La Confederazione europea dei sindacati (Ces) si oppone alla proposta “EU Inc”, lanciata a marzo dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen e nota anche come “28° regime societario”, secondo cui le imprese di qualsiasi dimensione potrebbero registrarsi in un paese diverso da quello in cui impiegano i lavoratori, indipendentemente da dove svolgano le loro attività economiche e dove i lavoratori siano impiegati.
Secondo il progetto, le imprese potrebbero registrarsi in uno Stato membro diverso da quello in cui svolgono le proprie attività economiche e impiegano lavoratori, scegliendo potenzialmente i paesi con standard salariali e sociali più bassi. “Sono necessarie garanzie per impedire che i diritti dei lavoratori in tutta Europa vengano compromessi dai piani della Commissione europea”, afferma la Ces in una nota, sostenendo che la proposta “non deve essere approvata nella sua forma attuale”.
Per la confederazione, che rappresenta 45 milioni di iscritti appartenenti a 93 organizzazioni sindacali in 41 paesi europei, oltre a 10 federazioni sindacali europee, “le proposte minerebbero i sistemi di contrattazione collettiva in tutta Europa”, ponendo in essere “il forte rischio che i lavoratori siano tutelati dalla legislazione del lavoro del paese di registrazione dell’impresa, e non da quella del paese di impiego”.
Sebbene pubblicizzato per le startup “innovative”, il regolamento “EU Inc.” non si limita a un settore o a una dimensione specifici; è aperto a tutte le aziende, comprese le grandi multinazionali. Ciò consente alle imprese consolidate di aderire al regime per aggirare normative nazionali più rigorose, segnalano i sindacati europei. La scorsa settimana, il Comitato esecutivo della Ces ha discusso a Bruxelles i rischi legati al progetto EU Inc. La Ces chiede ora ai ministri di “esigere garanzie per i lavoratori” in occasione della riunione dei ministri nazionali per discutere di EU Inc. a Bruxelles, nell’ambito del Consiglio Competitività dell’Ue di oggi, 28 maggio.
“La Commissione europea – si legge in una nota – ha promesso che i diritti dei lavoratori saranno pienamente tutelati nell’ambito del piano, ma le garanzie necessarie per impedire alle aziende di sfruttare le lacune legislative non sono presenti nella bozza di regolamento”. La Ces afferma che “la proposta non può essere portata avanti senza garanzie vincolanti che assicurino il pieno rispetto delle leggi nazionali sul lavoro, dei contratti collettivi e dei diritti dei lavoratori”.
“EU Inc. – afferma nella nota la segretaria generale della Ces, Esther Lynch – rappresenta un grave rischio per gli standard conquistati dai lavoratori a livello nazionale in oltre 100 anni. Senza adeguate garanzie, creerebbe delle scappatoie che faciliterebbero alle aziende l’elusione dei diritti fondamentali, tra cui il diritto a un salario garantito o a un contratto di lavoro”.
“Ciò – aggiunge – metterebbe sotto pressione tutte le altre aziende, spingendole ad abbassare salari e condizioni di lavoro. La Ces ritiene che questa proposta non debba procedere a meno che non vengano introdotte garanzie vincolanti per assicurare il pieno rispetto delle leggi nazionali sul lavoro, dei contratti collettivi, della rappresentanza a livello di consiglio di amministrazione e dei diritti dei lavoratori e dei sindacati, nonché della loro applicazione.”
In particolare, secondo la Ces la proposta crea i seguenti rischi “inaccettabili”:
Dumping sociale: i lavoratori potrebbero essere tutelati dai diritti e dalle condizioni di lavoro del paese di registrazione dell’azienda. Le aziende sarebbero incentivate a registrarsi negli Stati membri con gli standard sociali più bassi, anche se svolgono attività e impiegano lavoratori altrove.
Salari: alle aziende potrebbe essere consentito di offrire stock option al posto di salari o di un contratto di lavoro.
Licenziamenti: i piani per accelerare le procedure di insolvenza non riconoscono il diritto dei lavoratori a ricevere prima i propri salari, lasciandoli potenzialmente senza possibilità di ricorso per i salari non pagati o l’indennità di fine rapporto.
Rappresentanza: le aziende potrebbero facilmente eludere il diritto dei lavoratori alla cogestione e alla rappresentanza a livello di consiglio di amministrazione.
Informazione e consultazione: Frammentando le attività in società controllate con sede nell’UE, i datori di lavoro potrebbero rimanere al di sotto della soglia di forza lavoro necessaria per i consigli di fabbrica e per i diritti di informazione e consultazione.
Applicazione: La proposta mette a rischio la necessaria certezza del diritto, garantita da un effettivo controllo e verifica da parte delle autorità fiscali e sociali nazionali, nonché da un’efficace tutela giurisdizionale.
Anche la base giuridica proposta e la scelta dello strumento giuridico destano “forte preoccupazione”. La Commissione, spiegano i sindacati, “si basa sull’articolo 114 del TFUE, che ha lo scopo di armonizzare le legislazioni nazionali esistenti, non di creare un regime parallelo e facoltativo. L’articolo 114, paragrafo 2, vieta esplicitamente l’utilizzo di tale base giuridica per atti relativi ai diritti e agli interessi dei lavoratori. Inoltre, la scelta di un regolamento rende impossibile rafforzare le tutele e le garanzie dei lavoratori a livello nazionale nel processo di recepimento”.
























