare a sviluppare settori produttivi come l’industria, il turismo, l’agricoltura, avendo il coraggio di tagliare i rami secchi per investire nell’innovazione? Penso anche alla società dell’informazione, alla cultura e all’ambiente. Guardare al futuro significa anche avere chiaro che salute e ambiente non possono essere più merci di scambio. Ancora, ci sono i diritti. Quelli degli anziani e dei soggetti deboli messi a dura prova dai continui colpi al welfare e al sistema dei servizi sociali, dal carovita, da una sanità in crisi. Quelli dei migranti, delle donne, dei lavoratori e delle lavoratrici che rappresentiamo. Di quella gente che ha diritto a un’occupazione stabile, al rispetto delle norme sulla sicurezza e sulla previdenza sociale (in certi comparti il sommerso supera il 50%). E che certamente anche attraverso l’attuazione di questi diritti può immaginare un futuro per sé e per i propri figli e costruire a sua volta qualcosa di positivo.
























