Roberto Vannacci doveva essere una meteora, un male passeggero. È diventato un incubo. In primis per Matteo Salvini, che a causa del leader di Futuro nazionale sta perdendo pezzi, ma anche per Giorgia Meloni che con il partito del generale quotato dagli ultimi sondaggi al 4,1% comincia a tormentarsi e a sfogliare la margherita: Vannacci sì alle elezioni nella coalizione di centrodestra, Vannacci no. Una scelta non facile. Imbarcare il generale innescherebbe la reazione di Salvini, che non vuole “il traditore” come alleato. E provocherebbe la ribellione di Forza Italia, per nulla disposta a vedere l’asse del centrodestra spostato ancora di più a…destra, con le parole d’ordine estremiste care a Vannacci: remigrazione, nostalgia del fascismo e tifo sfrenato per Vladimir Putin. Un punto, quest’ultimo, decisamente indigesto anche per Meloni, finora coerentemente filo-Kiev, filo-Nato e attenta all’Ue.
E mentre il centrodestra si tormenta sul da farsi, il leader di Futuro nazionale se la ride e se la gode. Continua a imbarcare parlamentari leghisti: l’ultimo arrivo è la deputata Laura Ravetto. Ma, soprattutto, continua a riempire le piazze. A Vigevano piazza Ducale martedì scorso era strapiena. “Un generale, c’è solo un generale”, gridava la gente. Stesso copione giovedì a Salsomaggiore e prima a Genova, durante l’adunata degli alpini, a Torino, ad Albissola Marina. Ovunque Vannacci schiera i suoi cavalli di battaglia: via i migranti, via dall’Europa, viva Putin, legge ordine e manganello. Giù applausi e poi strette di mano, abbracci, centinaia di selfie. “Mi chiedono di andare ovunque”, gongola il generale, ho richieste da tutta Italia”.
Insomma, Futuro nazionale gonfia i muscoli e si gonfia di sostenitori e di nuovi adepti. Sono in molti quelli che vogliono entrare nel nuovo partito, non solo qualche parlamentare. A Vigevano, ad esempio, è apparso Max Bastoni, consigliere regionale lombardo prima leghista e poi forzista, famoso per lo slogan “Bastoni contro gli immigrati”. Tant’è che gli iscritti a Futuro nazionale sarebbero già 52 mila (cifra autocertificata dal generale) distribuiti in oltre mille comitati locali. Si tratta di ex leghisti, di delusi da Fratelli d’Italia, astenuti cronici riportati alla politica dall’”uomo nuovo”. E in Parlamento, dopo Ravetto, in molti scommettono sul passaggio a Futuro nazionale dei leghisti Erik Pretto e Andrea de Bertoli, di Alessia Ambrosi (FdI) e di due forzisti con un passato nella Lega: Davide Bergamini e Attilio Pierro. Tutti descritti come “fortemente tentati” di correre alla corte dell’ex parà della Folgore.
Un successo così clamoroso e preoccupante ha due conseguenze. La prima: la Lega è crollata al 6% secondo i sondaggi, Fratelli d’Italia ha perso lo 0,7% in pochi giorni, e ciò significa che Futuro nazionale pascola nelle stesse praterie della coalizione di governo e le ruba parecchi voti. La seconda: avanza la tentazione, perfino tra i leghisti, di imbarcare il generale nell’alleanza in vista delle elezioni, in modo da non essere sconfitti dal Campo largo in costruzione nel centrosinistra. La prova? Le parole del capogruppo leghista in Senato, Massimiliano Romeo: “Con Vannacci non abbiamo rapporti amichevoli, è evidente visti i suoi continui attacchi. Ma mai dire mai. Perché poi arriva Meloni e dice: ‘Che facciamo? Guardiamo le alleanze e i numeri?”. Conclusione di Romeo: “Fosse per noi diremo no al generale, poi quel succederà, succederà…”.
Non è però affatto detto che Vannacci sia intenzionato a salire sul carro del centrodestra. Edoardo Ziello, responsabile dell’organizzazione di Futuro nazionale, la mette così: “Vannacci ha fissato chiare linee rosse, basta soldi all’Ucraina, sì a una linea dura contro i migranti e la delinquenza. Dunque, se Meloni ci verrà incontro, Roberto potrà valutare se accettare o meno l’invito”.
Visto il clima, palpato e annusato il terrore, mercoledì Salvini ha rotto un tabù e ha apertamente parlato dell’ipotesi di elezioni anticipate. Una mossa che servirebbe per arrestare l’emorragia e impedire a Vannacci di strutturare capillarmente il suo partito. Però, visto che il segretario leghista non può mostrare erga omnes le sue paure, l’ha buttata sul fronte economico. Questione decisamente seria: “Non so se si andrà al voto a scadenza naturale, dipende anche dai fattori economici. Oggi abbiamo inflazione, caro spesa, caro bollette ed è normale che la fiducia dei cittadini cali”. E il solito Romeo ha rincarato la dose: “Non ci interessa che questo sia il governo più longevo, ma che faccia la cose”.
Meloni, naturalmente, non l’ha presa bene. Si narra di una telefonata “di fuoco” con il capo leghista. Tant’è che nella stessa giornata, in serata, è arrivata la frenata del vicepremier: “Ribadisco che il nostro obiettivo è arrivare assolutamente a fine legislatura”. Ma ciò che ha messo a verbale Salvini è più che sensato: con l’impennata dei prezzi, le bollette di luce e gas impazzite, la crisi energetica, il potere d’acquisto delle famiglie in calo, l’economia al palo (l’Italia il prossimo anno sarà il Paese con la crescita più bassa in Europa: 0,6%), le centinaia di crisi industriali, più tempo passa e più Meloni rischia di perdere le elezioni. Anche se dovesse arrivare la nuova legge elettorale, sempre che non scatti l’alleanza con l’ex parà. La politica nostrana ce l’ha insegnato: si può facilmente perdere la faccia pur di provare a conservare la poltrona.
Alberto Gentili


























