Nel day after del terremoto politico causato dal referendum, i commenti di sindacati e Confindustria sono divisi tra soddisfazione (la Cgil di Susanna Camusso, che ha fortemente sponsorizzato il No), prudenza (la Cisl di Anna Maria Furlan, che era invece per il Si) e imbarazzo. Quest’ultimo, e’ evidente soprattutto da parte di Confindustria, che sul Si aveva puntato senza esitazioni tutte le sue carte, attirandosi anche molte critiche per un’ irrituale presa di posizione ‘’politica’’ come mai era accaduto in passato. Vale la pena di ricordare l’ormai celebre rapporto del CsC, che paventava una mezza catastrofe economica in caso di vittoria del no, e, al contrario, una potente crescita del Pil se fosse passata la riforma.
Oggi, Vincenzo Boccia, presidente di Viale dell’Astronomia, commenta l’esito referendario evitando di scendere nel dettaglio del risultato, addirittura senza mai citarlo e senza fare il minimo accenno al fatto che riforme cosi’ fortemente auspicate da Confindustria siano ormai archiviate per sempre. Boccia si limita infatti ad affermare, con una nota, che “il voto degli italiani al referendum conferma la necessità di dare una risposta decisa alla crisi economica”. Le questioni economiche, infatti, e cioe’ debito, deficit e crescita ancora insufficiente, “restano aperte e vanno risolte. Questi nodi cruciali vanno ora affrontati con una politica economica di medio periodo e di ampio respiro”.
“Le nostre imprese sono impegnate allo spasimo in uno sforzo cruciale per competere sui mercati internazionali”, ha aggiunto il presidente di Confindustria. “Per questo chiediamo alle forze politiche di rispondere alle necessità del Paese, alla questione industriale e alla questione europea, raccogliendo la sfida della competitività. Solo così – ha concluso – potremo avere più occupazione e più salario, in un Paese più moderno e coeso”.
Sul fronte dei vincitori, e cioè la Cgil, che ha fatto una costante e dura campagna per il No, spesso assieme all’Anpi, si registra in primo luogo un tweet che Susanna Camusso ha lanciato stanotte, dopo i risultati e l’annuncio di dimissioni da parte di Matteo Renzi: “Grazie a compagne e compagni Cgil per una campagna difficile mantenuta sul merito della difesa della nostra Costituzione, ora #cartadiritti”. Un riferimento al referendum sulla carta dei diritti che la Cgil ha indetto e che dovrebbe tenersi in primavera; salvo, ovviamente, elezioni anticipate.
Poi, nel tardo pomeriggio, la segreteria confederale ha diffuso una lunga nota nella quale, tra l’altro, addossa al premier la responsabilita’ della “personalizzazione dello scontro referendario”, che “ha determinato un pesante inasprimento della campagna elettorale ed ha portato all’annuncio delle dimissioni del Governo”. Ma, osserva ancora la nota, a questo punto la situazione richiede ”senso di responsabilita’ da parte di tutte le forze politiche”, per risolvere, tra l’altro, una lunga serie di dossier rimasti a meta’ del guado: “dal rinnovo dei Contratti nazionali di lavoro, anche pubblici, ancora aperti, all’emergenza determinatasi a causa del terremoto in Centro Italia, alla prosecuzione del confronto in tema di previdenza”. Tutti temi che, secondo la Cgil, “impongono come priorità l’attuazione di politiche economiche e sociali volte alla crescita ed all’equità”.
“In questo contesto- conclude la nota- la Segreteria della CGIL ritiene che le elezioni anticipate sarebbero una pericolosa fuga in avanti. Si verifichi in Parlamento il sussistere di una maggioranza politica in grado di assicurare un Governo di responsabilità sociale, capace di dare anzitutto quelle risposte che lavoratori e pensionati si attendono, attraverso anche un corretto rapporto con le istanze della Società civile e con le Organizzazioni della rappresentanza sociale. La CGIL esprime piena fiducia nel ruolo del Presidente della Repubblica quale garante per tutte le forze politiche e sociali del Paese.
In qualche modo simile anche la dichiarazione di Anna Maria Furlan, pur esponente del fronte sconfitto del Si. Intervenendo al consiglio generale della sua organizzazione, Furlan ha chiesto che sia garantita “la governabilità e la stabilità politica del Paese per evitare ripercussioni negative sulla crescita della nostra economia, per il sistema produttivo e per tutto il mondo del lavoro”.
“L’esito chiaro e inequivocabile del referendum – ha proseguito – ha aperto uno scenario complesso per la vita del Paese, un percorso difficile per il quale ci rassicura la presenza autorevole del presidente della Repubblica, Mattarella, una personalità di grande esperienza politica ed istituzionale al quale va tutta la nostra fiducia incondizionata. Al capo dello Stato spetterà ora il compito di garantire con saggezza ed equilibrio la governabilità, in un momento in cui ci auguriamo prevalga il senso di unità e di responsabilità di tutte le forze politiche”.
Infine, c’e’ da rilevare anche la posizione di Carmelo Barbagallo, leader della Uil. Il quale, molto pragmaticamente, mette le mani avanti rispetto a un cambio di governo e avverte: “Il NO ha vinto con distacco consistente. Nessuno, però, pensi di modificare gli accordi firmati”. Tra questi, vale la pena di ricordarlo, c’’e l’intesa appena raggiunta sul rinnovo del contratto per i dipendenti pubblici, dopo ben sette anni di attese e rinvii. Sarebbe una vera beffa se, col cambio di esecutivo, e fors’anche col voto anticipato, passasse ancora una volta in ‘’cavalleria’’.
Nunzia Penelope






























