Via libera unanime dell’aula della Camera, con 220 sì, alla proposta di legge, a prima firma Chiara Gribaudo (Pd), sul patrocinio gratuito in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Alcuni familiari delle vittime sul lavoro hanno seguito, in tribuna, le dichiarazioni di voto e il voto sul provvedimento.
Attualmente, può accedere al patrocinio a spese dello Stato chi ha un reddito imponibile non superiore a 13.659,64 euro e indipendentemente dal reddito alcune categorie come le vittime di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori, mutilazioni genitali femminili e, se minorenni, dei reati di riduzione in schiavitù, prostituzione e pornografia minorile e tratta. La Pdl amplia la platea delle persone che possono ricorrere al gratuito patrocinio – in deroga al limite di reddito – alla persona “resa totalmente inabile” in conseguenza della violazione di norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro e ai “prossimi congiunti ovvero la persona legata da una relazione stabile ed affettiva con la vittima, qualora quest’ultima sia deceduta”. La copertura finanziaria ammonta a 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2026.
Questa proposta, ha detto in sede di dichiarazione di voto la deputata e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro Chiara Gribaudo, è un “atto di civiltà e dice a quelle famiglie una cosa precisa: lo Stato deve esserci anche dopo. In Italia quasi tre persone al giorno muoiono lavorando e dietro ogni morte c’è qualcuno che è uscito di casa pensando di affrontare una giornata come tante, ha salutato i propri cari come tutti i giorni, convinto di rivederli la sera. E poi, quel ritorno non c’è stato. Sono rimaste vite spezzate.
Madri, padri, mogli, mariti, figlie e figli, la cui esistenza è cambiata per sempre”, ha affermato con voce commossa Gribaudo rivolta ai familiari presenti durante la seduta ed elencandone i nomi. Il provvedimento approvato oggi in prima lettura, passa ora all’esame del Senato.
“Questo è un segnale concreto di vicinanza da parte dello Stato, che non ha saputo proteggere fino in fondo chi svolgeva il proprio dovere e che invece oggi prova a non lasciare sole le vittime indirette di una strage senza fine – afferma Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea Cgil -. Queste famiglie sono costrette a sobbarcarsi spese importanti solo per avere giustizia e spesso addirittura rinunciano alla propria difesa. Alcuni familiari ipotecano case, richiedono prestiti, vendono beni per pagare parcelle di processi che nemmeno iniziano. In molti casi per di più si scontrano ad armi impari contro colossi industriali o grandi committenti anche dello Stato. Non possono permettersi consulenze tecniche e non gli viene riconosciuta nessuna liquidazione immediata di un danno provvisionale. Anche quando riescono a ottenere una sentenza spendendo molto, purtroppo non sempre hanno giustizia alla fine dei procedimenti civili, perché troppo spesso il datore di lavoro risulta insolvente. Una situazione inaccettabile”.
“L’approvazione della legge alla Camera è un primo passo nella direzione giusta – prosegue Di Franco -. Lo si deve riconoscere a tutte le forze parlamentari che l’hanno sostenuta, a partire dall’onorevole Chiara Gribaudo, Presidente della commissione di inchiesta sulle vittime del lavoro prima firmataria della proposta di legge. Ora si deve procedere speditamente anche al Senato e si deve aprire una discussione vera su salute e sicurezza, che parta dal riconoscimento di tutti i morti di lavoro quali vittime del dovere. Non solo perché ai familiari vengano estesi i benefici previsti ma soprattutto per chiarire che lo Stato non può trattare diversamente chi perde la vita nell’esercizio del medesimo dovere costituzionale”.
“Rimangono aperte tutte le altre questioni, come i mancati controlli o la necessità di fare prevenzione. Ma oggi è comunque una giornata importante per tutti i familiari che hanno condotto una battaglia. Questa legge porta il nome di tutti quelli che non ci sono più, persone e non numeri che non hanno smesso di lottare per la giustizia sociale”, conclude il segretario generale della Fillea Cgil.
Per il segretario generale della Feneal Uil, Mauro Franzolini, “l’approvazione alla Camera, con 220 voti favorevoli e all’unanimità, della norma che introduce il gratuito patrocinio, indipendentemente dal limite di reddito, per i familiari delle vittime sul lavoro rappresenta un segnale importante di attenzione e responsabilità da parte dello Stato. Troppo spesso chi perde un proprio caro sul lavoro, oltre ad affrontare un dolore irreparabile, si ritrova a fare i conti con un senso di solitudine e di abbandono da parte delle istituzioni”.
“Si tratta di un provvedimento particolarmente importante per il settore edile, tra i comparti più esposti al rischio di infortuni gravi e mortali. Garantire alle famiglie la possibilità di far valere i propri diritti significa offrire un sostegno concreto a chi, troppo spesso, deve affrontare da solo le conseguenze di una tragedia. Morire sul lavoro è inaccettabile. Ma è altrettanto inaccettabile che i familiari delle vittime non abbiano gli strumenti per far valere i propri diritti e affrontare un percorso giudiziario, magari contro grandi aziende o multinazionali. L’accesso alla giustizia non può dipendere dalle possibilità economiche di chi ha già subito una tragedia. La proposta, di cui l’onorevole Chiara Gribaudo è prima firmataria, nasce dalle istanze portate avanti da associazioni, sindacati e familiari delle vittime ed è il risultato di un percorso condiviso che ha trovato negli Stati Generali della Salute e Sicurezza sul Lavoro un importante momento di confronto. La FenealUil partecipa sin dalla prima edizione a questo percorso, convinta che ascoltare chi vive direttamente le conseguenze degli infortuni e delle morti sul lavoro sia fondamentale per costruire risposte concrete. Ora auspichiamo che il gratuito patrocinio diventi effettivo in tempi rapidi – conclude Franzolini – e che questo primo passo apra la strada a una tutela più ampia, estesa a tutte le vittime di infortuni sul lavoro e di malattie professionali”.

























