Nel primo trimestre 2026 la crescita del numero di inattivi di 15-64 anni risulta più intensa rispetto al trimestre precedente, attestandosi a 12 milioni 551 mila unità (+320 mila, +2,6% in un anno); l’aumento si osserva soprattutto tra le forze di lavoro potenziali (+144 mila, +7,3%) – ossia la componente degli inattivi più vicina al mercato del lavoro – ma coinvolge anche quanti non cercano lavoro né sono disponibili a iniziarlo (+176 mila, +1,7%). Lo ha reso noto l’Istat.
Il tasso di inattività sale al 33,8% (+1,0 punti), con un aumento più marcato tra gli uomini, nel Mezzogiorno e tra i giovani fino a 35 anni, che risulta più marcato del calo registrato tra gli over 50.
L’aumento degli inattivi si concentra tra coloro che dichiarano di non cercare lavoro perché in attesa di esiti di passate azioni di ricerca (+166, +27,2% rispetto al primo trimestre 2025), perché in pensione o non interessati (+212 mila, +13,5%) o per motivi di studio (+157 mila, +3,5%); si riduce ulteriormente il numero di scoraggiati, ovvero quanti non cercano un impiego perché ritengono di non riuscire a trovarlo, (-147 mila, -18,1%) e diminuisce anche quello di chi non cerca lavoro per motivi familiari (-75 mila, -2,4%), soltanto tra gli uomini.

























